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1922 1923 Flipbook PDF
Il Cinema Muto Italiano 1922-1923
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BIBLIOTECA DI
Vittorio Martinelli
IL CINEMA MUTO ITALIANO I film degli anni venti. 1922-1923
Nuova
ERI
EDIZIONI RAI
CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA
Biblioteca di Bianco e Nero Centro Sperimentale di Cinematografia Commissario Straordinario Vittorio Caldiron Direttore Generale Angelo Libertini Servizio Biblioteca e Editoria Fiammetta Lionti, dirigente ristampa aggiornata marzo 1996 dei fascicoli 3-4 a. XLII giugno/luglio 1981 C.S .C. - via Tuscolana 1524 - 00173 - Roma tel. 06/722941 Nuova ERI - Edizioni RAI Radiotelevisione Italiana via Arsenale 41 - 1O121 Torino
progetto grafico Elena Venditti impaginazione Franco De Vecchis/Tiziana Cesselon copertina progetto grafico di Franco Maria Ricci Stampato in Italia - Printed in ltaly Azienda grafica Eredi doti. G. Bardi S.r.l. - Roma
© 1996 Centro Sperimentale di Cinematografia in copertina: Rina De Liguoro
ABBREVIAZIONI
ad.: adattamento ad.m.: adattamento all.: allestimento a.r.: aiuto regia arr.: arredamento
musicale
eo.: costumi
e.m.: commento musicale d.d.e.: data disponibilità della copia di.: distribuzione did.: didascalie dis.: disegni f.: fotografia int.: interpreti lg.o.: lunghezza originale (m. = metri) p.: produzione p.v.: prima visione pubblica r.: regia rid.: riduzione cinematografica s.: soggetto se.: sceneggiatura se~ dip.: scene dipinte sup.: supervisione scgr.: scenografia t.: trucchi v.e.: visto di censura
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1922/1923 Oltre trecentosessanta erano i film approvati in censura nel 192 l; nel 1922 scendono a centoquarantacinque, l'anno successivo a centoventidue; e la colonnina d i mercurio della produzione è destinata nel resto degli anni Venti a calare ancora , vertiginosamente . Nel bienn io 1922/23 la crisi iniziata negli anni del dopoguerra è in pieno sviluppo. Già molti attori, registi e operatori si sono trasferiti in Germania . A far da battistrada, Bartolomeo Pagano (Maciste) e Luciano Albertini (Sansone) . Per costoro si è scomodato da Berlino Jakob Karol, il quale sa che il pubblico tedesco ama il cinema atletico ed acrobatico e va in visibilio per questi uomini forti. Karol non lesina sulla cifra d 'i ngaggio (Pagano pretenderà di essere pagato in lire quando s'accorge che il marco corre verso l' inflazione), né sui collaboratori: assieme a Maciste e ad Albertini vengono scritturate anche le loro abituali troupes di rompicollo ed i tecnici di fiducia . È poi la volta delle coppie attrice-regista, come Maria Jacobini/Gennaro Righelli e Marcella Albani/Guido Parisch : per loro vengono costituite delle apposite «Jacobini» e «Albani» GmbH. Presto, sempre più numerosi , altri arriveranno. I film di questi «ltaliener» verranno immediatamente riciclati in Italia, oltre a raggiungere agevolmente - negli anni Venti la Germania ha una rete di distribuzione europea efficientissima - l'intero continente. Chi resta in patria, lavora quando può, oppure forma delle compagnie di teatro, sia drammatico che leggero, con prevalenza, per alcune dive che si sono scoperte qualità canore finora inespresse nel cinema muto, a divenire cantanti di varietà. Diversi operatori diventano titolari di negozi di articoli ottici, alcuni registi scoprono un nuovo mestiere, quello di «adattatore» di film stranieri . «Adattare» non significa, come sarebbe ovvio, tradurre le didascalie in italiano, ma piuttosto conformare, attagliare, accomodare, forse sarebbe meglio dire «rabberciare» i film americani, tedeschi, francesi e quant' altro, al livello di una platea considerata di comprensione non eccelsa. Innanzi tutto si provvede ad una cura dimagrante a base di forbi ci : di ogni film vengono eliminati due-trecento metri - si confronti il metraggio indicato negli elenchi della censura italiana con quello originale. Ma per meglio spiegare il significato di «adattamento», qualche esempio può essere indicativo : alla fine del 1923 vengonp importati in Italia due film di Robert Wiene, il Caligari
e l.N.R.I. Sia il primo, che verrà intitolato Il gabinetto del dottor Caligaris (c'era già un noto calciatore con quel cognome a far da richiamo?), che l' altro erano due storie incorni ciate da un prologo e da un epilogo, il manicomio per Caligari e per l.N.R.I. il carcere ove il racconto della vita di Gesù serve a redimere un peccatore. Via tutto, le edizioni italiane ignoreranno queste circonvoluzioni. Ancora più illuminante è la risposta del commediografo Guglielmo Giannini, direttore di «Kines», un diffuso settimanale cinematografico, ad un lettore che avendo visto un film tedesco, «adattato» appunto da Giannini e non avendone capito molto, gli aveva chiesto qualche chiarimento. Giannini gli spiegava che un di stributore italiano gli aveva consegnato due film tedeschi per farne la versione italiana: si trattava di due film che erano stati girati uno dopo l'altro, due commediole, stesso set, stesso regista , stessi attori. Naturalmente erano troppo lunghi e lui aveva pensato che di tutto questo materiale, di film se ne potevano fare tre, cosa che il distributore aveva molto apprezzato. Quindi, poteva anche darsi che qualche sfumatura era potuta sfuggire al suo interlocutore. E, cortesemente, passava poi a raccontargli la trama del nuovo film, così come lui l'aveva creata .
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Veniamo ora alla produzione di questo biennio : prima di andarsene in Germania, la coppia Righelli/Jacobini realizza in Sardegna Cainà, un film aspro, spigoloso, con splendide riprese isolane, Genina gira in Francia una eccellente versione del Cyrano de Bergerac, ma dovrà attendere il 1925 perché il film trovi una distribuzione italiana . Gabriele D ' Annunzio si pone a capo di un Comitato pro-Montenegro, fa costituire alla sua «piacente», Elena Sangro una società per produrre, con i soldi della principessa Daria Karageorgevich , esule in Italia, un film, dall'aulico titolo di Non è resurrezione senza morte, esaltante la patriottica resistenza di quello sventurato paese durante la guerra mondiale. Esce finalmente Teodora, interpretato dalla capricciosa diva franco-americana Rita Jolivet: è il canto del cigno di Arturo Ambrosie che l'aveva posto in cantiere sin dal 1919. Il film ostenta varie scene osé, ma sono nulla al confronto di quelle che l'anno dopo Rina De Liguoro mette in mostra in Messalina e nella leggenda indiana Savitri Satyvan . La De Liguoro, attorno alla quale viene costruita abilmente una aureola divistica, sembra raccogliere l'eredità delle Borelli e delle Bertini, uscite di scena: in effetti, durante tutti gli anni Venti avrà una brillante carriera che la porterà anche in Francia, Germania, Austria, addirittura ad Hollywood, qui però con risultato deludente. Al pari della Bertini coltiverà accuratamente il suo mito: alla sua morte, nel 1966, verrà sepolta con la tunica di Messalina, conservata gelosamente in una teca del suo salotto per tanti anni . Brillerà in questo periodo l'astro di Toddi , un personaggio imprevedibile ed eclettico, la cui opera - ventidue film tra brevi, medio e lungometraggi - è oggi tutta andata persa: solleverà polemiche tra i consensi e le riserve . Ci piacerebbe saperne di più . C'è poi il caso Brenon : scritturato da Barattolo per dar lustro al nostro cinema, il regista americano girerà tre film con la sua diva, la filiforme Morie Doro. Per trovare gli sfondi giusti, correrà per tutta la penisola, scapricciandosi in mille stravaganze e quadruplicando i budgets stanziati: i suoi film solleveranno ondate di dissenso dal pubblico e dalla critica. Come Beatrice, La principessa misteriosa e Il colchico e la rosa, questi i film di Herbert Brenon, anche La venere nera, che Blaise Cendrars è venuto a girare in Italia ed Africa , è oggi da ritenere perduto. Miracolosamente salvi sono invece due film napoletani, E' piccerella! e 'A Santanotte. Quasi ignorati e negletti all'epoca, si presentano oggi freschi e spontanei nella loro ingenua manifattura e permettono una rivisitazione della napoletanità meglio di una canzone, di una fotografia o di un saggio. V.M .
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1922
Vera D' Angora in A l confine della morte
Al confine della morte r.: Toddi - ad.: Toddi da un soggetto fantastico di Georges Novilhac f. : Lorenzo Romagnoli - int.: Vera D'Angora , Mario Parpagnoli - p.: Selecta-Toddi, Roma - di.: non reperita - v.c.: 17468 del 31 . 12 . 1922 p.v. romana: 31 . 12 .1922 - lg.o. : m. 1630.
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Fu presentato come «lavoro fantastico-passionale con visioni orientali in un prologo e quattro atti». Un uomo crede di incontrare una donna meravigliosa e se ne innamora perdutamente. Quando gli viene rivelato che il suo è un miraggio, sviene. Ma ecco che la donna amata invano nel sogno, appare nella realtà in tutta la sua suggestiva bellezza. L'uomo si riprende. La fanciulla è la figlia adottiva di un occultista, che aveva voluto giocare uno scherzo al protagonista, ben felice ora di aver incontrato il suo ideale e deciso a non perderlo più.
dalla critica: «Al confine della morte c i ha lasciato incerti . Ottimamente il simpatico Parpagnoli e gli altri artisti, splendida la fotografia del Romagnoli per quanto sulle prime un poco incerta , accuratissima e sfarzosa la messa in scena , ma la trama è troppo tenue, senza sa lienti contra sti passionali , che sono po i quelli che danno modo a gli arti sti di esplicare tutta la mag ia del1' arte muta (... ). La lieta fine e la constatazione che la felicità molte volte si ha a portata d i mano, senza riconoscere la vicinanza , sono le sole novità offerte da tale protezione». (Enrico Ru ffo-Marra in «La rivista cinematografica», Torino, n. 4 , 25 febbraio 1923 ).
L'amore comincia domani r.: Bruno Dettori-Licheni - s. e se. : Adriano Giovannetti - f. : Fortunato Bronchini , F. Babbo - int.: Margherita Boccardo, Giulio Calandra , Gino-Lelio Comelli, Gigetta Mantero, Carla Raddola, Julio Michelot, Ernesto Vaser, Nino Novelli, Eugenio Vecchioni , Carletto Meglio, Carmen Casarotti, Nella Togni , Grazia Aspis, Lucy Ramu lfo - p.: Perla-film, Torino - di.: indipendente - v.c. : 17085 del 30.6 . 1922 - p.v. romana : 20.6.1923 - lg.o.: m. 1259.
Il film ebbe una circolazione stentata e semi-clandestina. In una corrispondenza da Varese su «La rivista cinematografica», viene definita: «discreta commedia». Quando nel 1926 venne sottoposta al giudizio del Consorzio Utenti Cinematografia Educativa (C.U.C.E.), venne bollata come «pellicola sentimentale a base di simboli e formule dannunziane». («La rassegna del teatro e del cinematografo», Milano, n. 3, marzo 1926) ed esclusa dalle proiezioni nelle sale parrocchiali e negli oratori.
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Amore nel laccio r.: Luigi Duse - s.: Giuseppe Adorni - f. : Franco Martin i, E. Procaccio int. : Marga Cella, Ester Zeni, A. Cremasco - p. : Scaligera-film , Verona - di. : non reperita - v.c.: 16753 del 28 .2 . 1922 - lg.o.: m. 1249. Si riporta una nota apparsa su «La vita cinematografica» di Torino (n. 41, 22 novembre 1921 ), in cui il corrispondente da Verona riferisce del film allora in lavorazione: «L'editrice veronese Scaligera film ha quasi ultimato Amore al laccio. (In censura risulta Amore nel laccio, n.d.r.). In questo film profuse tutti i suoi fascini Marga Cella, l'incomparabile e bellissima attrice della compagnia Farulli-Cella-Gobbi. Nella decorsa primavera, la signorina Cella ha destato una frenesia di entusiasmo nel pubblico che seralmente gremiva il nostro Teatro Ristori, e certamente il ricordo delle affettuose ed imponenti accoglienze fattele dai veronesi decise la valentissima attrice a ritornare tra noi per posare alla Scaligera in questo film, che dicono riuscita un gioiello d'arte, di sincerità, d'irresistibile brio (.•• ). Siamo lieti che la Scaligera si sia messa ormai sulla strada maestra. Il suo inizio non fu davvero brillante. Il chiamare a sé delle simpatiche signorine veronesi fu un'abile tattica, ma poi ebbe il torto di scritturare delle persone completamente ignare dell'arte cinematografica, fra le quali la sig.na Francesca Pelago, che mise la società in un pelago, anzi, in un arcipelago di guai, poiché procurò all'incauta neo-editrice anche l'emozione di un processo civile. La Scaligera, convintosi alla fine che gli artisti non si improvvisano e che della gente inesperta riusciva solo a rovinare ed a consumare la pellicola dell'ottimo operatore Martini, si rivolse, con tardiva resipiscenza, verso un grande faro dell'arte: Marga Cella». Amore nel laccio è, con Fiore di prato, il risultato di una impresa cinematografica sorta a Verona nel 1921 e probabilmente esauritasi nell'ambito locale. La censura chiese di tagliare, nella quarta parte, la scena in cui la donna adultera torna dall'amante ed entrambi si baciano nei pressi del letto.
Anadiomene r. : Parsifal Bassi - f.: Enzo Riccioni - int.: Lina Murari (Anadiomene), Dillo Lombardi, Parsifal Bassi, Luigi Locchi, Renato Trento - p.: Globalfilm, Roma - di.: regiona le - v.c. : 16908 del 30 .4 . 1922 - p.v. romana : 7.7.1922 - lg.o.: m. 1486. «È una vampata di quel sentimento che esula dalla consueta cecità passionale. Lucignolo barcollante in un' atmosfera viziata e tumultuosa, che si allunga e ne rende cristallina la fiamma nel germoglio di un sentimento di cui onesta pietà ha gittata la semenza; semplicità di istinti, a cui fa presa possente gratitudine e amore. (.•. ) Il soggetto di questo dramma è compendiato in questo purissimo affetto di donna, di questa precoce donna tratta da umano pantano, ove s'era nascosta solo per colpa del destino e di necessità: e che dimostra d'avere istintivo il sentimento della fede, del misticismo e dell'onestà. La povera danzatrice che viene strappata alla vergogna da soavità di mente pensatrice e di cuore pietoso, ed all'ombra di questa protezione sboccia a nuova vita di purezza ed all'amore,
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Anadiomene: Lina Murari
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si trasforma, e si sacra tutta, anima e corpo, a questa sua femmin ilità di missione, col pudore della vergine e con l' ardenza della donna innamorata. Ma quando discopre che tutto ciò è crollato per la fellon ia calcolatrice del solito " amico d i casa " , l' amore s i trasfonde nel crogiuolo dell'odio in sentimento di vendetta punitrice, e per essa continua a vivere in atroce finzione, sino ad offrire la v ita sull'ara stessa dell'eterno sacrificio». (da «La vita cinematografica», n. 35, 22 settembre 1922).
dalla critica:
«li pubblico era accorso numeroso a lla prima rappresentazione (... ) ma purtroppo ci siamo trovati di fronte ad una film che niente aveva di valore, né per il soggetto, quanto mai sfruttato e di nessun interesse, né per l'interpretazione, deficiente (quando non è stata pessima) da parte di tutti gli artisti che hanno girato questa fi lm. Pure Lina Murari, che ho giustamente ammirata in a ltre films in questa non sa ritrarre nessun effetto dalla scialba figura della protagonista . Il Lombardi, in una piccola, insignificante particina, è stato il solo che abbia eseguita la sua parte con una certa naturalezza. Il Lacchi invece, o ltre c he dimostrarsi pessimo a ttore, si è fatto giustamente beffare per avere tenuta la "caramella" anche nelle scene più intime e passionali! Ma via , per carità , un po' di moderazione e un po' di buon senso! ». (P.G . M ercia i in «La rivista c inematografica », Tari no, 25 febbraio 1923) .
Una scena particolarmente truculenta, in cui la protagon ista, ferita a morte, perde sangue dalla bocca, venne eliminata in censura.
L' anello di congiunzione /
r. : Pio Vanzi - s. e se.: Pio Vanzi - f. : Ottorino Tedeschini - int.: Enna Saredo - p.: Novissima-film , Roma - di. : regionale - v.c. : 16986 del 31 .5 . 1922 - lg.o.: m. 1338 .
La Novissima-film di Emidio De Medio e A. Cerrina, due uomini di cinema più noti come noleggiatori che produttori, s'era fatta notare nel 1916 con due film come Thais e Perfido incanto, entrambi diretti da Anton Giulio Bragaglia. Dopo un certo intervallo, verso la fine del 1919, mise in lavorazione negli stabilimenti di Via Beccarini a Roma questo Anello di congiunzione, e, subito dopo, Ursus. I film «uscirono» solo nel 1922, ed ebbero una circolazione molto limitata.
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L'art. 391 del Codice penale r. : non reperita - int. : Emilio Raicevich (Joe Nelson) - p. : Cettuzzi - di. : non reperita - v.c. : 17366 del 30 .9 . 1922 - lg.o. : m. 1822 .
Emilio Raicevich ( 1873-1924), che era il maggiore degli altri famosi lottatori Massimo e Giovanni Raicevich, allenò alla perfezione i suoi fratelli, e nel 1902, vinsero, tutti e tre, le varie categorie professionali. Dopo aver partecipato alla guerra mondiale, Emilio Raicevich, noto anche come Ruggero, partecipò a qualche film del fratello Giovanni e nel 1922 girò questo Art. 391 C.P., che ha avuto una circolazione molto limitata. Emilio Raicevich morì per un'infezione a Buenos Aires, dove si trovava per partecipare alle gare della diciannovesima competizione mondiale di lotta greco-romana. La censura impose di tagliare totalmente una scena in cui due malfattori prezzolati riescono ad immobilizzare il protagonista, gettandogli addosso una rete.
La bambola del miliardario r. : Henry Fescourt - s. : da un romanzo di Sean Bouchon - int. : Andrée Brabant, Stewart Rome, Jacqueline Blanc, Loui s Monfils, Guidè, Gilbert Dalleu, Henri de Bagrat de si. Ober, Jean Peyrière, l' italiano Mattei , Arturo Stinga - p. : Auda x-film , Torino - di. : regionale - v.c. : 17643 del 31 . 12 . 1922 - lg.o. : m. 1247.
dalla critica: «Dramma d ' amore di un uomo e di una fanciulla troppo ricca. I protagonisti di questo lavoro un pò curioso sì, ma interes ~ante , sono due simpatici , poco noti attori : Andrée Brabante Arturo Spiga (sic , ma Stinga). E una istoria che ci dimostra chiaramente come non sempre i fium i d'oro bastino a darci la felicità , ma quasi sempre apportano la sventura, l' infelicità , nel dolce nido familiare . Chimere, castelli in aria e nulla più! Pellicola dedicata , senza dubbio, al moderno gentil sesso ». (Ro-M o in «La ri vista ci nema togra fi ca», To rin o, 25 o tto bre 192 4) .
Insolita produzione internazionale, realizzata a Torino da un regista come Henri Fescourt, allora sulla cresta dell'onda, per conto di una ditta minore come l'Audax, specializzata in film d 'avventure con Fede Sedino. Il film passò molto rapidamente sugli schermi italiani durante il 1923-24 e praticamente inosservato. Lo stesso Fescourt, in La Fai et les Montagnes (Parigi, 1959), una autobiografia molto particolareggiata, ne accenna di sfuggita:
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«Dopo La Poupée du Milliardaire, film che ho realizzato a Torino per un produttore italiano e che, a mia meraviglia, vedo classificare, in una storia del cinema, tra le superproduzioni "costose ed inutili" (il suo costo globale fu di L. 185.000 del 1921 ed il motivo di questa affermazione va probabilmente ricercato nel fatto che la distribuzione artistica riuniva interpreti di varia nazionalità), venni scritturato dalla Società des Cineromans nel 1922 e vi rimasi fino al 1929 (. . .}».
Beatrice r.: Herbert Brenon - s. : da un romanzo di Sir Alfred Rider Haggard se.: Herbert Brenon - f.: Giuseppe Filippo - scgr.: Alfredo Manzi - int.: Morie Doro (Beatrice), Sandro Salvini (Geoffrey Bingham), Marcella Sabbatini (Elisabeth), Mina D'Orvella (Lady Honoria), Mimì (la figlia dei Bingham), Angelo Gallina, Silvana Plogg , Nicola Pescatori - p. : Brenon per la Caesar-film , Roma - di. : U .C .I. - v.c. : 16756 del 28 .2 . 1922 - p.v. romana : 5 .5 .1922 - lg.o. : m. 2428.
Beatrice Granger vive nel piccolo villaggio di Bryngelly con suo padre, il vicario, e la sorellina Elisabeth. Geoffrey Bingham, un giovane avvocato che si trova in vacanza a Bryngelly con sua moglie, lady Honoria, e la loro bambina, viene salvato da Beatrice, mentre sta per annegare. Una profonda amicizia lega Geoffrey alla giovane donna. Owen, innamorato di Beatrice, viene provocato dalla perfida Elisabeth che, per ingelosirlo, gli racconta dei frequenti incontri tra Bingham e sua sorella. Elisabeth invia una lettera anonima a Lady Honoria per informarla che Beatrice è divenuta l'amante del marito. Honoria crede alla calunnia ed inizia le pratiche di divorzio dal marito, che, nel frattempo, è divenuto membro del Parlamento. Honoria scompare tragicamente nell'incendio di un teatro. Quando Geoffrey torna a Bryngelly per rivedere Beatrice, che gli aveva scritto una lettera d'addio, scopre che la giovane è partita in canoa ed è stata travolta dalle rapide. /
dalla critica: «Ouando apparve La principessa misteriosa, il primo saggio dato in Ital ia da Herbert Brenon e da Miss Morie Doro, noi non tacemmo il nostro sbalordimento per la pochezza nella direzione artistica e nella tecnica della messa in scena, d imostrata da questo metteur-en-scéne americano, per la insignificante personalità d'artista di questa artista, anch'essa americana. A distanza d ' un anno e forse più, la nostra opinione d'allora non subisce mutamenti di sorta : Beatrice, il film ora apparso, la conferma pienamente. Herbert Brenon non vale quanto uno dei nostri più deprezzati e dozzinali inscenatori; Miss Morie Doro quanto una delle nostre mediocri attrici . L'autore del dramma, Rider Hagar (sic) non supera di un palmo i soggettisti italiani . Sono questi, dunque, i lumi forestieri che dovevano rischiarare le ombre della decadenza cinematografica nazionale? (...) .
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Morie Doro e Mimì in Beatrice
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Tornino pure il famoso inscenatore e la famosa attrice ai loro lidi; a noi non hanno insegnato nulla né in arte, né in tecnica e nemmeno nei modi di lavorare. L'arte del Brenon non abbonda di genialità: la sua messa in scena è pedestre, e comune la sua tecnica. L'arte dell'attrice non ha risorse, né di figura, né di espressione: è semplicemente pietosa : la sua biricchineria è desolante: pare quella di uno spettro. A noi non resta che rimpiangere i quattrini così male spesi, se è vero che se ne sono spesi molti, e infine riconoscere una volta di più l'illuminata, portentosa sagacia artistica e la munificenza amministrativa degli uomini della U.C.I. Chi dice che con simili nocchieri la barca della cinematografia non andrà in porto? Un porto, un posto d'approdo non sono anche le secche?» . {Dioniso in «La vito cinematografica», Torino, 7 aprile 1922).
«Adapted from a novel by Sir H. Rider Haggard, produced by Herbert Brenon, on lrishAmerican, with the Canadian actress Morie Doro playing lead, supported by a cast of ltalian players, this elaborate film may fairly claim lo be of international interest. The result is a sufficiently happy combination to justify the hope thai similar experiments will be undertaken in the future. Beatrice con hardly be regarded as one of Rider Haggard' s best stories. lt shows none of thai inventive imagination which secured such wide popularity for She or King Solomon's Mines neither has the author made any use of his intimate knowledge of African native life, which has been employed with striking effects in his Zulu romances. As adapted to the screen, Beatrice is a somewhat conventional story of ill-fated love, and such dramatic incidents as the film contains have no very vital bearing on the main theme. lt is, however, a therne which gives full scope to the producer, and contains much of Mr. Brenon' best work, of that spectacular kind whiçh has always appealed strongly to the public. (...) Ali the characters are a little artificial, and the story is one which might with advantage have ended with the conventional happiness far which the death of Lady Honoria in a theatre fire seems to be the obvious prelude. lt is in scenes like this one at the theatre, the pictures of a village riot, and the very impressive reproduction of the House of Commons, where the producer is at his best, while in the selection of the exterior scenes his artistic feeling has provided us with some pictures of unusual beauty. The acting, by a company mainly ltalian, is exactly what is required by the story, and the most is made of every incident. Miss Morie Dor9· is extremely beautiful and under the most trying circumstances wears lovely gowns with great elegance, but a growing tendency to exaggeration of gesture and facial, or perhaps we might say ocular, expression tends to emphasise the artificiality of the character of this country parson's daughter. This is particularly noticeable in a scene with little Mimi, a child of extreme beauty and wonderfully natural methods. In a production of such beauty the camera work is of great importance, and with this no possibile fault con be found. A continuous series of very lovely pictures is reproduced with perfect taste and supreme technical skill». («The Bioscope», London, May 12, 1921).
li film, che venne girato quasi tutto a Taormina, doveva essere interpretato da Francesca Bertini e diretto da Comi/lo De Riso. Ma fa Caesar fu costretta a scegliere un'altra attrice quando la Bertini si ritirò dal cinema per sposare il conte Cartier.
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La blessure r. : Roberto Leone Roberti - s. e se. : Vittorio Bianchi dalla omonima commedia ( 1900) di Henri Kistemaeckers - f. : Aberto G . Carta , Otello Martelli - scgr. : Alfredo Manzi - int. : Francesca Bertini (Raymonde Brème), Giorgio Bonaiti (Giacomo Hervey), Mary Fleuron (Elena , sua moglie), Myriel , Bianca Renieri , Augusto Poggioli (il segretario), Eugenia Cigoli, Marcella Sabbatini , Felice Lioy - p.: Francesca Bertini per la Caesar, Roma - di. : U.C.I. - v.c. : 16803 del 28 .2 . 1922 - p.v. romana : 30 . 11 . 1923 - lg.o. : m. 1745 .
Raymonde ha avuto un grande amore con Giacomo e da quest'amore che sembrava eterno, è nato un figlio. I casi della vita hanno voluto invece che Giacomo abbia sposato Elena, mentre Raymonde ha continuato a nutrire per l'uomo un infinito amore. Quando, per caso, si reincontrano, la passione li travolge nuovamente; comprendendo che Elena, malferma di salute, non reggerebbe al colpo di una separazione dal marito, Raymonde preferisce fuggire lontano, anche perché reputa che l'unica donna che abbia il diritto di amare Giacomo sia la legittima moglie. Mentre ha luogo l'ultimo colloquio con l'uomo amato, la moglie sospettosa che ha seguito il marito, lo
Mary Fleuron e Augusto Poggioli in La blessure
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scorge tra le braccia dell'altra, per l'ultimo bacio. Allora caccia un grido e con esso esala la sua anima. I due amanti si separano ancora, ma, più tardi, il destino li vuole riuniti su un transatlantico e questa volta non si lasceranno più. (desunto da un reportage sul film in lavorazione).
dalla critica: «( ... ) Siamo giunti veramente ad un alto grado di arte e di emotività, ottenuto dall'inscenatore, mercé la fusione perfetta degli elementi a sua disposizione, guidati con mano sicura sopra la traccia alla quale un maestro aveva dato la sua incancellabile impronta . Il dramma dell'amore doloroso che attraversa la vita, lasciando brani di carne ad ogni rovo, che trova finalmente la pace, la sua ragione piena, la sua giustificazione primitiva anche al delitto commesso, l'innocenza rinnovata nella fresca innocenza di un figlio, ci è stato descritto con occhi veramente delicati e commoventi . La fotografia è pure ottima, come ottima è l'interpretazione generale» . (Edgardo Rebizzi in «L'Ambrosiano », Milano, l l dicembre 1922).
«Certamente una delle interpretazioni meglio riuscite da parte di Francesca Bertini, ed una delle migliori messe in scena di Roberto Roberti. Talché lo abbiamo trovato in spirito ed in realtà in perfettissima copia conforme al superbo originale del Kistemaeckers, non certo meno noto di quanto non l'avesse suscitato, col suo fascino, la bella diva della Caesar-film, indiscutibilmente ancor oggi viva tra noi col ricordo dei suoi radiosi trionfi. Un solidissimo lavoro, quindi, meritevole d'essere elogiato sotto ogni riguardo, ottimo per l'interpretazione anche da parte degli altri suoi collaboratori (... )». (M.T.F. in «Lo rivisto cinematografico », Torino, n. 3 , l O febbraio 1923) .
«( ... ) Il film è, tecnicamente, condotto con molta abilità . Ha però il difetto di molte scene inutili, lunghe e monotone, talché la vicenda drammatica perde d'intensità e di efficacia . Il prologo lo si poteva benissimo risparmiare. Pochi quadri rapidi e concisi avrebbero sostituito degnamente e con grande vantaggio per tutt~ l'andamento dell'opera. L'interpretazione di Francesca Bertini m'è sembrata piena di calore e di colore; se si eccettua qualche scena in cui sull'attrice prende il sdpravvento la donna elegante. Ma, ripeto, nel suo complesso l'interpretazione della protagonista è lodevole. Come è lodevole quella di Giorgio Bonaiti. Scipito, invece, e convenzionale, Augusto Poggioli . Indecisa Mary Fleuron . Carina la piccola Sabbatini (... )» . (Giuseppe Lego in «Lo vita cinematografico », Torino, 15 settembre 1923) .
Il film, noto anche come La ferita, è uno dei più popolari e di successo di Francesca Bertini. Tuttavia, per ragioni che non sono note, giunse sugli schermi con un notevole ritardo, più di tre anni dopo essere stato realizzato ( 1920).
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Bolscevismo??!! r. : Daisy Sylvan - s.: Danilo Korsakoff - ad. : Daisy Sylvan - f.: Luigi Martino - int. : Daisy Sylvan, Jole Naissim, Nerio Bernardi , R. De Goudron - p.: Daisy-film, Via Filippo Strozzi 1, Firenze - di.: non reperita v.c. : 16820 del 31.3 . 1922 - lg.o.: m. 1800.
Dai sy Sylva n in una scena di Bolscevismo??!!
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Agli inizi del 1920, quasi tutti i giornali e le riviste cinematografiche italiane pubblicizzarono la realizzazione di questo film, dedicando ampio spazio a questo «dramma sociale raccapricciante», realizzato dalle neo-costituita società cinematografica fiorentina Daisy-film. Qualche tempo dopo, verso la fine dell'anno, una accesa polemica, in verità non molto chiara (riportata da «Kines», «Cine-Mundus» «Film», ecc.) terminò con una querela della Daisy contro la rivista «L'Arte del silenzio» del fiorentino Giuseppe Lega, che aveva stigmatizzato uno scorretto comportamento sindacale nei confronti del personale della Società. la Daisy precisò anche che vi erano stati motivi «gravi e plausibili», non di carattere economico, come era stato, tra l'altro, ipotizzato, per un provvedimento di licenziamento in tronco. Il film venne presentato in censura solo nel marzo del 1922 ed approvato dopo che vennero tagliate alcune scene in cui si vedevano due giovani donne che erano state violentate, distese al suolo. Ma si ignora se il film abbia poi mai raggiunto gli schermi. ·
Carlo Benetti e Maria Jacobini in Cainà
Cainà ovvero L'isola e il continente r.: Gennaro Righelli · s.: Adriano Piacitelli, Maria Jacobini · se.: Gennaro Righelli - f.: Tullio Chiarini - int.: M aria Jacobini (Cainà), Carlo Benetti (Pietro), Ida Carloni-Talli (la madre), sig . Carmi (Giannantola), Eugenia Duse - p. : Fert, Roma - di. : Pittaluga - v .c. : 16 773 del 28 .2 . 1922 - p.v. romana : 2 .6. 1922 - lg.o.: m. 1294.
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Cainà è una donna felina ed aggressiva come la terra in cui è nata, la Sardegna. Ma sa essere imperterrita e tranquilla, a prua del veliero di Pietro, quando si scatena furiosa la tempesta, capricciosa e sentimentale quando sente d'amare questo uomo d'un amore sano e leale, spasmodica e spre:z:zante quando l'amante cerca di farla sua, violentarla, possederla. E la lotta titanica che si svolge tra la donna che vuol mantenersi pura, ed il maschio brutale, invasato da sensualismo insoddisfatto, che la vuole invece possedere completamente, costituisce un momento psicologicamente e fisiologicamente sentito, vissuto, provato. (da un volantino pubblicitario).
dalla critica: «(...) Se io dicessi che la vicenda drammatica ideata dal Piacitelli mi è piaciuta, mentirei vergognosamente . Tutta la novella pecca di frettolosità e non presenta né una situazione nuova, né una scena in cui la fantasia dello scrittore abbia cercato d i uscire dalle strettoie delle più abusate, viete e trite composiz ioni cinegrafiche . La dolorosa e tragica vita di Cainà, la bella creatura dell'isola, che suscita intorno a sé tanto ardore di desideri e di passioni, è una storia che conosciamo e che è stata cucinata in tutte le salse in più che tre quarti della produzione italiana . Trama vecch ia, perciò, e che non avrebbe potuto reggersi se la grande Arte (scrivo, signori: grande A rte) di Maria Jacobini non avesse colmato ogni lacuna, non avesse smussato ogni angolosità, non avesse illuminato di così viva luce tutti i punti oscuri di questo racconto . Maria Jacobini ha saputo darci una nuova e magnifica prova delle sue possibilità e delle sue capac ità artistiche. Ancora una volta ha superato se stessa (... )». (Giuseppe Lega in «La vita cinematografica», Tori no, 15 dicembre 1922).
«È successa una cosa curiosa . Gennaro Righelli ha tentato di sottrarre il suo nome di direttore artistico dai manifesti del film Cainà o L'isola e il continente della Casa Fert, che egli ha diretto e condotto a termine, ma che evidentemente ha ritenuto opera inferiore ed indegna di lui. Il curioso è questo, che il film è piaciuto molto al pubbl ico, non è dispiaciuto alla critica e secondo il parere - che per me ha un valore assoluto - di chi scrive, è un lavoro non buono, ma ottimo. Allora sorge l'amletico dilemma : è Gennaro Righelli, sotto il peso della glori a, divenuto scemo di mente e malsicuro nel giudizio delle sue stesse creature, o siamo noi , critici e pubblico , rammolliti e incretiniti al punto di trovare Cainà un bel lavoro, mentre non lo è affatto? La risposta ... a i sol iti posteri . Intanto, e nonostante le angosce del dilemma, mi sia consentito di ripetere che Cainà, dal soggetto di Piacitelli alla interpretazione di Maria Jacobini e dei suoi compagni, è opera pregevole ed interessante, della quale il "divo" della direzione artistica può astenersi dal vergognarsi ». (Aurelio Spada in «La rivista cinematografica », Torino, 25 g iugno 192 2).
Si riportano le richieste della censura: «Nella terza parte della domanda non figurino le seguenti didascalie: "Cainà, ti desidero, ti voglio come allora, devi essere mia!" e l'altra: "Sono stata tua per l'incantesimo della tempesta, come mi hai conosciuta così mi vedrai sparire", che debbono essere soppresse, lasciando soltanto le seguenti parole: "Cainà, ti desidero come allora" e "Come mi hai conosciuta così mi vedrai sparire", come pure debbono esse re eliminate le successive scene in cui si vede il comandante in terra che gronda sangue e Cainà che gli lancia sulla testa un lume a petrolio».
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La casa sotto la neve r. : Gennaro Righelli - s. : Alessandro De Stefani - scgr. : Luciano Dorio f. : Massimo Terzana - int. : Maria Jacobini (Maria), Alberto Capezzi (Dr. Giorgio Salviati) , Ignazio Lupi , Marcella Sabbatini (Grazia) - p. : E.D.A. - di. : Pittaluga - v.c. : 17264 del 31.7.1922 - p.v. romana : 31 .3.1922 - lg.o. : m. 1805 .
Maria ama il giovane nobile Roberto dei Della Rovere, ma il padre ne ostacola le noz:ze, anche quando nasce Grazia. Durante una gita in montagna, Maria e Grazia hanno un incidente e vengono curate dal dottor Salviati, che si innamora di Maria. Roberto ottiene finalmente il permesso di sposare Maria ma, nel portarle la notizia, la trova con Salviati che cerca di usarle violenza, la crede colpevole e fugge via. Scompare anche Grazia. Maria crede che sia stato Roberto a rapirle la figlia e si reca in una capanna sui monti dove pensa di trovarli. Nella baita c'è invece Salviati che, travolto dalla sua insana passione, ha rapito la bimba per vendicarsi dell'indifferenza della donna. Mentre si scatena una violenta bufera di neve, Roberto arriva alla capanna e ascolta, non visto, le parole di ricatto di Salviati. Riesce a sbloccare l'entrata della capanna ormai sommersa dalla neve e libera la sua donna da Salviati.
La casa sotto la neve. Maria Jacobini e Alberto Capozzi
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dalla critica: «( ... ) Un vero gioiello cinematografico. Maria Jacobini e Alberto Ca pozzi ricamano meravigliosamente ogni scena, vivono la loro finzione così intensamente, d~ soggiogare gli spettatori, chiudendoli in un magico cerchio d'anelante e teso silenzio. E difficile spigolare tra gemme d'uguale fulgore, il diamante più puro: l'occhio rimane abbacinato da una sola , unica, grande luce iridata. Ricorderò alcuni primi piani del quarto atto, nei quali il viso lacrimoso di Maria Jacobini, squassato dalla paura e dalla passione materna, si trasforma, vibra quasi in una sinfonia stupenda che sfiora tutta la gamma del dolore femminile. Il volto s'irrigidisce, pallidissimo, la bocca esangue è una invocazione di pietà, dentro gli occhi le sbattono reti d' aghi roventi, essa appare con la sua maschera, cesellata dai singhiozzi, sulla porta d i una piccola baracca di legno e la folata della bufera che imperversa, la rilancia beffarda contro il destino brutale, sogghignante nell'ombra del perfido agguato( ... )» . (Paolo Amerio in «La rivista cinematografica», Torino, n. 8, 25 aprile 1923).
«( ... ) Il maggior difetto sta nel soggetto, un pò inverosimile e, soprattutto, artificioso e macchinoso. Perché non legare i quadri con una trama forse più tenue, ma più fresca e umana? Perché ricorrere sempre alle avventure che lo spettatore non sente, non può sentire e seguire, vedendo che tutto ciò è estraneo al suo mondo spirituale e alle sue possibilità materiali? (... ) Nell'altro piatto della bilancia dobbiamo mettere una interpretazione quasi sempre espressiva ed efficace di Maria Jacobini, una cura di particolari e d'insieme. Ma ciò che fa di questo film una cosa degna di essere vista, sono certi quadri composti in istile impeccabile e le suggestive scene alpestri, prima, ad esempio, quella della tormenta, interessante anche per la difficoltà tecnica superata». (Edgardo Rebizzi in «L'Ambrosiano», Milano, 14 dicembre 1922).
Gli esterni del film sono stati girati in Alto Cadore. Il personaggio della )acobini appare indicato, nelle numerose recensioni che vennero redatte per questo film, che ancora girava nel 1929, ora come Anna, più spesso come Maria. Il film uscì prima del visto di censura, probabilmente con un nullaosta provvisorio, poi convalidato dopo che vennero apportate le seguenti modifiche: «sopprimere il quadro che precede la didascalìa: "Siete un vigliacco" ed in cui Giorgio abbraccia e bacia la donna con brutale violenza. Eliminare la scena che si svolge sotto il titolo: "Assassino, assassino" in cui lo stesso Giorgio insegue intorno ad un tavolo la sua preda e la ghermisce con feroce desiderio».
Il castello della malinconia r.: Augusto Genina - s.: Guido Romolotti - ad. : Augusto Genina - f. : Guido Di Segni - scgr.: Vincenzo Giurgola - int.: Lucy di San Germano (la giovane sposa), Gemma De Sanctis (la Duchessa madre), Angelo Ferrari (il Duchino, suo figlio), Augusto Poggioli (il Visconte, corteggia-
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tore della sposa), Alex Bernard (il prete, zio del Duchino), Luigi Duse (lo zio matematico), Giuseppe Pierozzi, Ruggero Capodoglio, Jole Gerli, Nerio Bernardi - p. : Augusto Genina per la Cines, Roma - di.: U.C.I. - v.c. : 16985 del 31 .5.1922 - lg.o. : m. 2009 .
In un tetro castello vivono la vecchia duchessa, custode di antiche tradizioni, ed il giovane duca, suo figlio, che non sopporta la vita monotona imposta dal rispetto di regole ormai antiquate. Recatosi una volta in città, il giovane incontra una fanciulla che, appena uscita di collegio, va a raggiungere lo zio, uno studioso di matematica. Tra i due nasce l'amore, vanamente contrastato dalla Duchessa madre. E quando, dopo il matrimonio, la giovane va da abitare nel castello, grande è la sua delusione. Infatti, è vietato cantare, suonare, fare passeggiate da soli e tutto dipende dall'umore della vecchia bisbetica. La povera sposa diventa triste e accetta la corte di un amico che frequenta il castello. Al primo litigio, fugge per raggiungere il suo corteggiatore. La duchessa, che ha compreso il suo errore, la fa ritornare. Qualche anno dopo, la vita austera del castello è totalmente mutata: un bambino ha rivoluzionato la casa e le risate più divertite sono quelle della nonna.
dalla critica: «Il castello della malinconia incomincia con l'andamento di una commedia comico-sentimentale, poi sfiora il dramma passionale, ma non lo affronta e ritorna quindi al punto di partenza. Ma per essere commedia è privo di vivacità comica e lento nei suoi movimenti; per tramutarsi in dramma, troppo languido e fiacco. In ogni caso, sempre superficiale. Il Romolotti non ha sviluppato, ma appena abbozzato il suo lavoro: e l'abbozzo è riuscito molto incerto e inconsistente. Le situazioni sono quanto di più ingenuo si può immaginare e sono in proporzione inversa al loro sviluppo, cioè scarse e tenui . Poco vino, insomma, in una botte d ' acqua : il vino perde il suo sapore e il suo colore, mentre l'acqua non acquista né l'uno né l'altro( .. .). Lucy di San Germano, ora insignificante, ora alquanto sguaiata, ora fredda, non ha nulla di quella grazia birichina che pur le era tanto necessaria (.. .). Angelo Ferrari è un pò bamboccio come il personaggio: e si muove con l'impaccio di un esordiente». (Bombance in «La rivista cinematog rafica», To rino, n. , 25 morzo 1923).
Il castello del terrore r.: Aldo Zamboni - f.: Mario Spialtini - int. : Fede Sedino (La du'thessina Marisa), Luigi Pavese (il fidanzato di Marisa) , Bonaventura lbanez (il vecchio Duca), Dino Bonaiuti, Angelo Rabuffi, Giusto Olivieri, Bualò (il servo fedele) e la sua troupe di animali sapienti, tra cui la scimmia Musy - p.: De Giglio, Torino, serie grandi films - di.: U.C.I. - v.c. : 16723 del 31.1 .1922 - p.v. romana : 30.8 . 1922 - lg.o.: m. 151 O.
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Un vecchio duca e sua figlia vengono colpiti da alcuni colpi di rivoltella sparati nella notte. Il duca muore, mormorando parole di accusa contro il fidanzato della figlia, che ha visto aggirarsi nel parco, armato. La figlia sopravvive, ma per sfuggire ai suoi persecutori, si lascia credere morta e cambia nome. Il fidanzato, arrestato per l'assassinio del duca, evade dal carcere aiutato dal fedele servo. Il vero assassino ha scoperto intanto la nuova identità della ragazza e comincia a corteggiarla con lo scopo di impadronirsi delle ingenti ricchezze della duchessina. A questo piano si oppongo il giovane ed il servo: corpo a corpo, rapimenti, attentati, intrighi, agguati, si susseguono con violenza fino al trionfo del bene e dell'amore.
dalla critica: «(... ) De Il castello del terrore se ne sarebbe fatto a meno. Sempre ammirato, dal pubblico minorenne che seralmente stipa questa sala, Bualò e la sua troupe. Messa in scena trascurata; buona la fotografia, la sola cosa indovinata». (V. Berlè in «La vita cinematografica », Torino, 5 marzo 1923) .
«È una delle solite avventure drammatiche che però ha il privilegio di essere condotta con molto buon senso. Il rumoroso pubblico della platea ha anche molto gustato ed applaudito il lavoro, veramente sorprendente della piccola Musy, la scimm ietta intelligente, che compare a risolvere tutte le più critiche situazioni». (A. Cipo llini in «La rivi sta cinematografica», Torino, n. 2 1, l O novembre 1923).
Il film venne realizzato come seconda parte de I milioni della gitana, poi si decise di farne due opere separate. La censura chiese la riduzione ad una breve e fugace visione la scena di lotta dal titolo: «Convinto ormai che la Contessa non era altri che Marisa, vuole svelare il mistero di questa finzione».
Il cavaliere della lieta figura r. : Ubaldo Maria Del Colle - s.: Ubaldo Maria Del Colle liberamente ispirato alle avventure di Don Chisciotte - f. : Giacomo Bazzichelli int. : Giovanni Raicevich (l'atleta), Gennarino Sebastiani (Bul l-Dog), Ubaldo Maria Del Colle - p.: Lombardo-film, Napoli - v.c. : 17602 del 30.11 . 1922 - p.v. romana : 13.9.1924 - lg.o.: m. 1533 .
«( ••• ) Raicevich è un atleta perseguitato dal fanatismo dei suoi ammiratori. Ha come segretario
Bull-Dog, un ometto piccolino che fa quattrini permettendo ai "tifosi" di sbirciare Giovanni di soppiatto, mentre dorme. Svegliatosi, l'atleta chiede un libro al suo segretario, poi si mette in poltrona, s'addormenta di nuovo e sogna: è in viaggio col suo inseparabile Bull-Dog; a cavallo si dirigono verso un castello per liberare una principessa che è prigioniera di una masnada di briganti. Lungo il cammino si presentano al protagonista continue occasioni di mostrare, nelle
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Una scena d i Il cavaliere de lla lieta fig ura
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più curiose avventure, la sua forza e generosità. Liberata la principessa, va a capitare in un'isola di cannibali: ma anche qui la sua strapotenza spaventa e conquista gli indigeni, che lo fanno re. Ma tutto finisce al suo risveglio ••• ». (E.R.R. (Eva Rognoni Randi) in «Bianco e Nero», Roma, n. 7-8, 1952).
dalla critica: «(... ) Nelle pellicole con Giovanni Raicevich manca l'apparato tanto in voga della bassa passionalità e, seguendo sullo schermo il celebre campione, si respira quasi un'aria di forza, di energia, che si vorrebbe gustare ben più a lungo di una breve ora . E si ride . Bonariamente e spontaneamente; così come non si fa presenziando alla proiezione d i certe pellicole pseudo-comiche, fatte più per annoiare che per divertire( ... ). Raicevich e Bulldog . Ecco un binomio che deve apparire sui cartelli dei nostri cinematografi in antitesi a tutta quella merce da scarto che ci proviene dall'estero e che noi, ingenuamente, commerciamo con l'etichetta: " qualità superiore" (... )». (A. Cattonaro in «La vita ci nematogra fi ca », Torino , n. 21 , 15 novembre 192 3) .
Il film è stato spesso presentato anche come Il cavaliere dal lieto volto .
Cirano di Bergerac r. : Augusto Genina - s. : Augusto Genina dal lavoro di Edmond Rostand «Cyrano de Bergerac» (1897) - se.: Mario Camerini, Diego Angeli, Augusto Genina - f. : Ottavio De Matteis - co. : Caramba - scgr. : Camilla Innocenti - did. : Mario Giobbe - int.: Pierre Magnier (Cyrano de Bergerac), Linda Moglia (Rossana/Maddalena), Angelo Ferrari (Cristiano di Neuvillette), Alex Bernard (Raguenau), Gemma De Sanctis (la governante), Umberto Casilini (Conte de Guiche), Maurice Schutz, Roberto Parisini - p. : Extra-film, Genina, Roma - di.: U .C.I. - v.c.: 17516 del 31.10 . 1922 - p.v. romana : 25.1 . 1926 - lg.o.: m. 2835 .
Secolo XVII. Arràs è assediata dai francesi, a loro volta incalzati dagli spagnoli. Cyrano, soldato, poeta, musicista, astronomo è innamorato di Maddalena, sua cugina, che si fa chiamare Rossana. Cyrano non osa, a causa del suo naso enorme, confessare il suo amore a Rossana, che è invece attratta dal bello e fatuo Cristiano, giovane recluta nella compagnia di Cyrano. Quando Rossana confida a Cyrano di essere interessata al giovane, questi giura che lo proteggerà e suggerisce a Cristiano le parole d'amore da usare nei colloqui con Rossana. Ed accade così che Rossana non ami più Cristiano, ma l'altra persona che crede esistere in lui. Cristiano comprende quanto sta succedendo e decide di morire per dare a Cyrano la felicità che gli spetta. Ma Cyrano non può accettare il sacrificio. Avrebbe forse dichiarato il suo amore a Rossana, solo se Cristiano fosse stato vivo. Solo molti anni dopo, a Parigi, al momento della morte, una parola rivelatrice gli sfugge•••
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Cirano di Be rgerac, con Pierre Magnier
Pierre M ag nier, Li nda M og li a e Angelo Ferrari in Cirano di Bergerac
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dalla critica: «( ... ) Quante volte s'è detto che l'Arte deve esulare dal cinematografo, che in cinematografia si fa dell'industria; che bisogna fare della produzione "che vada", senza cingersi di lauro la fronte, e simili baggianate? Quante volte i proprietari o gli amministratori o gli azionisti, non hanno sentito il bisogno di ficcare il naso in quello che deve essere compito di letterati e artisti imponendo soggetti e strepitando che i denari son denari e che i "poeti" debbono stare a casa propria? Ecco un lavoro che è la negazione di tutti i criteri commerciali enunciati, a proposito e a sproposito, dai suddetti signori! Ecco un lavoro che non è certo d'avventure, ove non intervengono attori-fenomeno, né trucchi acrobatici! un lavoro che è prettamente ed esclusivamente artistico! Ebbene - chi lo direbbe? - il pubblico ha fatto a pugni, per entrare nel salone di proiezione: vi furono incidenti e diverbi, e se n'è parlato per due settimane!». (Caronte in «La vita cinematografica », Torino, n. 17, 30 dicembre 1925).
«Questo lavoro rappresenta non solo una valorosa battaglia ma altresì una splendida vittoria. Cominciano col tributare il nostro disprezzo per coloro, chiunque essi siano, i quali hanno fatto attendere quasi cinque anni al pubblico romano la proiezione di un lavoro che - evidentemente - ha per essi il grave torto di dimostrare come in Italia si possa fare della cinematografia meravigliosa . Fortunatamente il film di Genina si infischia di questo voluto ritardo, in quanto che è fresco e vivo come se ieri stesso fosse stato licenziato per lo schermo. Siamo infatti di fronte all'opera di un poeta della cinematografia , che ha saputo competere vittoriosamente con l' altro poeta del lavoro e del teatro . (... ) L'esecuzione del Magnier è superiore ad ogni elogio. Egli, degno successore sulle scene di Francia del Coquelin ainé, in questa parte è semplicemente perfetto. Buoni gli altri, senza distinzione, ma tutti naturalmente offuscati dal protagonista!». (Evi [Enrico Vidali) in «L'Impero», Roma, 28 gennaio 1926).
Il film fu accolto entusiasticamente sia dalla critica che dal pubblico. Cirano di Bergerac, frutto di un accorto accordo di coproduzione con la Francia, venne rea-
lizzato agli inizi del 1922 e presentato al Concorso internazionale di cinematografia di Torino del 1923, ove ottenne il primo premio. Alla fine del 1923, presentato alla Sai/e Marivaux di Parigi, registrò un successo entusiastico. Eppure, i distributori italiani, diffidenti verso questa produzione considerata difficile per il pubblico, ne ritardarono il lancio alla fine del 1925; a Roma, addirittura a gennaio del 1926.
Il colosso vendicatore r.: Ubaldo Maria Del Colle - f.: Giacomo Bazzichelli - int.: Giovanni Raicevich (il campagnolo), Maria Scarano (la ragazza), Ermanno Roveri - p. e di.: Lombardo-film , Napoli - v.c.: 16945 del 30.4.1922 p.v. romana: 20.5 . 1922 - lg.o. : m. 1621 .
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G iovonni Raicevich ne Il colosso ve ndicatore
E la storia di un contadino venuto in città per sbrigare degli affari per conto del padre e che si lascia circuire da una combriccola di malfattori. Quando si avvide di essere stato imbrogliato, con l' aiuto di un ragazzino, compie prodezze d'ogni genere, sconfigge tutti i suoi nemici dopo averne bloccata la fuga, rovesciando un autocarro su cui s ' erano rifugiati. Alla fine trova an· che una ragazza, che sposerà.
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dalla critica: «Abb iamo ancora l' occasione di ammirare la forza veramente eccezionale di questo ex-lottatore . All ' infuori però di questa exibition (mi si scusi il termine un pò duro), la genialità d'interpretazione del colosso è assa i limitata . Le azioni tutte, mancando fra di loro di que,I rituale senso di collegamento che si impone ad un buon lavoro, non sanno interessare . E questa una virtù , per non chiamare pregio soltanto, che il pubblico pretende . Noi sappiamo che questi sarà sempre eternamente bambino : diamogli dunque l' illusione di gustare un'irrealtà che abbia, almeno, tutte le apparenz e d'una vera e reale esposizione di vita avventurosa . E tutto ciò per un dovere di cronaca e per mia sincerità . Trascurata alquanto la messa in scena . Indovinati , ma non sempre chiari , i titoli . Del soggetto non conviene nemmeno parlarne». (Vitto rio Berl è in «La vita cinematogra fi ca », Torin o, 15 febbrai o 192 3) .
Un colpo di scena r. : Parsifal Bassi - f. : Giovanni Pucci - int.: Parsifal Bassi - p.: Etrusca-film, Roma - di.: regionale - v.c.: 17663 del 31 . 12 . 1922 - lg.o. : m. 1411 .
Scarsissime le notizie su questo film presentato dall'Etrusca-film come un'opera d'avventure emozionanti ed acrobatiche. Una corrispondenza di F. Pinto su «La rivista cinematografica» di Torino, del 25-3-1924, segnala il passaggio del film a Bari, indicandolo come «avventurose gesta dell'atleta Parsifal».
I conquistatori del mondo r. : Guido Brignone - s.: Gin Bill - f.: Anchise Brizzi - int.: Carlo Aldini (Ajax), Liliana Ardea (la figlia del miliardario), Giovanni Cimara, Lola Visconti-Brignone, Armand Pouget- p.: Rodolfi-film, Torino - di.: U.C.I. - v.c. : 16726 del 31 . 1. 1922 - p.v. romana : 29 .4 . 1922 - lg.o. : m. 1448.
I «conquistatori del mondo» sono una banda di malfattori in guanti gialli, che rapiscono la figlia di un miliardario, pretendendo in cambio dei diamanti. Il rapimento viene sventato, grazie all'astuzia e ai pugni quando entra in azione Ajax, il quale, dopo aver sgominato la banda e salvata la ragazza, ottiene un premio e l'amore della sua protetta.
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dalla critica: «Chi fossero i conquistatori del mondo non lo saprei proprio dire, se i ladri , oppure il poliziotto od al contrario il miliardario. Il soggetto è senza dubbio poliziesco, ma anche drammatico ( ... ) interessante per alcuni ottimi giochi di scena e per la bella fotografia, specialmente per quanto riguarda gli esterni ». (M. Balustra in «La rivi sta cinematografica », Torino, n. 2 , 25 gennaio 1923).
«Dramma poliziesco intricatissimo . Si rubano diamanti, fanciulle, ecc . Riassumere la trama è impossibile : chi vuol saperne di più, lo veda; va però corretto laddove c'è un suicìdio ed altre cose ancora (... )». (An on. in «La rivi sta di letture», Milano, n. 8 , agosto 1925) .
Il controllore dei vagoni-letto r. : Mario Almirante - s.: dalla omon ima commedia di Alexandre Bisson «Le controleur des wagons-lits » ( 1898) - ad. : Mario Almirante - f. : Ubaldo Arata - scgr.: Mario Gheduzzi - int. : Oreste Bilancia (il controllore dei vagoni-letto), Léonie Laporte (sua moglie), Vittorio Pieri (il vecchio ganimede), Alberto Collo, Rita d ' Harcourt, Lia Miari , Annie Wild, Elena De Chiesa, Dorian Wild , Ernesto Collo, Dino Bonaiuti , Pauline Polaire, sig . Zessi - p. : Alba-film, Torino - di.: S.A. Pittaluga - v.c. : 17550 del 30 . 11 . 1922 - p.v. romana : 31 .3 . 1923 - lg.o. : m. 1681 .
Ossessionato da una moglie gelosa, un povero marito, per poter godere della libertà per qualche giorno della settimana, si fa credere impiegato delle ferrovie e quindi obbligato ad assentarsi il giorno e la notte, come controllore dei vagoni-letto. Da qui tutta una serie di situazioni imbarazzanti, di allegri equivoci, di imprevisti qui-pro-quo, che si concludono con il ritorno del marito transfuga a casa.
dalla critica: «Se ce ne fosse bisogno, //controllore dei vagon i-letto viene ancora una volta a dimostrare il pericolo, per il cinematografo, di valersi di riduzioni dal teatro o dal romanzo . Anche la vecchia, pochade di Bisson esce dalla riduzione, per quanto sia essa ab ile, scolorita e snaturata . E inutile : la letteratura è una cosa, il cinematografo un 'altra. Sono forse più i punti di antitesi tra i due generi, che quelli di affinità. Malgrado questo, il film è divertente, molto grazioso, assai bene interpretato da Oreste Bilancia e diretto con mano abile e sicura . Il taglio delle scene è moderno e sobrio, la tecnica fotografica è sempre lodevole . Insomma , si è fatto tutto quello che si è potuto, con un ri sultato, se non adeguato allo sforzo, certo assai soddisfacente ». (Edga rdo Rebizzi in «L' Ambrosiano», Mila no, 2 8 dicem bre 192 2) .
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Polivisione per Il controllore dei vagoni-letto
«Questa pochade del Bisson, che noi conoscevamo attraverso l'indiavolata interpretazione della compagnia Galli-Ciarli-Bracci-Guasti, nella riduzione e direzione artistica di Mario Almirante, si è trasformata in commedia brillante e signorile. Al posto del sapore pepato e boccaccesco che stuzzicava le papille del debosciato, noi gustiamo una vera allegrezza, un ' ilarità fresca e serena nel seguire la serie della avventura (... )». (Elle Gi in «La vita cinematografico», Torino, n2 speciale, dicembre 1922 ).
Oltre ad innumerevoli versioni teatrali, l'allegra pochade di Bisson risulta essere stata portata sullo schermo da Georges Monca nel 191 1 e, nel sonoro, in doppia versione franco-tedesca, girata a Berlino, da Richard Eichberg (Le controleur des Wagons-lits / Der Schlafwagenkontrolleur - 1935) .
La crisi r. : Augusto Genina - s. e se.: Augusto Genina dalla commedia di Marco Praga (1904) - f.: Guido di Segni - int. : Edy Darclea (Nicoletta), Et-
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tore Piergiovanni (Raimondo), Giorgio Bonaiti (Piero), Ria Bruna , Augusto Poggioli (l'avvocato), Giuseppe Pierozzi, sigg . Sella e Sonnino, Hella Gabriel - p. : Cines, Roma - di.: U.C.I. - v.c. : 17058 del 31 .5 . 1922 p.v. romana: 27 .4 . 1925 - lg.o. : m. 1699.
Raimondo ha la certezza che Nicoletta, moglie di suo fratello Piero, sia l'amante di un avvocato. E, con un pretesto, lo sfida a duello. Prima dello scontro, in un drammatico colloquio con la cognata, questa gli rivela di non aver mai amato Piero, ma di averlo sposato per gratitudine. Lo stesso Piero, che sospettava l'adulterio, fa capire al fratello che preferisce tollerare la situa-· zione, per la paura di perdere la moglie. Il duello ha luogo e Raimondo uccide il rivale. Al ritorno, per dissipare i sospetti di Piero, racconta che il suo avversario, morendo, gli ha giurato di non essere mai stato l'amante di Nicoletta. Sopraggiunge la donna che confessa, invece, la sua colpa. È stato un capriccio di cui si è pentita e ora ama sinceramente suo marito. Piero comprende ed è pronto ad affrontare con lei una nuova vita.
dalla critica: «Ottimamente ridotto ed inquadrato, il lavoro che ci ha presentato la Cines è degno della massima considerazione e della massima attenzione, non escluso un ottimo rend imento estetico ed artistico da parte di tutti coloro che vi presero parte . Un lavoro che può considerarsi così un tutto armonico e tendente esclusivamente a quel1' ambìta perfezione scenica , per la quale invano si sono scervellati tanti scrittori e metteuren-scène, senza venire a capo di nulla (... ). Edy Darclea ed Ettore Piergiovanni furono non solo la nota vibrante del film , ma gli interpreti intorno ai quali meglio si raccolse la parte pi ù profonda e umana del lavoro (.. .)». (M .T.F. in «La rivista cine matogra fi ca», Torin o, n. 3, 10 febbra io 1923 ).
«Riu scita decorosa . Il soggetto in sé non presenta situazioni interessanti ; ad ogni modo la Darclè ed il Piergiovanni avrebbero potuto darci , con un po ' di buona volontà, un ' interpretazi one più ricca di colore e di passionalità . li lavoro, in complesso, è discreto, bella la fotografia . Pubblico scarso e disattento». / (Da .Re in «La vita cinematografica », Torin o, n. 1, 15 gennaio 1923 ).
Un cuore, un pugnale, un cervello r. : Charles Krauss - s. : Charles Krauss - f. : Enrico Pugliese - int. : Charles Krauss (il professore) , Maryse Dauvray (sua moglie), Gian Paolo Rosmino (l ' amante), Mario Chiarelli - p. e di. : Lombardo-film , Napoli - v.c. : 17 062 del 31 .5 . 1922 - p.v. romana : 16.6 . 1922 - lg.o. : m. 1187.
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Moryse Dauvray e Gian Paolo Rosmino in Un cuore, un pugnale, un cervello
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Dramma passionale ambientato in Russia. Un vecchio professore, luminare della chirurgia ha una moglie molto più giovane di lui, la quale è attratta da un fatuo viveur. Dopo una violenta scenata tra i due amanti, la donna ferisce il suo corteggiatore con una coltellata. ti marito deve operare il suo rivale••.
dalla critica: «Una trama poco chiara e poco convincente. Notevole l'interpretazione di Marise Dauvray, la quale fu particolarmente efficace nelle bellissime scene drammatiche dell'ultima .parte del film. La messa in scena curata in ogni particolare e abbastanza nitida la parte fotografica( ... )» . (S. Frosina in «La vita cinematografica», Torino, n. 8, 30 aprile 1923).
«Un lavoro che avrebbe potuto dare un ottimo rendimento. Viceversa , lo abbiamo visto a poco a poco ricadere su se stesso in un caotico aggroviglio di quadri, in una confusa sequela di episodi, il più delle volte anche scarsi d'interesse, ed infine in una deficentissimo messa in scena . Un lavoro quindi mal guidato e particolarmente il caso di un lavoro in cui il direttore artistico si è preso la responsabilità di fare, contemporaneamente anche l' attore
(...)». (Zodig in «La rivista cinematografica», Torino, n. 15, l O agosto 1922).
Venne eliminata la scena in cui si vede la ferita sul collo dell'amante, quando il dottore si prepara al/'operazione.
Da Lord a detective r.: Gigi Caglieri-Terni - s.: Vera Sylva - f.: Natale Chiusone - int. : Vera Sylva, Piero Foffano, Angelo Piana, Francesco Bensì, Gino D' Arthos, Baby, Rosetta Solari - p.: Vera-Sylva, Torino - di.: non reperita - v.c.: 17582 del 31 . 11.1922 - lg.o.: m. 1008.
«Grandioso dramma passionale» viene definito nel notiziario di una rivista cinematografica del 1921, questo film prodotto ed interpretato da una non meglio identificata Vera Sylva, da Torino. Gli altri ignoti esecutori, ad eccezione dell'operatore Chiusano, attivo con Pastrone, fanno pensare ad una produzione artigianale di respiro regionale.
li film si intitola anche Il
sogno di Lord Chelson .
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La dama errante r.: Alexander Uralsky - f.: Carlo Mondino - int.: Berta Nelson (Tamara), A. André (l 'ing . Mirsky), Costantino Rapa llo (Karinsky), Sig.ra Nicolaeff (madre di Tamara), sig .na Natali (sorella di Tamara), D . Raskin (contad ino russo), Basile Struwin, Genny W ill - p.: Nelson-film, Via Naz ionale 36, Roma «serie Uralsky» - di. : non reperita - v .c.: non reperito - p.v. romana : 19.6 . 1922 - lg.o.: m. 1200. In un incidente di montagna, Tamara ha perso il fidanzato. La donna cade vittima di un profondo stato di depressione e su consiglio del medico, la madre la accompagna in una località climatica per ristabilirsi. Dopo un po', grazie anche alla gentile sollecitudine di un uomo che ha conosciuto, Tamara sembra essersi rimessa, e finisce per sposare quest'uomo che la circonda di premure. Ma quando ad una festa incontra Karinski, un individuo ignobile che somiglia come una goccia d'acqua al suo primo amore, Tamara perde la testa ed in breve diventa succube della perfidia di Karinski, il quale la spinge a sopprimere il marito, rimasto paralizzato dopo un infortunio. Ma all'ultimo momento, Tamara si riprende, e vedendo dinnanzi ai suoi occhi l'abisso in cui è precipitata, trattiene la mano omicida, e si toglie la vita.
dalla critica: «(.. .) Berta Nelson g ioca alla donna uscita da un racco nto di Edgar Alla n Poe. Ma per avvici narsi a Ligeia, Beren ice o alla sorella d i Roderick Usher, le ma nca quel tocco
Berta Nelson ne La domo errante
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di malata perversione. Di umbratile disperazione La dama errante potrebbe salvarsi solo se lo volesse . Le eroine dello scrittore americano hanno la condanna stampata in fronte. Pregevoli, comunque, le atmosfere gotiche, claustrofobiche di una storia costruita sull'orlo dell'abisso.» (Alessandro Mezzena Lana, «Il Piccolo», Trieste, 13 ottobre 1994)
Questa «cinetragedia originale», come è detto nei titoli di testa del film , non risulta negli elenchi della censura, mentre è stata accertata fa «uscita» in un cinema romano ed una copia è conservata alla Cineteca Nazionale. Probabilmente venne proiettata con un visto provvisorio, non più confermato.
Dante nella vita e nei tempi suoi r.: Domenico Gaido - s. e se.: Valentino Soldani - f. : Carlo Montuori, Emilio Peruzzi - scgr. : Giuseppe Castellucci (pe r le ri costruzioni architettoniche), Carlo Bonafede (interni, utensili, armi) - consulenza dantesca: Guido Biagi, Isidoro Del Lungo, G . Lando Passerini - int.: Guido Maraffi (Danti Alighieri), Amleto Novelli (Segna de' Calligai), Diana Karenne (Coronella dei Lottaringhi), Armando Cresti (Corso Donati), Celeste Paladini-Andò (Monaldo de' Calligai), V ittorio Evangel isti (Lippe de' Calligai), Perla Lettini (Beatrice), Gino Soldarelli (Ristoro della Sarnella) Totò Lo Bue (Guido Novello), Eugenio G ilardoni (Conte Ugolino de la Gherardesca), Ruggero Barni (Spinello dei Lottaringhi), Gemma Donati (Fiamma Donati), Adriana Benvenuti (Costanza della Sarnella), Rodolfo Geri, Valentina Frascaroli - p. e di.: V.l.S. Firenze - v.c.: 16874 del 31.3 . 1922 - p.v. romana: 12.11 . 1925 - lg.o. : m. 3645 . A Firenz:e, il patriz:io Corso Donati si oppone alla faz:ione dei popolani, tra i quali è Dante. Onde fronteggiare l'impeto popolare, Corso Donati induce i Lottaringhi ed i Collegai a porre termine alla loro lunga contesa ed a stringere un patto, che è suggellato dalle noz:z:e tra Segna de' Calligai e Coronella, sorella del capo dei Lottaringhi, Spinello. Ma Coronella, che è monaca, rifiuta le noz:z:e; Corso, introdottosi con la violenz:a nel convento, la rapisce e la costringe a sposare Segna. Sono però noz:z:e bianche, poiché Coronella minaccia di suicidarsi se verrà profanata. I Guelfi neri di Corso Donati, tra i quali v'è Segna e suo fratello Lippa, innamorato perdutamente di Coronella, riescono a sconfiggere i Ghibellini, ma Segna resta ferito. Viene curato amorevolmente dalla moglie, mentre la vecchia Monaldo, z:ia di Segna e gelosa custode delle tradiz:ioni della famiglia, vede superstiziosamente in Coronella l'origine di tutti i mali che si vanno addensando sull'aristocraz:ia fiorentina, ed istiga il nipote a uccidere la moglie. Ma quando Segna, credendo alle calunnie, vuole colpire Coronella, la purez:z:a della preghiera che la moglie sta recitando gli impedisce il folle gesto e le chiede perdono. Nel frattempo, Spinello dei Lottaringhi, pellegrino in ammenda della sua debolez:z:a per aver consentito le noz:z:e della sorella, vaga per l'Italia e col suo verbo di fede raccoglie molti seguaci per la pace generale. Ma il suo sogno non si realiz:z:a: muore mentre cerca di indurre Arrigo VII a divenire monarca d'una Italia unita.
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A Firenze, intanto, le file ghibelline si sono riunite, infiammate dalla parola di Dante. Ancora una volta Corso Donati e Segna de' Calligai sono insieme per combattere i rivoltosi, mentre Lippo, rimasto a casa, non riesce più a tacere il suo amore per Coronella. Quando Segna torna, la vecchia Monalda, ricordandogli i colpevoli amori di Paolo e Francesca, e riferendosi a Coronella e Lippo, ordina al nipote di uccidere la moglie ed il fratello. Segna, in preda alla follia, .li uccide, raccogliendo poi, dalla moglie agoni:z:zante, un bacio d'amore, di quell'amore che gli aveva sempre negato in vita. La morte di Corso Donati in battaglia e quella di Dante, colpito dalla malaria mentre si trova a Ravenna per scongiurare la guerra con i veneziani, concludono la vicenda. Il figlio di Dante, dopo affannose ricerche, trova - dopo che una visione notturna lo illumina l'ultima parte della grande opera paterna, nascosta nella finestra della stanza del poeta.
dalla critica: «Non è facile cosa fermare in poche righe le impressioni complesse, contraddittorie, che risveglia la visione di questo film. Gli occh i sono abbagliati dallo splendore fastoso di una messa in scena superba, con decorazioni degne veramente di un "super"-film (la parola è, ormai, di moda!). Ma il cuore, il sentimento rimangono inerti e non paghi, come incerta è la mente e sempre in attesa di ... un qualcosa che non c'è; per cui si esce dal teatro scontenti, pur dovendo, in coscienza, affermare che il lavoro è bello, e che, difficilmente, tanta dovizia di soggetti artistici abbiamo vista racchiusa nello spazio di una pellicola . Il soggetto è gigantesco nella concezione: la vita di Dante, nei suoi episodi più significativi e salienti . Questo almeno, nella intenzione di Valentino Soldani, ché nell'esecuzione - quale appare sullo schermo - la vita vera di Dante è rappresentata da troppo pochi fuggevoli quadri, i quali troppo poco dicono di Lui, e da molti altri nei quali la sua sublime figura si sperde in allegorie e ricordi staccati; d'alto significato morale forse in un'opera ben più complessa, ma inutile in questa breve sintesi. Per una vita di Dante, è troppo poco , e troppo nebuloso. D'altra parte, la figura del divino Poeta, assertore di libertà e di italianità, è così grandiosa, formidabile, sovrumana nella storia, e più nella leggenda, che solo si sarebbe potuto rendere con brevi tratti incisivi, ma campeggianti non per forza propria, sibbene per suggestione su tutta la vicenda di un'epoca: il tratteggiarla in piccoli, sparsi ritagli, è uno sminuirla, rendendola per di più incomprensibile. La farragine di frammenti diversi, vero mosaico di quadri, buttati a caso, quasi, e tolti un po' qua, un po' là dalla storia, con poco nesso e nessuna continuità, i ritorni leggendari e ricorsi storici di episodietti del sommo Poeta, o triti, e perciò senza originalità, o di pochissima importanza; le allegorie troppo ripetute e non sempre di buon gusto né fedeli : tutto ciò riempie e rimpinza l'azione, in modo tale ch' essa si snoda faticosa ed ansimante( ...). Dante ... ha un profilo perfetto nel viso di Guido Maraffi . L'azione di quest'attore, nella preoccupazione di tenersi in linea, dovendo impersonare tante figure, è uniforme, fredda, incolore, tanto più a contatto col Calligai, col Donati, col Ristoro ed altri, così potentemente vivi e vitali: non manca, tuttavia, di un'estrema compostezza e di una forte dignità (... )». (Elle.Gi . in «La vita cinematografica», Torino, 28 febbraio 1923).
«Un film su Dante e sulla sua vita si presentava come un problema assai grave, perché era facile cadere nel grottesco o venir meno a quella dignità artistica che pur era non solo necessaria, ma doverosa ed indispensabile. (... ) Valentino Soldani, conoscitore profondo del ferreo e travagliato Trecento, ha composto una vicenda nella quale il dramma politico, il dramma civile ed il dramma umano di quel secolo si fondono e si compenetrano, ripercuotendosi sull'animo e sulla vita di Dante, più che non lo travolgono gli avvenimenti turbinosi e gravi. Si può dire che la visione storica fornita dal Soldani faciliti la comprensione di Dante stesso, l'aiuti e la popolarizzi, lasciando trave-
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,--- - - - -------·--, Tor ino, n. 8, 25 aprile 1923).
La rosa di Fortunio r.: Luciano Dorio - s. : Luciano Dorio - se.: Nunzio Malasomma - f. : Tullio Chiarin i - int.: Diomira Jacobini (Mirella d i San Florio), Lido Manetti (il conte Roberto Valli], Oreste Bilancia (un corteggiatore), Alfonso Cassini (il protettore), Mario Parpagnoli (l 'i mpresario Sergi), Augusto Bandini (altro cortegg iatore) - p.: Fert, Roma - di. : Pittaluga - v.c. : 17 127 del 30.6.1922 - p.v. romana : 24.10.1922 - lg.o.: m. 1779.
Mirella e Roberto vivono in due castelli '!icini, fra l'apparente ricchezza e la noia permanente. Ma il silenzio viene rotto dal biglietto di un brigante che sconvolge la casa di Mirella. Roberto interviene e dopo vari appostamenti riesce a smascherare il misterioso bandito: non è altri che Mirella. Lo scherzo non viene gradito dal giovane ed i rapporti tra i due diventano tesi. Dopo uno spettacolo di beneficenza, Mirella, spinta da un impresario, debutta in un teatro di varietà. La ragazza raggiunge il successo e, con la gloria, arrivano molti corteggiatori, più o meno fatui. Ma una rosa che ogni sera trova nel suo camerino la turba. Quando scopre che a offrirla è Fortunio, un pagliaccio che l'ha difesa dalle insidie di Sergi, l'impresario, e che Fortunio non è a ltri che Roberto, il quale pur di starle vicino è divenuto un saltimbanco, Mirella non ha più e s itazioni. I due giovani si sposano.
d alla critica: «(... ) È strano come un so g gettista g e nia le e pieno d ' inarrivabili ri sorse q ua le se mp re abb iamo a mmira to in Luc iano Do ri o, ci p resenti q uesto in su lso e b a nale lavoro, medi ocremente
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sceneggiato, che solo la vivacità e l' arte spontanea e fo rte di Diomira Jacobini riesce a rendere un pò più sopportabile, malgrado la diffusa pesantezza c he opprime, salvo pochi indovinati quadri all' inizio, tutta la pellicola . Attore sempre corretto ed elegante Lido Monelli , che possiede veramente e sa far rendere le sue particolari e signorili doti di " amoroso" appassionato, tragico, vibrante. Spesso troppo manierato il Parpagnoli nella parte del seduttore ; o ttimo protettore d i belle fan c iulle, il suo ruolo preferito, A lfon so Cassini . Fotografia abbastanza curala ». (Paolo Amerio in «La rivista cinematogra fica », Torino , 25 marzo 1923).
La rosa di Fortunio venne censurata in alcune scene del teatro di varietà, tra le quali quella
in cui /'impresario tenta un volgare approccio nei confronti della protagonista.
Dio mi ra Jacobini in La roso d i Fortunio
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La ruota del falco r.: Luigi Maggi - s. e se.: C.V. Bugiani - f.: Paolo Beccaria ed Achille Nani - int.: Marcella Albani, Francesco Casaleggio, Oreste Grandi, Cesare Carini, Ettore Casarotti, Vittorina, Attilio De Virgiliis, D. Tufano, Ersilia Scalpellini, Onorato Castioni - p.: Ambrosio, Torino/U.C.1. - di.: U.C.I. Il film è in due episodi : 1QJ La ruota del falco : v.c. : 16958 del 30 .4 . 1922 - lg.o. : m. 1225 - 2Q) Il mistero del testamento - v.c. : 16959 del 30.4.1922 - lg.o.: m. 1123.
dalla critica: «Una delle così dette avventure drammatiche, a base di rapimenti , di aggression i e d i bastonature. Ma non manca, in questa tumultuosità d 'azione, un fondo soavemente tenero, rappresentato dall'amore puro e tenace che non vuole conoscere ostacoli . Il soggetto, insomma, può interessare anche chi ha fobìa per codeste films a trama campata un po' in aria : anche perché le scene più tumultuose sono trattate con avvedutezza e, se si può dire, con un certo ... gusto. Simpatica davvero, Marcella Albani : una figurina leggera e delicata, tutta soavità e sen timento. Ella è, io credo, ancora agli inizi della sua arte; ma molto potrà fare, specie se le sarà sempre conservato il suo ruolo, ch 'è quello di fanciulla bella, sensibile e buona (.. .). Particolare menzione merita il Casa rotti , piccolo, ma già grande attore (... )». (Aldo Gabrielli in «La rivista cinematografica », Torino, 25 dicembre 1922).
Il film venne iniziato come Il risorto, per poi divenire Salvator, e infine La ruota del falco.
Il romanzo di Mina, La lettera fatale,
Ettore Casarotti, non ancora decenne all'epoca in cui il film venne girato (7 920), ha un ricordo preciso e nitido delle scene di acrobazie di Francesco Casaleggio e di una in particolare, in cui egli veniva salvato dal gigante buono. Prima di compiere un pericoloso attraversamento di un burrone, Casaleggio dovette rassicurare Carmen Casarotti, madre di Ettore ed anche lei attrice di composizione all~Ambrosio, spiegandole il trucco, togliendo al piccolo Ettore il gusto della scena awenturosa, che riuscì alla perfezione.
Sansone r.: Torello Rolli - s.: dal dramma «Samson » (1907) di Hern i Bernstein se.: Torello Rolli - f. : Arturo Busnengo - scgr.: Alfredo Manzi - int.: Angelo Ferrari (Jack Brachart), Elena Sangro (Anne-Marie d ' Ande line), Franco Gennaro (Andeline), Giuseppe Pierozzi, Enrico Scatizzi (Le Govain), Gemma De Sanctis, Raoul Maillard, Raffaello Mariani - p. : Caesar-film, Roma - di. : U.C.I. - v.c. : 17 599 del 30 . 11. 1922 - p.v. romana : 5 -5-1923 - lg.o. : m. 1735.
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Elena Sa ngra e Ange lo Ferrari in Sansone
Jack Brachart è un uomo che, partito dal nulla, dopo aver fatto anche il facchino, è diventato un ricco agente di borsa, lanciando la grande società dei Rami Egiziani. Ammesso al circolo più esclusivo di Parigi, prende a corteggiare Anne Marie, figlia del marchese d'Andeline, che è desiderata anche da un suo personale nemico, il conte Le Govain. Anne Marie accetta di sposare Brachart, che le offre di salvare suo padre, sull'orlo della rovina, ma gli dichiara che non sarà mai una moglie reale perché non lo ama, anzi è attratta dal subdolo Le Govain. Jack accetta il patto e il matrimonio ha luogo. L'uomo, ferito nell'orgoglio, soffre, ma si mostra calmo e attende. Profittando di una sua assenza, Le Govain invita Anne Marie ad uscire con lui. Intende mostrarla ai suoi amici come la sua nuova amante, la conduce al Cafè de Paris, dove tenta di usarle violenza, ma Anne Marie fugge. La vendetta di Brachart è terribile. Per distruggere il rivale, distrugge se stesso, come Sansone sacrificò se stesso per uccidere i Filistei. Ma anche se è diventato povero come all'inizio della sua carriera, Brachart ha ora al suo fianco Anne Marie, che ha capito il pazzo eroismo di suo marito e sente di amarlo.
dalla critica: «(...) La riduzione alla te la non è molto felice ed è resa ancor più fredda ed incolore dalla rec itazione tutt'altro c he buona. Elena Sangro si sforz a di interpretare la sua parte d i nobi le a ltezzosa e orgog liosa, ma no n sempre, nè troppo b ene vi rie sce. Quando poi vuo le esprime re un sentimento intimo con la sola mimica d e l volto, avviene c he facc ia più smorfie c he altro . Il Ferrari no n è certo qui ne lla sua migliore interpreta z ione, però non se ne può dire gran male . Lo Scatizzi invece è assolutamente ridicolo e in sopportabile. Le figure secondarie fanno pietà . Vi è poi da notare la visione di Sansone che abbatte le colonne del Tempio per seppell ire i Filistei, che è veramente orribile e indegna . Tali ricostruzion i, o si fan no in modo grandioso, come nel film Sodoma e Gomorra, o è meg lio no n rappresentare nulla, specialmente in casi come questo, ove nessun bisog no c'era di farc i ved ere q uella scena b ib lica . La fotografia in generale buo na». (C. Sirca na in «La riv ista c inematografica », Torino, 25 g e nna io 19 2 4 ).
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A Santanotte
r.: Elvira Notori - s. e se.: Elvira Notori dalla omonima canzone di E. Scala (versi) e F. Buongiovanni (musica) - f.: Nicola Notori - int.: Rosè Angione (Nanninella), Alberto Danza (Tore Spina), Eduardo Notori (Gennariello), Elisa Cava (la madre di Tare) - p.: Films Dora «serie grandi lavori popolari », Napoli - di. : regionale - v.c. : 167 20 del 31 . 1. 1922 - p.v. romana : 24.12 . 1922 - lg.o.: m. 1285.
Nanninella, cameriera in una trattoria, è resa infelice da un padre dedito all'alcool, Giuseppone. Si innamorano di lei due giovanotti, Tore Spina ed il suo amico Carluccio. Nanninella preferisce Tore, e Carluccio, per conquistarla, si mostra generoso con Giuseppone, pagandogli da bere e inducendolo così a rifiutare la richiesta di matrimonio della vecchia madre di Tore. Poi un gior no, mentre Giuseppone, istigato da Carluccio, litiga con Tore, cade in un burrone e muore. Carluccio accusa allora il rivale di aver assassinato Giuseppone e lo fa arrestare. Può così corteggiare Nanninella ma la ragazza resta fedele a Tore. Quando però viene a sapere da Gennariello, un lustrascarpe, che forse Carluccio ha la prova dell'innocenza di Tore, decide di sacrificarsi, di sposarlo per carpirgli questa prova. Invano Gennariello cerca di far evadere Tore affinché impedisca questo matrimonio. Tore arriva tardi. Nanninella ottiene la confessione dell'innocenza del suo ama to e vorrebbe subito comunicargli la buona notizia, ma Carluccio, impazzito, la accoltella. E la donna muore tra le braccia di Tore.
Rosè A ng io ne, Elisa Cava e A lberto Dan za in 'A Santanotte
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dalla critica: «( ... ) L'argomento illustra il solito fattaccio, provocato da amore, tradimento, gelosia , omicidio, attraverso le solite scene e il solito scenario, con gli stessi attori appena capaci di mettere in rilievo le brutture dei bassifondi napoletani. Se il pubblico ha talvolta applaudito durante tale proiezione, l'applauso era diretto unicamente all'attore che, a viva voce, commentava il film con le sue canzoni napoletane. L'interpretazione è superficiale per quasi tutti gli attori ; quella di alcuni è irritante, tanto è fatta da cani . La fotografia è mediocre e stampata orridamente. Editrice: la Dora film ». (Rag . in «La vita cinematografica», Torino, 30 maggio 1924) .
«Dramma popolare napoletano, interpretato dall'ottimo Gennariello e dalla bella Rosè. Veramente ci sorprende non poco l' enorme successo che ottengono questi film a soggetto popolare. Fatto sta che gli affari che questi lavori procurano, sono affari d'oro. Ammiratissimo in 'A santanotte l' affiatamento di tutti gli interpreti ed i meravigliosi esterni d i Napoli immortale». (F. Pinto in «La rivista cinematografica», Torino , 25 sette mbre 1922 ).
' A Santanotte fu uno dei grossi successi dell'editrice napoletana Dora-film. Una corrispon-
denza da Palermo apparsa nel N. 4 «La rivista cinematografica» (febbraio 1923) lo con ferma: «Si è avuta, a richiesta generale, una ripresa di ' A Santa notte della Notori, girata dalla Dora-film di Napoli. Crediamo doveroso rilevare che questo film ha tenuto il cartello per più di un mese, il che vale quanto dire che ha in sé tutti i requisiti necessari a suggestionare e soggiogare gli spettatori».
Lo scoiattolo del mare r. : Gian netto Ca sa leggio, Dante Cappelli - s.: Nemo e Nihil - f. : Giuseppe Berta, Luigi M . Reverso - int.: Franco Cappe lli, Dante Cappelli, Lidia Richard, Mario Casaleggio - p.: Piemonte-film, Torino - di.: regionale - v.c.: 17368 del 30.9 . 1922 - lg.o. : m. 1087.
Avventure di terra e di mare con un ragazzino, come protagonista.
Non reperite recensioni, tranne un brevissimo accenno in una corrispondenza fiorentina («grazioso lavoro d 'avventure») su «La rivista cinematografica» (Torin o, luglio 1924), per questo film che ebbe una circolaz ione molto limitata.
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La seconda moglie r. : Amleto Palermi - s. e se.: Amleto Palermi dal lavoro drammatico «The second Mrs Tanqueray» (1983) di Arthur Wing Pinero - f.: Giovanni Grimaldi - int.: Pina Menichelli (Lady Paula Tanqueray), Livio Pavanelli (Lord Aubrey Tanqueray), Orietta Claudi (Eliana), Alfredo Bertene (Lord Cayley Drummle), Elena Lunda (Lady Orreyed, ex-divetta del varietà), A lfredo Martinelli (suo marito, Giorgio Orreyed), Alfredo Menichelli (il Capitano Ardale) , Alfredo Smith - p.: Rinascimento-film, Ro2 ma - di.: U .C.I. - v.c.: 16893 del 31.5 . 1922 - p.v. romana: 22.2.1923 - lg.o.: m.2946.
Lord Aubrey Tanqueray ha la sventura di perdere la moglie, una donna di rigidi costumi che, se da un lato ha saputo organizzargli la vita secondo i più perfetti canoni del suo rango, lo ha lasciato insoddisfatto invece sentimentalmente. Rimasto solo, Tanqueray manda la figlioletta Eliana in un collegio religioso e conduce una vita grigia e ritirata. Passano gli anni e l'uomo, stanco della solitudine che si è imposto, comincia a frequentare la società londinese. Conosce Paula, una mondana di fine bellezza, se ne invaghisce e la sposa. Benché la donna, divenuta la seconda lady Tanqueray, abbia deciso di abbandonare la vita dissipata di un tempo e si dimostri desiderosa di redenzione, non riesce però a legare con Eliana, ormai una fanciulla in fiore, che disprezza l' intrusa. Tanqueray, nel tentativo di risolvere una situazione che si va facendo sempre più insostenibile, decide di allontanare la figlia e la manda a Parigi. Eliana incontra il capitano Ardale, se ne innamora e quando torna a casa, lo presenta come il suo fidanzato. Ma in Ardale Paula riconosce un suo antico amante. Confessa a Eliana la sua colpa per dissuadere la fanciulla ad unire la sua vita a quella di un avventuriero e mette fine ai suoi giorni con un colpo di rivoltella.
dalla critica: «li triste dramma di Pinero, che fu il cavallo di battaglia delle nostre maggiori attrici, dalla Duse alla Reiter, alla Vitaliani, che ancora oggi interessa artiste di valore come la Melato o Em ma Gramatica, non è sfuggito alla riduzione cinematografica. Con ampliamenti e raccorciamenti che s'intuiscono facilmente( .. .). Q ualche lungaggine può essere facilmente soppressa. Pina Menichelli è un po' monotona, un po' manierata; ma ha raggiunto effetti di commozione nell'ultimo atto( ...)». JOlroc in «L'Epoca », Roma, 24 febbraio 1923).
«La Dio grazia, prendo ogg i la penna per lodare! È questa, per me, una vera g101a . Non essendo la commedia di Arthur Pinero opera di difficile cerebralità , pure ha in se tanto pensiero e tanto dramma interiore, che la riduzione per lo schermo - volendo sullo schermo rendere, non superficialmente, ma essenzialmente, i drammi e i caratteri - restava opera oltremodo ardua . Sono restato ammirato, dovendo convenire che il riduttore e d irettore artistico Am leto Palermi, riuscendo ad insufflare nel film quel d inamismo che è conditio sine qua non per fare del piacevole cinematografo, abbia saputo, nel contempo, rispettare e render visibile tutta la vicenda interiore. Quindi o pera alta, perché ricerca d i render fotograficamente (senza la parola) movimenti spirituali .
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Pina Menichelli , Alfredo Bertone e Livio Pavanelli in La seconda moglie
(. .. ) Non ripeterò qui le mie disquisizioni sul divenire dell'arte menichelliana e nel risalire a chi ne tocca il merito. Ancora intravvediamo, purtroppo, la Menichelli estetizzante; ma soltanto quando non siamo in un momento drammatico, soltanto in qualche passaggio, in qualche scena di addentellamento . Paula mondana è ammirevole; della mondana, non ancora sveglia alla vita sentimentale, la Menichelli ha tutto il fascino esteriore e tutto il cinismo. Paula innamorata e gelosa della figliastra, di cui vorrebbe ottenere l'amore, è di una umanità semplice, sincera, comunicativa e persuasiva; e questa interpretazione della Menichelli onora lei stessa e il direttore che ne guidò la recitazione (... )». (Aurelio Spada in «Film », Napo li , 3 1 gennaio 1923).
«( ... ) Cominciamo dai difetti, dobbiamo purtroppo ripetere quanto da molto tempo andiamo dicendo : è vano e assurdo fare delle riduzioni per il cinematografo. È una cosa poco conveniente tanto al modello letterario che al risultato cinematografico. ( .. .) Sullo schermo noi abbiamo bisogno di vedere , non di leggere le didascalìe e tentare di interpretare dalle labbra dei protagonisti le parole mute che essi pronunziano . Abbiamo bisogno di fatti, di masse, di movimenti, di scene naturali sempre rinnovate ; di illusioni tecniche, magari ( ... ). L'altro difetto è quella insopportabile Pina Menichelli , grottesca imitazione di Lyda Barelli, artificiale, inintelligente, priva del più elementare discernimento artistico . La seconda moglie ha al suo attivo una messa in scena di primo ordine. A quest'e lemento dobbiamo l'interesse e l'importanza del film» . (Edgard o Rebizzi in «L'Ambrosiano », Milano, 19 apri le 1923 ).
«One would hardly imagine thai so typically British a subjet as Sir Arthur Wing Pinero's successful English play could be made into such a convincing and altogether admirable pro-
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duction by on ltalian company. But by bringing over his artists to England for a few exterior scenes, Amleto Palermi has made a picture that faithfully interprets the action in the righi atmosphere, and, in addiction, there is a certain mysticism, a spirituality, suggested by ltalian temperament. As the heroine, Pina Menichelli emphasises a refinement of character which in a most subtle and dramatic manner neutralises the irregularity of her actions. With her volcanic, sensitive persoriality, she claims our sympathy more firmly than the rather priggish school giri, whose respectability is so entirely the result of circumstances. The conflict between these two women for the affection of one man, a husband versus a father, creates the action of the story. (.. .) The story has been very skilfully adapted for the screen by Harry Hughes, whose continu ity is all that could be desired . As the beautiful Paula, Pina Menichelli gives an admirable performance that is full of light a nd shade in the subtlety of her interpretation . The rest of the acting is also fine, especially that of the somewhat callous Ellean ... English exteriors and ltalian studio scenes are equally good and combine in a perfect harmony that makes The Second Mrs . Tanqueray a remarkable picture, worthy of the exhibitor' s particular attention. » («The Bioscope», London , May 18, 1922)
Il film, uno dei maggiori successi di Pina Menichelli e della produzione italiana del 1923, ebbe un largo sfruttamento sia in Italia che all'estero. li lavoro di Arthur Wing Pinero aveva già dato luogo ad una riduzione cinematografica nel 1916 in Gran Bretagna, curata da Fred Pouf e con /'attrice Hilda Moore nella parte della protagonista. Altra versione, sempre inglese, è del 1952, regista Dallas Bower, interprete Pamela Brown.
Il segreto della grotta azzurra r. : Carmine Gallone - s. e se.: Carmine Gallone - f. : Alfredo Donelli int. : Diomira Jacobini (Giulietta madre e figlia), Alfredo Bertone (Sergio Obrosky), Enrico Scatizzi (Giacomo Obrosky), Renato Visco (Giovanni Lucci), Cav. Spadara - p.: Gallone, Roma - di.: Pittaluga - v.c.: 17588 del 30. 11 . 1922 - p.v. romana: 3.1 . 1923 - lg.o.: m. 1665.
Un pittore americano che vive a Capri s'innamora di una ragazza del luogo. Quando nasce una bambina, Giulietta, Giacomo è già tornato in America. Sono passati vent'anni. La donna è morta; Giulietta, la figlia, è divenuta una deliziosa fanciulla di cui è innamorato Giovanni Lucci, studente dell'Istituto Nautico. Il pittore torna a Capri, ritrova la figlia e la conduce in America. Quando ritornano a Capri, con loro è Sergio, un nipote del pittore, che corteggia la ragazza, attratto dalla dote. Ma Giovanni veglia e a suon di pugni induce l'avido Sergio a tornare al suo paese. Giulietta e Giovanni si sposano.
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dalla critica: «Alle bellezze naturali si intrecciano le cosiddette bellezze dell ' amore. Pericolo d'indigestione. Esclusa per tutti ». (Giudizio del CUCE in «Rivista di letture», Milano , maggio 1924).
«( ... ) La trama di questo lavoro, pur senza elevarsi a grande altezza, vanta tuttavia una certa originalità di situazioni ed è realizzata con una nobiltà d'intendimenti artistici pressocché sconosciuti in questa repubblica parolaia che è la cinematografia . Il lavoro di Carmine Gallone ci trasporta fra gli incantevoli paesaggi dell'isola di Capri , in una cornice di cielo e di mare meravigliosa ; è una successione di quadri pervasi da una grande e fascinatrice bellezza , scelti con un senso di poesia oltremodo significativa; sorridente parentesi di luce nel grigiore di una produzione a base di avventure grossolane e di dive isteriche ed ignoranti. Qui, fortunatamente , non c'è nul la di tutto questo : c' è un'attrice semplice e deliziosa - Diomira Jacobini - la quale recita , o meglio interpreta la sua parte con una sobrietà così vivace e così colorita di atteggiamenti, da riconci liare col cinematografo anche i più feroci suoi detrattori (... )». (Giu seppe Lega in «La vita cinematografica », Torino, 15 agosto 1923).
La censura chiese di attenuare la scena di violenza di Sergio verso la cugina, ritenendola eccessivamente prolissa e repugnante.
Il segreto della miniera d'oro r.: Aldo Za mboni - f. : Mario Spialti ni - int. : Fede Sedi no, Luigi Pavese (l 'i ng . A rgenti) - p.: Fil ms De G ig lio, Tori no - di.: U .C.I. - v.c.: 1709 4 del 3 0 .6.1 92 2 - p.v. romana: l 0.1.1923 - lg.o.: m . 1309. Emozionanti avve nture in cui un ardimentoso italiano, l'inge gne r Arge nti, affrontando m ille pericoli, corse sui tetti e una tragica lotta con le acque limacciose che inondano una miniera contesa alla sua legittima proprietaria da una accolita di banditi, riesce a sventare la losca tra ma e ad avere l ' amore della bella protagonista.
dalla critica: «(... ) Fi lm di g ran di avventure, conseguentemente, forte successo di cassa. Però come lavoro è be llo e bene condotto, non come i p iù dei passati , pie ni di madornali errori e di situazioni illog iche» . (C. C histè in «La rivi sta cinematografica», Torino , n_ 21, l O novembre 1922).
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Il segreto del morto r.: Luigi-Romano Borgnetto - s. : Gin-Bill - f. : Anchise Brizzi - int.: Carlo Aldini (Ajax), Liliana Ardea (la marchesina della Rovere), Ruy Vismara , Giovanni Cimara , Mercedes Brignone, Lola Visconti-Brignone, Franz Sala , Armand Pouget. - p. : Rodolfi-film , Torino - di. : U.C.I. - v.c. : 16851 del 31 .3 . 1922 - p.v. romana : 12 .6 . 1922 - lg.o. : m. 1305 .
La marchesina della Rovere che sta per sposare il suo innamorato, viene accusata di omicidio e, essendo tutte le prove contro di lei, rischia di essere condannata alla pena capitale. Ma la confessione della sorella, che è la vera colpevole, salva all'ultimo momento l'innocente ma rchesina che può così essere liberata e convolare a no:r::r:e. Tutto ovviamente per merito di Ajax, che dopo varie peripezie, è riuscito a ristabilire la verità.
dalla critica:
«(... ) Un vero capolavoro di arte italiana : la buona interpretazione di Carlo Aldini e quella della giovanissima attrice Lylian Ardea piacquero assai . La parte di quest'ultima era piuttosto difficile e tutto il pubblico applaudiva lei sola ; ad ogni movimento di Lylian Ardea era un fren etico applauso da parte del pubblico; fotografia ottima , come pure la direzione artistica». (E. Ca mpagnari in «La rivista ci nematogra fi ca», Torino, n. 4 , 20 febbraio 1923).
«(.. .) La smania dell'intreccio produce alle volte pellicole quasi incomprensibili . Questa è una del genere (... )». (Anon. in «La ri vista di letture», Milano, n. 5 , maggio 1925) .
Ven nero apportati dei tagli alle scene in cui «Leyla de Gris percuote violentemente la piccola orfanella» , poiché la censura ritenne /'episodio «troppo brutale e ripugnante» . Il film girò anche con un altro titolo: Infame,. ricatto.
Sfida alla morte r. : Ubaldo Maria Del Colle - s. e se.: Ubaldo Maria Del Colle - f. : Giacomo Bazzichelli - int. : Ubaldo Maria Del Colle (Teddy), Rita Almanova (la sacerdotessa) - p. e di. : Lombardo-film , Napoli - v.c. : l 0 episodio 17590 - 2 ° episodio 17591 , entrambi del 30 . 11 . 1922 - p.v. romana : 6 . 1. 1923 - l 0 episodio : Sfida alla morte - lg.o.: m. 1324 2 ° episodio : Il tempio del supplizio - lg.o. : m. l 274 .
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È un'avventura che si svolge nelle tenebre di un tempio indiano, tra i Sacerdoti del Sole. Teddy, un coraggioso esploratore, scopre casualmente la chiave di un mistero secolare, ma, catturato dai Sacerdoti, gelosi custodi del segreto, viene condannato ad una morte orribile. La bella sacerdotessa del Dio sole, innamorata dell'intrepido Teddy, dà la sua vita per salvare l'uomo bianco.
dalla critica: «Un riuscito lavoro in due episodi ( .. . ). Indiscutibilmente, però, se si fosse cercato d'essere meno prolissi in certi interminabili passaggi e , in analisi , più concisi nella parte puramente preparatoria, si sarebbe potuto ottenere ancora qualche cosa di più e principalmente si sarebbe riusciti vittoriosi anche nell ' imposizione tentata sul pubblico, allo scopo di introdurre anche da noi, l'avventura romantica, tipo americano, senza fuorviare dai nostri abituali tipi di lavori . Discreta, ed in qualche momento, anche ben affiatata l' interpretazione (... ), meno buona fu viceversa la fotografia e molto saltuaria , il che ha concorso a scemare l' ottima impressione promessa dal lavoro nella prima parte della prima serie. Del resto , data la lunghezza del lavoro e le difficoltà di mantenerla omogenea per la molteplicità dei luoghi dove fu girato, possiamo ancora essere soddisfatti dei suoi risul tati ( ... )». (M .T.F. in «La rivista c in ema tog rafi ca», Torino, l O gennaio 1923 ).
Una sce na di Sfida alla morte
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Le note della censura: Primo episodio : sopprimere tutta la scena dell'invasione degli uomini armati e mascherati
nella sala da ballo con le conseguenti colluttazioni. Sopprimere la scena dell'aggressione al giovane che tenta di introdursi nel caminetto e rimane soffocato dalla saracinesca. Secondo episodio: Sopprimere nel riassunto illustrato del primo episodio le scene prima citate . Sopprimere tutte le scene della tortura di Teddy. Sopprimere le scene di violenza nelle colluttazioni tra Teddy e i suoi inseguitori.
Si ve vu lesse bene: Ninì Dinelli e Piero Vanni
Si ve vulesse bene r. : Emanuele Rotondo - s. e se.: di Emanuele Rotondo, dalla canzone omonima di E.A. Mario - f. : Rodolfo D' Angelo (?) - int. : Ninì Dinelli (donna Maria), Mario Massa (Tore, 'o marenaro) , Oreste Tesorone (il padre di Tare), Alberto Danza (don Pasquale, il fabbro), Silvio Rotondo (Pietro Campa), Piero Vanni (don Ciro, 'o cavallaro) - p.: Emanuele Rotondo per la Miramar, Napoli - di. : Miramar - v.c. : 17603 del 31 . l 0 . 1922 - lg.o. : m. 1309.
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Nella vita di donna Maria, una splendida napoletana, molti sono gli uomini che si avvicendano: un marinaio, Tore, che, per poterla dimenticare, si imbarca per l'America; un azzimato damerino che le regala una collana, un fabbro che uccide il damerino e finisce in carcere; un organizzatore della festa di Pierdigrotta che, anche se la storia non lo dice, probabilmente non è l'ultimo della serie.
il film ha quasi il ritmo di un balletto. I personaggi maschili perfettamente caratterizzati, appaiono, scompaiono e ricompaiono nella vicenda . Tranne qualche interno di maniera (la stanza della donna, la prigione o la stiva), il film è tutto girato in esterni, negli stabilimenti balneari di Posillipo dove Rotondo rappresentò la jeunesse dorée ai bagni del 7922, per le strade della Napoli storica dove ha luogo la tesissima «zumpata» e durante la Piedigrotta, allora al suo apogeo. Mario Massa, che nel film è il rubicondo barcaiolo, non aveva mai recitato, ma era un nome notissimo nell'olimpo cinematografico napoletano, poiché non vi era film in cui non prestasse, al di sotto dello schermo, la sua vibrante voce tenorile. Anz i, con questa attività, seguendo le varie prime visioni, cantò per tutta Italia e andò più volte in America. A Rotondo chiese ed ottenne di fare, per una volta tanto, l'attore. Si ve vulesse bene è il suo debutto e anche il suo canto del cigno, come interprete. Come per quasi tutti i film napoletani, non mancò /'intervento della censura che impose di sopprimere la scena in cui Don Ciro 'o cavallaro, con un lungo coltello, si avventa contro il rivale, cercando di colpirlo ripetutamente; quella in cui viene strangolato Don Ciro, e di ridurre la scena della rissa per giustificare l'arresto di Pasquale, il fabbro, autore dell'omicidio di Don Ciro.
Sogno d'amore r.: Gennaro Righelli - se.: Luciano Dorio e Nunzio Malasomma dal lavoro drammatico «Mecta Ljubvi» (1911 J di Aleksander Kosotorov - se.: Mario Gheduzzi - int. : Italia Almirante-Manzini (Mary Chardin), André Habay (Chardin), Oreste Bilancia (Guschine), Vittorio Pieri, Léonie Laporte, Orietta Claudi - p.: Fert, Roma - di.: S.A. Pittaluga - v.e. : 17411 del 31 .1O.1922 - p.v. romana: 16.11 . 1923 - lg.o.: m. 1694.
«Mary, una piccola creatura di caffè-concerto, si sposa provvisoriamente, come un numero di scrittura, con un giovane strano e sentimentale, improvvisamente invaghitosi. Ma dal gioco amoroso, che tale vorrebbe essere, o dalla breve sosta sentimentale, nasce una passione violenta nelle due anime inconscie ed il dramma spirituale scoppia con accenti e riverberi di dolorosa umanità. Ma il contratto è stato stipulato e perciò la donna, annientando i suoi sentimenti, vuole ottemperare ai patti conchiusi, essendole mancata la vera e grande prova d'amore. Questa è venuta, ma quando i cuori erano già devastati nel tormento amletico dell'egoismo e il timore di nuove pene d'amore aveva irretito la donna». (dalla «brochure» del film).
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Ita lia Almirante-Man zi ni e André Habay in Sogno d 'am ore
da lla critica: «(... ) Abbiamo ammirato Italia Almirante nelle sue sfolgoranti toilettes e nella incarnazione meravigliosa di Mary Chardin , cantante lirica di varietà; donna, questa, di lucida intelligenza e raffinata sensibilità umana, che attira nelle sue spire Andrea . (... ) A tratti la vediamo ambigua, materna, chiaroveggente , cin ica, insensibile, sprezzante . L'A lmirante esprime sul suo volto le tortuose vicende di un'anima di donna d'istinto sentimentale, deturpata dalla vita . Habay recita molto bene la sua parte, come pure il Bilancia e Ori etta Claudi. Il successo fu grandioso( / .)» . (G . Ku mp in «La vita cinematografica », Torin o, n. 17, 15 settembre 1923).
«Ecco un'altra film di maniera ; di quella maniera che pare non voglia essere messa al bando neppure da quelli che hanno il posto d'onore nella nostra Cinematografia . Il soggetto, cred o del Dorio , avrebbe un fondo di ver ità , discretamente elevato; ma tutta la sostanza si ste mpera in un brodoso contorno, fatto di quegli ammennicoli più insulsi che piccanti, più inu ti li che efficaci, che spesso ritroviamo nei soggetti del Dorio, o de' suoi amatori . (... ) Il personaggio rivestito dall'Habay è certo il più riuscito : io ritrovo il lui un carattere sincera mente umano. Imprecisa quanto mai , invece, è la Manzini : e non già per difetto di reci tazi one, ma semplicemente per il carattere assolutamente irreale, o per lo meno, imprecisa bi le del personaggio ch ' ella ha dovuto rappresentare (... ). Epp ure, era così semplice fare una cosa umana quando si aveva avuto uno spunto felice, se non nuovo, come questo, Sogno d 'amore! Ma tant'è : la coda del diavolo si insinua un po' da per tutto( .. .)». (Aldo Gabrielli in «La ri vista cinematografica », Torin o, 25 maggio 1923 ).
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Prima di partire per la Germania, dove tra il 1923 ed il 1929 girò una quindicina di film , Righelli realizzò questo Sogno d'amore, che andò piuttosto bene, almeno commercialmente, a giudicare dalle numerose volte che lo si ritrova nei tamburini dei giornali italiani. Vi fu un intervento censorio nella prima parte del film dove venne richiesto che non risultasse il concorso indetto per premiare le più belle gambe tra la ballerina e Nunù, sopprimendo didascalie e scene di carattere licenzioso, come quelle in cui si mostrano le gambe, le osservazioni, i palpeggiamenti. Nel 1943, Ferdinando Maria Poggioli iniziò la lavorazione di una nuova versione cinematografica del lavoro di Kosotorov, per /'interpretazione di Myriam di San Servo/o, rimasta poi interrotta e mai più completata, per gli eventi bellici. Direttore di produzione era Carlo Benetti, ex attore del muto, che spesso aveva lavorato con Righelli (Il viaggio, Cainà).
La sposa perduta r.: Achille Con salvi - sup. : Guido Parisch - s. : Ennio Gramatica - f. : Achille Nani, A. Bianchi - int.: Marcella Albani , Alberto Pa squa li, Attilio De V irgiliis, Oreste Grandi, D. Tufano - p.: Ambrosia-film , Torino di.: U.C.I. - v.c.: 16856 del 31 . 10.1922 - p.v. romana: 4 . 1O.1924 lg.o. : m. 1026.
Un'inserzione pubblicitaria presenta il film come: «dramma dell'onore che, di scena in scena, aumenta di tragicità e, attraverso la potenza delle passioni ed il carattere dei protagonisti, conduce ad un finale risolutivo e soddisfacente per lo spettatore».
dalla critica: «Anche questa pellicola, che ha per soggetto una bella storia d ' amore, ha per protagonista principale Marcella Albani. Pur essendo di produzione un po' vecchia, l' interessa nte svolgimento della trama, la semplice messa in scena e l'efficace fotografia la rendono carina e d ' effetto». (Ro.Ma in «La rivista cinematografica », Torino , n. 20, 25 ottobre 1924).
li film , come molti altri girati dalla Ambrosia tra il 1919 ed il 1920, raggiunse gli schermi con vari anni di ritardo. Questa Sposa perduta ebbe anche una «bocciatura» della censura, che ne vietò la primitiva edizione di 1395 metri e rilasciò il nullaosta alla nuova versione, ridotta di circa un quarto del suo metraggio totale, dopo che vi furono apportati ulteriori tagli in scene in cui si vede un attore dare ad un altro del denaro perché commetta un omicidio; in cui vengono fatte rotolare delle pietre; in cui una cameriera consegna una chiave, ecc.
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M arcella A lbani : La sposa pe rduta
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Alberto Collo e Dio mira Jacobini in La sto ria di Clo-Clo
La storia di Clo-Clo r.: Luciano Do rio - s.: dal romanzo «Miche» di Gyp - se.: Nunzio Malasomma - f. : Ubaldo Arata - int.: Diomira Jacobini (Miche/ Clo-Clo), Alberto Collo (il contino d ' Erdeval), Vitto rio Pieri (il nonno), Vittorio Rossi-Pianelli (Anto nio, l'amm inistra tore), Li a M iari (l'a mante) - p. : Fert, Torino - di.: Pittaluga - v.c.: 17 41 O del 30 .1 1. 1922 - p.v. romana: 2.2.1923 - lg.o.: m. 1839.
Clo-Clo è una povera servetta che ha una padrona bisbetica ed autoritaria. Una sera che rientra tardi, viene scacciata. Per sfuggire ai poliziotti, che vedendola con la sua valigia, di notte, la credono una ladra, si rifugia in casa del conte d'Erdeval. Sopraggiunge l' amante del suo ospite, che subito sospetta che Clo-Clo sia una rivale: grande scenata e minacce di vendetta. D'Erdeval riceve una lettera in cui viene informato che l' intendente del nonno lo sta derubando dei suoi beni. Si reca allora al castello assieme a Clo-Clo, la quale, fingendosi una svampita, segue da vicino le manovre dell'infedele amministratore e riesce a farlo arrestare proprio nel momento in cui, rivoltella in pugno, questi stava facendo compilare al nonno di D'Erdeval un testamento in suo favore. D' Erdeval e Clo-Clo scoprono, poi, d ' amarsi e si sposano.
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dalla critica: «(...) A noi questo lacrimevole soggetto non è piaciuto: cinematograficamente parlando, però, non è mal riuscito. Tuttavia una maggiore concisione gli avrebbe giovato . Certo si è che a Diomira Jacobini spetta il merito di aver tenuta desta e viva l'attenzione degli spettatori co n la sua grazia e la sua gaminerie deliziosissima di donna e di attrice . A nostro modo di vedere, questo lavoro è la migliore e più vissuta interpretazione sua . Anche il Rossi-Pianelli ha avuto momenti felici , pur avendo esagerato in molte scene. A ttore di linea ci è sembrato, ancora una volta, Vittorio Pieri, Deplorevole, fiacco e scolorito Alberto Collo. Si ha l'impressione che egli reciti distrattamente e senza volontà .(...)». (Gi useppe Lega in «La vita cinematografica », Torino, 30 aprile 19 23).
«( ... ) Questa Storia di Clo-Clo è una delle più belle fatiche della Diomira. La sua semplicità ha del meraviglioso. Ella non recita mai : vive sempre . Le prime scene - quando si nasconde sotto le coperte e di sotto ad esse sbuca con il cappellino in testa - sono d i una comi c ità sc hietta e salutare; quelle dell'alienazione mentale, e quando spia l'intendente ed il conte, hanno un valore altamente e fortemente espressivo: ed in fine, quando risponde il "non so" a lla domanda del Conte, è di una emotività semplice, sì, ma assolutamente viva. Al berto Collo l'ha seguita degnamente. Rossi-Pianelli è stato efficace e con qualche momento felice. Nelle due lotte con la Miche è però completamente fuori posto : assolutamente ridicoli - e lui e il contino - nell'altra lotta . Certe pecche non solo non sfuggono all'occhio del critico, ma nemmeno a quello del pubblico , che si pronunziò troppo lusinghieramente, a voce alta ... In fondo la recitazione è ottima; la tecnica perfettissima, da non aver proprio nulla da invidiare ai tanto lodati Americani; la mise en scène buona, con qualche interno ottimo; la fotografia di Ubaldo Arata chiara, nitida, luminosissima, stereoscopica (...)». (R. D'Orazio in «La rivista cinematografica », Torino, l O luglio 1923).
Una strana avventura r.: Robert Péguy - f.: Giuseppe Caracciolo, Guérin - int.: Joe Hamman (Joe Nivei), Gaston Michel (Marchal) , Poule Prielle (Monica), Paul Franceschi (Mass), Suzanne Talba , Suzy Pierson, Jole Gerli, Amedeo Ciaffi, Giacomo Origani - p. : Chime ra-Film , Roma/ Phocéa Film , Marseille v.c. : 16902 del 1.4.1922 - lg.o.: m . 1465
In un club romano, Joe Nivei ha una accesa discussione col romanziere Marchal, accusandolo di distruggere ogni verosimiglianza con la vita attraverso le sue opere di sbrigliata fantasia. E Marchal si difende, garantendo che le avventure descritte nei suoi libri sono state realmente vissute. Tornato a casa, Joe ode delle grida dalla strada e corre in soccorso di una giovane donna, aggredita da due malintenzionati. Li mette in fuga e porta la donna in casa sua, le chiede cosa sia successo, ma la donna, dopo averlo guardato con occhi smarriti, s'addormenta. L'indomani è sparita. Qualche giorno dopo, a Napoli, Joe la vede uscire dalla casa di Mass,
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uno strano personaggio che ha conosciuto a casa di amici, la ferma, ma la donna nega di essere quella che lui crede di riconoscere. Joe nan si convince e in un nuovo incontro Monica, q uesto il nome della misteriosa signora, non nega più, ma gli chiede di lasciarla al suo destino. Intricato dalla storia, Joe decide di vagliare su di lei e, travestito da cinese, la segue; casualmente scopre che Mass medita di ucciderla per impossessarsi del denaro di Monica. Joe si lancia sull'individuo, ma questi, con una fulminea iniezione, lo immobilizza. Al risveglio, Joe si trova nella casa di Mass, che è completamente sottosopra, e con un biglietto di Monica che dice di essere stata rapita e chiede aiuto. Tornato a Roma, Joe trova in casa sua attorno ad un tavolo imbandito Monica, Mass e Marchal. «Crederete ancora · chiede il romanziere all'attonito Joe - che i miei racconti sono inverosimili? Con l'aiuto dei miei amici mi è stato possibile farve ne vivere uno!» Joe accetta lo scherzo e si unisce ai convitati.
Girato a Roma in una combinazione Phocéa-Chimera, il film venne interrotto per qualche tempo a causa delle intemperanze di Joe Hamman che venne anche arrestato e tenuto in stato di fermo un paio di volte. Delle sue prodezze romane i giornali riferiscono a lungo . Sul film intervenne anche la censura che pretese la soppressione delle scene in cui si vede la sala dei fumatori d 'oppio, quella dell'iniezione del liquido venefico, nonchè le scene del tentativo di strangolamento e delle altre violenze contro Joe.
Lo strano viaggio di Pin-Popò r. : Dante Cappelli , Giovanni Casaleggio - s. : Nemo e Nihil - f. : Giuseppe Berta , Luigi Reverso - int. : Franco Cappelli (Pin-Popò), Mario Casaleggio (Moio) , Giannetta Casaleggio (Braccioforte), Lidia Richard , Teresa Marangoni , Luigi Pavese, Dante Cappelli - p. : Piemonte-film , Torino - di. : regionale - v.c. : 17367 del 30 .9 . 1922 - lg.o. : m. 1123 .
Il giovane Franco Cappelli, reduce dal successo di film per raga:r::r:i come Biribì, il piccolo poliziotto torinese ( 1920) e Il giro del mondo di un birichino di Parigi ( 1921 ), venne affiancato a Ma rio e Giannetta Casaleggio, i popolari Moio e Braccioforte, in alcuni film girati dalla Società Piemonte di Torino. Di questo Strano viaggio di Pin-Popò, di cui esiste copia alla Cineteca Italiana di Milano, non sono state reperite notizie apprezzabili, tranne qualche laconica «corrispondenza», in cui si pa rla di «film divertente», «fragorose risate», «simpatico il giovane Cappelli».
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S. E. l'Ambasciatrice r. : Lucio D 'Ambra , Carmine Gallone - s. e se. : Lucio D' Ambra - f. : Domenico Grimaldi - int. : Lia Formia (Clara Barni), Umberto Zanuccoli (Marco Soro), Diomede Procaccini (Pietro Barni), Riccard o Bertacchini -
p. : D ' Ambra-film , Roma - di. : U .C. I. - v.c. : 16799 del 18 .2. 1922 lg.o. : m . 1665 . Clara, figlia di Pietro Barni il «re dello strutto», è innamorata del tenente di vascello Marco Sora. Il matrimonio è prossimo, ma una serie di maldicenze su Marco, che sposerebbe la ragazza solo per i suoi milioni, offende l'ufficiale, che preferisce rinunciare a Clara. Il Duca di Levante, un arrivista senza scrupoli, ambasciatore d'Italia a Parigi, approfitta della situazione. Clara ne accetta la corte, lo sposa e, come moglie del diplomatico, dà feste e ricevimenti. L'arrivo del padre di Clara imbarazza il Duca di Levante. Pietro Barni, benché ricco, è troppo rozzo per un ambiente così raffinato ed è costretto a ripartire malgrado le proteste di Clara. Il Duca riprende anche a frequentare una certa marchesa. Ma quando riappare Marco Sora e Clara è sul punto di cedere all'antico innamorato, ecco che ancora una volta si impone la realtà della vita e delle convenzioni sociali. L'ambasciatore e l'ambasciatrice tornano a vivere in serena tranquillità. Sull'altare della felicità coniugale sono sacrificate due vittime: il tenente Sora che si arruola per una guerra lontana e la Marchesa che parte per sempre verso il suo ignoto destino.
dalla critica: «(... ) Originale ed interessante lavoro dell'Unione Cinematografica Italiana . Ottima la Lia Formia . Poco di buono l'Ambasciatore». (Enzo Boia no in «La vi ta ci nematografica», Torino, n. l , 15 gennaio 1923 ).
«5 .E. /'Ambasciatrice di Lucio D'Ambra (D ' Ambra film) è un film semplicemente ignominioso, nella interpretazione (?) miserrima di Lia Formia , Riccardo Bertacchini ed Umberto Zanuccoli ». (Giulio Dorio in «La rivista c inema tografica» , Tori no , n . 9 , l O maggi o 1923) .
Sua figlia r. : Renato Bulla del Torchi o - f. : Sandro Bianchini - int. : Sori de Wayditsch , Dillo Lombardi - p. : Vel ia-film , Roma - di. : regionale - v.c. : 177 06 del 31 . 12 . 1922 - lg.o. : m . 1315 .
Il conte Doriani è un patriota che si batte per ottenere la costituzione, ma i moti da lui ispirati vengono stroncati dal Re ed è costretto a fuggire, abbandonando moglie e figlioletta. La mamma muore e la piccola Marcella viene affidata al Giudice del Re, vecchio amico di Doriani.
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Sori de W ayditsch, interprete di Sua fig lia
Passano alcuni anni. Marcella è diventata una bella ragazza ed è innamorata di un giovane, anche lui uno dei cospiratori, guidati da Doriani, travestito da monaco. Un nuovo complotto architettato da Doriani viene sventato. Il vecchio giudice rinuncia a denunciare l' amico, che si rifugia sui monti, dopo aver benedetto l'unione della figlia con il giovane patriota.
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dalla critica: «(... ) Interessante vicenda ambientata nel Regno delle due Sicilie ed interpretata dalla delicata Sori de Wayditsch e dal robusto Dillo Lombardi ». (Notar in «La cine-fo no », N apoli, 16 aprile 1924).
Dopo questo film , il regista Renato Bulla del Torchio emigrò, come molti altri suoi colleghi, in cerca di lavoro all'estero. Fu però l'unico italiano che si recò in Ungheria, dove d iresse, nel 7923, il film A siron tul.
Ted l'invisibile r. : Carlo Campogalliani - s. : Carlo Campogalliani dal racconto «La canne » di Honoré de Balzac - se.: Carlo Campogalliani e Carlo Pollone - f.: Sergio Goddio - int. : Carlo Campogalliani (Ted), Letizia Quaranta (Letty), Arnaldo Firpo (Marbus), Ines Lazzari, Leopoldo Lamari p.: Campogalliani e C., Torino - di. : regionale - v.c. : 17192 del 30.6.1922 - p.v. romana: 28.7. 1922 - lg.o. : m. 1584.
Ted, uno scanzonato americano, viene in Europa in cerca di fortuna: inutilmente cerca di farsi assumere come reporter da« La Luna» e poi da «La Stella», due giornali in concorrenza tra di loro. Un giorno incontra un certo Marbus e ne diventa amico. Marbus gli presta un bastone magico, che, passando dalla mano destra alla sinistra, rende invisibile il possessore. Con questo sistema, Ted scopre che il direttore de «La Luna» è un imbroglione e raccoglie notizie sensazionali per quello de «La Stella». Divenuto un celebre giornalista, può finalmente sposare la figlia del direttore della quale si era innamorato.
dalla critica: «(... ) Abbiamo riveduto due artisti simpaticissimi : Letizia Quaranta e Carlo Campogalliani . Il film s'intitola Ted /'invisibile e svolge un motivo di non mediocre originalità, ed è condotto con intelligenza e con un senso molto lodevole di equilibrio scenico . L' interpretaz ione della Quaranta e del Campogalliani ci è parsa buo na e colorita ; solamente vorremmo consigliare ad ambedue questi artisti una maggiore vigilanza, sia per quello che riguarda la rec itazione, sia per quello che riguarda il trucco. Gli altri hanno tutti strafatto e sono caduti nel1' artificio e nel ridicolo. In complesso, però, Ted /'invisibile è un lavoro di qualche merito e di successo di pubbl ico assicurato». (G iuseppe Lega in «La vita c inematogra fica », Torino, n. 7, 15 aprile 1923).
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Teodora r. : Leopoldo Carlucci - s. : dal dramma di Victorien Sardou «Théodora» (1884) - se.: Leopoldo Carlucci, Arturo Ambrosio - f. : Giovanni Vitrotti, Giuseppe Vitrotti, Gaetano Ventimiglia - scgr.: Armando Brasini - int. : Rita Jolivet (Teodora), Ferruccio Biancini (Andrea), René Maupré (Giustiniano), Emilia Tosini (Tamyris) Lara Valerio (la schiava), Adolfo Trouchè (Marcello) - p.: Ambrosio-Zanotta , Torino - di.: Ambrosia - v.c. : 16812 del 31 .3.1922 - p.v. romana: 17.3.1922 - lg.o. : m. 2748.
Nell'isola di Cipro, il futuro imperatore Giustiniano incontra una bella etèra, la quale giura a sé stessa che diverrà imperatrice. Il suo sogno s'avvera e, appagata la sua sete di dominio, la d onna si abbandona al suo desiderio di lussuria, girando, con una schiava muta, il volto nascosto da un fitto velo, per le vie di Bisanzio, in cerca di rapporti occasionali. Nel corso di uno di questi incontri, conosce Andrea, nobile ateniese, e se ne innamora. E senza m ai rivelargli la sua identità, dice di essere Myrta, sorella di uno scriba. C'è nell'Impero molto malcontento per le tasse sempre più forti e Teodora, per le sue dissolutezze, viene indicata come una delle responsabili. La maga Tamyris, il cui figlio Amur è stato ucciso dalle guardie durante una sommossa, organizza una congiura a cui partecipano il centu rione Marcello e lo stesso Andrea. Teodora-Myrta viene a conoscenza del complotto dall'ignaro Andrea e fa catturare Marcello, che uccide personalmente, quando si accorge che sta per fare il nome dell'amato Andrea. Ma Andrea scopre, infine, la vera identità di Myrta e, recatosi nell'Ippodromo di Bisanzio, l'aggredisce con ingiurie infamanti. Teodora lo fa arrestare e legare nell'arena, in pasto ai leoni. Con uno stratagemma, Tamyris lo salva. Nel frattempo, Giustiniano viene a conoscenza della doppia vita di Teodora e medita di scacciarla. Teodora, per evitare il castigo, decide di far bere a Giustiniano il filtro dell'oblio e lo richiede a Tamyris. La maga le consegna un filtro di morte, che è bevuto, invece, da Andrea. Il giovane muore tra le braccia della disperata Teodora, che viene sorpresa da Giustiniano. L'imperatore ordina al carnefice di strangolarla sul posto.
d alla critica: « Théodora bisogna vederla due volte . E bisognerebbe amare l' architettura come si ama la
musica, la dan za , la pittura, la parola parlata in rilmo ed in rima, per sentire tutta la bellezza e la potenza di questa costruzione cinematografica, c he è riuscita nobilissima opera d 'arte italiana. Dopo Cabiria e con Cabiria che fu perfezione, mai più attinta di favola , di scenografia e di interpretazione, Théodora tiene il più alto vertice della nostra capacità artistica . (... ) La falsità storica del dramma di Sardou - del resto notevolmente variato nella riduzione cinematografica - è sopraffatta e sommersa dalla impetuosa bellezza dell' elemento prettamente cinematografico, e cioè dalle scenografie, da lle luci, dalla fo lla (...). Rita Jolivet è una bellissima Théodora, forse mo lto più bella che imperiale. N elle vesti d i M yrta , sotto il velo nei furtivi convegni, con l'onda fosca e morbosa dei capelli sciolti , quando getta in faccia all ' imperial consorte i gioielli e il diadema, ella è veramente la femm ina, la creatura morbida e dolce del voluttuoso amore e la donna audace e violenta dell' amore mortale (.. .)». (A urelio Spada in «Film », N apoli, n. 9 , febbra io 1922).
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Una scena
d'i Teodora
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Altra scena di Teodora, con Rita Jolivet ed Emilia Tosini
«La parola di Alan Dole del New York American: " ... è una vera festa per gli occhi . Ogni cosa è al di sopra dell'ordinario ... " non è esagerata: Théodora non è più il film comune, ordi nario al quale eravamo abituati: è uno spettacolo eccezionale, immenso, grandioso, unico. Questo ha compreso il pubblico americano (.. .), questo ha entusiasticamente compreso il nostro pubblico, che ha salutato con gioia e con orgoglio, il superbo lavoro dell' arte cinematografica italiana . Théodora vede ogni giorno l'ammirazione di centinaia e centinaia di spettatori soggiogati d avanti a tanta bellezza; l'ampio cinema di corso Vittorio (L' Ambrosia di Torino, n .d .r .) può a ppena accogliere la fiumana di gente che accorre sulle prime ore della sera , ed è costretto a chiudere i suoi sportelli alle 22 per mancanza di posti (... )». (Anon. in «La rivi sta c inematografica», Torino, n. 6 , 25 marzo 1922).
«(...) La drammatica visione di Sardou sembra dive ntata, in qu esto caso, una semplice impa lcatura , una materi a grezza, dalla quale una schiera di artisti ha ricavato la sostanza nuova, plastica da ogni impronta più delicata e vigorosa dell' impegno rappresentatore . Il lavoro si potrebbe definire tutta una serie di affreschi dove, sopra uno sfondo di folla ribelle e tumultuante, di scene maestose e terribili , spicca la figura dell' imperatrice Théodora , l'ex cortigiana, personificatrice dell'Impero, al quale l'Oriente ha portato in tributo le sue spog lie e la sua anima (...)». (Edgardo Rebizzi in «L'Ambrosia no», Milano, 6 febbra io 1923).
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La tormenta r. : Carmine Gallone - s. : dal romanzo di Sergio Homsky - ad. se. : Carmine Gallone - f.: Emilio Guattari - int.: Soava Gallone (Magda), Totò Majorana (Brander), Carlo Gualandri (Andrea), Chapel Dossett (il giovane parroco), Giuseppe Pierozzi (lo scaccino), Raimondo van Riel (il boscaiolo), Fosco Ristori (Tonio), Renzo Fabiani (Salvatore), Mary Cléo Tarlarini (la zia di Magda), Zoe Merckel (perpetua) - p. : Caesarfilm, Roma - di. : U.C.I. - v.c. : 17225 del 31.7 . 1922 - p.v. romana: 18 .5 . 1924 - lg.o. : m. 1557. Andrea e Magda vivono con il loro figlioletto in un paese di montagna. Andrea parte per la guerra e Magda rimane sola. In una notte di tormenta, Brander, un individuo violento che da tempo aveva messo gli occhi su Magda, tenta di abusarne. Magda riesce a fuggire e si rifugia nella parrocchia. Il giovane curato le offre di rimanere nella canonica fino al ritorno di Andrea. Ma dapprima la perpetua, poi alcuni paesani, aizzati da Brander, accusano la donna di aver corrotto il sacerdote e danno fuoco alla canonica. Solo quando la donna, che sta per essere linciata, mostra ai minacciosi compaesani i segni sul collo e sul petto della lotta che ha sostenuto per sfuggire a Brander, la folla si placa. Brander viene smascherato e scacciato. E Magda può aspettare serenamente il ritorno di Andrea.
dalla critica: «Carmine Gallone vorrà perdonare se non crediamo interamente al suo Sergio Homsky quale autore dell'argomento di questo film . Conosciamo la modestia del Gallone e sappia-
Soava Ga llone e Totò Maiorana in La tormento
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mo che spesso egli ama nascondersi sotto un pseudonimo forse per rendere meno preponderante la sua personalità multiforme di scrittore, realizzatore , direttore artistico . M a se, come crediamo, Sergio Homsky è soltanto o quasi tutto Carmine Gallone, non possia mo eccessivamente congratularci con lo scrittore slavo posticcio, o meglio con l'autore ita liano adombrato . Parliamoci francamente ( ... ) Carmine Gallone sonnecchia . Sono cose che accadono a tutti: si dice che anche Omero abbia sofferto il dolce vizio di appisolarsi sulla materia immortale dei suoi poemi . Ma a Carmine Gallone non è consentito sonnecc hi are . Un film mediocre, un film fiacco, un film così così, oggi , è una battaglia perduta . E detto questo non occorre ch ' io mi diffonda nell'esame di questa Tormenta . Dirò soltanto che Soava Gallone, più aristocratica , più affilata, più squisita che m.ai , è sacrific ata dallo sviluppo della favola e della realizzazione scenica e c he il gruppo dei suoi compagni è scialbo, artificialmente animato, inadeguato a rendere il pathos ed ad inquadra re la recitazione della protagonista ». (Aurelio Spada in «L' Impero», Ro ma , 2 1 maggi o 192 4) .
Il film è anche noto come Nella tormenta .
Tragedia di bambola r. : Giuseppe Forti - s.: Washington Borg - se. : Giu seppe Forti, Washington Borg - f.: Giulio Rufini - int. : Clarette Rosaj (Claretta), Guido Graziosi (Luciano), Luigi Maggi (Max), Dante Cappelli (il ladro), Moresca p. : Quirinus-film , Roma - di. : U .C.I. - v.c. : 16699 del 31. l . l 922 p.v. romana: 23 . l . l 922 - lg.o.: m. 1571 .
In una lettera indirizzata alla figlia Claretta, il cui diminutivo è «Bambola», la madre, morente, le confessa che non è figlia dell'uomo di cui porta il nome e le ha anche rivelato che il vero padre è stato assassinato dal suo amante, con la propria complicità. Claretta, che è moglie di un ricco scienziato, viene derubata delle sue perle e anche della lettera della madre. Il ladro la ricatta: deve consegnare centomila lire o il contenuto della lettera verrà rivelato all'ignaro marito. Ma Luciano, il marito, affronta il ladro, gli strappa la lettera e dopo averla distrutta, senza leggerla, abbraccia la moglie.
dalla critica: «(...) Un film animato da un brio eccezionale, da una sentimentalità gentile e quando la vicen da a ssurge a drammaticità non perde mai della sua linea di vita reale e vissuta . Cl arette Rosaj ha saputo creare una figura della donna leggiadra e spensierata , vivace ed un pò gamine . Buono tutti gli altri e discreta la fotografia ». (Ubi in «La ri vista c inematogra fica», Torin o, 1O genna io 1923 ).
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Tragedia di bambola: Clarette Rosaj
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«Non si capisce come si sia potuto imbastire un lavoro di una tal mole sul segreto contenuto in una lettera, che nell' ultimo atto si apprende che non riguarda nemmeno la protagonista, ma sua madre!!! A parte la banalità del soggetto, la recitazione è encomiabile, specialmente per parte della Rosaj e del Graziosi. Piuttosto mi sembra che si esageri un poco col voler far entrare in ogni lavoro il solito bimbo! Il più delle volte non serve ad altro che a re nder meno severo il giudizio del pubblico, che si commuove facilmente dinnanzi alla grazi a ed alla spontaneità infantile». (Sc ipi o in «La ri vista cinematografica », Torino, l O d icembre 1923 ).
Una curiosa soppressione censoria riguardò la scena in cui uno dei protagonisti, ferito , viene medicato e gli viene fatta un 'iniezione.
Tragedia su tre carte r. : Lucio D' Ambra - s. e se. : Lucio D'Ambra - f.: Domenico Grimaldi -
int.: Lia Formia (Lia), Riccardo Bertacchini (Giacomo Evoli), Diomede Procaccini , A. André - p. : D' Ambra-film, Roma - di. : U .C.1 - v.c. : 16873 del 31.3 .1922 - lg.o. : m. 1638 . il film venne presentato come un intreccio di danaro, di gioco e d'amore, in cui sono centrali la vita della borsa «con i suoi palpiti ed i suoi spasimi angoscianti», quella del giocatore «con le sue affannose ed esasperanti alternative» e l'amore, inteso come «mercimonio dei sensi e della coscienza».
dalla critica: «Tragedia su tre carte è il prototipo dei film oggi fuori uso, di quelli cioè che hanno un poco ... sulla coscienza i guai causati alla cinematografia italiana durante gli anni trascorsi . Lucio D'Ambra ha sulla coscienza più di una di queste opere cattive, o meglio, di opere che egli si era illuso potessero bastare a valorizzare un'attrice quale è Lia Formia . Ch'io mi sappia , mai interprete più incolore di lei si è potuto avere nel girare dei films . E lo dico qui, non per il gusto di voler apparire cattivo , bensì per radicata convinzione . Il grave errore che tempo addietro Lucio D' Ambra commetteva nel voler portare Lia Formia al ruolo di prima attrice, oggi più di ieri , fruttifica. E se ieri, nella massa , ella poteva ancora passare inosse rvata, oggi, che quella massa appunto è scomparsa e selezione s' è fatta abbastanza accurata , non lo può più . Il contrasto suo con le attrici oggi apprezzate, appare più evidente e sarebbe quindi cosa più che opportuna .. . sparire . Tanto più che neppur la fotografia e la scena è tale da poter trarre il valore del film ad un ' altezza maggiore (.. .)». (Peyre Vida l in «La rivista cinematografica», Torin o, l O luglio 1923 ).
Dal film vennero eliminate le scene in cui il protagonista tenta per due volte di violentare Lia Formia.
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Leda G ys ne La trappola
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La trappola r. : Eugenio Perego - s.: Eugenio Perego - f. : Vito Armenise - int. : Leda Gys (Leda) , Gian Paolo Rosmino (Il professor Matteucci) , Suzanne Fabre (Furetto), Claudio Mari (Claudio) - p. e di. : Lombardo-film , Napoli - v.c. : 17019 del 31 .5 . 1922 - p.v. romana : 6 .6 . 1922 - lg.o. : m. 1596.
In convento, Leda e Furetta sono grandi amiche, Furetto ha un innamorato, Claudio, che però la tradisce con un'attrice cinematografica. Leda allora fugge dal chiostro per riportare l'infedele fidanzato a Furetta. Ma è lei ad innamorarsi del fidanzato dell'amica. E mentre la commedia sembra volgere al dramma, ecco giungere una lettera in cui Furetto ann uncia a Leda che ha dimenticato l'ingrato e sposerà un altro. Leda e Claudio, possono, a loro volta, convolare a giuste nozze.
dalla critica: «È una garbata e pungente satira di certe "prime donne" cinematog rafiche, svenevoli o peggio . Leda Gys si è burlata di queste sue colleghe con g razia e buon gusto . Il film rivela mo lti retro scena p iccanti dei " teatri di posa " e fa a ssistere il pubblico a i misteri eleusini della preparazione di una film ». (Anon. in «La Sta mpa », Torino , 3 gennaio 1923 ).
«Un lavoro molto curato tanto nella sua messa in scena che nella sua interpretazione, ma un lavoro però che nulla ci ha detto di straordinario, malgrado la spiccata sua tendenza b urlesca . D' altra parte, non m' è punto parso che si sia raggiunto gran che a voler denudare la povera arte cinematografica di quell 'i llus ionismo scenico, per il quale si sono fatti tanti q uattrini anche in passato e per il quale il pubblico avrebbe dato anche l' ultimo risparmio p ur di non privarsene . Una scelta d i soggetto, quindi , a parer nostro, poco benigna e poco reverente (... ) . Ma poiché il barocchismo d i certi soggetti può, fortunatamente , essere sorpa ssato dal senso artistico d i chi ha la fortuna di sapersi imporre ugualmente e farsi amm ira re anche attraverso le cose min ime, ccisì il lavoro, nel suo complesso , è ancora riu sc ito a reg gersi di sc retamente, ridando al pubblico quel tanto di respiro necessario .. . per non fargl i rimpiangere il costoso biglietto d'ingresso, non del tutto, così , sacr ificato al proprio cap riccio( .. .)». (M. T.F. in «La ri vista cinematog ra fi ca », Torino , n. 4 , 5 feb braio 1923 ).
A nche noto come In trappola , il film ebbe qualche difficoltà censoria: «Ridurre la scena in cui Leda dan z a sul tavolo della cucina, circondata dalle altre allieve; quella in cui, prima d i fugg ire, appare in cam icia e poi in mutande; quanto Leda si trova in prigione insieme a delle poco di buono; e quella scena più volte ripetuta dei baci scambiati tra Claudio e Furetto in pose poco convenienti».
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Tre persone per bene r. : Ermanno Geymonat - s.: da una non identificata pochade francese se.: Ermanno Geymonat - f. : Domenico Grimaldi - scgr. : Alfredo Manzi - int.: Camilla De Riso, Fernanda Negri-Pouget, Raimondo van Riel (i tre furfanti), Umberto Zanuccoli, Giuseppe Pierozzi, Isa de Novegradi, Fernanda D' Alte no, Angelo Moro-Un, Giovanni Gizzi - p. : Casear-film, Roma /U . C.1.- di. : U . C.I - v.c. : 16878 del 31.3.1922 - p.v.
romana : 19.4.1923 - lg.o. : m . 1533.
Eroicomiche avventure di tre simpatici imbroglioni, i quali, organizzando trucchi ed inganni, creando situazioni imbarazzanti da cui riescono sempre a uscire indenni, e giocando d'astuzia, turlupinano dei trionfi, ma ingenui personaggi della alta società.
dalla critica: «Il titolo ironico chiama di conseguenza un diffuso senso di agrume satirico. E questo, accoppiato ad una sana comicità , cosparge di finezza e di imponderabile, ma sano umorismo, tutta la creazione (... ). Tutto uno scherzo, anzi un'evoluzione continua che si adagia ora per illustrare un episodio, ora per delineare un carattere, ora per rilevare uno stato d'animo, accentuato o flebile , chiaro o nebuloso . E il movimento dinamico è dato dal soggetto veramente originale (... ), dal suo svolgimento, dalla impostazione quadrata e robusta di ogni atto, dalla correlazione alternata delle scene sì che il complesso dell'opera ne esce come un tutto organico ed equilibrato( ... ). Se l'autore ha saputo ideare, impostare, suddividere e collegare , gli artisti hanno profuso tutto il loro spirito, la loro passione, la loro abilità interpretativa, sì che ogni mossa, ogni gesto, ogni espressione contribuisce alla sua più chiara significazione( ... )». (Gulliver in «La rivista cinematografica», Torin o, l O aprile 1924) .
Il trionfo della vita r.: Antonio Gravina - s.: Alfonso De Marchis - f. : C. L. Martino - int. : Elsa D'Auro (Renata), Comm . Pietro Schiavazzi (Carlo Bonaldi), Antonio Gravina (Luciano Protesi) - p.: Gravina, Cagliari - di. : regionale - v.c.: 17573 de 1.11.1922 - p.v. romana: 2. 1.1923 - lg.o. : m. 1480.
Diviso in un prologo e tre parti, rispettivamente intitolate: Il trionfo dell'amore, Il trionfo del male ed Il trionfo della vita, il film narra dell'amore tra Renata, una giovane dattilografa e Luciano, padrone di una fabbrica.
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Tra i due si pone il bieco Bonaldi, amministratore di Luciano, il quale invaghitosi di Renata, manda in rovina il suo padrone. Promettendo a Renata di salvare Luciano, la attrae a casa sua do ve, con una lettera anonima, invita anche il rivale. Trovata Renata a casa di Bonaldi, Luciano, certo del tradimento, si separa dalla donna, che sta pe r dargli un figlio. Renata, abbandonata, sopravvive per l'aiuto di un'amica, Elena, che le procura del lavoro. Ma quando il figlioletto muore di stenti, decide di gettarsi dalla Rocca di un Sa ntuario. Luciano, che ha scoperto l'inganno nel quale era caduto, giunge in tempo a salvarla.
Non sono molte le notizie su questo film , prodotto, diretto ed interpretato da un non meglio identificato Antonio Gravina. li lavoro venne annunciato come Oltre la vita e talvolta presentato come Il trionfo di tma vita . Una segnalazione da Cagliari su «La vita cinematografica» di Torino, n. 11 del 15 aprile 1923, rileva che «Un discreto successo ha riportato Il trionfo della vita, interpretato dal nostro concittadino, comm. Pietro Schiavazzi» .
li trio nfo delle v ita : Elsa D'Auro
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11 trionfo di Ercole r. : Francesco Bertolini - s. : Decio Fittajoli - int. : Giovanni Raicevich (Giovanni), Paola Pa xi (Fanny), Agostino Borgato (il prof. Darbin) - p.: Raicevich-film , Roma - di. : regionale - v.c. : 17236 del 31.7.1922 p.v. romana : 22.3.1924 - lg.o. : m. 1801.
Il trionfo di Ercole: Giovanni Raicevich
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Giovanni, ormai all'ultimo anno di Università, si prepara a ritornare in città, dopo le vacanze, per completare gli studi. È innamorato di Fanny, figlia del professor Darbin, il bibliotecario dell'Università. Questo Darbin è un maniaco della scienza antropologica, e cerca una dimostrazione pratica della sua teoria: ad una costituzione fisica vigorosa, deve corrispondere una eccezio nale costituzione cerebrale. Di Fanny è innamorato anche Giulio, assistente di Darbin, che, per sbarazzarsi di Giovanni, che è tanto simpatico, benvoluto e forte, quanto lui è antipatico, ma l sopportato e gracile, fa in modo che il suo rivale venga creduto prima ladro e poi pazzo. Ma nemmeno la camicia di forza può trattenere Giovanni, che spezza ogni catena, travolge ogn i ostacolo, sbaraglia gli infermieri e giunge in tempo ad impedire che Giulio sposi Fanny, per poi sposarla lui.
d a lla critica: «O uesto simpati co film è interpretato dal campione di lotta Giovanni Raicevich , e si svolge in un ambiente molto diverso da quello dei films interpretati da uomini di forza non comune. L' interpretazione del Raicevich è sempre buona. Molto buona la messa in scena e la direzione artistica ; nitida e molto ben curata la fotografia ». (G . Bolog na in «La rivista cinematogra fi ca», Torino, 25 agos to 192 4) .
Il film è qualche volta citato come Ercole al bivio .
Tutto nel mondo è burla r. : Nino Giannini e Camilla Bruto Bonzi - s. : Camilla Bruto Bonzi - f.: Fortunato Bronchini - int. : Franz Sala , Gianna Dossena , Contessa Pallavicina, Arturo Stinga , Ines Lazzari - p.: Perla-film, Torino - di. : non reperita - v.c.: 17231 del 31.7 . 1922 - p.v. romana : 6.3.1923 -
lg.o.:
m. 1609.
Tom maso Arena ha una teoria tutta sua per gli incidenti d'amore: calma, sangue freddo, assecondare le circostanze per poi vendicarsi. Presto ha l'occasione per metterla in pratica: quando sua moglie sta per tradirlo con Mario Chiari, il suo migliore amico. Si finge assassinato, poi fa sco mparire il suo cadavere. E, nell'ombra, con abili trucchi riesce a mettere i due amanti l'uno contro l'altra. Infine, dopo aver fatto in modo che Chiari abbandoni la donna, riappare, perdona la moglie, più leggera che infedele, e riprende la sua vita come prima.
d a lla critica: «(...) Bella e pregevole film è Tutto il mondo è burla, ed anche qu i il giudizioso, inverosimile fin a le solleva l' animo dello spettatore oppresso dalle misteriose vicende degli interpreti ». (E. Pasto ri in «La vita cinema togra fi ca», To rin o, 3 0 a prile 19 2 3 ).
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«Grottesco diceva i l manifesto : ma non c rediamo che l'attributo debba essere inteso nel significato che precisò la prima commedia di questo g enere, la p rima, la so la c he, scorrendo su i binari del paradosso, sia riu sc ita ad ottenere quel trion fo c he tutti sanno . Meglio ci pare c he il senso d ella parola , nei r iguardi del film c he abb iamo v isto iersera , debba essere quello letterale ed esatto c he ognuno co nosce e c he ogn uno comunque p uò legge re in qualsiasi d iz ionario. E infatti, dove trovare vicende .. . me no conclude nti ? Dove, una azi o ne meno saporita ? In film come questi si può amm irare tutto fuor c he que llo c he la lo ro defin izione c erc a di porre in prima linea : l' arte d eg li inte rp reti , la sa p ie nza fotografica, la c ura di ce rti d ettagl i, la be llezza d i ta luni "effetti". Ma basta qui . Non bisogna andare oltre, non bi sogna c hiedere di p i ù. E allora p erc hé " grottesco" ? Mah! Tutto nel mondo è burla ! Spesso e vo le ntie ri , an c he a l ci ne mato gra fo!» . (Ciro in «L' Epoca», Roma, 8 marzo 1923 ).
L'ultima livrea r. : Em ilio Gh ione - s. e se. : Emil io Ghione - f. : Cesare Sforza - int. : Emilio G hio ne (Conte Oscar Osen), Ka lly Sambucin i (Myriam Savary), Amelia Cattaneo (Duchessa Olga d ' Abraja), Armand Po ug et (Baro ne Hegelstad), Lucio Ridenti (Visco nte Erik Petersen ) - p. : G hione-Pasquali , Tori no - di. : U .C.I - v.c. : 16758 del 2 8 .2.1 922 - p.v. romana : 2.5.1922 - lg.o. : m . 1687 .
Il conte Oscar Osen, individuo perverso e dedito al gioco, incontra un giorno il cugino Erik con la fidanzata, Myriam Savary. Colpito dalla bellezza della donna, Oscar la corteggia ostinatamente, finché induce la ragazza a cedere. Erik sfida a duello Oscar, ma rimane ucciso. L' intera ricchezza dello zio, il barone Hegelstad, che muore dal dolore per la tragica fine di Erik, è ereditata da Oscar. Questi propone a Myriam di diventare sua moglie, ma la donna non accetta: «Solo se tu fossi povero come me, potrei essere tua per la vita! » . Oscar, follemente innamorato, dissipa in feste ed al tavolo verde tutta la sua fortuna , poi, mentre sta per raggiungere Myriam, la vista di un vecchio cieco che suona il violino per la strada, gli fa provare con terrore il gelo della povertà. Torna a frequentare la casa da gioco dove incontra la duchessa Olga, la corteggia, la fa sua, vive con lei qualche momento di passione a Como, poi a Venezia. Ma la riapparizione di Myriam gli fa dimenticare tutto. E poiché Olga non vuole lasciarlo libero, la uccide. Con il suo denaro gioca, vince, poi corre da Myriam, che rimane fredda ed impassibile. E Oscar si uccide.
dalla critica: «Discreto lavoro, come fa vo la e come esecuzione (. .. ) interpreta to da capo a fondo da Emilio Ghione, il più mattatore dei mattatori cinematografici , e dalla sua ind ivis ib ile compagna Kally Sambucini; c ' è q ualcosa d i buono e di forte , una volontà precisa dell a linea e del movimen to rappresentativo, e sopra tutto una pregevole, a ccuratissima condotta tec nic a c he lo
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di stanzia nettamente dalla turpitudini fotografiche delle casette italiane . Ma Ghione si ostina a fare del cinematografo personale ed a mettersi ancora e sempre al centro della composi zione, cosa che a lungo andare stanca e fa desiderare un po' , appena un po' di diversivo». (Aure lio Spodo in «La rivista cine matog rafi ca» , Tori no, n. 9 , l O maggio 1922 ).
«L'ultima livrea, dovuta ad Emilio Ghione, è Forse tra le migliori cose del bizzarro artista. La tec nica è veramente tra le migliori, chiara , precisa, efficace. L'interpretazione, altrettanto. Se a tutto ciò vogliamo aggiungere il fascino di una vicenda ben congegnata, avremo uno spettacolo che può far trascorrere gradevolmente qualche quarto d'ora ». (Edgardo Rebizzi in «L' Ambrosiano », Milano, l febbrai o 1924).
L'esatto titolo del film dovrebbe essere, secondo le liste della censura, L'uomo della tempesta. Ma il film , uno degli ultimi successi di Ghione, è stato quasi sempre presentato come L' ulti ma livrea .
L'unico peccato r. : Eugenio Perego - f. : Giuseppe Berta - int. : Sara Long , Eduardo Senatra , Alfredo Sainati - p. : Vay-film / U.C.I . - di. : U.C.I - v.c. : 16382 del 31 . 1. 1922 - p.v. romana : 15 .9.1922 - lg.o. : m. 1299 .
Girato nel 1920, venne bocciato dalla censura. Ripresentato alcuni mesi dopo, gli venne imposto, per il rilascio del nullaosta, un taglio di circa un quinto del metraggio. Ridotto portato dagli originari 1540 metri ai definitivi 1299, L'unico peccato, di cui si è raccolto un solo accenno («B uo n lavoro, che piacque», M. Balustra in «La rivista cinematografica», Torino, del 25 novem bre 1922), ebbe una circolazione limitatissima.
L'uomo che dormì 130 anni r. : Arturo Rose nfeld - s. : «Bizzarria comica» di Fanta sia (Riccardo Artuffo) - f. : Giuseppe Vi trotti - int. : Annie Wild (Solang e Meredith), Chapel Dossett (Marchese di Choiseul), Umberto Scalpellini (Cagliostro), Cesare Carini (Pierre Lassi n), Mario Sajo (Santiago), Guelfo Bertocchi - p. : Ambrosio/U.C.I. , Torino - di. : U.C.I - v.c. : 16855 d el 31.3 . 1922 lg.o.: m. 1115 .
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Disguastato dagli orrori della rivoluzione francese, il marchese di Choiseul si rivolge al suo amico, il mago Cagliostro, perché lo faccia cadere in letargo e risvegliare quando quel terribile momento storico fosse ormai un ricordo. Choiseul dorme per centotrent'anni, ma al suo risveglio non è che le cose vadano meglio. Il suo castello è dominato dai discendenti di un suo servo infido, i quali stanno ordendo oscure trame contro Solange, la bisnipote di un'altra Solange, che era la figlia di Choiseul. Questi deve allora intervenire energicamente e, dopo aver sventato l'intrigo, benedice l'unione della giovane con Pierre. Poi muore realmente e stavolta per sempre.
dalla critica: «( ... ) soggetto moralissimo ed istruttivo, ed anche interessante, ma infarcito di situazioni comiche fuori posto». (Do.Re. in «Lo vita c inematografico,,, Torino, n. 5 , 15 marzo 1923) .
«( ... ) Film discreto e divertente, portando qua e là qualche nota di comicità. Un pò sempliciotto nella concezione del Marchese di Choiseul, tuttavia artisticamente soddisfacente». (Anon. in «Lo rivisto del cinematografo,,, Milano , n. 5, moggio 1929) .
Al film , noto anche come Lo spettro di Cagliostro, furono poste le seguenti condizioni di censura: «Nella parte prima, accennare fuga cemente le scene che si svolgono sotto il titolo: «Mentre infuria la rivoluzione a Parigi, travolgendo uomini e cose, seminando morte, terrore, ecc.», in cui si svolgono azioni violente e brutali di ribellione collettiva, così pure, nella quinta parte, ridurre a breve visione le altre scene di rivoluzione che si svolgono sotto i titoli: "/ tempi e i costumi erano mutati, ma gli uomini conservavano gli stessi istinti: ancora l'antica furia si scatenava per le vie, l'antico odio trascinava a lotte fratricide", eliminando completamente i quadri in cui si riproducono le barricate».
L'uomo della foresta r. : Ubaldo Maria Del Colle - s. e se.: Ubaldo Maria Del Colle - f. : Giacomo Bazzichelli - int.: Giovanni Raicevich (Buono), Maria Scarano (lssiè), Alberto Casanova (Disme), Ubaldo Maria Del Colle (lko), Gennaro Sebastiani - p. e di. : Lombardo-film, Napoli . Il film è diviso in due episodi: - v.c.: 17717 / 17718 del 31 . 12 . 1922 lg.o.: l 0 ep.: m. 1488 - 2 ° ep. : m. 1760 - p.v. romana: 15. 1. 1923 .
La principessa lssiè, figlia del Re della nuova Martinilla, viene data in sposa, suo malgrado, al principe lko; ma un nemico di questi, il principe Disme, fa naufragare la nave che trasporta la principessa all'isola delle tribù marinare. lssiè si salva e raggiunge l'isola della montagna grande, la vecchia Martinilla, tanto tempo prima distrutta da un maremoto. Qui incontra un selvaggio che la difende da ogni pericolo e la protegge da ogni insidia. lko, con un inganno cattura il protettore della fanciulla e lo condanna ad essere squartato da
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Giovanni Ra icevic h: L'uomo della foresta
quattro buoi. Non ha fatto i conti, però, con la poderosa forza del selvaggio e con l'amore che gli portano sia il popolo che la dolce lssiè. Buono - così lo chiama, con tenerezza, la principessa - si libera del giogo, sconfigge lko e i suoi accoliti, e infine sposa lssiè, diventando Re dell'isola della montagna grande.
da lla critica:
«È un lungo lavoro in tre (?) episodi , fatto di a vve nture atletiche e orientali e soste nuto con una messa in scena di effetti, se non modernissima. Riassumere la vicenda sarebbe difficile e p robabilmente inutile : non vi è nulla di nuovo e di peregrino, nulla di trito o di ripugnante. In complesso, le solite cose, ma sfruttate abilmente. Notiamo per esempio, nel secondo episodio, una scena di circo in cui Raic evich si misura co n quattro buoi c he avrebbe ro l'i nca rico di squartarlo, scena suggestiva nella sua esemplificazione ria ssuntiva ed evide nte nella forza . L'i nte rpretaz io ne è poco esa gerata , salvo c he da parte di Raicevich, il quale però, e non è colpa sua , non presenta quel minimo di estetica che il cinematografo esige anche nella fig ura z ione dei bruti ». (Edgardo Rebizzi in «L' Am b rosia no », M ila no , 3 aprile 1923).
«(.. .) L' uomo de lla fo re sta fa mille pro d ezze, m ille p rove di forza e d i ardi mento, fin o a c he (merita to pre mi o ) può ave re come leg ittima metà la bella p rinc ipessa .
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Tutto questo, che è più una fiaba che un romanzo, non sarebbe, come soggetto, una cosa spregevole: ma , mi perdoni il Del Colle, è trattata con sì poco buon gusto e con sì poca grazia, che ricade inesorabilmente nel nòvero delle cose arcisolite ed arcinutili . La film è divisa - primo errore - in due serie. La p rima è meno stucchevole della seconda: c' è qui la maggior parte del racconto . La seconda serie non è che una tiritera noiosa di fughe e di inseguimenti, i quali sono peraltro assolutamente inutili al vero fine del racconto . (... ) Se il Del Colle avesse ristretto l'azione in cinque parti soltanto, la film ci avrebbe guadagnato un tanto e in snellezza e in interesse. La parte meglio trattata è quella dell'incontro dell' Uomo della foresta con la principessa sull ' isola maledetta . Il resto è parecchio trascurato . E non mancano, poi, delle inesattezze che non si spiegano veramente: come va che il Raicevich si trucca così bene con il corpo e nei capelli fluenti, ma dimentica di mettersi una inevitabilissima barba? Qui il simpatico campione di lotta ci presenta con molta candidezza il suo viso accuratamente rasato ( ... ). Altre cosette ci sarebbero da dire, ma son bazzecole e le lasciam da parte. La messa in scena, però è assai bella; e la lode va a U .M . Del Colle che ne ha curato l' allestimento. Anche la recitazione è buona e ben condotta. Fotografia eccellente». (Aldo Gabrielli in «La rivi sta cinematografica », Torino, l O aprile 1923) .
«( ... ) Buon film, non però adatto per gli ambienti femminili , dato ... l'abbigliamento selvaggio del protagonista». (giudizio del C.U .C. E. in «Rivi sta de l c inematografo», M ilano , agosto 1928) .
Uno dei più popolari e duraturi successi - ancora nel 1932, ridotto ad un solo episodio e sonorizzato lo si poteva vedere nei cinema di mezza Italia - sia della Casa Lombardo che del lottatore Giovanni Raicevich. Il film nacque da un 'idea .di Gustavo Lombardo che, viste su una rivista cinematografica americana delle reclame per il film Tarzan con Elmo Lincoln, propose al fido Del Colle d i realizzare qualcosa di analogo per /'editrice napoletana. In pochi giorni, Del Colle scrisse il soggetto e la sceneggiatura. Venne deciso di girare il film a Capri - ovviamente la Capri degli anni Venti - per i suoi folti boschi, per la grotta azzurra, per la tranquillità assoluta d i cui avrebbe goduto la troupe nel periodo di trasferta . Tra gli interpreti, in una parte di sadico e sinistro consigliere, si nota Gennaro Sebastiani, il nanetto che appariva regolarmente nei film di Leda Gys.
Ursus r.: Pio Vanzi - int. : Bruto Castellani (Ursus) - p.: Novissima-film , Roma di. : U .C. I - v.c. : 16957 d e l 30.4.1922 - lg.o. : m. 1363 . dalla critica: «(... ) Film d ' avventure in quattro parti: il giudizio del pubblico fu favorevole all'interpretazione dell' atleta Castellani . Buona la fotografia e la messa in scena» . (V. in «La vi ta cinema tografica », Torin o, 6 lug lio 1924 ).
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Bruto Castellani ( 1888-1933) interpretò Ouo Vadis? ( 1912) di Guazzoni nella parte d i Ursus, il gladiato re dalla forza proverbiale. Divenuto ormai semplicemente Ursus - il suo vero nome spesso non veniva nemmeno indicato - apparve in numerosi film , per lo più sto rici, sempre nella parte del gigante buono. Quando il Ouo Vadis? venne rifatto nel 1924, egli riprese, a pieno titolo, il ruolo che lo aveva portato al successo dodici anni prima. Questo Ursus, meglio noto come Ursus, il leone del porto {e da non confondersi con un altro Ursus, prodotto dalla Poli-film nel 1918, diretto da Antamoro, con Mary Corwin} ebbe un singolare incidente censorio: dalla frase «Delinquenti che ora sono nelle patrie galere », che appare a conclusione del film su un titolo di giornale, dovette essere tolta la parola «patrie».
La vendetta di Camillo r. : Camilla De Ri so - s.: da una commedia d i Achille De Riso e Luigi Fe rrara - f.: Aure li o All egretti - scgr. : Alfredo Man zi - int.: Ca milla De Ri so, Eugenia M asetti , Fernand a D' Alleno, Fe lice Lio y - p. : Caesar-film , Ro ma - di. : U. C. I - v .c. : 16665 del 31. l. 1925 - lg.o. : m . 1224.
«pochade libertina», secondo una corrispondenza.
dalla critica: «L' umo ri smo di C a milla De Ri so è tutto teatrale, c ioè e steri o re . Ogni suo g esto, ogni sua mossa è il p rodotto immed iato d i un a impressio ne fu gg itiva. Ma le sue p rofo ndità e le sue altitud ini - con q uesto inte nd ia mo signi ficare la varietà e ind ipe nde nz a di esp ress io ne - hanno to na lità così d istinte e vivac i da far trasc urare qua nto c'è in esso d i effimero e passeggero per co nce ntrarsi ne l suo va lo re fo rma tivo e d ina mi co. La creazione umo ri stica d i De Riso ha le sue o rig ini dalla sagoma d e l suo corpo, dalle linee faccia li , da lla costruzione dell a sua ma sc hera , c he si p restano, si o ffrono a tutti i g ioc hi, tutte le evo luz ioni, da lle p iù a ttenuate a lle più sensib ili . Ed egli c he sa d i q uesta sua virtù na tu rale, va mo dellando con acume e perspic uità tipi e caratteri, li illustra o ra con enfasi ed ora con parsimo nia, seg ue a grado a grado la pro duz io ne come attore seg nando la della sua interpreta z io ne pur no n p enetrando intimame nte il pe rsonagg io e rimane ndo a l di fu o ri de lla psiche di esso. C ioè De Ri so è De Ri so, ne l se nso c he eg li, come un pitto re pe r un paesagg io fa suo og n i angolo, linea o luce o mbra per comporne una p ropria fan tas ia, si nutre, si imbeve del personaggio e lo tra sforma con metodo speculativo come vuole lui, come intend e lui , pla smando così una propria crea tura che è e manaz io ne d iretta del proprio fi sico (... )». (Gu ll iver in «La riv ista c inematogra fi ca », To rin o , n. 9, 10 maggio 19 2 4) .
«Line tta che si sp oglia» è la scena che ven ne e limina ta da lla censura .
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La via delle lacrime r.: Achille Consalvi - s.: C. V . Bugiani, Nino Giannini - f.: A. Bianchi int.: Contessa Bianca Maria Guidetti-Conti (Loredana e sua sorella), Vittorio Rossi-Pianelli, Onorato Castioni (Pedrito), Giovanni Ciusa - p.: Guidetti-Conti, Torino - di.: non reperita - v.c. : 17380 del 30 .9.1922 lg.o. : m. 1615.
Storia di due sorelle di diverso temperamento, condizione sociale ed intendimenti morali, in drammatico contrasto l'una contro l'altra, per l'amore dello stesso uomo.
dalla critica: «Ouesto film della Serie "Bianca Guidetti-Conti", che gentilmente ci venne proiettato in visione privata in questi passati giorni, dopo una nostra rapida visita allo stabilimento d i Via Morghen (momentaneamente inoperoso perché in via di riorganizzazione), ci ha lasciato un'ottima impressione, sia per l'interessante trama che svolge, che per l'esecuzione, l' interpretazione e la parte fotografica. È uno dei pochissimi lavori nostri che può competere degnamente con i migliori che ci vengono dall'Estero, tant' è la cura della sua esecuzione in ogni particolare della drammatica vicenda, l'affiatamento interpretativo di tutto il complesso artistico e l' appropriata, ricca messa in scena, in alcuni quadri sfarzosa assai e di una grandiosità insolita. La Contessa Bianca Guidetti-Conti, che sostiene due parti, ci ha sorpresi per l'abilità con la quale disimpegna la sua non fac ile fatica; (... ). Il film, inscenato diligentemente dal Consalvi, al quale diamo la sua parte di lode, troverà sicuramente la sua migliore accoglienza sui diversi mercati, e siamo certi che spronerà la gentile protagonista a continuare a produrre lavori organici ed interessanti come questo( ... )». (Ano n. in «La vita cinematografica», Torino, 7 novembre 1921 ).
Una scena di particolare violenza tra la Guidetti-Conti e Rossi Pianelli venne «attenuata» dalla censura.
La via delle stelle r.: Bruno Dettori-Licheni - s.: Adriano Giovannetti - f.: Piero Boccardi, Fortunato Bronchini - int. : Margherita Boccardo, Giulio Calandra, Luigi lettoni, Ernesto Vaser, Grazia Aspis, G. Sabbatini , M. Niccolini, S. Giocondi , S. Dereni - p. : Perla-film, Torino - di. : regionale - v.c.: 17024 del 31.5 . 1922 - p.v.: 4 .9.1923 - lg.o. : m. 1180.
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dalla critica: «Vecchia e noiossissima pellicola. Per fortuna una comica del nostro Ridolini , con le sue gen iali trovate, ci tolse di tra le braccia di Morfeo!». (Ro.Ma. in «La rivista c inematografica », Torino, n. 3 , 15 febbraio 1925).
Un viaggio di piacere r.: Ermanno Geymonat - s. : dalla commedia «Voyage d ' agrément» (1881) di Alexandre Bisson e Edmond Gondinet - se.: Ermanno Geymonat - f. : Aldo Lunel - scgr.: Alfredo Manzi - int. : Camillo De Riso, Silvana Morello, Umberto Zanuccoli, Giuseppe Pierozzi, Raoul Maillard, Carlo Tedeschi, Fernanda D'Alleno, Tina Guidi - p.: Caesar-film, Roma - di. : U.C.I. - v.c. : 16969 del 30 .4 . 1922 - p.v.: 9 .2 . 1923 - lg.o. : m. 1531 .
Storia di un marito di rigidi costumi, che, costretto per una serie di disgrazie a passare qualche tempo in prigione, simula un viaggio di piacere.
dalla critica: «( ... ) È davvero assai d esi d erabile partire con Camilla De Riso per un fanta stico viaggio in Italia . La storiella non manca di spirito e di gaiezza (... ). La scapigliata fantasia di due autori francesi sa trasformare naturalmente una situazione spiacevole in una miniera di equ ivoci e di ridicolaggini , mentre Camilla De Riso, da par suo, si prodiga nell'interpretare degnamente il lavoro (...)». (Edgardo Rebi zzi in «L' Ambrosiana», Milo no, 8 febbraio 1923).
«( ... ) Commedia brillante, della Caesar di Roma ; soggetto che oramai ha fatto il suo tempo; Camilla De Riso è già un attore tramontato». (C. C histè in «La rivista ci nematografica», Torino, n. 3 , l O febbraio 1924) .
Numerose condizioni furon o poste dalla censura: Sopprimere, nella prima parte, le scene che si svolgono sotto la didascalia: «Ah! non avete compreso il mio nome. Mi chiamo Probecito, ecc.» nonché le seguenti in cui sono raffigurati atteggiamenti troppo licenziosi di Paquita. Nella parte seconda, durante le scene del processo, sopprimere la visione di un giudice che dorme ed un altro che acchiappa le mosche. N e lla te rz a parte, sopprimere le scene in cui si vede una «cocotte» intrattenersi ne l letto de l dire ttore delle carceri e questi avvoltolarsi nelle coperte.
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La vittima r.: Jacques Creusy - s. e se.: R. Savar - f. : Ercole Granata - scgr. : Vincenzo Giurgola - int.: Vera Vergoni (Xenia), Nerio Bernardi (Maurizio), Nella Serrovezza , Totò Majorona (padre di Xenia), Candida De Jacobis, Elisa Finazzi - p.: Cines, Roma - di. : U .C.I. - v.c. : 16157 del 31.3. 1922 - p.v. romana : 8.6.1923 - lg.o.: m. 1707.
Lacrimevole storia di una ragazza che viene sedotta e scacciata di casa. Il fatuo seduttore si ravvede verso l'epilogo, in modo che il film abbia un lieto fine.
dalla critica: «(...) Vittima, lavoro drammatico della maniera più che sorpassata, ricco di espedienti messi a ssieme un poco anche senza pretesa, giusto per salvar situazioni o per ritardarle o risolverle rapidamente, senza contare il soggetto in sè (molto meschinello, poverino!) e l' uso fatto in gronde abbondanza di scenari e di esterni più che stantìi; Vittima non ero certo, per tutte queste rag ioni, lavoro per la interpretazione di Vera Vergoni, tanto più poi se si pone mente anc he ad un altro fatto: quello della assoluta mancanza di attori capaci di starle alla pari, o quasi . Vien fatto quindi di pensare che soltanto per salvare questa ... Vittima si sia imposto a lei di interpretarla e, se proprio così è, non si può far altro che restare stupiti come ella abbia potuto
La vittima: Vera Vergo ni e N erio Bernardi
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acconsentire a fare la parte di cireneo (veramente, quello della storia è un cireneo, ma non importa) in un lavoro dove l'arte, proprio, al di là di quella che ella gli dona, punto ne possiede». (Peyre Vidal in «La rivista c inematografica », To rino , l O agosto 1923).
Il film rimase diversi mesi fermo in censura, che, dopo averlo approvato, nel giugno del 792 7, lo ritirò, imponendogli vari tagli riguardanti la seduzione di Xenia; il racconto della violenza in flashback, al padre; una scena in cui Xenia morde Maurizio ed infine, poiché nel soggetto non doveva rilevarsi che il futuro marito di Xenia tenta di avvelenarla, dovevano venire accorciate dove possibile, altrimenti eliminate, tutte le scene da cui poteva essere desunto tale fatto.
Nu voto a Mamma schiavona r.: Max - s.: da un dramma popolare napoletano - f.: Giovan Battista Cingolani - int.: Max (il pastore), Wanda Harmour-Jam (Patrizia), Giuseppe Di Blasio (il pittore), Mario Monteforte, Rosa Bianca - p.: Falero-film, Napoli - di.: regionale - v.c.: 16674 del 31 .1. 1922 - lg.o.: m. 1111 .
Max (al secolo Umberto Mucci) fu un pittoresco personaggio napoletano che aveva avuto qualche esperienza come attore nell'ambito della Films Dora di Elvira Notari. Successivamente costituì, con l'attrice Guidi la Falera-film, di cui divenne l'amministratore, il direttore artistico ed il primo attore. Nu voto a Mamma schiavona (così è indicata in dialetto la Madonna del Santuario di Montevergine, presso Avellino), raggiunse anche i cinematografi del Centro-Nord, ma con altri titoli, come Montevergine o li voto alla Madonna di Montevergine. Come tutti i film napoletani, anche questo venne severamente censurato: «Nel secondo atto, sopprimere le scene della seduzione del pastore da parte di Patrizia. Nel terzo atto, eliminare le scene del rapimento e dell'esposizione del bambino, nonché quella dell'uccisione del pittore. Alla fine dell'ultimo atto, sopprimere la scena dello strozzamento di Patrizia».
Zam Zammah, l'idolo del fuoco r.: Federico Elvezi - int.: Pina Pieri-Ardau , Angelo Rabuffi , Vittorio lettoni - p. : Films De Giglio, Torino - di. : U.C.I. - v.c. : 17 046 del 31 .5.1922 - p.v. romana : 15.9.1922 - lg.o.: m. 2032 .
Si tratta, come segnalato dalla pubblicità, di una vicenda «drammatico-avventurosa, con visioni orientali».
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dalla critica: «Un film d'avventure che può interessare quella parte di pubblico che va al cinematografo solo per passare un ' oretta a sedere e ... al fresco!» . (P . G . Merc ia i in «La ri vista ci nematografica », Torino , 25 lug lio 1923) .
«(...) Interessante, anche dal lato etnografico». (Effe in «La ri vista cinematografica », Tor ino , 15 novembre 1925) .
A' zingara r. : non reperita - s. : da una canzone napoletana omonima - int. : Elsa Moreno (Kate), Carlo Reiter (Paolo Benoit) - p. : S.A.F .F.I. , Napoli - di.: regionale - v.c. : 17579 del 31 . 12 . 1922 - lg.o.: m. 1092.
Il bollettino P.l.C.I. (distribuzione per le Puglie, 1928) lo indica come «cinedramma popolare dalla omonima canzone "sonorizzata"».
Non sono state rilevate molte tracce del passaggio sugli schermi di questo film napoletano. Dalle condizioni imposte della censura e che si riportano integralmente, si può rilevare come il film sia stato letteralmente massacrato: «Nella seconda parte, abbreviare le scene volgari che si svolgono sotto le didascalie : "Quella sera egli dava una festa e Kate era disgustata dei suoi continui brindisi - Alla salute delle belle signore - Perché non stai allegra? Quando parlo io, tu devi approvare", non ché devono essere ridotte in modo da togl;ere tutto quanto v'è di brutale e di ripugnante, lasciando vedere soltanto quando Ralph va a bussare alla porta della moglie, che si rifiuta di aprire, e gli amici che vengono a 6portarlo via, le scene che si svolgono sotto le didascalie: "Per Bacco, mi ero dimenticato di svegliare mia moglie per darvi il benvenuto ... Ora saliamo nella sua stanza ... Kate, alz ati, e viene a dare la buona sera ai miei amici. Disgustata dalla volgarità del marito, Kate ricusa di aprire . - Un uomo ubriaco non è più un uomo". In analogia con quanto è stato prescritto per la seconda parte, anche in principio della terza parte debbono essere abbreviate, attenuate e soppresse le scene che si svolgono sotto il titolo: "E con /'angoscia nel cuore ella racconta l'offesa patita ". Nella parte terza della didascalia: "lo potrei uccidervi... ma prima voglio fare i conti con Paolo ", eliminare le parole: "lo potrei uccidervi " e attenuare le scene relative abbastanza brutali, e ridurre ad un semplice accenno la lotta brutale e ripugnante tra Ralph e il dottor Paolo Benoit, lasciando, per la comprensione del dramma, la semplice visione dei due avvinghiati e poi di Ralph che giace a terra».
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Abat-iour r.: Aroldo De Santis - sup.: Guglielmo Braconcini - s. e se.: Aroldo De Santis - f.: Giacomo Verrusio - int.: Stella Delmar, Gigi De Castro, Norbert Glalm - p.: Vesuvius-film, Napoli - di.: regionale - v.e.: 17946 del 31 .3.1923 - lg.o. : m. 1218.
li film, una produzione napoletana probabilmente ispirata alla canzone omonima, ebbe qualche noia con la censura, la quale pretese la soppressione, nel prologo, di tutte le scene in cui la banda di Gimy assale la casa di Brown, scassina la cassaforte e uccide la governante. E, inoltre, di quelle scene in cui si vede Brown che abbandona la bambina in una grotta. La Vesuvius-film venne fondata nel 1919 e dimostrò, malgrado il nome, scarsa attività, come riferisce Roberto Paolella. Guglielmo Braconcini (1889-1940), che ne fu il proprietario e /'animatore, aveva iniziato come filodrammatico, poi, dopo qualche partecipazione a film napoletani, s'era messo in proprio. La produzione di Braconcini ebbe questa singolarità, per una editrice partenopea: non trattò mai temi napoletani, ad eccezione di Cosetta, Cosetta ( 1920), ma si rivolse a tragedie d'ambientazione russa (Dov' è la mia vita?, 1920) al dramma psicologico (L'inganno dell'anima, 1924) o all'avventura banditesca.
Abbasso il cambio! r.: Pier Angelo Mazzolotti - s. e se.: Pier Angelo Mazzolotti - f. : Maggiorino Zoppis - int.: Suzanne Armelle (Susanna), Arnaldo Firpo (il pittore), Armand Pouget (il padre di Susanna), Angelo Rabuffi (Tom Pick), Giorgina Coletti, Ruggero Capodoglio - p.: Photodrama-U.C.I., Roma di.: U.C.I . - v.e.: 18580 del 31.8.1923 - p.v. romana : 30. l . 1924 lg.o.: m. 1383 .
Una giovane e capricciosa miliardaria americana, Susanna, rifiuta di sposare Tom Pick, figlio del re dei profumi e viene in Italia. Molti le fanno la corte, ma il suo ideale lo trova in un giovane pittore squattrinato. Tom Pick, che non rinuncia alla ragazza, arriva in Italia ed organizza un'aggressione di finti banditi. Susanna dovrebbe essere la vittima e lui il salvatore. Per un
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---Abbasso il cambio!: Suz anne Armelle
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errore, Tom salva la governante e il pittore salva Susanna. Sempre più innamorata, la ragazza chiede al suo eroe di sposarla, ma lui rifiuta a causa del differente stato sociale. Quando Susanna decide di diventare monaca sarà il pittore a chiederle di sposarlo.
dalla critica: «Lo svolgimento, condotto con vivacità , bene riproduce la leggera trama , piacevole ed ironica . La recitazione, ad opera, nella parte principale, di Susanne Armelle, è discreta . Buona la messa in scena e la fotografia ». (Carlo Sircana in «La rivista cinematog ra fica ,,, Torino, n. 13 , l O luglio 1924).
A colpi d'ascia int. : Amleto Novelli , Margot Pellegrinetti , Adriana N ovelli - p.: Chanteclair, Ro ma - v.c.: l 8852 del 31. 12. 1923 - lg.o.: m. 11 17 .
Nessuna notizia - soggetto, recensioni, uscita effettiva sugli schermi - è stata rilevata in ordine a questa produzione romana, in cui accanto ad Amleto N ovelli appare anche la figlia Adriana. La società Chanteclair risulta essere stata fondata a Roma dall'industriale M isasi.
Ali spezzate r. : Lu ig i M aggi - s. : T. Francis - f. : Carlo M ondino - int.: Berta Nelson (Sola nge Niccoli), Luig i Magg i (Ro berto, Duca di Santa M arina), A. And rè (G iorg io di San ta M arina ), Sig. M arini (i l farmacista N iccoli), Sig.ra M arin i (Duchessa di Santa M arina), Sig .ra Figuer, Leoni lda Scelzo, Lena Porter - p. : Nelson-film, Roma - di. : Cinegraph - v .c. : 18524 del 31 .7. 1923 - p.v. romana : non reperita - lg.o .: m. l 008.
Solange è figlia di un anziano farmacista di provincia e di una mamma che vorrebbe vederla sposata al salumiere Buracchio, l' uomo più ricco del paese. Ma Solange è disgustata dall'idea. Dapprima medita il suicidio, poi scrive alla madrina in città per chiedere consiglio. L' anziana signora la invita. In città, Solange si fa assumere dalla Duchessa di Santa Marina come governante della piccola Sophie. La Duchessa ha due figli, Roberto e Giorgio. Solange si innamora del primo, ma viene desiderata dal secondo. Dopo prevedibili peripezie, sposa l'uomo che ha scelto.
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Ali spezzate: Berta Nelson
Prodotto nel 1920, il film, di cui è conservata una copia alla Cineteca Nazionale, passò al vaglio della censura solo nel 1923 e risulta aver circolato pochissimo.
Amore e destino r. : Mario Parpagnoli - f. : Luigi Fiorio - int. : Emilia Vidali (Teresa), Mario Parpagnoli !Guglielmo) - p.: Parpagnoli-film - di. : S.A. Pittaluga v.c.: 17867 del 28.2. 1923 - lg.o.: m. 956.
«Dramma passionale», come si rileva dal Catalogo dei film in distribuzione nel 1928 dalla S.A. Stefano Pittaluga, il film ha anche un secondo titolo: Ave Maria . Questo làvoro, che Mario Parpagnoli produsse, diresse ed interpretò con sua moglie Emilia Vidali poco p rima del trasferimento in Argentina dove la coppia si recò per sfuggire alla crisi del cinema italiano, ebbe serie difficoltà con la censura che fece tagliare numerose scene, tra le quali, una in cui «Teresa, la protagonista, dopo aver subito la violenza da Pietro, si vede a piè del letto, quasi ignuda, mentre il seduttore, disteso cinicamente sul letto, fuma voluttuosamente una sigaretta». Così anche, alla fine del film , un aspro e brutale duello a coltellate venne «notevolmente attenuato».
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Una scena di L'amore e il codicillo: attorno al tavo lo: Giuseppe Pierozzi in abiti femminili e Vera D'Angora
L'amore e il codicillo r. : Toddi - s. e se.: Toddi - f. : Antonio Cufaro - int. : Vera D'Angora, Mario Parpagnoli, Alfredo Martinelli - p. : Selecta-Toddi , Roma - di.: S.A.l.C. - v.e. : 18028 del 31.3.1923 - lg.o. : m. 1205.
li film, definito da Toddi una «bizzarria» fu , c ome gran parte della produz io ne cinematografica di questo eclettico personaggio, completamente ignorato. Rapidi accenni possono rilevarsi in qualche corrispondenz a de i periodici specializzati, in cui il film viene definito «comicissimo» e «brillantissimo». A L'amore e il codicillo era abbinato, a completamento di programma, il mediometraggio La crisi degli alloggi , dello stesso autore.
Aniello a fede r. : Ubaldo Maria Del Colle - se. : Ugo Ba zzini dal dramma di Rocco Ga ldieri e dalla omon ima ca nzone di Francesco M aria Ru sso ed E. A.
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Locandina di Aniello a fede
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Mario - f.: Rodolfo D'Angelo - int.: Elena Lunda, Guido Graziosi - p.: Any-film di Vincenzo Pergamo, Napoli - di.: regionale - v.c. : 18952 del 30. 11 .1923 p.v. romana : 13.2.1924 - lg. : m. 1490.
Don Vicienzo, «uomo di pace», tradito dalla moglie, la costringe a recarsi con lui nel lurido albergo di malaffare nei quale la donna ha peccato, dimenticando sul comodino l'anello nuziale. E, sullo stesso letto, la uccide.
dalla critica: «( ... ) Ecco un altro poderoso dramma passionale napoletano, che è tratteggiato, in ogni suo minimo particolare, con sicurezza e precisione di scena e di tecnica . E' con vero e profondo senso nostalgico che ho rivisti sulla tela quei luoghi incantevoli della bella Partenopei» (Effe in «La rivista cinematografica», Torino, 25 dicembre 1924).
Avventura di collegio r. : Camilla De Riso - f. : Aurelio Allegretti - int.: Camilla De Riso, Renato Malavasi (un collegiale) - p.: Caesar/U .C.I., Roma - di.: U.C.I. v.c.: 18395 del 31 .7. 1923 - lg.o.: m. 953.
Renato Malavasi, qui al suo debutto cinematografico - interpretò un breve ruolo di collegiale - non ha un ricordo preciso del film , che, anche secondo la sua testimonianza, ebbe una circolazione molto lim itata; ma ricorda che Comi/lo De Riso veniva considerato come «una macchina per far soldi», tenuto conto che al pubblico piaceva, anche se la critica ignorava completamente i suoi film , occupandosene solo talvolta e per stroncarli.
Le avventure di Robinson Crusoè I Les aventures de Robinson Crusoé r. : Gas ton Leprieur, Mario Gargiulo - s. : dal romanzo ( 17 19) di Daniel Defoe - se.: Jean M onat - f. : Enzo Riccioni - int.: Lucio Mario Doni (Rob i nson), Claude Merell e (Magda), Adolfo Trouch é (Venerdì),
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Eugénie Nau (madre di Robinson), Armand Numès (padre di Robinson), Claude Bénédict, Paul Hubert,Normann, Manuel Caméré - p.: Monat Films, Paris / Flegrea Film, Roma - v.c. : (due episodi) 1778217783 del 31.1 .1923 - p.v. romana: 19.7. 1923 - lg.o. : (1Qep .) m. 1282; (2Qep .) m. 1351.
Innamorato del mare, Robinson Crusoè abbandona studi e famiglia e s'imbarca per la Guinea. La sua nave viene abbordata dai pirati e catturata, ma Robinson, con l'aiuto di un moro, riesce a liberarsi dalla prigionia. I due arrivano in Brasile dove in breve fanno fortuna. Nel viaggio di ritorno in patria, una tempesta fa affondare la nave e Robinson riesce a a mettersi in salvo su di un'isola deserta, dove, con la sua ingegnosità, riesce a sopravvivere. Un giorno salva dalla morte un negro, che chiamerà Venerdì. Questi gli rimarrà accanto per i vent'anni in cui Robinson resterà sull'isola. Tornato finalmente in Inghilterra, Robinson si sposa, ma quando la moglie muore, riparte per nuove avventure.
Si trotta di una comproduzione italo-francese realizzata nel corso del 192 1. Il film venne presentato a Parigi in primo visione od aprile 1922; in Italia invece uscì in piena estate del 1923, contemporaneamente al film americano della Universo/, sullo stesso soggetto e con lo stesso titolo che Robert Hill aveva diretto nel 1922 in quattro serie, interpretato da Horry C.Myers e Noble Johnson . Il fatto creò una certa concorrenza pubblicitaria tra i due film che fu rilevata dal corrispondente romano de «Lo Vito Cinematografico», il quale, nel n. 14 del 30 luglio 1923 scriveva: «Via, ci sono tonti film che non è proprio necessario ricorrere od una guerra così spietata, seppur fortunatamente incruento! E' già così poco il pubblico che va al cinema in questo stagione! . .. »
La baraonda r. : G. Orlando Vassallo - s. e se.: Vittorio Bianchi dall ' omonimo romanzo di Gerolamo Rovetta - int. : Olga Benetti (Nora), Carlo Benetti (Pietro Laner), Pier Camillo Tovagliari (Matteo Cantasirena), Renato Mariani (il Duca di Casalbara), Rinaldo Rinaldi (il banchiere) - p.: Flegrea-film, Roma - di. : S.A. Lombardo - v.c. : 17728 del 31 . 1. 1923 p.v. romana : 26.9. 1923 - lg.o.: m. 1800.
A Milano, dopo l'unificazione del Regno d'Italia. Matteo Cantasirena riesce a sfruttare il suo passato di patriota per organizzare delle imprese fallimentari. Vive assediato dai creditori, ma in allegra compagnia di due ragazze, che presenta come le sue «nipotine», Evelina, brutta, ma efficientissima nell'aiutarlo nei suoi brogli e Nora, bellissima, desiderosa solo di lusso. Nora, pur di uscire da quella vita precaria, non esita a lasciare Pietro, un giornalista che è innamorato di lei, per circuire invece un vecchio nobile, il Duca di Casalbara, al quale fa credere di averla messa incinta e riesce a farsi sposare. Cantasirena grazie anche al denaro che sottrae, tramite Nora, a Casalbara, mette in atto una colossale truffa, creando una società «La
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navigazione cisalpina». Ma un losco finanziere, con l'aiuto di Pietro, monta una campagna giornalistica che denuncia le malefatte di Cantasirena, portandolo alla completa rovina.
dalla critica: «( .. .) Vittorio Bianchi ha avuto un'idea felice nel pensare al romanzo del Rovetta. Oltre alla struttura logica, serrata e coerente, per quel che la tecnica dello spettacolo permette, la prima cosa degna di lode è la creazione dei tipi; convenzionali, forse, ma tutti riusciti e mantenuti perfettamente. Pregevole la messa in scena, luminosa la fotografia, impeccabile l'interpretazione di tutti, ed in ispecie di Olga Benetti». (Enzo Boiano in «La vita cinematografica», Torino, numero speciale 1922).
«( ... ) Baraonda merita di essere visto. Oltre la struttura precisa (... ), impeccabile risulta l'interpretazione. L'unica eccezione a quest'ultimo rilievo va fatta per la protagonista, una bella ragazza piena di buona volontà, alla quale non è sembrato vero di fare la parte della donna fatale ( ... )» (Edgardo Rebizzi in «L'Ambrosiano», Milano, 7 dicembre 1922)
Nella commedia di Gerolamo Rovetta, La baraonda, scritta nel 1894, il protagonista è il personaggio di Cantasirena, mentre il film, che si intitola anche Nora, ma non risulta che sia mai stato indicato con questo titolo, ha come protagonista il personaggio di Nora . La censura intervenne pesantemente; pertanto, fa lista delle condizioni è piuttosto lunga: a) Sopprimere il titolo di Commendatore dato nelle didascalìe all'imbroglione Cantasirena. b] Nella parte seconda, attenuare le scene che si svolgono tra il Duca di Casa/bara e Nora, con il titolo: «Tutto è suo, me compresa. E si offriva a lui come un bel fiore» e sopprimere la scena in cui, con la didascalìa: «Lo zio Matteo m'ha battuta ... guarda», Nora mostra la spalla. Nonché quelle comprese sotto fa didascalìa: «Nora tornata a casa .. . » in cui il Duca bacia Nora e quelle con fa didascalìa: «Sì, si lavava forse i baci e le lacrime del Casa/bara», in cui si assiste alfa toilette intima di Nora, eliminando anche la didascalia. c) Sopprimere fa scena delle convulsioni di Pietro e quelle in cui viene messo a letto, fasciando vedere soltanto il quadro in cui cade svenuto e poi quello in cui è già a letto, ass istito da Evelina. d) Alla fine della seconda parte, sopprimere anche la scena delle effusioni fra Evelina e Pietro, che si svolge con la didascalìa: «Evelina apparve a Pietro come il fantasma di Nora». e} Nella parte terza ridurre a fugace visione le scene di tenerezza tra il Duca e Nora, ormai sposi, con la didascalìa: «Vita di Hotel» e sopprimere fa didascalìa: «Ed essa metteva un prezzo a ogni offerta della sua bellezza». Sopprimere anche tutte le scene in cui Nora si getta sul letto in preda ad una crisi nervosa, mentre invano il marito cerca di calmarla, con le didascalìe: «Fu presa da una convulsione terribile» e «La collera della cortigiana che si trova tra le mani un biglietto falso », nonché ridurre a breve visione le scene di cui ai titoli: «Credendo passata fa tempesta» e «Nora ebbe uno scoppio di collera volgare e brutale». f) Nella parte quarta, eliminare le scene in cui si vede Nora girare per le sale della Villa Casa/bara al braccio di un prelato.
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Il barbiere di Siviglia r.: Azeglio e Lamberto Pineschi - int. : il tenore Giovanni Manurita , il soprano Gabriella Di Veroli - p. : Pineschi , Roma - di.: non reperita - v.c. : 1791 O del 28.2 . 1923 - p.v. romana : 11.7. 1923 - lg.o. : m. 1858 .
E' la ripresa cinematografica dell'opera di Gioacchino Rossini.
dalla critica:
«I fratelli Pineschi , nel loro teatrino di via Fregene, hanno concesso a molti cittadini di assistere a complesse azioni cinematografiche-musicali . In questi ultimi giorni , dinnanzi ad un numeroso e scelto pubblico di invitati, tra cui notavansi molti stranieri ed alcuni membri della missione Krassin, è stato proiettato il film Il barbiere di Siviglia, edito dalla Società del Tecnoteatro, col metodo della simultaneità ottico-fonetica. Il successo è stato completo . Lo ricordiamo per rivendicare la precedenza al nostro paese anche in questo tentativo d i industria artistica nuova ». (Ano n . in «Lo vita c inemotog rolico », To rino, 10 ag osto 1922) .
Uno fra i primi e più riusciti saggi di spettacolo cinematografico realizzato dai fratelli Pineschi, con un apparecchio da loro stessi inventato e che combinava /'incisione sonora sulla stessa pellicola. Ricorda M . A Pro/o (Storia del cinema muto italiano, Milano , 1951) che il Maestro Pietro Mascagni si recò in via Calatafimi, dove i fratelli Pineschi, associatisi sin dal 1916 con Dante Santoni, avevano fondato il Tecnoteatro per la produzione di pellicole a colori e la costruzione di macchine parlanti, per assistere alle prime prove di questo protosonoro del cinema italiano.
La biondina r.: Amleto Palermi - s. : dal romanzo omonim o (1893) di Marco Praga - ad.: Amleto Palermi - f.: Giovanni Grimaldi - int. : Pina Menichelli (la biondina), Livio Pavanelli (il marito), Gemma De Ferrari - p. : Rinascimento-film , U.C.I ., Roma - di. : U .C.I. - v.c. : 17170 del 30 . 11 . 1923 p.v. romana: 6 . 1. 1924 - lg.o. : m. 1674 .
La giovane e frivola moglie di un modesto impiegato vorrebbe una vita meno convenzionale e più allegra di quella che è costretta a trascorrere. E, sollecitata anche da un'amica spregiudicata, cerca nuove esperienze.
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Una scena de La biondina , con Pina Menichelli e Livio Pavanelli
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Ma poco prima di commettere l'estremo passo falso, ha occasione di leggere il romanzo la biondina di Marco Praga, identificandosi nella protagonista. La segue di colpa in colpa, sino all'epilogo tragico, in cui il marito tradito la uccide. La lettura la scuote e le fa comprendere su quale strada pericolosa si stava avviando. Decide di evitare le pericolose stravaganze, per essere una moglie vera ed onesta.
dalla critica: «La biondina è una buona produzione nazionale. Certamente il romanzo di Marco Praga è ... molto più bello, ma, dopo tutto, in fatto di riduzioni dalla letteratura, abbiamo visto cose ben peggiori. La biondina è diligentemente illustrata con una tecnica simpatica ed esperta, una interpretazione non ordinariamente accurata ed efficace». (E . Rebizzi in «L'Ambrosiano», Milano, l febbraio 1924) .
«Monna Censura, sgraziata ed arcigna come sempre, ha imposto una veste tutta spec iale al piccante romanzo di Marco Praga per la sua adattazione allo schermo : per cui le vicende de La biondina vengono illustrate attraverso il sogno di una donna che, al pari della protagonista dell'opera dello scrittore milanese, sta per prec ipitare nel baratro. Essa, redenta dalla tonificante lettura, si ferma a i margini del male e ritorna al sacro e puro affetto coniugale. Si è voluto dare a La biondina la veste della morale, come si vede, cosa che non ha giovato di certo al complesso del lavoro, perché è notorio che tutto quanto viene presentato con la maschera della fantasia, sullo schermo desta sempre scarso interesse nello spettatore . Fortunatamente per il film in parola , il riduttore della Rinascimento, ha trovato il modo di salvare capra e cavoli , come suol dirsi, riuscendo a trasformare il romanzo senza togliergli niente dell' interesse originario. La messa in scena e l'esecuzione hanno l'impronta di una direzione d i mano esperta e di un ottimo buon gusto. Pina Menichelli è perfettamente aderente al personaggio de La biondina, e Livio Pavanelli , attore sempre corretto ed efficace, è anche questa volta all'altezza della situazione . Per questo assieme, al quale b isogna aggiungere la buona fotografia , questo film merita un giudizio favorevole». (Alberto Bruno in «Il Roma della domenica», Napoli, 9 novembre 1924).
Il film venne girato nel 1921 e, presentato in una prima ediz ione di 1821 metri al giudizio della censura, venne bocciato completamente. In seconda istanza, dopo aver ridotto il metraggio ed avervi inserito un antefatto ed un epilogo, in cui la vicenda appare inquadrata in un irreale incubo della protagonista, La biondina ottenne il visto, ma con un 'altra variante : quando il marito sta per uccidere la biondina, la scena doveva arrestarsi nell'atto di puntare la pistola, eliminando il momento dello sparo. La lunga novella di Marco Praga è stata portata nuovamente sullo schermo in epoca sonora ( 1951) da Gianni Franciolini, per /'interpretazione di Alida Valli ed Amedeo Nazzari. Il titolo del film venne mutato in Ultimo incontro.
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Brinneso! r. : Ubaldo Maria Del Colle - s.: dalla canzone di Libero Bovio (versi) e Nicola Valente (musica) - se.: Ubaldo Maria Del Colle - f. : Rodolfo D'Angelo - int. : Lido Ma netti, Elena Lunda, Alberto Danza, Giuseppe Amato, Gemma De Ferrari , Mila Bernard, Ugo Uberti - p.: Any-film di Vincenzo Pergamo , Napoli - di.: regionale - v.c. : 18587 del 31 .8 . 1923 - p.v. romana : 23 .5 . 1924 - lg.o. : m. 1433 .
Lo candina di Brinneso! _ _ __
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Si tratta della «sceneggiata» cinematografica della canzone napoletana, che fu il maggior successo della Piedigrotta del 1922.
dalla critica: «Drammaticissimo film d'ambiente napoletano, tratto dall'omonima canzone di Libero Bovio. Ottimo interprete Lido Monelli . Replicato con grande concorso di pubblico». (F. Pinta in «La rivista cin ematog rafi ca» , To rino, 25 ag osto 192 4) .
Camillo, la figlia e l'altro r. : Camillo De Riso - f. : Aurelio Allegretti - int.: Camillo De Riso - p.: Caesar-film / U.C.I ., Roma - di.: U .C.1 . - v.c. : 17830 del 28 .2 . 1923 lg.o. : m. 1024.
Il film fu completamente ignorato, sia in fase di produzione che di sfruttamento commerciale. Una breve nota informativa in «Film » di Napoli (gennaio 1922) precisa che il film sarebbe stato fratto da una non identificata pochade francese .
Il capolavoro di Saetta r. : Eugenio Perego - s. : Riccardo Artuffo (secondo altra fonte : Ermanno Geymonat) - f. : Serg io Goddio - int. : Domenico Gambino (Saetta), Elsa Zara (Anna Maria), Domenico Serra (Piero), Franz Sala (Barone Cevasca), Tea Dancy , Umberto Guarracino , David d ' Endremond (Golia), signor Malinverni, Domenico Marverti - p. : Saetta (Domenico Gambino), Torino - di. : Pittaluga - v.c. : 18305 del 31 .5 . 1923 - p.v. romana : 25 . 12 .1924 - lg.o. : m . 1683 .
Anna Maria, figlia del banchiere Raiberti è innamorata del timido Piero, cassiere del padre, e non vuole sposare il perfido barone Cevasca che la insidia da tempo e che ha messo in difficoltà il banchiere per raggiungere il suo scopo. Saetta interviene, salva i diritti dell'amore e rimette le cose in ordine tra il barone ed il banchiere. Poi, come al solito, riparte per i suoi vagabondaggi.
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dalla critica: «( ... ) Che sia proprio il capolavoro di Saetta mi permetto di esprimere miei dubbi; altri lavori interpretati da Saetta certamente sono molto migliori . La ridda di avventure che il popolare attore incastra in questo lavoro, sono del solito calibro, piacevoli e spiacevoli, ve n'è per tutti i gusti, ma specialmente per i più brutti . In compenso, buona la fotografia». (M. Balustra in «La rivi sta cinematog rafica », Torino, n. 3, l O febbraio 1924).
I Direttorj artistici italiani
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La casa degli scapoli
La casa degli scapoli r.: Amleto Palermi - s. e se.: Amleto Palermi - f. : Vito Armeni se - int. : Bella Starace-Sainati ('a cio nca 'e Santa Lucia), Giovann i Grasso sr. (Paolo), Livi o Pavanelli (To ny) Dio mira Jacobi ni (Marcella, la postegg iatri ce), G iorg io Fini (Ta ma ny), Li d o M a netti , Renzo Fabi a ni (il 4 9 sca -
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polo), Franco Piersanti , Mariano Bottino, comm. Gennaro De Crescenzo - p. : Palermi per la CC.DD .11 .AA., Roma - di. : S.A.l.C. - v.c.: 18654 del 31 .7.1923 - p.v. romana : 16.4 .1 924 - lg.o.: m. 2404 .
Paolo, disoccupato e senza soldi, vaga per le strade di Napoli, poi decide di suicidarsi, gettandosi nelle acque del golfo, ma viene salvato da un inglese che poco prima aveva insultato. Paolo ritrova nel padre del suo salvatore un antico compagno di lavoro, che all'estero ha avuto modo di costruirsi una posizione. Accolto in casa, Paolo non esita a stabilirvisi: mangia , si veste, va in auto a spese del suo ospite. Combina il matrimonio tra il figlio del suo amico ed una cantastorie ambulante; inoltre elimina alcuni elementi della malavita, che sfruttavano la giovane cantante. Quando i due si sposano, egli continua a vivere a spese dell'amico ricco.
dalla critica: «Di mano in mano che i lavori - i quali nelle intenzioni dovrebbero trarre la nostra indu stria cinematografica dalla ben nota crisi - ci vengono presentati , la nostra delusione, il no stro disappunto aumentano continuamente( ... ). La casa degli scapoli è uno spettacolo asfissiante. Vien fatto di domandarsi come gli autori abbiano potuto credere di diverti re qua lcuno con sim ili vetu ste panza ne . Ma quel che è peg gi o, è anc he un o d i quei lavori che sembra no fatti a pposta p er diffa ma re l' Ita lia a ll'estero. L'a mbiente do ve si svolge è quello della ma la vita napoleta na, la cui fam a avreb be assai pi ù bi sogno di essere restituita alle sue reali proporzioni, piuttosto c he venir go nfiata con una retorica e d un manierismo di pessima lega ». (Edgardo Rebizzi in «L' Ambrosiano», Milano, 27 febbra io 1925).
Casa mia, donna mia ••• r. : C harles Krauss - s. : da l dramma in c inque parti di Vito Caruso - f.: Enr ico Pug liese - int. M aryse Da uvray (Li nda-Flavia ), C harles Kra uss (suo p ad re) - p.: A strale-film , Palerm o - di. : Lombard o-film , Napo li -
lg.o.:
m.
1330 .
In un paese sul mare (probabilmente Acitrezza) vivono insieme un vecchio pescatore e s ua figlia Linda-Flavia. La ragazza è benvoluta da un'agiata benestante, la signora Sanibba, che ha un figlio di nome lori, un po' mascalzone e del quale Linda è innamorata. lori spinge il padre di Linda a bere e alla pesca di frodo con la dinamite. In un incidente, il vec· chio perde la vita e Linda, rimasta sola e sotto shock, viene violentata da lori. La signora Sanibba costringe il figlio a sposare Linda. La ragazza si illude di essere amata, ma lori è attratto da un'altra donna, Adriana, una avventuriera senza scrupoli. Durante una festa nella villa d i Adriana, gli invitati scoprono che in mare c'è Linda, sola e svenuta, in una barca alla deriva. La povera ragazza viene salvata e ha uno scontro con Adriana. Linda decide di rapire la figl ia della rivale. Quando Adriana scopre dove si trova la figlia e manda la governante a ripren-
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C harles Krau ss e M aryse Dauvray in C a sa mia, donna mia.
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derla, è ormai troppo tardi: la piccola è ammalata e muore, mentre la madre sta flirtando con un nuovo corteggiatore. Linda tenta allora di suicidarsi, ma viene salvata da lori, che si è pentito e che ritorna alla propria casa e alla propria donna.
dalla critica: «Ciò che maggiormente colpisce in questo modesto, ma professionalmente accurato film etto, è il modo in cui i realizzatori sanno utilizzare gli esterni e la luce naturale e che è una caratteristica di questo genere di melodrammi italiani girati sullo sfondo di immacol a ti panorami terrestri e marini come Acitrezza, oggi distrutti dallo sviluppo del turismo di ma ssa» . Uohn-Fran c is Lane in «lnternational Daily News», Roma , 6 maggio 1979) .
Si tratta di un film di produzione regionale, realizzato in Sicilia e , probabilmente, mai distribuito a live{{o nazionale. Tranne qualche pubblicità su riviste cinematografiche del 7922, non si è trovata traccia di questo film negli elenchi di censura, può pertanto anche supporsi che Casa mia , donna mia sia stato vietato del tutto ed una copia di questo inedito sia poi, molti anni dopo, finita alfa Cineteca Nazionale .
Come ci sposammo r. : Giuseppe Di Pietro - s. : dal romanzo «lo e io» di Myrie - se.: Luciano Seriori - f.: Mariano Folletti - int. : Myriel (la madre e la figlia), Luigi Locchi (il fidanzato della figlia) - p.: Cine-film, Roma - di. : Global v.c.: 18027 del 31 .3 .1923 - lg.o. : m. 975 .
Alla figlia che vuole, con un colpo di testa, sposare un giovane impiegato nell'azienda pater na, la madre racconta (in flashback) come, a suo tempo, lei abbia condotto la sua battaglia per potersi sposare l'uomo che aveva scelto. E la storia della mamma, pur con qualche variante, non è molto dissimile da quella che sta vivendo la figlia .•.
dalla i . (Edgardo Rebizzi in «L'Ambros iano », M ilano, 12 novembre 1923).
«( ... ) La ricostruzione d'ambiente e di costumi è veramente meravigliosa ; non credo però che a quell'epoca remota quei popo li ancora semiselvaggi , si servissero dei cerini per accendere delle fascine . La protagonista è una Zana, molto affascinante e comunicativa; non così il Manetti che, tag liato per le figure e le scene sentimentali, è riuscilo un Canoi senza slancio e senza attrattiva. In ogni modo è un lavoro che piace e che avvince». (Effe in «La rivi sta cinematografica », Torino, n. 4 , 2 5 feb braio 1924) .
La leopardo ferita r. : Ubaldo M aria Del C ol le - s. : Gino Cucc hetti - se. : Ubaldo Maria Del C o lle - f. : G ia com o Bazz ic helli - int. : Leda Gys (Leopardo dei Leopard esc hi), Giuseppe Amato (Selim) , Ubaldo Maria Del Co lle (Moravia della montagna), Fe lice Chialastri (lo sc hi avo), Carlo Reiler (Ri smondo, il colono pu ritano) - p. e di.: Lombardo film , Napoli - v.c. : 17777 del 3 1. 1. l 923 - p.v. romana : 8 .5 . 1923 - lg.o. : m. 1496.
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Leopardo dei Leopardeschi, stanca delle futili mondanità, si ritira, accompagnata da Selim, lo schiavo fedele, comperato in un mercato d'Oriente, nell'antica rocca dei suoi antenati. Ma Moravio, capo dei montanari in cui non è ancora spento l'odio verso i Leopardeschi, feroci signori della contrada, decide di scacciare la discendente. Quando si trova di fronte a Leopardo, non osa mettere in atto il suo piano: la bellezza della donna lo ha stregato. Ai compagni lascia credere di averla uccisa e si trasferisce nel castello. Avvertita che il tradimento di Moravio è stato scoperto e che l'uomo rischia il rogo, Leopardo abbandona furtivamente la rocca. Moravio la ritrova e la riporta al castello. Qui vengono raggiunti dai montanari inferociti, che vogliono giustiziare la strega ed il loro capo infedele. Leopardo si pugnala al petto e muore. Moravio è massacrato dai montanari.
dalla critica: «Non riesco assolutamente a spiegarmi cosa abbia voluto concludere la Lombardo inscenando questo lavoro . La trama , che si dice tolta da un romanzo di Gino Cucchetti (?), è scheletrica , stupida e assurda. La graziosa Leda Gys, che tanto bene interpreta le produzio-
La leopardo ferita :
Uba ldo Maria Del Colle e Leda Gys
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ni che le vengono affidate, e dà ad esse tanta di quella sua vita piena di freschezza e di originalità, è stata in questo film totalmente sacrificata. Non mi spiego come lei, così intelligente, abbia potuto accettare una parte così insignificante e inconcludente, che l'ha fatta figurare, dal primo all'ultimo quadro, come una pupazza senz'anima, senza vita e senza espressione. Anche Del Colle si è venuto a trovare fuori posto; come fuori posto ho trovato la mise, straordinaria in tanta piccolezza di concetto . Discreta, in qualche esterno, la fotografia». (Niniko in «Lo vita c inematografico», Torino, 30 moggio 1923).
«Ouesto film della Lombardo richiama alla mente quelle grandi feste date da plebei danarosi, i quali, arricchitisi facilmente, ma rimasti volgarissimi di animo, vogliono scimmiottare le feste più aristocratiche e pur cadendo nel grottesco, non se ne avvedono minimamente e vannosene fieri e tronfii. Dai padroni d i casa ai convitati, per lo più tutta gente della stessa risma o specie, si sfoggia un'eleganza pacchiana e si prendono delle grandi arie e delle pose dignitose . Le feste stesse appaiono alla fine come ridicole farse rivestite di solenne serietà: e mai solennità è stata più buffonesca . Sono, insomma, queste feste, un vero scempio del buon senso e del buon gusto j. . .J- Ebbene, lo stesso fastidio, la stessa pena, ce lo procura Leopardo ferita, che nell'insieme assomiglia ad una di queste feste; ed a creare questo nostro stato d'animo concorre un po' tutto: il soggetto come la messa in scena, l'interpretazione come gli interpreti. Si vede subito lo sforzo di fare un grande film, un film d 'arte e di interpretaz ione e lo sforzo si spezza nelle più stridenti volgarità (. .. )». (Bombonce in «Lo rivisto cinematografico», Torino, n. 8 , 25 aprile 1923).
La locanda delle ombre r. : Baldassarre Negroni, Ivo Illuminati - s.: Luciano Dorio - f. : Ubaldo Arata - int.: Hesperia (Contessa Lavallière), Margot Pellegrinetti (Nancy), Lido Ma netti (Tom Howard), Franz Sala (Fu-Kiangh), Ugo G racci, Pauline Polaire (Maria), Ubaldo Stefani, Giorgio Bonaiti, Gemma De Sanctis - p. : E.D.A. - di. : Pittaluga - v.c.: 17853 del 28 .2.1923 lg.o.: m. 1570.
Storia di un giovane aristocratico che, abbandonato fin dalla più tenera infanzia, frequenta un equivoco locale dei bassifondi parigini e viene accusato innocentemente di un brutale assassinio. Ma una straniera riesce a salvarlo dal patibolo e, dopo una serie di emozionanti episodi, la sconosciuta rivela di essere la madre alla quale era stato sottratto da bambino.
dalla critica: «Siamo in p ieno dramma avventuroso. Luciano Dorio vuol c imentarsi in ta l genere di produzi one per il quale ha mostrato, pe rò, almeno finora, scarsa capacità.
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Bozzetto per il manifesto de La locanda delle ombre
S' inizia La locanda delle ombre, co n la presentazione di varii personaggi, tracc iati con mano sap ie nte, abitatori e frequ e ntatori della tri sta locanda . Il dramma si snoda fra quantità di circostanze imprevi ste e di vice nde strane. L'imprevisto . Ecco la malattia dei soggettisti italiani, che non vogliono convincersi quanto e come sia difficile coltivare il genere avventuroso dopo che gli americani hanno fatto prodigi. Hesperia - sem pre affascinante e avvincente per la sua dolce e morbida be llezza - non p ossiede tempe ram ento artistico adatto p er simi li interpretazioni ed evidentemente essa ha dovuto compiere uno sforzo per rendere con l'abitua le sua scrupo losità e precisione la parte della co ntessa La v a lli ère. Di sc reta Paulin e Po laire, b ene M argot Pelleg rin e tti e Lido Monelli , o ttimo Fran z Sala, attore c he possiede una maschera efficacissima e c he nel suo ruol o è fra i migliori artisti esistenti oggi in Italia. Una cara tte ri stica, into nata mise en scène ed una fotografia in stabile , a volte buona, a volte incerta». (A. Bruno in «Il Ro ma d ella domenica », N apoli , l O gennaio 1924).
li film è noto anche com e N on ho ucc iso ! .
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La madre folle r.: Carmine Gallone - s. : Sergio Homsky - se. : Carmine Gallone - f. : Emilio Guattari - se. : Raffaello Ferro - int. : Soava Gallone (Bijou/la madre folle), Yvonne de Fleuriel (la chanteuse), Lido Manetti (Sergio, il violinista), Mario Fumagalli (Padron Rosario), Raimondo van Riel (il direttore del circo), Fosco Ristori (lo scaricatore), Nella Montagna, Giuseppe Pierozzi, Frisco (il negro, suonatore di jazz) - p. : Films Gallone, Roma - di.: S.A.l.C. - v.c. : 18247 del 30 .4 . 1923 - p.v. romana : 29 .5 . 1924 - lg.o. : m . 1961 .
Per sfuggire alle insidie del padrone del circo, la giovane cavallerizza Bijou fugge e trova riparo da Padron Rosario, un brutale taverniere. Nella misera osteria, Bijou si esibisce accompagnata dal violinista Sergio, debole e mite sognatore, che soffre nel vedere la donna circondata dalla ciurmaglia che frequenta il locale e desiderata da Rosario. Abituale cliente della taverna è una vecchia alcoolizzata, detta «la madre folle»: ha perso la figlia, non sa nemmeno come, e trova conforto nel bere. Bijou simpatizza con la donna, le dona un paio di scarpe e l'aiuta a pulire il locale. Folle di passione, padron Rosario tenta di violentare Bijou, la quale trova riparo nell'antro della madre folle e si ammala. La vecchia, nel curarla, scopre da un neo che Bijou è sua figlia. M a non le dice nulla perché ha vergogna della sua condizione. Solo in punto di morte le rivela il suo segreto e le due donne si abbracciano per l'ultima volta.
dalla critica: «Si è tanto parlato di questo film ed il film ha avuto consenso così largo che( ... ) scrivere de La madre folle è cosa che preoccupa alquanto il critico che, per istinto va a ricercare anche nei capolavori , anzi sopratutto nei capolavori , quei difetti e mancanze che, se non vengon o notate dal pubblico, non devono sfuggire a chi va al cinematografo non soltanto per procurarsi un diletto( . . . ). Quello che si può proclamare con la più assoluta sicurezza è questo : La madre folle è un lavoro artistico nel vero senso della parola, ed eminentemente artistico . Il soggetto? Non può propriamente dirsi nuovo, ma ha qualità e circostanze avvincenti e si svolge con una forma che è nuova . E' un dramma che nasce e muore nei bassifondi : senza marsine, senza decolleté, una volta tanto , si è dimostrato che si sa fare del cinematografo non ricorrendo alla messa in scena di una casa da giuoco o di un salone di dubbio stile (. . . ). Quello che può sembrare un po ' voluta è forse la conclusione del dramma , po i che il caso conduce Bijou proprio là dove vive la madre, ch'ella non conosce . Il fulcro de La madre folle è l' interpretazione che Soava Gallone ha fatto dei due personaggi pr incipali ( . . . ). Sono apparse così sicure , così impressionanti le due differenti interpretazioni ~ anche per la perfezione tecnica - che hanno finanche fatto dubitare qualcun o del pubblico che unica attrice fosse Soava Gallone ( ... )». (A lberto Brun o in «Il Roma della domenica», N apoli , l 8 dicembre 1923 ).
«This production should appeal to a far la rger class than the usual patrons of picture plays . Whenever the announcement is made that parts are to be doubled by a certain odor or actress, interest is once aro used ,and mere curiosity draws people to the theatre . But it is frequently found that the dual impersonation has not presented any considerable difficulty .
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Hermione and Perdita , or Lusurques and Dubosc are cases in point. But the task confronting Soava Gallone was a most serious one , and her performance should certainly attract everyone interested in acting as on art. lt would be difficult to imagine two human beings more dissimilar than the young and beautiful woman and the old drink-sodden hag. And it must not be overlooked that it is not merely a triumph of make-up, for it may safely be asserted that without such extraneous assistance thi s actress would give on impressive performance as the Mad Mother. Of course , as Bijou , she is on alluring figure ,displaying considerable emotional power. She has on admirable company to support her . Though dealing with the underworld, the settings are extremely beautiful. The chiaroscuro in the pictures of the streets and underground cellars is of that weird character which it seems only Continental studios con supply, and the photography is worthy of the subjects. The story is not a strong one, but in thi s case is of minor importance. To high-class audiences, Through the Shadows should make an unusually strong appeal. » («Th e Bi oscope», London, A prii 17, 192 4) .
La madre folle: Soava Ga llo ne
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Maestra d'amore r. : Pier Angelo Mazzolotti - s. e se.: Pier Angelo Mazzolotti - f. : Maggiorino Zoppis - int.: Suzanne Armelle (Suzy/Andrè) - p.: Photodrama , Torino - di. : U.C.I. - v.c.: 18759 del 31.10 . 1923 -
lg.o. : m. 1640.
Si tratta di una commedia brillante, in cui la protagonista, pur di riuscire a conquistare il suo uomo, non esita a travestirsi da uomo. Da qui, una serie di divertenti equivoci che, alla fine, vengono felicemente risolti.
Ultimo film di Albertina Mantova , in arte Suzanne Arme/le, che aveva iniziato la sua carriera sette anni prima come briosa interprete de La signorina Ciclone. La censura fece ridurre «a fugace visione» tutte le scene che riproducevano /'ambiente di un ritrovo notturno, chia-
mato Tabarin bleu .
Mamma lontana r.: Emanuele Rotondo - f. : Enrico D'Agostino - s. : E. Comanducci dalla canzone di A Bascetta- int. : Claudia Santafiore, Alberto Danza, Mario Negri, Francesco Amodio - p.: Emanuele Rotondo per la Miramar-film, Napoli - di.: regionale - v.c.: 18765 del 31 . 10.1923 lg.o.: m. 1102. Prodotto come Gli abbandonati, i/ film venne poi rititolato Mamma lontana e, come tale, figura in numerosi tamburini dei cinema dell'Italia meridionale.
Mani rapaci r. : Alberto Degli Abbaii - f. : Guido Presepi - int.: Lina Murari (Sofia Garnieri), Enrico Scatizzi (il notaio Garnieri), Mary Salvini (Liliana Mi rei), Virgilio Tommosini (Lorenzo Tomestei), S. F. Ramponi (Roberto Valan), Virginio Frattali (Giovanni, cameriere di Pontbrisard), Giulio Bellantese (ing . Pelagis), Sig. Panello (un viaggiatore), Emmo Contini (Beatrice) - p.: Santoni-film, Roma - di.: regionale - v.c.: 18031 del 31 .3.1923 - lg.o.: m. 1458.
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Una scena di Mani rapaci
La cassaforte del notaio Garnieri viene svaligiata. Quando il furto viene scoperto, Garnieri, per evitare l'arresto, poiché i sospetti si appuntano su di lui, fugge all'estero, lasciando la moglie Sofia e la piccola Ada. Tra le carte scomparse vi è anche il testamento di Roland Pontbrisard, che lascia erede la giovane Liliana, fidanzata di Roberto Valan, segretario di Garnieri. Non trovandosi l'atto e non potendosi stabilire gli eredi, viene nominato amministratore Tomestei, un altro parente, in realtà diseredato. Tomestei, scoperti degli appunti rivelatori, decide di appropriarsi dell'eredità, sopprimendo Liliana. Prima denuncia anonimamente Roberto come autore del furto e lo fa arrestare, poi invita Liliana al castello e la ospita nella «camera fatale», una stanza dove chiunque vi abbia dormito non si è mai risvegliato. La ragazza, ignara, accetta, ma durante la notte è svegliata dal fruscio di un serpente, che riesce a neutralizzare, avvolgendolo in una coperta. Nel frattempo, Garnieri, in triste esilio a Parigi, decide di tornare: rientrato a casa di nascosto, riabbraccia la moglie, deciso a costituirsi l'indomani. Ma durante la notte scopre che la moglie è sonnambula, la segue e si accorge che Sofia è stata, inconsapevolmente, l'autrice del furto. Recuperato tutto, Garnieri espone il caso al Commissario e Roberto viene liberato. La ragazza viene dichiarata erede legittima e sposa Roberto, mentre Garnieri ritrova nella famiglia la sua serenità.
dalla critica: «Finalmente pure in questo locale, che fu un tempo il più frequentato della nostra città (Firenze, n .d.r.), si è avuto una novità . Purtroppo si tratta di un lavoretto di non eccessive pretese, ma abbastanza bene interpretato da Lina Murari .
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li lavoro però è piaciuto, ed è stato più volte replicato dinanzi a pubblico foltissimo ed elegante». (P. G. Merc iai in «La rivista cine matogra fica», Torino, l O ottobre 1923).
«( ... ) Dopo molto susseguirsi di pellicole estere, abbiamo potuto italiano, ma a quanto ci è sembrato un lavoro esegu ito nei primi fia , Lina Murari interpreta la parte con troppa svenevolezza che garba, e lascia lo spettatore annoiato; in compenso però il film sima; ci è bastato quindi veder chiaro ... ».
assistere ad un soggetto albori della cinematog raal pubbl ico d'oggi poco ha una fotografia nitidis-
(F . Ricci in «La rivista cinema tografica », Torino, l O agosto 1928).
li Film è noto anche con il titolo: La camera fatale.
Maria ... viene a Marcello r.: Sig . Jovine - f. : C. Luigi Martino - int.: Liana Vittori, Maria Filarosa, Gennaro Sebastiani - p.: Garganica-film, Lucera - serie «comicissima » di. : non reperita - v.c.: 18817 del 31 . 10.1923 - lg.o. : m. 1400.
Una notizia apparsa sul «Cine-giornale» di Trieste {n . 33, del 2 agosto 1927 ) informa che l'attrice Liana Vittori, al secolo Virginia Levi, «figurina soave e graziosa di artista del teatro muto», dopo aver interpretato per la Garganica-film di Lucera il primo Film edito da quella ca sa, intitolato Maria ... vi ene a Marcello, è entrata a far parte della compagnia del Cav. Uff. Aniello Greco per una tournée in Africa e ne lle Terre Redente. Questo primo esperimento cinematografico pugliese - cui seguirà quattro anni dopo L' intrusa - ha probabilmente preso a soggetto un fattaccio accaduto a Napoli agli inizi degli anni Venti. Infatti, Maria ... viene a Marcello è il grido che un pittoresco venditore ambulante di pizze e focacce lanc iava alle balie ed alle servette nella Villa comunale di Napoli, per invogliare all'acquisto della sua mercanz ia . L'uomo morì accoltellato da una donna verso la quale era stato troppo intrapre ndente . L'episodio, ed il processo che ne seguì, dive nnero famo si e ancora molti anni dopo il tipico richiamo di quel pizzaio lo veniva usato come intercalare, con chiara allusione sessuale.
La maschera che ride r.: G iuseppe Forti - f. : Giulio Rufini - int. : Clarette Rosaj (Pompo nette), Guido Graziosi (Tam) , Dante Cappelli (Nessuno), Marcella Sabbatini (Totò ) - p. : Ouirinus-film , Roma - di. : U.C.1 . - v.c. : 18804 d e l 3 1. 10.192 3 - p.v. romana: 22 .6 . 1924 - lg.o.: m. 1693 .
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Pomponette, ridotta in povertà, per garantire la sopravvivenza del figlio Totò accetta di esibirsi come ballerina in un cabaret. Uno spettatore la insolentisce, il clown Tom la difende: entrambi vengono licenziati. Non sapendo come fare, Pomponette affida il piccolo a Mastrangelo, un artigiano, che costringe il fanciullo a vendere le sue statuette di gesso per le strade e lo maltratta. Il bambino trova un protettore in Nessuno, un ladro di buon cuore. Pomponette intanto, assieme a Tom, ha vestito anche lei la giubba del pagliaccio, la «maschera che ride», e gira per i varietà, sempre in cerca della sua creatura. Nessuno, introdottosi nella pensione dove alloggia Pomponette, capisce da una fotografia che chi stava per derubare è la mamma di Totò. E le riporta il figlio, senza nemmeno farsi vedere.
dalla critica: «La maschera che ride riproduce scene drammatiche della vita e racchiude una fine analisi di anime e di ideali. La trama ha un grande risalto per l'accuratezza della direzione artistica, posta in piena efficienza dalla abilità dell'operatore e dall'arte degli interpreti. Degno di speciale menzione è il piccolo venditore di statuette, nel quale non si sa se debbasi ammirare la grazia naturale della fanciullezza, o la rara adattabilità all'ambiente scenico. La sapiente sobrietà di gesti e la proprietà dell'espressione, sono certo qualità ben rare, in attori tanto piccoli come il simpatico bimbo del quale ho parlato» . (E. Ruffo Marra in «La rivista cinematografica», Torino, l O gennaio 1923).
«La maschera che ride fa una simpatica eccezione alla monotonia della produzione italiana. Non vi mancano, purtroppo, la sproporzione tra la infantilità del soggetto e la maturità della tecnica, qualche incrinatura nella interpretazione e numerose tracce di una imitazione poco nobile e poco proficua . Ma la concezione, la messinscena, la direzione, le scene naturali, la distribuzione delle luci, la fotografia, sono altrettanti indici di una probità, di una competenza assai lodevoli, se non altro perché assai rare» . (E. Rebizzi in «L' Ambrosiano» , Milano, 22 dicembre 1924).
Da segnalare che, come in numerosi altri film, la parte del bambino è affidata a Marcella Sabbatini, una enfant-prodige specializzata in ruoli mascolini.
Messalina r.: Enrico Guazzoni - s. e se. : Enrico Guazzoni - f.: Alfredo Lenci, Vietar Armenise - scgr. : Guido Del Monaco - co. : Enrico Guazzoni - int. : Rina De Liguoro (Messalina), Augusto Mastripietri (Claudio), Gino Talamo (Ennio), Gianna Terribili-Gonzales (la maga Mirit), Lucia Zanussi (la schiava Egle), Gildo Bocci (Apollonia), Bruto Castellani (Tigrane), Aristide Garbini (Narciso), Adolfo Trouchè, Calisto Bertramo, Mario Cusmich - p.: Guazzoni-film, Roma - di.: Minerva - v.c.: 18392 del 30.6. 1923 - p.v. romana: 31 .3 . 1924 - lg.o.: m. 3373 .
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Rina De Ligu oro.. M essalina
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Una scena d i M essalina, con Rina De Liguoro e Gianna Terribili-Gonzales
Ucciso Caligola, i pretoriani nominano imperatore Claudio. A capo dei pretoriani è Marco, innamorato della moglie di Claudio, la lasciva Messalina. Divenuta imperatrice, Messalina non abbandona la sua abitudine di recarsi nottetempo nella suburra in cerca di fuggevoli avventure. Scampa ad una retata con l'aiuto di Ennio, un auriga persiano, schiavo del senatore Apollonio. L'imperatrice si innamora del giovane, il quale ama invece una schiava, Egle, che Apollonio ha comperato e cerca di insidiare. Su Ennio si appuntano anche le voglie di Mirit, una sacerdotessa di Iside, che cerca di ricattare il giovane, facendo frustare la povera Egle, che viene salvata dal gigante Tigrane. Marco tenta di rovesciare Claudio, ma l'imperatore, avvertito, lo fa uccidere dai sicari di Silio. Ancora una volta Mirit tenta di ottenere le grazie del giovane Ennio, ma, respinta, gli avvelena i cavalli con i quali il giovane deve partecipare alla corsa delle bighe per ottenere la libertà. Infatti, durante la gara, il giovane s i rovescia col suo carro e finirebbe ucciso dai gladiatori se Messalina non intervenisse tempestivamente per salvarlo. Mirit è uccisa da uno dei suoi leoni. Messalina, alleatasi con Caio Silio, prepara un complotto contro il marito. Scoperta la congiura, Caio Silio viene pubblicamente smascherato e scacciato. E quando i pretoriani vanno ad arrestare l'infedele Messalina, questa preferisce darsi la morte.
dalla critica: «La vita d e lla pervertita im pera trice ro ma na è ricostruita in questo la voro sulla ba se d i d ue o tre tra g li episod i p iù sa lie nti : l' uccis io ne d i Ca ligola , l' ascensio ne a l trono di C la udio, g li amori di M essa lin a con M arco, con Silio ed infine con l'a uriga Enn io. Come og ni prod uz io-
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ne frammentaria, Messalina è quasi incompleta e l'esistenza della protagonista ci è presentata di scorcio. D'altro canto, spesso Messalina passa in seconda linea ed occupano il primo piano le vicende di due innamorati, che - perseguitati durante cinque parti del lavoro - finiscono col trionfare nell'ultima, mentre le fiamme, i pugnali ed i leoni assumono il compito di vendicarli dei loro nemici . Ancora una volta, in questo lavoro, è il tristo che va nell'Ade in malo modo mentre l'innocenza trionfa. Se così fosse anche nella vita ... ( ... )». (Edgardo Rebizzi in «L'Ambrosiano », Milano, 6 aprile 1925) .
«( ... ) Ottimamente la Contessa Rina De Liguoro nella parte di Messalina, parte che le si addice egregiamente e che cancella l'impressione di lei riportata in un film di qualche anno fa, che è meglio non ricordare. La forbice del censore questa volta, in rispetto alla storia, è rimasta inerte, così Messalina, corrotta, depravata, bella e ... non diciamo di più . Chi non l'ha vista, vada a vederla e ... si convincerà ( .. . ). Messalina è il trionfo della c inematografia italiana, è l'orgoglio di Enrico Guazzoni, è la rinascita della nostra arte». (A. Bernabò in «La rivista cinematografica », Torino, n. 11 , 1O giugno 1924) .
«( ...) Messalina ci appare un grande film storico, molto ben curato nelle cose principali come nei dettagli, eseguito con una grandiosità di mezzi in quanto riguarda le ricostruzioni della Roma imperiale, i vestiarii, ecc., interpretato da artisti di valore e girato sapientemente da un operatore che ha mostrato talento e qualità speciali : Alberto (sic) Lenci. Come abbiamo detto, gli interpreti sono tutti a posto. Diremo qualcosa per quelli che emergono e cioè : Rina De Liguoro, una Messalina oltre che bellissima, misurata e corretta; Mastripietri, un Claudio timoroso e tentennante in modo giusto; Enrico (sic) Talamo, un ottimo Ennio. E in ultimo innalziamo alla bellezza splendente di Lucia Zanusi (sic), che nella delicata e dolce parte di Egle ha sfoggiato pregevoli qualità artistiche, che le hanno procurato approvazioni unanimi . La Zanusi è un'attrice giovanissima alla quale è riservato certamente un lieto avvenire nel mondo artistico; essa stessa ce lo ha fatto presagire con l'interpretazione perfetta (... ) ». (Alberto Bruno in «Il Roma della domenica », Napoli , 3 aprile 1924) .
«( ... ) Il nome dice tutto .. . (... ) A nostro parere, non è roba che possa venire rappresentata nei nostri ambienti, anche levando le scene sconce e correggendo le nudità». (Anon. in «Rivista di letture», M il ano, n. 5 , maggio 1925) .
Uno dei più celebrati film storici del muto italiano che, nonostante una realizzazione caotica, un'interpretazione melodrammatica ed una lunghezza eccessiva, ma forse proprio per questi motivi, incontrò un vasto successo di pubblico, in patria ed all'estero. Nei paesi di lingua anglosassone, venne presentato come The Fall of on Empress. Anni dopo, durante il sonoro, una versione notevolmente ridotta venne sonorizzata con il sistema Tobis-Klangfilm a cura di Vittorio Malpassuti e Gustavo Serena. Le musiche di Escobar vennero arrangiate dal Maestro Fiordo . Da notare, inoltre, che Messalina fu l'unico film italiano che venne importato in Unione Sovietica durante gli anni Venti.
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I milioni di Saetta r.: Ubaldo Pittei - f.: Giorgio Ricci - int.: Domenico Gambino (Saetta), Pina Majelli (Lilly) - p.: Caesar-film, Roma - di.: U.C.1. - v.c. : 19002 del 31. l l. 1923 - lg.o.: m . 1344. Si tratta delle consuete avventure del popolare Saetta che si esibisce in varie acrobazie.
dalla critica: «Saetta è Domenico Gambino, un attore simpatico e che in questo pregevole lavoro mostra delle ottime qualità artistiche. Tranne in qualche punto, come nell ' ultima parte, la comicità in questo lavoro si raggiunge con mezzi naturali , ispirati a buon gusto, e senza, pertanto, le solite intemperanze». (G . Morano in «La rivista cinematografica», Torino, 25 ottobre 1924).
I milio ni di Saetta , con Do menico Gambino
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Il mistero del castello di Nancy r.: Bruno Dettori-Licheni - s. e se.: Adriano Giovannetti - f. : Fortunato Bronchini - int.: Giulio Calandra (il marchese Paquet), Margherita Boccardo, Gigetta Mantero - p. : Perla-film, Torino - di. : regionale - v.c. : 17330 del 30.4.1923 - lg.o.: m. 1235.
Nel castello di Nancy esiste un antico quadro raffigurante un angelo che, davvero benefico , custodisce i castellani. Una storia antica ed una recente lo dimostrano: quando il primo marchese venne salvato dall'ira dei suoi nemici, e quando gli ultimi proprietari, grazie ad esso, scoprono un tesoro millenario.
Iniziato come Il marchese Paquet, il film rimase fermo in censura per diversi mesi, per motivi che sono rimasti ignoti. L'unico appunto che venne fatto, in sede di rilascio di nulla osta, fu /'eliminazione di una scena in cui uno dei personaggi della vicenda cade su di un groviglio di aste aguzze, una delle quali gli trafigge il petto.
Il mistero di villa Nirvana r. : Alberto Degli Abbati - f. : Guido Presepi - int.: Lina Murari (Lidia de Malville), Enrico Scatizzi (il signor de Malville), Giulio Bellantese (il giornalista Rolf), Sig . Panello (Carlos), Virginio Frattali (il servo muto), Emma Contini (la moglie dell'operaio) - p.: Santoni-film, Roma - di.: regionale - v.c.: 18032 del 31 .3.1923 - p.v. romana : 16.8 . 1923 lg.o.: m. 1230.
Misteriose scomparse di personaggi della nobiltà o dell'alta finanza avvengono da qualche tempo nella metropoli. Rolf, il giornalista de «Il mondo» indaga, sperando in una notizia sensazionale. Dalla moglie del primo rapito, la signora Malville, viene a sapere che il marito è scomparso dopo aver usato un'auto a nolo. E così gli altri, tutti hanno utilizzato auto non proprie. Rolf si invaghisce della signora Malville e affitta un appartamento per poterla corteggiare da lontano, ma mentre la osserva, riesce anche a raccogliere indizi che lo porteranno alla misteriosa villa Nirvana dove sono riuniti tutti i rapiti, trattati benissimo, come in un hotel d i lusso. Rolf vi si reca e viene trattenuto dall'ospite, che è proprio Malville, il quale ha organizzato tutti i rapimenti per dimostrare la generosità italiana. Infatti, dopo aver visto, su un transatlantico, con quale prontezza gli americani avessero raccolto due milioni di dollari per un'opera benefica, aveva scommesso ventimila dollari che gli italiani avrebbero versato due milioni di lire per uno scopo analogo. Ma la somma raccolta era solo un quinto. Aveva allora progettato ed attuato il rapimento dei maggiorenti della città per ottenere in cambio della liberazione, la somma residua. Tutti accettano ed anche i ventimila dollari della scommessa vengono messi a disposizione per l'opera umanitaria. Il film termina con la visione di un asilo per orfani in costruzione.
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Il mistero di Villa Nirvana: Giulio Bellantese e Lina Murari
dalla critica: «li mistero di villa Nirvana, ammirevole la trama del lavoro, fra gli interpreti primeggia Lina Murari, a posto gli altri , riuscitissima la messa in scena e la fotografia». (V. in «La vita cin ematografica», Torino, 30 agosto 1924).
My little dog r.: Amleto Palermi - s. e se.: Amleto Palermi - f. : Vito Armeni se - int. : Livio Pavanelli, Diomira Jacobini, Fulvio Chialastri ed il cane Tom - p. : C.C. Direttori Associati, Roma - di.: Lombardo - v.c.: 19081 del 31 .12.1923 - p.v. romana : 27.7. 1924 - lg.o. : m. 1100. Commedia brillante in cui un cagnolino è il galeotto paraninfo dell'amore che sboccia tra i due protagonisti.
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dalla critica: «Bellissima commedia sentimentale e grottesca, interpretata da Diomira Jacobini e da Livio Pavanelli. La direzione di Palermi è degna di ogni lode» . (E . Matteucci in «La rivista cinematografica », Torino, 25 dicembre 1925).
Il film venne presentato anche come Il mio piccolo cane e, dato il metraggio ridotto, abbinato all'altro film di Po/ermi Il paradiso.
Nel gorgo della sventura r.: Giuseppe Ciabattini, Luigi Fiorio - s.: Giuseppe Ciabattini - f.: Luigi Fiorio - int.: Domenico Serra, Giovanni Barrella, Bonaventura lbanez, Evelina Fiorio, Sig .ra Ciabattini, Joaquin Carrasco, Luigi Fiorio - p.: F.A.l.T., Torino - di.: regionale - v.c.: 18703 del 31 .8.1923 - lg.o. : m. 1383 .
Luigi Fiorio ricorda: «Un anno dopo aver realizzato Un dramma in montagna, trovai un piccolo capitale ed assieme a Ciabattini decidemmo di fare un nuovo film , un giallo. Ciabattini, che era veramente geniale come soggettista, buttò giù una trama che, se si dovesse girare oggi, dovrei chiedere venia ad Alfred Hitchcock. Lo sceneggiammo insieme, poi Ciabattini mi chiese anche di interpretare una piccola parte. Come il precedente, il film venne fatto in famiglia, con mia moglie e la moglie di Ciabattini come prime attrici. Lo intitolammo L'ombra che uccide, ma la censura ce lo bocciò in toto. Aspettammo un po', poi lo ripresentammo tale e quale, ma con il titolo cambiato in Nel gorgo della sventura . Ci rilasciarono subito il visto. Valli a capire ... In Italia non so come sia andato e se effettivamente sia uscito; io trattai la vendita con un tale che ne prese /'esclusiva per tutto il mondo e ci pagò il doppio di quello che ci era costato(. .. )». {Testimonianza resa ali'autore).
Notte di tempesta r.: Riccardo Cassano - f. : Arturo Gallea - int.: Maria Roasio, Tullio Monacelli, Sig. Origoni, sig . Cecconi - p. e di.: U .C.I. - v.c.: 18285 del 31 .5 . 1923 - lg.o. : m. 1407.
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Si tratta di una vicenda drammatica che si svolge in ambiente marinaro. Il film è stato girato quasi interamente in Sardegna.
dalla critica: «( ... ) In questo film si notano certe incongruenze, certe situazioni tanto logicamente impossibili, che non si comprende in quale modo la U.C.I. abbia potuto consentirne la messa in scena ». (Reffe in «Lo vita c inematografico», Torino, n. 6, 30 marzo 1924).
Il film ha anche un secondo titolo: Una bimba perduta sul mare.
Occhi lucenti r. : Guido Guiducci - s. e se.: Umberto De Maria - f. : Alfredo Cispadoni - scgr.: Giulio Ferrari - c.m.: M Q Enrico Toselli - int. : Luisa Cei, Guido Guiducci, Valentino Ristori , Enrico Scatizzi , Mary Salvini, Annunziata Mazzini, Antonio Altavilla , Cesare Zocchi, Lola Morelli p.: Fiorenza-film, Corso Umberto I, 92 , Roma - di. : regionale - v.c. : 18590 del 31 .8.1923 - lg.o.: m. 1068 .
All'epoca della realizzazione il film veniva presentato come: «lavoro drammatico-passionale, con un pizzico di sentimentalismo e un po' d'avventura».
dalla critica: «Un dramma - tutto da ridere - in due episodi. E nonostante la azione sia scipita, priva d ' irtteresse e conciliante il sonno, e gli ambienti ristretti e pedestri, l'autorità prefettizia ha imposto il taglio cesareo del primo episodio, in cui quattro uomini mascherati balz ano - revolver in mano - contro il protagonista; e quell'altra, in cui il cameriere del predetto viene "saracinescato". Due scene che, con il ricordo di tutte le braccia alzate e pi stoloni puntati della produzione americana, e di tutti i preparativi di "giustizia sommaria" che in questo vengono appalesati, sembrano pallidi e grotteschi tentativi di emozionare . . . senza riuscire nell'intento». (E . Pasto ri [do VE] in «Lo vita cinematografico», Tor ino, 30 ottobre 1923) .
Il film, iniziato nel 1919 con il titolo N ei gorghi del destino, venne presentato due volte in censura. La prima, nel settembre del 1921 ove ottenne il visto {n . 16424) ed il metraggio era di 836 metri, ma non uscì mai, poiché il taglio che la stessa prodvzione vi aveva apportato rendeva la storia incomprensibile. Successivamente, nell'agosto del 1923, il film venne ripresentato nella sua lunghezza originale {m . 1068) ed approvato con la sola soppressione - ogniqualvolta apparisse in didascalie - della parola «messicano». Ma appena passò sugli schermi, fu la Prefettura di Venezia ad imporre il taglio dei 232 me tri già contesta ti. E dopo questa nuova disavventura, il film scomparve dalla circolaz ione.
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L'ombra: Italia Almirante-Manzini ed Alberto Collo
Ancora la A lmirante-Manzi ni con Do menico Marverti in L'ombra
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L'ombra r.: Mario Almirante - se. e ad.: Mario Almirante dal lavoro drammatico omonimo ( 1915) di Dario Niccodemi - f.: Ubaldo Arata - int.: Italia Almirante-Manzini (Berta Trégner), Alberto Collo (Gerardo Trégner), Liliana Ardea (Elena Previle), André Habay (Alberto Dawis), Domenico Marverti (il dottore), Vittorio Pieri (Michele, padrino di Berta), Oreste Bilancia - p. : Alba-film, Torino - di.: Pittaluga - v.c.: 18494 del 31.7. 1923 - p.v. romana: 13 .5 . 1924 - lg.o.: m. 1955 .
Berta Trégner, vittima di un incidente, è rimasta paralizzata. Per la giovane e bella donna, la vita trascorre tra la sopportazione della sua sventura e l'illusione che Gerardo, suo marito, continui ad amarla. Quando, dopo sei anni, Berta guarisce, quasi per miracolo, scopre che Gerardo si è creata un'altra famiglia con Elena, la sua migliore amica, ed hanno anche in figlio. Affranta, la povera donna fugge, invocando la Vergine. Ma l'amoroso padrino di Berta riesce a scoprire che Elena ha allacciato nuovamente rapporti col suo ex-marito, Alberto, e ne informa Gerardo, il quale, respinta l'indegna Elena, può ritornare da Berta per ritrovare l'amore «sopito più che distrutto», ed il bimbo vive con loro, poiché la mamma, abbandonandolo nella sua fuga, non è degna di riaverlo.
dalla critica: «Il dramma si svolge intenso e raccolto nell'animo della protagonista. Tutto racchiuso in lei, una lotta titanica fra opposti sentimenti e passioni erompenti, senza tuttavia affrontare problemi ideologici e morali. Se questi scoppiano improwisi e veementi, senza preparazioni e quasi senza addentellati, è per quello strano giuoco di cui alcune volte si compiace un autore per un senso di acrobatismo e virtuosismo teatrale (.. .) . L'intrico teatrale che in molte opere si estende dalla prima all'ultima scena con potenzialità progressiva, qui è tenuto in sordina e solo appare nell'evoluzione dell'anima conseguente della donna, nei suoi passaggi, nelle sfumature e diremmo, nel presentimento dell'immanenza oscura del destino (... ). Questo aver voluto svolgere un concetto superiore crea evidentemente degli squilibri fra l'idea, astrazione e la realtà, materia; squilibri che permangono nel cinematografo, pur possedendo questi maggiori mezzi di attuazione e maggiori possibilità , sì che la vicenda realistica soffoca il significato simbolico che noi, a differenz a di altri scrittori, abbiamo voluto rilevare per una maggiore comprensione e penetrazione dell'opera, anche perché abbiamo seguiti i commenti del pubblico che affollava il Ghersi, commenti impostati sull'esteriorità e sull'impressione. Invece, quanta comprensione sarebbe necessaria e quanta minor leggerezza di giudizio, per una giusta valorizzazione dell'arte. Se il pubblico ci legge, da queste note può trarre un buon profitto». (G ulliver in «La rivista c inematografica», Torino, n. 8, 25 aprile 1924) .
Presentato all'Esposizione internazionale di Torino, il film venne premiato con una medaglia d 'oro. L'ombra non è da confondere con l'omonimo film del 7920, interpretato do Francesco Bertini e tratto dal romanzo di Octave Feuillet. Il lavoro di Niccodemi era stato invece già portato sullo schermo nel 79 76 do Mario Coserini, con Vittorio Lepanto protagonista, e venne poi nuovamente realiz zato nel 7954 do Giorgio Bianchi, con Morto Toren.
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L'ombra, la morte e l'uomo r.: Wladimiro De Liguoro - int.: Rina De Liguoro, Guido Trento, Renato Trento - p.: De Liguoro, Roma -v.c.: 18646 del 1.9. 1923 - lg.o.: m. 1147.
Misterioso film, fatto {produzione, regia, interpretazione) in casa De Liguoro e di cui non si è trovata uscita, né recensioni.
In censura risulta essere stato minuziosamente tagliuzzato: «Sopprimere alla fine della seconda parte il quadro in cui lo scultore Duplessy strangola la moglie, lasciando soltanto il quadro della visione del cadavere di essa a terra. Ridurre alla fine della quarta parte la lotta fra il Duplessy ed il Dupont, troncando l'azione al punto in cui Duplessy brandisce il pugnale».
Gli orecchini della nonna r.: Camilla De Riso - f.: Aurelio Allegretti - int.: Camilla De Riso, Mila Bernard, Enrico Vidali, Eugenia Cigoli, Piero Vidali - p. : Caesar-film, Roma/U .C.1. - di.: U.C.I. - v.c.: 17854 del 28.2 .1923 - lg.o.: m. 1331.
Il film viene definito da un corrispondente come una «commedia brillante, non scevra da elementi della pochade».
dalla critica: «Viene data, quale prima visione, Gli orecchini della nonna, lavoro del povero Camilla De Riso, che ottiene un ottimo successo e che, per il suo valore, non può che essere lodato». (E. Albasio [corr . Trento ) in «La rivi sta c inematografica », Torino, l O ottobre 1924).
L'ospite sconosciuta r.: Telemaco Ruggeri - s. e se.: Amleto Palermi - f.: Giuseppe Filippo int. : Pina Menichelli (Stasia), Giovanni Grasso sr. (Di Scenta, padre di Pietro), Andrea Conigliaro (Pietro Di Scenta), Mario Parpagnoli , Rina Maggi - p.: Rinasc imento-film, Roma - di.: U.C.I. - v.c. : 175 19 del 31 .3.1923 - p.v. romana : 15.6 . 1924 - lg.o.: m. 172 3 .
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L'ospite sconosciuto, a nche no to come Mo lo femmina, con Pina M enichelli
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Un giovane di provincia, giunto nella grande città, si innamora perdutamente di una donna di piacere, Stasia, e per lei abbandona gli studi e dilapida il denaro che il padre gli manda dal paese. Quest'ultimo si reca allora in città per recuperare il figlio e, incontratosi con Stasia, le impone di far credere al giovane Pietro che ella non lo ama e non lo ha mai amato; e, per fornirgli la prova del disinteresse della donna, si fa sorprendere con Stasia nel separé di un ristorante. Pietro, esasperato, credendo al tradimento, uccide la donna con un colpo di rivoltella. Il padre si lascia allora arrestare, accusandosi del delitto del figlio.
dalla critica: «Una povera cosa, tanto nel soggetto, quanto nell'interpretazione : quando se ne eccettui Giovanni Grasso, che qui ha reso abbastanza bene il personaggio rappresentato . La trama, insulso accozzaglia di trite e ritrite reminiscenze , ci fa trovare giustissime le recriminazioni - lette in un'intervista di questi giorni - di un magnate della cinematografia . E' vero : i soggettisti, uso quello dell'Ospite sconosciuta, si sono fossilizzati in una serie di scempiaggini che è meglio non parlarne . Se dobbiamo poi dire degli attori, ci eravamo illusi che Pina Menichelli, da tante critiche venutele da ogni parte, da tanti consigli datile, qualcosa avesse voluto imparare . Dobbiamo riconoscere che, se mai ha mutato qualcosa, lo ha fatto in peggio . Infatti , in qualche altro lavoro si potevano riscontrare in lei, coi gravi difetti , delle belle qualità : ma qui, nulla! Non un moto, non un atteggiamento, non un passaggio che sia sincero, vero, naturale, significativo, rispondente alla parte; tutto è artificioso: la solita espressione imbambolata, la solita posa, il solito sguardo atono, l'eterna testardaggine di non volersi voltare di fianco, di spalle; agire, parlare, ridere, sorridere, abbracciare, baciare, come tutte fanno le creature umane viventi ; insomma, il solito nulla! Si persuada, la vana attrice, che l'azione cinematografica non è una serie di pose per fotografia da concorso di bellezza, e che il pubblico la preferirà e la troverà più bella se vorrà muoversi e rendere vivo ed umano il tipo che impersona ; anche se la sua veste non farà le pieghe obbligate del mannequin, o la sua chioma le stilizzate ondulazioni di un pupazzo da vetrina ( ... )» . (Elle Gi. in «La vita cinematografica », Torino, 30 settembre 1923) .
La trama del film , che è noto anche con il titolo Molo femmina, venne stravolta in sede di censura. Infatti, per concedere il visto, venne richiesto che fa situazione immorale in cui il figlio crede di essere rivale del padre nell'amore della stessa donna, non doveva figurare, neppure come finzione . E quindi, andavano soppresse tutte le scene dalle quali poteva trasparire o comunque dedursi che il padre si fingeva l'amante della donna, ed eliminate una serie di didascalie esplicative. Con quale risultato per fa comprensione del film , si può giudicare da numerose recensioni negative.
Il paese della paura r.: Alfredo De Anioni - se.: Alfredo De Anioni dal romanzo di Franz Werthen - f.: Cesare Cavagna - int. : Linda Pini (Azalea), Lido Manetti
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(Gualtiero), Alfredo De Antoni , Charles Krauss , Enrico Scatizzi - p.: Fert, Roma - di.: Pittaluga - v.c. : 18908 del 30 .9 . 1923 - p.v. romana : 18.9.1924 - lg.o. : m. 1580.
Una storia d'amore tra due giovani ostacolata dalle diverse posizioni sociali dei protagonisti. Lo scoppio della grande guerra avvicina le due famiglie, rendendo possibile il sogno d'amore dei due innamorati.
dalla critica: «Un soggetto molto inverosimile e che in certi punti sembra addirittura fantastico . In compenso vi è un 'ottima fotografia e messa in scena, più un 'accuratissima interpretazione di Linda Pini e Lido Manetti ». (F . Pinto in «La riv ista c inem atografi ca», Torin o, l O gennai o 1925) .
Qualche scena d 'amore tra i due protagonisti non apparve troppo ortodossa alla censura che impose la soppressione appunto di un particolare in cui «adagiati sui cuscini, i due si abbandonano a mosse ed ad abbracci lascivi» .
frase di lancio: «Amori sentimentali, episodi guerreschi , torbide passioni! ».
Una pagina d'amore r. : Telemaco Ruggeri - s. : dal romanzo «Une page d'amour» (1878) di Emile Zola (ottavo del ciclo dei «Rougon-Macquart») - f.: Giuseppe Filippo - int. : Pina Menichelli (Elena Grandjean), Livio Pavanelli (Dottor Deberle), Adonide Gadotti (la figlia di Elena) - p. : Rinascimento-film , Roma - di. : U.C.I. - v.c. : 18042 del 30 .9 . 1923 - lg.o. : m. 1537.
Rimasta vedova, Elena si ritira a vivere in periferia con la piccola figlia. Conosce un medico, il dr. Deberle, chiamato una notte che la bambina stava male. L'uomo ridesta in Elena quei desideri di felicità e di vita che si erano sopiti. Ma, per non turbare la figlia, legata quasi morbosamente alla memoria del padre, la donna resiste ai suoi sentimenti. Deberle è sposato ad una donna frivola, che sta per cedere alla corte di un altro. Elena, per evitare che la donna si perda, si reca a un appuntamento, sostituendosi alla moglie di Deberle. Quando torna a casa, trova la sua bimba morente. La piccola, tormentata dalla gelosia, è rimasta al freddo per attendere la mamma. La morte della bimba fa piombare Elena nella più cupa disperazione. Qualche anno dopo accetta in matrimonio un mediocre brav'uomo propostole da un abate, amico di famiglia.
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dalla critica: «Una sfarzosa réclame ha preceduto questo lavoro edito dalla Rinascimento: è un dramma commoventissimo, tratto da un romanzo di E. Zola; Pina Menichelli e Livio Pavanelli sono gli interpreti principali. Nel mentre Pina Menichelli , nella parte della madre, recita abbastanza bene, Livio Pavanelli è troppo freddo, incolore: ogni suo atto è studiato, perciò manca di naturalezza . C'è nell'ultima parte la scena che segue questa didascalìa: "Vi ricordate la prima sera che sono entrato in casa vostra? Voi scriveste: Oh grande fiammata, che attendo anch'io per vivere la mia pagina d'amore!" . Segue una dichiarazione d'amore così commovente, che invece di strappare le lacrime allo spettatore, strappa una lunga risata. Poi siamo rimasti sbalorditi nel vedere in un film nuovissimo, alcune scene del carnevale dei bambini, che avevamo già visto nella Carnevalesca, con Lyda Borelli , circa sei anni or sono. Non è serio che una Casa, che ha pur dato degli autentici capolavori, come la Rinascimento, possa usufruire dei negativi che il pubblico ha già visto e stravisto. Il pubblico, come sempre, non ha badato a queste cose e, tanto per vedere la Menichelli in una sua nuova creazione, è accorso in folla al Gran Cinema Italia (TS), ove il film fu proiettato per ben 14 sere consecutive» . (G. Stark in «La vita c inematografica », Torino, 15 gennaio 1924) .
Il racconto di Zola, già portato sugli schermi nel 1912 dalla Pasquali di Torino per la regia di Ubaldo Maria Del Colle, ha avuto una nuova versione in Francia nel 1980 per la regia di Elie Chouraqui, con Anouk Aymée e Bruno Cremer.
Si g ira Una pagina d 'a more: sulla barca , il reg ista Palermi , la M enic helli e Livio Pavan elli
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Il paradiso r.: Amleto Palermi - s.: Alessandro De Stefani - se.: Amleto Palermi - f.: Vito Armenise - int. : Mimmo, il cane Tom - p.: C.C. Direttori Associati, Roma - di.: Lombardo - v.c. : 19080 del 31.12.1923 - p.v. romana: 27.7. 1924 - lg.o. : m . l 009.
Il piccolo Mimmo Palermi in // paradiso
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Commovente vicenda di un bimbo che ha perduto la mamma e che la ritrova, affrontando, insieme al suo cane, innumerevoli peripezie.
dalla critica: «Mimmo, un nuovo asso degli attori minuscoli nell'interpretazione del suo primo film, si è affermato un bravissimo artista . Questo simpatico attore di soltanto quattro anni, se continuerà nella carriera intrapresa, riuscirà un artista di cartello. Il film, girato sotto la direzione di Palermi, è riuscito molto bene, come scelta di quadri, interpretazione e fotografia ; quest'ultima è nitidissima. Immenso successo ed affluenza numerosa di pubblico». (G. Bo logna in «La rivi sta cinematografica », Torino, l O aprile 1924) .
Il film venne presentato, data l'esiguità del metraggio, insieme a My little dog, diretto dallo stesso Po/ermi. Il bimbo prodigio Mimmo, di cui tuffa la critica sottolineò la bravura e la simpatia è Filippo Po/ermi, figlio del regista. Mimmo interpretò anche La freccia nel cuore e La via del peccato e sembrava davvero avviato ad una discreta carriera. Ma, nel gennaio del 1925, morì improvvisamente.
La perla nera r.: Gustavo Serena - se. : Riccardo Cassano - int.: Gustavo Serena, Nella Serravezza - p.: Serena-film, Roma - di.: regionale - v.c. : 1 8308 del 31 .5. 1923 - p.v. romana: 22.6.1923 - lg.o. : m. 1350.
Dalle corrispondenze delle riviste cinematografiche può desumersi che si tratta di una vicenda drammatica, ambientata a Venezia.
dalla critica: «( ... ) Il film è piaciuto molto. Il primo atto è veramente grandioso: quel contrasto tra la vita e la mo rte, fra la gioia c he si esplica nei bagordi del carnevale venez iano, ed il dolore che colpis.ce d'un tratto, quasi a tradimento, un'intera famiglia , è veramente commovente. Devo notare pe rò che il primo atto è fuori d e ll'az io ne; è staccato dal fatto, sicché anc he senza di esso la commedia avrebbe il suo logico svolgimento senza nulla perdere ». (A. C ipo llini in «La rivisto c inematog rafico », Torino, l O aprile 1924) .
«(.. .) Qualche difetto vi è: la prima parte, ad esempio, è tutta superflua e d ovrebbe essere e liminata, nessun necessario legame avendo con l'intreccio, né fornendovi alcuna utile base. Il dramma cominc ia alla seconda parte al Kursaal, dove entra in iscena la cantante mosche-
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rata; ed anche questa maschera non ha mistero o ragione sufficiente che la giustifichi . Con tutto ciò il lavoro tiene desta l'attenzione dello spettatore e lo diverte in alcuni punti con festevole brio, in altri lo interessa con elementi drammatici che hanno il pregio della semplicità e della naturalezza. All'arte poi dei buoni attori, il dramma deve soprattutto il proprio successo, e principalmente al signor Serena ed alla signorina Serravezza. la quale sa, con passione profonda, velarsi di tristezza e di dolore, ma la cui arte si rivela principalmente quando schiude il bel volto a quel sorriso che ha in sé incantevoli malìe» . (Scipio in «La rivista cinematografica», Torino, 1O novembre 1924) .
Per piacerti di più r. : Pier Angelo Mazzolotti - s.: da una commedia di Pier Angelo Mazzo lotti - f. : Maggiorino Zoppis - int.: Lydia Quaranta (Yvette), Armand Pouget (il marchese), Augusto Poggioli, Rita d'Harcourt, Daisy Ferrero, Angelo Rabuffi - p.: Photodrama-Uci - di.: U.C.I. - v.c. : 19001 del 30.11.1923 - lg.o.: m. 1520.
Il film viene definito come una «brillante commedia» in cui la protagonista, per riconquistare il tiepido fidanzato, si trasforma in una «damoiselle de petite vertu».
dalla critica: «( ... ) Mazzolotti, sopra una trama leggera, comico-sentimentale, ha saputo inscenare, con la perizia e la signorilità che gli è riconosciuta, quattro atti senza pretese, ma così disinvolti e piacevoli, da incatenare la sorridente attenzione degli spettatori sino agli ultimi quadri della sua graziosa commedia . (... ) Il soggetto - aggraziato e ricco di situazioni indovinate - è avvantaggiato da un'interpretazione colorita, armonica e vivacissima da parte di tutti gli esecutori, ottima veramente Lydia Quaranta . A quest'attrice, piacente ed elegante, non risparmiammo altre volte i nostri rilievi, poiché in non poche film ci parve scialba e poco comunicativa; siamo ora lieti di constatare con tutto il pubblico un suo autentico e notevolissimo successo personale ( .. . )» . (Vice in «li corriere cinematografico», Torino, n . 26, 27 giugno 1925) .
li film avrebbe dovuto essere interpretato, come Maestra d'amore, da Suzanne Arme/le, ma l'attrice fu coinvolta in un processo e condannata a dieci mesi. li suo posto venne così preso da Lydia Quaranta. Oltre qualche didascalia piuttosto innocua, come: «Yvette ... è mai possibile ch'io vi perda nel momento in cui veramente vi conosco?», la censura pretese che la parola «cocotte», più volte usata, venisse soppressa.
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Per salvare il porcellino r. : Toddi - s. : Vera D'Angora - se. : Toddi, Vera D'Angora - f.: Antonio Cufaro - int. : Diomira Jacobini, Giuseppe Pierozzi - p.: Selecta-Toddi, Roma - di.: S.A.l.C. - v.c.: 18295 del 31.5. 1923 - p.v. romana : 28 .9.1923 - lg.o.: m. 659 .
Satira di costume, tra il grottesco ed il bizzarro: un porcellino passa dal mattatoio ad una sorte ben diversa, ma non meno infelice: viene trattato come un animaletto di lusso da una «amica degli animali».
dalla critica:
«I- .. ) Costituisce
qualcosa di completamente nuovo. Diomira Jacobini vi agisce con grazia e freschezza esplicantesi nelle più delicate sfumature di una fine satira. Molto curati i particolari . Buona la fotografia ». (E . Ruffo Marra in «La rivista cinematografica», Torino, 25 gennaio 1924) .
«(... ) Poco successo e poco allegro: presentato bene, ma assai moderato . Non riesce nel suo intento di commedia gaia e divertente». (Gill. in «La rivi sta cinematografica», Torino, 1O marzo 1924).
Diomira Jacob ini in Per salvare il porcellino
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Data la breve durata, il film - noto anche come Salviamo il porcellino! - venne spesso proiettato insieme ad un'altra opera di Toddi, come Una tazza di thè o Tocca prima a Teresa, anche queste di lunghezza limitata.
Per un bacio r.: Pagus (Gustavo Pasotti) - s.: da un romanzo di Tommasina Guidi ad.: Amerigo Manzini - f.: Giuseppe Todescato - int. : Annie Wild, Peppino Elena - p. : Cidneo-film, Brescia - di.: regionale - v.c. : 18938 del 30.9.1923 - lg.o. : m. 1419.
Produzione bresciana che non sembra aver superato di molto i confini regionali. Non è stato possibile reperire altro che qualche informazione sugli interpreti e qualche indiscrezione di lavorazione, di nessun interesse, su qualche periodico cinematografico del 1920, epoca in cui venne girato.
Il pescatore di perle r.: Mario Guaita-Ausonia - s. e se.: Renée de Liot - int.: Mario GuaitaAusonia (Mario), Lily Migliore (la marchesina di Belforte) - p.: Films A. De Giglio, Torino - di.: regionale - v.c. : 17807 del 31 .1 .1923 - p.v. romana : 5 .8. 1923 - lg.o. : m . 1842.
dalla critica: «Un pescatore ed una marchesina si amano; il loro amore però urta contro gli ostacoli della classe . Ma l' uno, divenuto dopo una serie di avventure, pescatore di perle, si innalza a lei con la ricchezza, nel tempo stesso che ella, perdute in un incendio le sue ricchezze e per di più il fidanzato che le era stato imposto dal padre, ritiene di essere discesa al livello di lui. Ogni ostacolo è rotto, infatti. Senonché questa opera di reciproco livellamento avviene più per effetto degli eventi che per effetto di un determinato progetto ideato ed eseguito dai due amanti . Il loro amore rimane inerte ad attendere la manna dal cielo che provvido la fà discendere a loro consola z ione. A me sembra che la drammaticità avrebbe guadagnato di vitalità ove i due amanti avessero di proposito strenuamente lottato per eguag liarsi; si sarebbe così viemmeglio colorita
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anche la loro passione che c1 rimane invece piuttosto sbiadita. Inoltre alcuni esped ienti sono puerili e su di essi mal si reggono la trama e lo scioglimento del dramma: passi l' incendio che distrugge le ricchezze della marchesina ; ma non possono passarsi una parola d ' onore data per causa ridicola, la morte del fidanzato imposto dal padre, troppo evidentemente introdotta come mezzo di liberazione dei due giovani amanti, mentre mezzi più semplici per tale liberazione non potevano mancare. Non è infine ammissi bile che quel corsaro capo di una b a nda, dopo essere riuscito a scoprirne il nascondiglio, vi si porti da solo a sorprendere il pescatore di perle, e si ponga così ingenuamente al rischio di perdere la partita e la vita, come infatti avviene, mentre, portando con sé alcuni dei suo i uomin i, avrebbe avuto sull ' avversario facile vittoria. Al dramma comunque restano alcune belle scene; e la recitazione fu buona da parte del protagonista (Ausonia) e delle due attrici impersonanti lvette e Zita ». (G. M orano in «La rivista cinematografica», To rin o, 15 g ennaio 1925) .
La censura fece sopprimere la scena in cui Raul attenta brutalmente al pudore della marchesina, mentre questa è sugli scogli, e un 'altra scena in cui Mario viene fatto prigioniero e immobilizzato dai pirati con una rete.
La piccola parrocchia r. : Mario Almirante - se.: Mario Almirante, Mario Gheduzzi dal romanzo «La peti te Paroisse» ( 1901) di Alphonse Daudet - f. : Ubaldo Arata int. : Italia Almiran te-Manzin i (Lidia Fenigan), Amleto Novell i (suo marito), Alberto Collo (l ' altro uomo), Léon ie Laporte (la suocera), Oreste Bilancia (un servitore), Gabriel Moreau (il vecchio principe), Vittorio Pieri (Merivet), Enrico Gemelli, Mario Gheduzzi, Lia Miari, Salvatore Laudani (il guardiacaccia Santecoeur) - p.: Alba-film , Torino di. : Pittaluga - v.c. : 17822 del 28.2 . 1923 - p.v. romana : 1.10.1923 - lg.o.: m. 21 76 .
Una giovane trovatella che ha sposato un ricco, ma imbelle nobile, viene accolta in casa della suocera, una austera signora di un villaggio sperduto tra i monti. La giovane Lidia si sente prigioniera e soffre per i continui rimproveri della madre del marito, che le ricorda la sua umile nascita. Per un istinto di ribellione ella tradisce il marito con un gaudente del paese e con lui fugge lontano, credendo di andare incontro ad una nuova felicità. La suocera; presa dal pentimento, una sera, uscendo dalla piccola e umile parrocchia del paese, decide di ritrovare Lidia e ricondurla a suo figlio. Ma, ritornato in paese, l'uomo con il quale Lidia era fuggita, viene ucciso misteriosamente in aperta campagna. Tutto fa pensare ad una vendetta del marito tradito, ma si scopre che è stato il guardacaccia ad ucciderlo per vendicare l'onore della propria figlia.
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dalla critica: «Uno di quei romanzi profondamente umani, finemente psicologici, della miglior scuola francese, dove l'azione non è inventata per raccontare piacevolmente un fatto, ma per poter legare e permettere uno studio acuto di caratteri , per sviscerare il cozzo di passioni che da tali caratteri derivano (.. . ). Nella forzata sintesi psicologica del cinematografo, dove tutta l'esplicazione di un carattere si riduce a qualche dozzina di parole nelle didascalie, la maggior parte dei pregi del romanzo se ne va perduta irremissibilmente, e non rimane che l'azione, molte volte di per se stessa scialba e banale, o illogica, quale appare dallo scarno riassunto delle premesse che portano al la conclusione ( ... ). La piccola parrocchia risente di questo squilibrio profondo tra romanzo e film , di questa ... antitesi, per cui, come trama, il film vale .. . per quello che vale, mentre il romarizo è tra i migliori della letteratura francese contemporanea (. .. ). Con tutto ciò noi non vogl iamo affatto diminuire i meri ti di Mario Almi rante: neppure lu i può sbattere la testa al muro, colla illusione di spaccare i mattoni. Ammessa la scelta del soggetto, diremo che, anzi, difficilmente avrebbe potuto fare di più e di megl io ( ... ). Di Italia Almirante-Manzini ( ... ), da un lato riconosciamo in lei la linea di una buona attrice, la signorilità del gesto, la padronanza della scena, un fasc ino, anche, tutto speciale che da lei emana e dai suoi occhi metallici e penetranti (... ) dal lato opposto ci lascia freddi e perplessi. Ella ama l'enigma, la sfinge: e le donne sfingee, le donne fatali appartengono ad un genere letterario o rma i sorpassato. E non adatta sé al personagg io, ma fogg ia il personaggio a p ropri a immagine e som igl ianza ( ... ). (Elle G i. in «La vita cinematografica », Torino, 15 aprile 1923).
Povera piccola ladra r.: non reperita - int. : non reperiti - p.: Caesar-film , Roma - di.: U .C.I. v.c. : 18231 del 30.6 . 1923 - lg.o.: m. 1373 . Mimy è una povera ragazza di cui un furfante si serve per compiere dei furti. Un giorno che è in azione nello studio di Giovanni Sarter, viene scoperta dal proprietario che, preso da compassione per la triste vita della giovane, cerca di redimerla. Mimy si rivela un angelo di bontà e riesce anche a far riappacificare Giovanni con Lord Erbert, suo zio. Ma il furfante compie un furto e tenta di farne ricadere la colpa su Mimy. Tutto si risolve, dopo qualche traversia, nel modo migliore. Mimy e Giovanni si sposano, ereditando l'ingente patrimonio del Lord che, morendo, ha riconosciuto in Mimy la nipote che era stata rapita da piccola, in circostanze misteriose.
dalla critica: «(.. .) Vecchio film , vecc hia concezione, vecchia tecnica ». (Anon . in «La rivista del cinematografo», Milano, n. 3, marzo 19 2 8 ).
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Il film incontrò serie noie con la censura, la quale, come dalla scaletta che segue, impose numerosi tagli e modificazioni: «Alla fine della seconda parte, sopprimere completamente le scene nelle quali si vede un apache dare la scalata alla vilia di Lord Erbert, aprire e saccheggiare la cassaforte, lasciata socchiusa da Mimy, nonché quelle in cui si vede stordire e rapire la piccola Mimy, bastando solo accennarle con didascalie. Alla fine della parte terza e, precisamente dopo le parole "Dov'è la ragazza?", ridurre a fugace visione le scene brutali nelle quali si vede Tommy colpito al capo da un grosso randello da Smith, appiattato in un angolo della stamberga: nonché le altre scene riflettenti la lotta crudele che divampa tra le parti. Sopprimere il fotogramma della visione nella quale Tommy è colpito al capo, laddove racconta, successivamente, i suoi guai ad alcuni intimi. Nella parte quarta, sopprimere dal momento in cui Giovanni, calato dall'abbaìno, esplode un colpo di rivoltella, a quello in cui lo stesso Giovanni esce dal capannone malconcio, dove si succedono scene di eccessiva brutalità, lotte corpo a corpo con arma bianca, che destano terrore e raccapriccio».
Povere bimbe!: Linda Pini e Fernanda Fassy
Povere bimbe! r.: Gero Zambuto - s. : dal romanzo «Les deux orphelines» (187 4) di A. D' Ennery ed Eugène Cormon - ad. e sup.: Giovanni Pastrone - int.: Linda Pini (Enrichetta), Fernanda Fassy (Luisa), Lido Manetti (tenente di
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Veaudrey), Léonie Laporte (Madame Frochard), Franz Sala (Giacomo Frochard), Gero Zambuto (Anatolio Guichet), Ettore Piergiovanni (Pietro Frochard, lo sciancato), Ria Bruna - p.: Itala, Torino - di. : U.C.I. - v.c. : 19089 del 31 . 12 . 1923 - lg.o. : m. 4296.
Enrichetta e Luisa, che è cieca, sono entrambe orfane. Si recano a Parigi per essere accolte nel1'atelier Martin. Enrichetta viene perseguitata da un volgare arricchito e Luisa cade nelle mani di una megera che la maltratta continuamente. Ben presto però, Enrichetta trova un protettore nella persona del tenente di Veaudrey e Luisa in uno sciancato, secondogenito di madame Frochard, la megera. Dopo drammatiche vicende, le due giovani riescono a incontrarsi di nuovo. Luisa riacquista la vista grazie all'intervento di uno scienziato e, con la vista, ritrova anche la propria madre. Enrichetta si sposa con il suo tenente. Il destino punirà tragicamente la malvagità di coloro che le hanno perseguitate.
dalla critica: «Questo film richiama in molti punti Le due orfanelle, ove si svolge la stessa tesi : ma qui l'azione è trasportata ai tempi nostri . (. .. ) Dramma ricco d ' interesse e di commozione. Da rivedere tutto il primo episodio, perché qua e là passano scenette da correggere e qualche leggenda meno adatta : da togl iere senz 'altro nell'ultima parte di questo episodio la scena non necessaria in cui la Frochard strappa a Luisa c he è a letto, anche la camicia e poi, ripetutamente , le scopre le spalle, mentre nel sottotetto dove l' ha messa , entra la neve . Nel secondo episodio, rivedere l' atto quarto, ove la lotta tra i due fratelli , per molti ambienti, può essere troppo forte ». (gi ud izio della Commiss io ne del C.U.C. E. d i M ilano in «La rivista d el cinema tog rafo», Mila no , marzo 1932).
Anche la censura ufficiale richiese qualche taglio al film . Due le didascalie espunte: «Nella grande guerra chi ha guadagnato una decorazione ... e chi ha guadagnato milioni». E «Anche la guerra serve a qualche cosa .. . ».
La prigione sotto la neve r. : Luigi Vecchi d ' Alba - s. : «dramma avventuroso in 4 parti » di Remo Fu sill i - f. : Giuseppe Todescato - int. : Lea Lenoi r (Lisetta), Myrto Warenne (Ernesta, madre di Li setta), Ubaldo Ri cc i (Lo renzo Mistri) , Gino Gemin ian i (Anselmo) , Raffaele Balletti (Schwarz), Carmelita Mozzidolfi (la megera della ba ita) - p. : Adamell o-film , Pala z zo Bevil acqua , Bresci a - di. : reg ionale - v.c. : 17 323 del 31 . 1.1923 - lg.o. : m. 1500.
Lisetta, 18 anni, è insofferente della rigida disciplina del collegio in cui studia. Innamorata di Anselmo, escogita mille sotterfugi per corrispondere con lui. Riesce, infine, a scappare per ritornare alla sua villa, dove la madre è disposta a perdonare la fuga.
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La tenuta è amministrata da Lorenzo, che corteggia Ernesta, mamma di Lisetta, vedova da poco ed ancor giovane e piacente, ma il suo reale obiettivo sono i beni della ricca padrona. L'arrivo di Lisetta scombussola i suoi piani e Lorenzo comincia a corteggiare anche la figlia. Ernesta perde una forte somma al gioco e, per poter pagare, chiede ed ottiene, in cambio di una cessione, il denaro necessario da Lorenzo. L'amministratore le propone, per salvarla dalla rovina, di dargli la figlia in moglie. Lisetta, esasperata, tenta di uccidere Lorenzo, poi fugge in città, da Anselmo; ma nello scendere dalla montagna, cade in un crepaccio. Lorenzo la rac· coglie svenuta e la conduce in una baita da una vecchia. Ma Anselmo, avvertito da Ernesta, riesce a salvare la ragazza, mentre Lorenzo precipita in un burrone.
Il film venne prodotto da una casa bresciana, fino ad allora editrice di qualche documentario. La lavorazione awenne per la maggior parte in esterni, a 3.300 metri d'altezza, tra nevi perenni e ghiacciai alpini. Il film si intitolava originariamente La casa sotto la neve e cioè allo stesso modo di un film di Righelli dell'anno prima. Oltre a varie difficoltà con la censura, che pretese una infinità di tagli {scene d'amore, di «abbracciamenti», di baci tra Lorenzo e la madre di Lisetta, scene di perdite al gioco, di seduzione, di ricatto, di violenza, di intimidaz ione, di lotta}, altre ne incontrò con i detentori dei diritti del titolo. Quando uscì - ma non sembra abbia circolato molto, nemmeno nell'ambito regionale - aveva un metraggio molto ridotto e il nuovo titolo di La prigione sotto la neve.
Pupatella r. : Emanuele Rotondo - s.: dalla omonima canzone di Libero Bovio (versi) e F. Buongiovanni (musica) - f. : Rodolfo D'Angelo - int.: Lola Lolette, Elio Palbo, Giuseppe Amato, Oreste Tesorone - p.: Miramar-film, Napoli - di.: regionale - v.c.: 17856 del 28.2. 1923 - lg.o.: m. l l 00.
«Sceneggiata» cinematografica della nota canzone napoletana.
dalla critica: «Pupatella, dalla canzone di L. Bovio, omonima, con canto del tenore Cav. Mario Massa durante la proiez ione, attrae molta folla. Inoltre il locale è stato recentemente rimesso a nuovo con que lla signoril ità che tanto distingue i frate lli Biondo». (E . Ru ffo [da Palermo] in «La rivista cinematografica», Torino, 25 aprile 1923).
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Regi nella r. : Mario Negri - s. : liberamente ispirato alla omonima canzone di Libero Bovio - f. : Enrico D'Agostino - int. : Claudia Santafiore, Giuseppe Amato, Renato Giordani, Giovanni Serena, Mario Negri, Isolino Miranda - p. : Miramar di Emanuele Rotondo, Napoli - di.: regionale - v.c. : 18782 del 31 .1O. 1923 - lg.o. : m. 1370.
li film, che in origine si chiamava Crisalide, venne prodotto da Rotondo subito dopo il successo ottenuto con Lucia Lucì.
li titolo venne cambiato «per la ragione semplicissima che in quel periodo furoreggiava /'omonima canzone scritta da Bovio nel 1917, e bisognava ricorrere ad un titolo gradito al pubblico. Emanuele, però - raccontano i fratelli Salvo e Ottavio Rotondo - andò incontro a spese superiori a quelle previste, perché gli attori già posavano a divi e pretendevano di spostarsi in automobile e in più vollero che Emanuele aprisse un conto presso un ristorante». Per fortuna , i film (della Miramar}, acquistati a scatola chiusa dal cinema Vittoria (di Napoli) andarono benissimo, malgrado i contrattempi». {da Paliotti e Grano, «Napoli nel cinema», 1969).
G iu sep pe A mato in una scena di
Regine/la
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La rivi ne ita r.: Giuseppe Guarino - f.: Matteo Barale - int.: Ethel Joyce, Carlo Cattaneo - p.: Audaux-film, Torino - di.: regionale - v.c. : 17642 del 28.2 . 1923 - lg.o. : m. 965 .
Un lavoro emozionante, pieno di avventure, inseguimenti, sparatorie, violente scazzottate, con bacio finale dei protagonisti.
dalla critica: «La rivincita dell' Audax-film, con Carlo Cattaneo e la simpatica Ethel Joyce . Molto ammirati , in questo lavoro, gli esterni girati con cura a Parigi, la signorile messa in scena e la impeccabile fotografia». (G. Pedata (da Tripoli] in «La rivista cinematografica», Torino, n. 12, 25 giugno 1924).
Iniziato nel 7920 il film venne presentato in censura e bocciato. Solo quando /'originario metraggio di 7046 metri venne ridotto ai definitivi 965 fu possibile ottenere il nullaosta.
La rivincita: Ethel Joyce
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Il romanzo di Milly r. : Giannetta Casaleggio - int. : Francesco Casaleggio, Piera Bouvier, Elena Sangro - p. : Circe-film, Torino - di. : regionale - v.c. : 19012 del 31.12.1923-lg.o. : m. 1741.
Trama d'avventure, di esibizioni forzute, di sparatorie e di vigorose scazzottate, appena ingentilita da una impacciata storia d'amore tra i protagonisti.
dalla critica: «lo non riesco mai a comprendere come certi scrittori per lo schermo possano concepire simili banalità, o come i loro inscenatori abbiano il coraggio di presentarle ai diversi e numerosi pubblici. L'esito qui , è stato un colossale ... fiasco . Figuratevi che dopo il primo atto della prima rappresentazione, il settantacinque per cento - non esagero - delle persone che vi si trovavano, è uscito disgustato. Per le altre rappresentazioni poi, il totale del pubblico certo non arrivava che a circa quaranta persone, bambini inclusi ». (S. E. Soler [corr . Malta] in «La rivista c inematografica», Torino, n. 9 , 10 maggio 1924) .
Saetta contro la ghigliottina r. : Emilio Vardannes - f. : Giuseppe Sesia - int. : Domenico Gambino (Saetta), Pauline Polaire, Edy e Anna Fleury - p. : Delta-film , Torino - di.: U .C.I. - v.c. : 18249 del 30 .6 . 1923 - lg.o. : m . 1360.
Le consuete mirabolanti ed acrobatiche avventure di Saetta, il quale si batte per salvare un innocente dalla ghigliottina.
dalla critica « (. . . ) Lavoro d'avventure italiano, assai modesto più nei risultati che nei mezzi . Mentre le varie scene non mancano né di adeguata preparazione tecnica , né di americaneggianti trovate, la loro connessione ed il soggetto della vicenda presentano una confusione ed una faciloneria che si sarebbero potute evitare . Comunque, Saetta, veramente notevole per agilità, meno esemplare per buon gusto, salva molte cose». (Edgardo Rebizzi in «L'Ambrosiano », Milano, 15 gennaio 1924) .
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Molte le imposizioni censorie: 7) sopprimere i quadri in cui al paziente alcuni personaggi fanno coraggio, mentre un prete gli offre un bicchiere di liquore; 2) sopprimere i quadri della «toilette funebre» e del passaggio del condannato in mezzo ai soldati schierati, che presentano le armi; 3) sopprimere il quadro in cui si vede il condannato disteso sotto la ghigliottina e l'arrivo di Saetta che con un fucile la ferma .
Santarellina r. : Eugenio Perego - s.: dall 'operetta : «Mam 'zelle Nitouche» di Henri Meilhac e A. Milhaud, musicata da Hervè (1883) - se. : Eugenio Perego - f.: Giacomo Bazzichelli (secondo altre fonti: Vito Armenise) int.: Leda Gys (Santarellina), Silvio Orsini (Tenente Fernando), Lorenzo Soderini (Celestino Florindo), Carlo Reiter (il Maggiore), Fulvio Chialastri (l'ordinanza) - p. e di.: Lombardo film , Napoli - v.c. : 18049 del 31 .3.1923 - p.v. romana: 2 .6 . 1923 - lg.o. : m. 1401.
Santarellina è stata rinchiusa in un convento. Un giorno, viene richiamata dai suoi genitori che intendono darle marito. Accompagnata dall'organista Floridoro, che ha scritto un'operetta, Santarellina si offre di esserne la protagonista. Con uno stratagemma ritarda il ritorno a casa, anche perché non vuole sposare uno sconosciuto che, scelto dai suoi genitori, immagina sia un bacchettone e debutta in teatro. Dal teatro, a causa di varie peripezie, finisce - travestita da soldato - in una caserma, dove scopre che il fidanzato destinatole non è altri che il brillante tenentino incontrato nel corso della sua folle avventura in teatro.
dalla critica: «(... ) La gaia operetta, nella sua trasformazione in film , vi ha guadagnato in vivac ità , movimento, colore d'ambiente e di vita . Il riduttore e direttore artistico vi ha saputo cogliere ogni suo particolare di comicità per svilupparlo gradatamente e portarlo al grottesco ( ... ). La fotografia è pari all'intero lavoro; nitida, scintillante, morbida, con giochi d'ombra negli interni, riuscitissimi . A proposito abbiamo lasciato per ultima la protagonista, Leda Gys . Questa nostra bellissima attrice in questo lavoro è deli z iosa : un amore di esuberanza biricchina, di ingenuità sorniona. E' la prima volta - da quando ella è prima attrice - che la vediamo a posto, nel suo vero ruolo : tutta gaiezza, tutta diavoleria ( ... ). E poiché sappiamo che queste righe saranno lette da lei, ecco: ascolti il nostro consiglio : quando ad un "qualcuno" salterà il ticchio di voler fare di lei una creatura di dolore, d i passione tragi c a , si ribelli e rifiuti d i interpretare un personaggio che non potrà mai immedesimarsi col suo te mperamento vivace e allegro, e soprattutto, con la sua figurina di ve ra .. . santarellina (.. .)» . (L. G. in «La vita c ine matogra fica», To r ino, 15 no ve mbre 1923 ).
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Santarellina: Carlo Reiter, Loren zo Soderini e Leda Gys
«( ... ) Eugenio Perego ci ha presentato una Santarellina di tecnica modernissima, che pur conservando (anzi, distillando) tutto il sapore della fortunatissima piéce, non risente affatto l' influsso della tradizione ( .. . ). Cinematografo nella sua forma migliore e nel suo peculiare aspetto commerciale: per tutti i pubblici, per tutti i paesi . La continua irrorazione di schietto buonumore, quanto sarà più efficace per chi vedrà questo film in una comoda sala di proiez ione, quando un'o rchestrina inte lligentemente diretta, lo commenti servendosi della zampillante musica dell'Hervé? ( ... ) Leda Gys si diverte a far Santarellina: ne ha tutta la possibilità nell ' anima e nella maschera. La comicità si effonde dal suo bel viso sereno, con tanta naturalezza, con tanta compostezza, che tu ne resti preso ( .. . )». (Ariel in «La cine-fo no», N apoli, l O luglio 1922).
«Eugenio Perego, nella ridu z ione alla tela e nello svolgimento dell' operetta omonima, s1 e attenuto alle regole d e lla buona cinematografia, abbandonando completamente tutti quei ripieghi che la scena ristretta di un teatro richiede e sfruttando invece le molteplici, svariatissime possibilità che il c inematografo offre. E perciò lo svolgimento, contrariamente ad altri di operette dovuti specialmente a direttori stranieri , vedi La geisha bionda (Die bionde Geisha/1923, Germania, regia : Ludwig Czerny, interprete : Ada Svedin, n.d .r.) è ottimo. Però in questo film vi è qualcosa di migliore ancora d ello svolgimento, ed è la recitazione di una artista. Credo impossibile, non dico rappresentare, ma vivere il personaggio di Santare llina
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Ancora da Santarellina, con Leda Gys
meglio che non l'abbia fatto Leda Gys in questo lavoro. La sua aria di devozione sorniona tutta punteggiata di mossette biricchine e la spigliatezza in ogni fase dell'azione sono recitate con una comicità talmente graziosa da non potersi non ammirare ( . .. ). La parte di Floridoro, che nell ' operetta ha un parte preponderante, rimane qui molto d im inuita, sia perché l'artista che recita quella parte non è certo ottimo e anche perché la figura di Santarellina offusca tutte le altre( ... )». (Carlo Sircana in «La rivista cinematografica», Torino, n. 8 , 25 aprile 1924).
Uno dei più popolari film di Leda Gys ed una delle migliori versioni cinematografiche dell'operetta, di cui esiste anche una edizione teatrale in d ialetto napoletano di Eduardo Scarpetta ('No Santarella, 1889). Altre attrici che si cimentarono sullo schermo nel personaggio di Santarellina furono : Gigetta Moran o (1911 ), Janie Maréze (193 1), Anny Ondra (193 1}, Anna Maria Pierangeli (1955).
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Sant'llario r.: Henry Kolker - s.: dall'omonimo romanzo di Francis Marion Crawford (1854-1909) - f.: Charles Rosher, Fernando Risi - scgr.: Otha Sforza - int.: Edy Darclea, Sandro Salvini, Elena Lunda, Ignazio Lupi, Ida Carloni-Talli, Bonaventura lbaiiez, Ettore Berti, Renato Mariani, Carlo Fiamma, Margaret Blak, Rodolfo Badaloni - p.: Ultra-film, Roma di.: non rilevata - v.c. : 17418 del 28.2.1923 - p.v. romana: 2 .8 . 1924 - lg.o.: m. 1992 .
Vicenda drammatica e passionale ambientata nella Roma del secolo scorso. Il film utilizza solo una parte del lungo romanzo storico dello scrittore americano Crawford, autore di numerose opere ambientate in Italia.
dalla critica: «( ... ) Film di un certo valore; più che il soggetto in sé stesso, interessano le varie vicende drammatiche sentimentali, che si intrecciano con lo svolgersi del lavoro e l'ottima interpretazione degli artisti, Edy Darclea, Salvini, Berti, ecc. Molto decorosa la messa in scena, ricca e sobria nell'ambiente e nei costumi romani del 1867. Buona la fotografia . In complesso, è un film ottimo, che si vede volentieri». (Gill. in «La rivista cinematografica», Torino, 28 febbraio 1924) .
«( ... ) Patetico e, soprattutto, assai lento . Edy Darclea, più giunonica che attrice; mediocri la Lunda e Salvini. Scura la fotografia». (R. D'Orazio in «La vita cinematografica», Torino, 1O aprile 1924) .
li film è anche noto come Il principe di Saracinesca o Il principe di Sant'llario e non è da confondere con Saracinesca ( 1921 ). li regista del film, Henry Kolker ( 1874-1947), è più noto come simpatico caratterista del cinema americano degli anni Trenta e Quaranta. Tra i film che diresse vanno ricordati alcuni melodrammi interpretati da Alice Brady e la prima versione di Disraeli ( 1921) con George Arliss. Charles Rosher ( 1885-1974) , uno dei più famosi ed abili cameramen del cinema americano, dopo molte esperienze (riprese varie fasi della rivoluzione di Pancho Villa, tra il muto ed il sonoro lavorò in Inghilterra, Francia e Germania), ottenne nel 1946, a coronamento di una lunghissima carriera, l'Oscar per The Yearling (Il cucciolo}. Rosher lavorò per quasi tutti i film di Mary Pickford. E al seguito dell'attrice e di Douglas Fairbanks, in viaggio di nozze in Europa, venne in Italia e vi rimase per girare questo film.
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Satanica r.: Gemma Bellincioni - se.: Gemma Bellincioni da un romanzo di Maurizio Nordak - f. : Arturo Gallea - int. : Bianca Stagno-Bellincioni, Gemma Bellincioni, Bepo A. Corrodi, Alfredo Bertone, Hella Gabriel - p.: Biancagemma-film, Roma - di.: regionale - v.c. : 17723 del 30.9 . 1923 - p.v. romana: 20.7.1925 - lg.o.: m. 121 O.
E' la storia di due giovani popolani di Napoli, divisi da un delitto che il padre del giovanotto aveva commesso molti anni prima, uccidendo il padre della ragazza. Ma, innamoratisi, finiscono per dimenticare il passato e cedere al loro sentimento.
dalla critica: «E' un dramma d'ambiente napoletano. L'interprete, Bianca Stagno Bellincioni, ha saputo rendere vivo e avvincente ognuno dei quadri, infocati d i passione morbosa, tanto colla appassionata incarnazione della protagonista, quanto colla naturalezza poetica e viva , con cui ella sa far vivere nel reale anche le scene più caotiche e sbalorditive . La fotografia è guastata da parecchi screzi , che vengono a togliere al dramma quella trasfus ione coesiva, che è necessaria per la continuità impressionistica dell'illusione». (D. Colombini in «La rivista cinematografica», Tor ino, n. 16, 25 agosto 1924) .
Il film , anche noto come Scugnì o Scugnizza, incontrò qualche difficoltà con la censura. Venne, infatti, richiesto di eliminare dal soggetto la vendetta di Ghita, che ricorre all'ope ra di seduz ione della giovinetta affidata alle sue cure. Inoltre, vennero «fugacemente accennate» altre due sce ne: una in cui si vede Moio guardare con desiderio un og getto d 'a rgento, raccoglierlo furtivamente e nasconderlo nelle tasche e la scena in cui Marcello e strae il coltello e ferisce Pablo.
Savitri r.: Gio rg io Mannini - s.: Ferdinando Paolieri e Aldo De Benedetti - se.: . G iorgio M a nnini - f. : Gio acc hino Gengarelli - int. : Rina De Liguoro (Savitri) , Ang elo Fe rrari (Satyvan), Gia nna Terribili-Gonza les (Ya ma), Bruto Castellan i, Lydianne - p. : Cines, Roma - di.: U.C.I. - v.c. : 18802 del 31.10 . 1923 - p.v. romana: 19.9 . 1925 - lg.o. : m. 1634.
Al re Ashwapati, che ha abbandonato la fastosa vita di corte per una vita di contemplazione, appare un giorno la dea Savitri, che gli chiede come possa ricompensarlo dei suoi meriti asce-
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tici. Ashwapati esprime il desiderio che la sua stirpe non si estingua con lui e la dea gli concede una figlia che si chiamerà, come lei, Savitri. Sono passati 16 anni. Savitri, divenuta una bellissima fanciulla, è invitata da Ashwapati a scegliersi un marito. E Savitri lo trova in Satyvan, il figlio di un re che era stato vinto ed accecato dal crudele Crussen. I due si innamorano, ma il saggio Narad, sceso dal cielo, sconsiglia le nozze, poiché il destino di Satyvan è di morire tra un anno. Ma l'amore è più forte e quando Satyvan viene ucciso, come previsto, da un tronco d'albero, non sono sufficienti rovi e spine, fulmini e tempeste, né la limacciosa corrente del fiume dei Serpenti per fermare Savitri dall'inseguire Yama, la dea che raccoglie le anime morte. L'Amore vince la Morte. Satyvan resuscita per vivere acconto a Savitri.
dalla critica: «Una nostra leggenda medioevale trasportata in terra orientale, su un piano più vasto, proporzioni più maestose, colorito più ardente . Il racconto, credo quattrocentesco, che si riduce ad essere la vittoria dell'amore su le Forze naturali, qui aspira pure al dominio delle varie e possenti forze occulte, dominatrici su queste, basando lo svolgimento dell'azione. E il gran Yama che ha il possesso del noto e dell'ignoto per una suprema prova agita attorno a sé tutti i tentacoli , scuote l'acqua e la terra, inabissa vivi e morti, ma l' amore grande, possente della donna ha ragione della sua volontà, e la prova ha un felice coronamento . Ma per giungere a questo, quante e varie invenzioni ha dovuto escogitare il librettista, quanta esperienza d'arte per gli attori, quale improba fatica per il metteur-en-scène, che ha dovuto impostare, colorire, affilare le scene e gli episodi . E ne è uscita un' opera originale, ricca di eccellenti trovate ed elementi, caricata in diverse parti per esigenze superiori. Tut-
Angelo Ferrari e Rino De Liguoro in Sovilri
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tavia, nel complesso, è dato di constatare l'omogeneità e la buona impostazione, la corre ttezza della luce e della fotografia e, quindi, un apprezzabile lavoro». (Gulliver in «La ri vista cinematografica », Torino , n. 6 , 25 marzo 1924) .
«Dalla novella indiana da cui si è voluto trarre motivo per questo film , densa di cose interessanti e fantastiche, uso "Mille e una notte", si poteva ricavare tale e tanta materia da comporre un lavoro piacevole e di facile presa sul pubblico( . .. ). Invece .. . si è raffazzonata un a cosa sciatta, sciocca (come dicono in Toscana), senza alcun significato, e qualche volta , come dire?, licenziosa e urtante . Certe nudità femminili fuor di posto, senza uno scopo , un fine , che non sia quello di stuzzicare i cattivi istinti , non solo dispiacciono, ma indispettiscono, anche se si è spregiudicati e libertini . (. . . ) Non scendiamo ad una minuta disamina del film , perché non ne vale la pena : lo condanniamo in blocco , come una cosa idiota , quasi fosse venuto in mente ai suoi ideatori ed artefici di prendere a gabbo questo buon pubblico, sempre minchione, secondo loro, e incapace di protestare. Invece ne ha fatto giustizia sommaria , seppellendolo nel ridicolo e nel sarcasmo. Non facciamo nomi, perché non crediamo di dover addebitare alcuna colpa agli artisti; ma questa nostra reticenza non vuol dire che non deploriamo che essi si siano prestati ad un lavoro insulso, che scredita giustamente il nostro buon gusto . E speriamo di non essere costretti ancora ad occuparci di simili miserie». (Il ro ndo ne in «La vita ci nematog rafica», Torin o , n. 5 , 15 marzo 1924).
li poema indiano di Mannini risulta essere una delle opere più osée del cinema muto italiano. Infatti Rina De Li9uoro lo interpretò, per buona parte, discinta . Non risultano limitazioni censorie, ma è probabile che il film , prima ancora di essere sottoposto al va9lio della Commissione, sia stato ampiamente ridotto, dato lo scarso metra99io definitivo di soli milleseicento metri circa . L'esatto titolo è Savitri, anche se spesso appare come Savitri e Satyvan e successivamente, sempre come Savitri Satyvan .
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0 schiaffo
r. : Emanuele Rotondo - s. e se. : Emanuele Rotondo dalla omonima canzone di Ferdinando Albano (musica) e Pacifico Vento (versi) - f. : Rodolfo D'Angelo - int. : Kita Cabrero (Angelina), Alberto Danza (Papele), Carlo Gervasio jmarito di Angelina), Oreste Tesorone (suocero di Angelina), Frine Neri - canta : Diego Giannini - p. e di. : Miramar-film di Emanuele Rotondo, Napoli - v.c. : 19054 del 30 . 11.1923-lg.o. : m. 1142 .
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Angelina, orfana di madre e con il padre in carcere, è stata accolta come una figlia in casa dei genitori di un bravo giovane, innamorato di lei e deciso a sposarla. La donna, tuttavia, è ancora assiduamente corteggiata da Papele, un antico spasimante, che peraltro ha provocato l'arresto di suo padre. Angelina sposa il fidanzato ed inizia con lui una serena vita familiare, mentre Papele sfoga il suo livore in serenate a dispetto sotto le finestre della donna amata. I due uomini si scontrano e il marito di Angelina ferisce il rivale con una revolverata. Con il marito arrestato per tentato omicidio, Angelina, rimasta sola, cade facile preda di Papele, che la fa sua con la violenza. Il suocero, allora, affronta il gaglioffo e lo uccide. L'onore è salvo, anche se Angelina dovrà attendere il ritorno del padre, del marito e del suocero dalla galera.
dalla critica: «(... ) Dramma napoletano d ' ambiente della Rotondo-film . Buoni gli interpreti nelle persone di Kita Kabrero e A. Danza. Il Cav . Diego Giannini, un fine cantante napoletano ha seguito il film cantando la canzone omonima . Pubblico numerosi ssimo e altrettante repliche. » (F . Pinto in «La ri vista c in e ma to grafi ca», Tori no, n . 5, 10 marzo 192 4) .
La realizzazione del film che Rotondo aveva sceneggiato dalla canzone omonima, acquistata per la somma di mille lire, venne improvvisamente accelerata, per battere in velocità un altro film dallo stesso titolo, diretto da G . D'Andrea . La lavorazione finì contemporaneamente per entrambi i film , che incontrarono noie con la censura. Al film in esame fu imposta /'attenuazione delle scene del colloquio e della colluttazione tra Pope/e ed Angelina per il loro carattere di eccessiva violenza e brutalità, poiché - come si esprime letteralmente la reprimenda - «si comprende chiaramente che il Pope/e riesce a far soggiacere la donna ai suoi desideri». All'altro film , oltre a varie limitazioni, fu imposto il cambio del titolo in ' A peggio offesa.
Le sorprese del divorzio r. : Guido Brignone - s. : dalla commedia «Les surprises du divorce » [1888) di Ale xandre Bisson e Antony Mars - se. : Guido Brignone - f. : Ubaldo Arata - int. : Lia Miari (Digna , la moglie), Léonie Laporte (Madame Bonivard , la suocera), Alberto Collo (Champereaux, l' amante), Oreste Bilancia (Enrico Duval , il marito), Vittorio Pieri (Courbillon , lo zio), Giuseppe Brignone (Borgoneuf, il suocero), Niobe Sanguinetti (Gabriella , la seconda moglie) - p. : Alba film , Torino - di. : Pittaluga - v.c. : 1 8409 del 30.6 . 1923 - p.v. romana : 22.12 . 1923 - lg.o. : m. 1774 .
«Un grande romanziere fugge in cerca di quiete in riviera, per non assistere alla rovina di un suo romanzo ridotto per la scena da uno impresario ostinato e colà s'incontra e s'innamora, senza saper chi essa sia, della moglie dell'impresario. Costei, scoperta la relazione di suo
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marito con la prima attrice della compagnia, chiede il divorzio e sposa il grande autore di romanzi, del quale si è perdutamente innamorata. Ma il nuovo marito non resta indifferente al fascino della prima attrice e la moglie lo sorprende, nel camerino della rivale, mentre i due si baciano, la sera che la commedia ha ottenuto un grande successo. Delusa, la donna non trova altra via d'uscita che chiedere un secondo divorzio e ritornare a vivere con il primo marito. Non sono ancora trascorse ventiquattr'ore da quest'ultima decisione, che un nuovo divorzio si profila all'orizzonte e l'amore tormentato fra la donna e l'autore trionfa.» (dal programma distribuito in un cinema).
dalla critica: «La commedia di A Bisson non è una pochade: è una commedia allegra, un po' scapigliata, di quelle che prelusero alle pochades, ma tale ancora da rifuggire da tutte le volgarità , le scurrilità e le scempiaggini di esse. Di quelle produzioni, all'ascoltar le quali una donna non è costretta ad arrossire, un uomo a trovarsi a disagio di fronte alle signore, ed ambedue a disgustarsi. Non è neppure una farsa, dalla quale, anzi, è ben lontana, rifuggendo dai lazzi e dalle buffonerie. Ridotta in film, l'inscenatore e forse, più il direttore artistico dell' Alba, ha voluto, invece, fare una complela farsa, con intonazioni posciadesche, per quanto avrebbe potuto permettere la censura che, cinematograficamente, in questo campo è assa i esigente. ( ... ) Nel film ... forse si è lroppo pensato che il cinematografo è la volgarizzazione dell'arte e della letteratura, e si è esagerato nel. .. volgarizzare, fino a raggiungere, qua e là, situazioni completamente fuori posto - diciamo così - nelle scene e nelle diciture. Si è voluto strafare in qualche punto, aggiungendo un po' di pepe alla commedia; ma si vede che il pepe non era di prima qualità ... (... ).» (Elle Gi . in " La vita cinematogra fica», Tori no, dicembre 1923) .
«( ...) Commedia prettamente teatrale, con intrecci e trovate complicate e graziosissime ( ...) Compito difficilissimo, quindi, era quello della riduzione cinematografica facendone risaltare, come meglio era possibile, le grandi arguzie come le graziose sfumature. Questa meta si prefisse Guido Brignone - direttore del film - e l' ha raggiunta ( ... ) Abbiamo da rilevare soltanto un d ifetto originario insopprimibile in simili lavori scritti pel teatro: quello di un po' d'imbroglio generale per le situazioni troppo complicate; situazioni che esigono spesso il concorso di didascalìe - spiritose, naturalmente - che se fanno ridere, non sono per questo molto d esiderabili . Oreste Bilancia ha impersonato la figura di Duval con la sobrietà e buon gusto che sono abituali ad ogni sua interpretazione. Lia Miari, attraente . Niobe Sanguinetti, spigl iata. A Léonie Laporte non diamo affatto la nostra approvazione perché le sue interpretazioni sgua iate non ci sono mai piaciute( ... )». (A. Bruno in «Il Roma del la do menica », Napoli, febbraio 1924) .
Il film ·venne presentato e premiato con medaglia d 'oro al Gran concorso internaz ionale del cinema di Torino, svoltosi nel 1923. Guido Brignone diresse nel sonoro una seconda versione del film per conto della Scalera film (1939) con Armando Falconi, Sergio Tafano, Bice Parisi, Olga Pescatori e Tiziana Calvi. Si ricordano anche una versione americana: The Popular Sin, del 1926, regia di Ma/com St. Clair ed una francese : Les surprises du divorce, diretta da )ean Kemm nel 1933.
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Le sorprese di Don Camillo r.: Camilla De Riso - f.: Aurelio Allegretti - int. : Camilla De Riso - p. : Caesar-film/U.C.I. , Roma - di.: U.C.I. - v.c. : 17960 del 31 .3 . 1923 lg.o.: m. 1040.
«Solita pochade di Camilla De Riso» la definisce un corrispondente tarantino di «Kines» (7 luglio 1926) .
Sotto 1 e cancelle r.: Giuseppe Amato - s. : dalla omonima canzone napoletana - f. : Alfredo Di Fede - int. : Giuseppe Amato (Strato), Miquel Di Giacomo (Papà Antonio), Anna Bruno - p.: Miquel-film , Napoli - di.: regionale v.c. : 17760del31.1.1923-lg.o. : m. 1119.
Il film venne prodotto da Miquel (Michele) Di Giacomo, che era il fratello del noto poeta e commediografo napoletano Salvatore Di Giacomo . Miquel Di Giacomo fu un eclettico e pittoresco personaggio del mondo cinematografico partenopeo. Dopo essere apparso come attore nei film di Troncone e della Dora, fondò una effimera Miquel-film, per la quale produsse 'A peggio offesa e questo Sotto 'e cancelle. Entrambi i film ebbero difficoltà in censura. Sotto ' e cancelle venne tagliato di varie didascalie che ne resero la trama , desunta da una nota canzone napoletana della malavita, pressoché incomprensibile. Regista ed interprete del film è Giuseppe (Peppino) Amato ( 1899-1964) divenuto, nel sonoro, uno dei più noti produttori cinematografici italiani.
Sotto S. Francisco r. : Elvira Notori - s. e se.: Elvira Notori da una canzone napoletana f. : Nicola Notori - int.: Eduardo Notori (Gennariello), Alberto Danza , Oreste Tesorone - p. : Films-Dora , Napoli - di.: regionale - v.c. : 17756 del 28 .2 . 1923 - p.v. romana : 28 .9 . 1923 - lg.o. : m. 919 .
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Benché il titolo faccia pensare al celebre atto unico di Salvatore Di Giacomo A San Francisco, peraltro portato sullo schermo da Gustavo Serena nel 1915, il film è, invece, ispirato alla canzone Carcere di Libero Bovio, che è il titolo con il quale il film venne presentato in censura. Venne bocciato per i soliti motivi che il film era ambientato nella malavita, presentava scene turpi e degradanti. La Dora-film dovette «ammorbidire» le scene più truculente e realistiche, ridurre il metraggio dagli originari 1286 metri a soli 919 e cambiare il titolo. Il film circolò molto nel Sud, sia con il nuovo titolo che con il vecchio, talvolta come Sotto il carcere di S. Francisco, o come ' ngalera!, e nelle Americhe, dove ottenne un successo strepitoso.
Sovrano !... : Daisy Sy lvan
Sovrana! ... r.: Daisy Sylvan - s. e se.: Daisy Sylvan - f. : Luigi Martino - int.: Daisy Sylvan, Luig i Rasi, Fernando Del Re, Camilla Talamo - p.: Daisy-film , Via Filippo Strozzi, l , Firenze - di.: non reperita - v.c. : 18995 del 30. 11 . 1923 - lg.o. : m. 1103 .
Annunciata sin dal 1919, questa produzione fiorentina della intraprendente attrice-registasceneggiatore-soggettista e produttrice Daisy Slyvan, che già aveva realizzato un altro film intitolato Bolscevi smo !?, non passò in censura che alla fine del 1923 e non si è trovata traccia d e l suo passaggio sugli schermi. E' probabile che dopo una prima visione regionale, no n abbia avuto ulteriore s fruttam e nto commerciale .
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Sovra netta r.: Enrico Roma (secondo altra fonte: Mario Gargiulo) - s.: dalla commedia «Suzeraine» (1906) di Dario Niccodemi - f.: Enzo Riccioni int.: Fleurette du Lac (la sovranetta), Enrico Roma (il principe) - p.: Flegrea-film, Roma - di.: regionale - v.c.: 17866 del 28.2.1923 - lg.o.: m. 1122.
La commedia che Dario Niccodemi scrisse direttamente in francese per fa Rejane venne portata sullo schermo nel 79 79. «li corriere cinematografico» di Roma ne annuncia, infatti, l'inizio di lavorazione nell'estate di quell'anno. Per motivi ignoti, il film è stato portato in censura molti anni dopo e non risulta aver avuto una circolazione diffusa, poiché non s'è trovata che scarsa traccia del suo passaggio sugli schermi della penisola.
Gli spettri della fattoria r.: Mario Guaita-Ausonia - s. e se.: Renée de Liot - int.: Mario GuaitaAusonia (Medolago), Elsa Zara (Micaela), Fede Sedino (Fiorenza) - p.: Films De Giglio, Torino - di.: U.C.I. - v.c.: 17835 del 28.2 . 1923 p.v. romana: 16.5 . 1923 - lg.o.: m. 1366.
Medolago frequenta i tabarins di Parigi, dove stringe amici:zia con due cocotte, Micaela e Fioren:za. Con loro affronta mille avventure quando deve prendere possesso di una fattoria, che interessa anche alcuni manigoldi. La «scena madre» si svolge su un trenino del West che viene incendiato. Ma Medolago salva Fioren:za che sta per morire bruciata e sgomina i furfanti.
dalla critica: «De Giglio s'è messo in testa di fabbricare a Torino, con mezzi limitati , films di tipo americano. Ne vien fuori roba di cui il pubblico non capisce un acca e la cinematografia italiana ne esce con le ossa rotte . Il canovaccio de Gli spettri della fattoria è tutto una anormalità, ma vi sono alcune cose che stridono talmente con la logica e la verosimiglianza da far venire l' anemìa agli spettatori ed al critico che deve notarle. (... ) E' superfluo torcersi il cervello per seguire l'enorme groviglio di questo film che non dice niente, non mena a niente e non scuote nessuno, malgrado le mirabolanti gradassate di Ausonia, che fa il Maciste a scartamento ridotto. (... ) Qualche buon esterno e la buona fotografia non salvano dall'insuccesso il film , nel quale l' interpretazione femminile è addirittura sconfortante e quella di Mario Guaita appena mediocre». (A lberto Bruno in «Il Roma della domenica», N apoli, 7 dicembre 1923 ).
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La condizione della censura per il nullaosta: «Sopprimere tutte le scene in cui si vedono i banditi aggredire Fiorenza sul treno, poi colluttarsi con la giovane ed appiccare il fuoco nonché quelle in cui si vede Fiorenza sola in mezzo alle fiamme che l'avvolgono».
Suocero di se stesso r. : Toddi - f. : Antonio Cufaro - int. : Alfredo Martinelli - p. : Selecta-Toddi , Roma - di. : S.Al.C. - v.c. : 17986 del 31 .3.1923 - p.v. romana : 11.1O. 1923 - lg.o. : m. 81 O.
Si tratta di una commedia di mediometraggio abbinata ad un 'altra pellicola di metraggio più o meno uguale, sempre di Toddi : Tocco prima a Teresa . Un brano di questo film , appartenente ad un collezionista romano, ci mostra un Alfredo Martinelli in frack , esagitato, entrare ed uscire da una chiesa dove dovrebbe sposarsi, poi scansare un 'auto nella piccola piazza antistante la chiesa ed infine dileguarsi, mentre gli invitati, sbigottiti, cercano di fermarlo.
Una tazza di thè r. : Toddi - s.: da «Une tasse de thé » (1860) di Charles-Louis-Etienne Nuitter e N . Désarbres - rid. : Toddi - f. : Antonio Cufaro - int. : Diomira Jacobini, Giuseppe Pierozzi, Clara Zambonelli , Renato Malavasi , Andrea D'Air, Luigi Moneta - p. : Selecta-Toddi , Roma - di. : S.Al.C. - v.c. : 18333 del 30.6 .1923 - p.v. romana : 11 . 10. 1923 - lg.o. : m. 7 45 .
li film , che è la versione cinematografica di un vaudeville francese del secolo scorso, venne scarsamente apprezzato dalla critica, che si limitò a segnalare unicamente /'interpretazione di Diomira )acobini. Secondo la testimonianza di Renato Malavasi, che nel film aveva la parte del giovane amoroso della protagonista, Toddi dirigeva i suoi film - Malavasi fu anche in Italia, paese di briganti? - senza scomporsi un attimo, con il monocolo ben fissato all'occhio, inappuntabilmente vestito. «Ho interpretato parti e particine in oltre mezzo secolo di cinema in ben 174 film . Ma non ho mai trovato una persona più parca di parole, che si faceva comprendere con un battito di ciglia, un leggerissimo cenno, un 'indicazione della mano.
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Una tazza di thè: Diomira Jacob ini e Renato Malavas i
La signora Diomira era invece un 'attrice nata, una forza della natura, direi la Dina Galli del cinema. Che peccato che non abbia fatto che film muti. Aveva sl un difetto di pronunz ia: la «erre» era marcatissima, ma in un modo personalissimo e delizioso . Avrebbe incantato il pubblico del cinema sonoro con quella sua dizione incantevolmente buffa».
Tenacia abbruzzese r. : Duilio Landi - s. e se.: Duilio Landi - f. : Maurizio Amigoni - int.: Duilio Landi (Andrea Delanti), Luigi Marini (Gentili, amministratore del Barone Morici), Mary Fabbri (Donna Giulietta), Anita Massacesi (Rosa), Nella Benedetti (la piccola Tritapepe), Pantaleone Leone (l ' uomo di ferro), Isidoro Pasquale, Luigi Luig ini, Michele Della Rossa (i tre del comitato), Manfredo Campolieti (lottatore) - p.: Andrea Castellani per la Aterno-film, L'Aquila - v.c.: 19048 del 31 .12. 1923 - lg.o.: m. 1152.
De l film esiste una copia in 16 mm. , largame nte incompleta (661 metri} presso il Museum of M odern Art di N e w York. Secondo la ricostruz ione della trama che è stata operata dal curatore del Museo, si tratta di
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una vicenda ambientata durante le feste della «Settimana abbruzzese» nel corso delle quali una giovane fanciulla , il cui fidanzato rientra dall'America per sposarla, viene perseguitata da un paio di contadini che sono stati licenziati da suo padre, fattore di un barone. Il fidanzato, Andrea, travestito da vecchio, cerca di proteggerla, ma sta per avere la peggio. L'intervento di due vigorosi fascisti riduce alla ragione i due malintenzionati. Luciana, la giovane fidanzata, viene poi eletta reginetta della festa . Il lato comico della vicenda è assicurato da un tal Tritapepe che, volendo offrirle dei fiori, viene prima sbeffeggiato dai partecipanti alla festa e poi malmenato dalla sua energica consorte. Nessuna notizia, oltre i dati di censura, è stata reperita sul film , che si presume sia stato realizzato a beneficio degli abruzzesi d 'America, probabilmente con capitali forniti dagli oriundi stessi. Tranne il regista e interprete principale, Duilio Landi, un tempo attore di secondo piano alla Aquila-film di Torino, e /'operatore Amigoni, attivo alla Palatino-film di Roma qualche anno prima, tuffi gli altri nomi sono completamente sconosciuti alle cronache cinematografiche.
Tocca prima a Teresa r.: Toddi - s.: Pio Vanzi - se.: Toddi - f. : Antonino Cufaro - int.: Diomira Jacobini (Teresa), Giuseppe Pierozzi - p.: Selecta-Toddi , Roma di. : S .A . 1.C. - v.c.: 18317 del 30 .6 . 1923 - p.v. romana: 11 . l 0 . 1923 - lg.o. : m . 640.
Il film venne presentato come «grottesco».
dalla critica: «(Il film) offre degli spunti veramente comici, ma non tanto per l'az ione quanto per l'humour verbale (di Pio Vanz i, evidentemente !) delle didasca lìe. Il che no n è merito grande per un film . Qui Diomira Jacobini è maggiormente messa in valore e suscita il sorriso dello spettatore quand ' ella ride a piena gola . Discreto il Pierozzi (.. .)». (G . Dori o in «Film », N apoli-Ro ma, n. 24, l O novembre 1923).
Si tratta di uno spe ttacolo composto da due mediome traggi a sogge tto, come e rano concepiti da Toddi. Complemento a que sto film era Suocero di se stesso .
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Giuseppe Pierozzi in Tocca prima a Teresa
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La torre delle sensazioni r.: Aldo Zamboni - f.: Mario Spialtini - int.: Fede Sedino, Luigi Pavese p.: Films De Giglio, Torino - di.: U.C.I. - v.c.: 17809 del 31 .1 . 1923 p.v. romana: 4 .6 . 1923 - lg.o.: m. 1525.
Un gruppo di acrobati dopo numerose peripezie riduce alla ragione una accolita di banditi. A capo di questi spericolati, detti «i sensazionali», c'è un'intrepida signorina americana.
dalla critica: «E' un dramma che ha il merito di presentarci delle avventure più originali delle solite, con le quali pertanto riesce ad interessarci fino alla fine, tenendo sospesa la nostra attenzione. A soddisfazione dello spettatore, il dramma finisce bene: premio ai buoni e punizione del traditore indegno. La brava e graziosa interprete principale, Fede Sedino, piacque molto al numeroso pubblico accorso, ed ella infatti merita il nostro caldo elog io per la sua arte sicura ed equilibrata. Buono il complesso di tutti gli altri artisti ». (G . Morano in «La rivista cinematografica», Torino, 1O settembre 1924).
«Una affarragine di avventure complicate ed impossibili, di quelle che hanno formato il pezzo forte del cinema di molti anni fa . L'attenzione e l'interesse è sempre tenuto vivo, specie per un pubblico popolare, che ama il fantastico e l'impossibile fatto realtà». (Anon . in «La rivi sta del ci nematografo», Milano, novembre 1929) .
Altro titolo del film: Il club dei sensazionali.
Triboulet o I misteri della Corte di Francia - 1 505 r. : Febo Mari - s. e se. : Febo Mari dal romanzo di Michél Zévaco int. : Umberto Zanuccoli (Triboulet), Achille Vitti (Francesco I), Gino Viotti (Mondar), Elena Sangro (Gilletta), Tina Ceccacci (Margentina), Giovanni Schettini [Manfredi), Vivina Ungari [Lojola), Alfredo Menichelli (Lantenai) , Giulia Cassini-Rizzotto, Totò Majorana, Carlo Gualandri p.: Cines, Roma - di.: U.C.I. Il film consta di sei episodi: 1) Il buffone del re - v.c.: 18915 del 30 . 11.1923, come i successivi - lg.o.: m. 1466; 2) Il re dei pezzenti v.c.: 18916 - lg.o.: m. 1281; 3) I misteri del Louvre -v.c. : 18917 lg.o. : m. 1273; 4) La Corte del miracoli - v.c.: 18918 - lg.o. : m. 1470; 5) La vendetta dell'Innominato -v.c.: 18919 - lg.o. : m. 1270; 6) Delirio d'amore - v.c. : 18920 - lg.o. : m. 1541.
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Una scena di Tribo ulet
Dopo la sconfitta di Pavia, Francesco I si dedica ad opere di pace, senza disdegnare la vita amorosa. Congedata Madame de Fenon, si interessa di Gilletta, una trovatella che è stata allevata da Triboulet, il buffone di corte, sotto le cui spoglie si cela il nobile Fleurial. Gilletta ama invece Manfredi, re della Corte dei miracoli. Manfredi sottrae la fanciulla alle voglie di Francesco che, in realtà, è il padre di Gilletta, avuta da una sua precedente amante, Margentina, ora divenuta pazza e visionaria. Ferito durante una delle sue imprese, Manfredi viene salvato e curato da una coppia di italiani, che viaggia con un servo chiamato Spadacappa. Mentre è a letto, immobilizzato, Gilletta viene catturata e chiusa in convento. Non ancora guarito, Manfredi scala il Louvre per liberarla. Un incendio distrugge il palazzo e Francesco I si salva fortunosamente. Seguono altre vicende, in cui si scopre che Manfredi è il figlio dei due italiani, venuti appunto in Francia per cercarlo.
dalla critica: «Abbiamo avuto l'eroismo di leggere i quattro volumi di Michél Zévaco, che servono di trama a queste pellicole, e non possiamo concepire come potranno passare senza pericoli davanti alla pur larga censura di Roma . Sono la descrizione minuziosa, verista e forse esagerata degli infami amori di Francesco I, re di Francia , intrecciati con le così dette perfide arti di un uomo che la Chiesa giustamente onora come Santo, cioè Ignazio di Lojola . Lo scopo irreligioso è troppo evidente, d'altra parte, la figura del Santo, tanto diabolicamente calunniato entra così nell'intreccio che certamente vi dovrà avere il massimo rilievo . Mettiamo pertanto in guardia i cinematografisti nostri e tutti gli altri , cui sono care moralità , religione e verità storica». (d on Mario Milani in «Rivi sta di letture », Milano, n. 3, marzo 1924).
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. Triboule t Elena Sangro in
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«( .. .) La cinematografia italiana è in crisi e i capitalisti difficilmente allargano la borsa quando si tratta di fabbricare dei films : per cui Febo Mari non ha potuto evidentemente avere tutto quanto gli sarebbe logicamente occorso per montare convenientemente il soggetto, e ha dovuto limitarsi nelle spese il più possibile. Egli non è certo riuscito a mascherare la poca ricchezza di alcune scene di corte, la quasi povertà di certuni ambienti , che avrebbero dovuto essere diversi , la deficienza d i certi vestiari , la scarsezza delle masse (. .. ), ma, nel complesso, ha compiuto prodigi e laddove vi sono da lamentare le lacune anzidette, l' arte supplisce». (A lberto Bruno in «li Ro ma della d o menica», N apoli , 28 g iug no 1925 ).
Tra il film in costume ed i serials, ormai fuori moda, Triboulet ebbe vita stentata sugli schermi. Più volte rimanipolato, dei sei episodi iniziali vi fu un primo rimpasto a tre, poi addirittura ad uno solo, di lunghezza superiore a 2.500 metri. Venne richiesta solo la soppressione di due didascalle, una delle quali era : «Menzogna del Dogma dell'Immacolata Concezione provata da Messer Calvino ».
Il trittico di Bonnard r. : Mario Bonnard - se. : Mario Bonnard - f. : Antonio Cufaro (?) - il film è composto di tre episodi : A morte - azione passionale romanzata di Mario Bonnard - int. : Maria Roasio (la fanciulla contesa), Mario Bonnard (il buffone) - v.c. : 19072 del 31 . 12 . 1923 - lg.o. : m. 753 . Signor ladro - s. : da una novella di Ossip Felyne - int. : Mario Bonnard (il ladro), Marcella Sabbatini (la bambina) - v.c. : 19073 del 31 .12 . 1923 - lg.o. : m. 434. Non è vero! - s. : da una novella di Roberto Bracco - int.: Rina De Liguoro (la moglie), Camilla De Rossi (il marito), Jone Marino (l'altra), Alfredo Bertone - v.c. : 1907 4 del 31 .12 . 1923 - lg.o. : m. 496 - p.: Ape-film , Roma - di. : S.A.l.C. - p.v. romana : l 0 .4 . 1924.
A morte E' la storia d'amore di due giovani ostacolati da un prepotente signorotto medievale, il quale, alla fine, soccombe.
Signor ladro Un ladro, penetrato furtivamente dove poco troverebbe da rubare, data la dissipatezza del padrone di casa, incontra una bambina che, vinto il primo spavento, gli racconta tutte le sventure sue e della mamma. Colpito dall'innocenza della piccina, il ladro non solo rinuncia a rubare, ma le promette in regalo una bambola. Qualche notte dopo, si introduce nuovamente nella villa, con il dono promesso.
Non è vero! Disavventure di un marito che tradisce la moglie ed infine viene a sua volta tradito.
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Il trittico di Bonnord : Marce lla Sa bbatini in Signor ladro
dalla critica: «Mario Bonnard, l'uomo misterioso verso cui la curiosità della folla sempre si rivolge non appena è annunziato un suo lavoro, ci regala oggi un 'altra interpretazione intorno a cui molto s'è parlato dopo un primo annunzio che lasciava subito giudicare il film come cosa completamente nuova . Infatti, Il trittico ci appare una meravigliosa rivelazione del grande senso artistico che distingue il Bonnard e che lo piazza tra i migliori artefici della cinematografia . Tre bozzetti gustosissimi , un solo successo, che ha pienamente confermato il lusinghiero giudizio che ognuno s' era fatto sul complesso artistico del lavoro . Mario Bonnard è sopra tutto molto equilibrato tanto nella quadratura generale della scena come nel rendimento massimo dei singoli dettagli .
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Il trittico di Bonnord: Rino De Liguoro in Non è vero!
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Ottima la personale interpretazione che mette in rilievo, nella sua signorile sobrietà, anche l' interpretazione degli altri artisti, fra i quali ricordiamo con vero entusiasmo la piccola Sabbatini, che si può definire una vera promessa per l' avvenire . La fotografia è buon issima, accurata la scelta degli ambienti ». (Arro in «L' Epoca », Roma , 11 aprile 1924) .
«Il ladro: tradurre sullo schermo le peculiari doti di armonia e di equilibrio, la finezza d i tocco e la squisita misura di espressione dello scrittore russo, è cosa ardua e per il metteur en scéne e per gli interpreti . Tuttavia, si è raggiunta in questa composizione quella delicatezza e variabilità di pathos che l' autore ha segnato nel suo eloquio incisivo e caldo. I passaggi, le sfumature, i toni monocromi o vari hanno un evidente riflesso per la fedeltà seguita nell'impostazione scenica , per il colore ambientale, per una morbidità di tocco inconsueta e per il valore intrinseco degli interpreti che da Mario Bonnard, un attore di grandi possibilità, alla piccola Marcella Sabbatini, tratteggiano l' azione con grande perspicu ità . A morte: le luci fosche e truci del medioevo come quelle gentili e romantiche passano rapidamente, si alternano, sovrastando l'azione serrata e concisa . E compito del soggettista
è stato quello di dare un quadro colorito e vivo dell'epoca, quasi sottacendo alcune vibrazion i intime, per il valore ambientale ed esteriore . Perciò una linea robusta, accenti multiformi e fattori essenziali rendono con chiarezza e dignità di forma la classica architettura sentimentale e tragica del breve ciclo che si racchiude in perfetta cornice e movimento mimico superbo. I quadri hanno una particolare caratteristica che si adegua ai concetti creativi e pisicologici raffermando l'unità della concezione( ... ).
Non è vero! La novella del drammaturgo napoletano non presenta, per la scena, drammaticità e vigorìa . Tenue nella prosa, ne proviene un certo scialbore, una vaporazione di espressione che la rende impalpabile e poco convincente . Nonostante non abbiamo che da lodarla . Anzitutto per l'arduo tentativo di portare su lo schermo cose fragili e inconsistenti , vitali solo per un'atmosfera ironica che li avvolge, e poi per la virtuosità degli interpreti che hanno saputo afferrare ogni piega, ogni incrinatura del racconto e valorizzare con la loro spiccata personalità . La Rina De Liguoro è stata di una aderenza perfetta ( .. .)». (Gulliver in «Lo rivista cinematog ra fico», Torino, 25 marzo 1924) .
Il trittico di Bonnard è il primo film italiano ad episodi, senza un vero e proprio filo condut-
tore.
La trovata dello sportmann r.: Alberto Carlo Lolli - s.: Umberto De Maria dalla commedia di Sante Bargellini - f. : Giuseppe Caracciolo, Armando Boiani - int. : Bruto Castellani, Vivina Ungari, Adriano Boccanera , il piccolo lsci , Gherardo Pena, Gilberto Bertocchi , Gemma Lo Piero - p. : Costanza-film, Roma di. : U.C.I. - v.c. : 18298 del 31 .5 . 1923 - lg.o.: m. 1390.
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L'unico riferimento a questo film prodotto da una non meglio identificata Costanza-Film, dell'avv. Alberto Lo/li è su «La rivista cinematografica» di Torino, del 25 aprile 1923, in cui, oltre alle notizie sulla produzione e i nomi degli interpreti, si avverte che il film è il primo di una serie e che è già stato venduto per il Nord-America .
La tua vita è in questo scudo! r.: Pagus (Gustavo Pasotti) - s. e se. : A (merigo?) Manzini, P. De Luca Tadescato - int. : Annie Wild (la moglie), Oscar Wild (il
f. : Giuseppe
marito), Peppino Elena (Ranieri, l'amante), Gina Busacchi, Michela Salerno, Carlo Pogliaghi - p. : Cidneo-film, Brescia - di.: non rilevata v.c. : 18937 del 30 . 11 . 1923 - lg.o. : m. 1654.
«Un giovane è sorpreso dal marito, suo amico, in dolce colloquio con la moglie. La cosa, anziché avere la solita soluzione tragica, si scioglie in modo del tutto nuovo. Il marito leva di tasca un pezzo di cinque lire e lo getta in aria alle parole: "Testa o croce", dopo essersi fatto promettere che, perdendo, l'altro si sarebbe sottoposto a tutte le volontà del vincitore. Naturalmente perde il presunto amante, il quale viene sottoposto da quel momento alle più ridicole situazioni, tanto che la moglie stessa finisce col riderne e confessa al marito che ormai non ama più che lui solo ed implora il perdono anche per il povero adoratore, il quale finisce per sposare una nipote del suo amico, che ha in modo così brillante, saputo evitare una tragedia». (da «La rivista cinematografica»).
dalla critica: «Ho potuto assistere alla visione privata dell'ultimo lavoro portato a termine dalla Cidneo : Il film, a giusta ragione è stato denominato bizzarria comica e infatti ha non poche trovate strane e originali che non possono fare a meno di far ridere lo spettatore più difficile e più restìo ( .. . ). La fotografia è buona. Gli interni sono veramente belli e lussuosi. Gli esterni qualcuno indovinato anche per effetti di luce. Gli attori , tutti a posto nella loro parte, meritano una sincera lode. La bellissima Annie Wild è piena di brio e piacevole in tutte le sue espressioni ( .. .). Il film, che rivela intenzioni artistiche lodevoli, avrà certo un buon successo ». (G . E. in «La rivi sta c inematografica », Torino, n. 3 , 10 febbraio 1921) .
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L'uomo dal mantello verde r.: Ubaldo Maria Del Colle - f. : Vito Armeni se - int.: Ubaldo Maria Del Colle, Ninì Dinelli, Ugo Bazzini , Carlo Reiter, Eduardo Senatra, sig . Di Mezzo, Fulvio Chialastri, Marina Guidi - p. e di.: Lombardo-film, Napoli - v.c. : 18714 del 30.9.1923 - p.v. romana: 10.9.1925 lg.o.: m. 1555 .
Il film, noto anche con il titolo Il mistero del piano di sopra, venne girato nel 1922 insieme o quasi ad un altro, che utilizzò la medesima troupe: Ritorno dall'ombra, uscito nel 1925. Si riporta parte di un servizio apparso in occasione di una visione privata del film, all'epoca ancora senza titolo, ed apparsa in «La Cine-fono» di Napoli, del 25 giugno 1922. «(... ) Coloro i quali in Francia si dimostrano appassionati agli spettacoli granguignoleschi di cui è protagonista efficacissimo il mimo Severin ed in Italia agli emozionanti atti unici, messi in scena dalla compagnia Sainati, potranno assistere con ogni entusiasmo alle proiezioni di ,,,?", giacché anche qui e forse più che sulla ribalta, i nervi vibrano ad diapason, quei poveri nervi che l'odierna civiltà mira ad esacerbare fino alla massima tensione, il fiato manca, e un brivido precursore di quelle speciali sensazioni improntate alla novellistica di Poe, Baudelaire e Moupossant, attraverso sovente lo spina dorsale. E' un dramma senza sorriso. Niny Dine/li vi lavora assai bene, con molto impegno, con deliziosa femminilità angosciosa e sensibile. Al suo fianco, Eduardo Senatra si dimostra attore di inimitabile potenza espressiva e la sua maschera culmina in effetti drammatici così potenti da destare davvero nello spettatore quello che il Bourget definisce "il senso della morte". Di Ubaldo Maria Del Colle, attore e direttore del lavoro, non si può non dire tuffo il bene possibile, in entrambi gli ardui compiti. Come attore, il ruolo assunto gli sta perfettamente ed egli riesce a rendere, con pienezza compiuta di intuizione, l'esuberanza vitale e cerebrale del tragico proscritto russo (. . .). Quadri come quello del letto funebre ancora sconvolto nei suoi drappi luttuosi dall'ultima permanenza dell'estinto, o l'altro del tetro colloquio tra i tre becchini, dimostrano come da un direttore come Del Colle, giunto alla pienezza dei suoi mezzi artistici, attraverso le tappe di una carriera significativa, molto ancora di buono ci sia da attendere (. .. )» (Ariel) .
L'urdema canzona mia r. : Fausto Correra - s.: Mario Negri dalla omonima canzone napoletana di V. Russo (versi) e A. Mazzucchi e Eduardo Di Capua (musica] - f. : Gennaro Mauro - int.: Maria Scarano (Maria), Mario Negri, Lucia Pezzullo, Giovanni Serena, Oreste Tesorone, O limpia Zara, Giorgio Giorgi - p.: Miramar di Emanuele Rotondo, Napoli - di.: regionale - v.c.: 17925 del 31.3 . 1923 - lg.o.: m. 1239.
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Una scena d i L'urde ma canzo na mia (ultimo a d s. : O reste Tesoro ne)
Maria è una giovanissima vedova che dirige un'azienda di pesca, unica risorsa lasciatale dal marito. Molti sono gli uomini che sperano di entrare nelle sue grazie, ma la donna vuole concedersi solo a colui che sentirà di amare veramente. li più serio dei pretendenti è Luigino, ma è timido, mentre Gennarino, un guappo, la circuisce con maggior decisione, volendo farne la sua amante. Maria si reca in peschereccio ad Amalfi. Luigino trova il coraggio di dichiararle il suo amore. Nel Santuario della costa, la donna va a ringraziare il Signore. Per un banale incidente Gennarino è ricoverato in ospedale in fin di vita. Appena ripresi i sensi, chiede Maria in sposa e questa accede alla richiesta, che viene esaudita in articulo mortis. Ma Gennarino non muore, anzi migliora fino a ristabilirsi completamente. La donna, che ama sempre Luigino, vive nell' angoscia. Sobillato, Gennarina si ubriaca, poi torna a casa, deciso a vendicare il suo onore. Ma l' incontro con sua madre, «l'unica donna che io rispetto», che gli spiega come Maria non lo abbia mai tradito, anzi abbia accettato d i sposarlo per non contrariare un moribondo, convince Gennarino dell'onestà della moglie e la lascia libera. Maria e Luigino finalmente realizzano il loro sogno d'amore.
Oltre al titolo italianizzato in L' ultima canzone mi a , il film che risulta realizzato nel 1920 come Luci e ombre, è anche noto come L' ultimo grido e come L' eterna canzo ne.
Il velo della colpa r. : Baldassarre Negroni - s. e se.: Ba ldassarre N egroni - f. : Ferd inando M arti ni - int.: Hesperia , And ré Habay, Enrico Scatizzi, Andreina
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Il velo della colpa. A ds.: André Habay
Rossi · p.: Superfilm, Roma - di.: non reperita - v.c.: 18736 del 30.9.1923 · p.v. romana: 13 .5.1924 - lg.o. : m. 1666. L'annuncio pubblicitario: «dramma passionale in 4 atti».
dalla critica: «( ... ) Abbiamo veduto Il velo della colpa, interpretato con molto zelo ed affiatamento da Hesperia, Enrico Scatizzi ed André Habay; quest' ultimo ci ha dato una recitazione particolarmente accalorata e naturale. Buona fotografia e adeguata messa in scena». (Rag. in «La vita cinematografica », Torino, 15 giugno 1924) .
La venere nera r.: Blaise Cendrars · s. e se.: Blaise Cendrars dal suo racconto «La Vénus noir» · f.: Guido Di Segni · int.: Dourga (la venere nera), Alfredo Bertene, Raymone, Ida Monastero, Co-Thao, Gemma De Ferrari, Carlo Zambonelli, Amedeo Ciaffi, Gennaro Tedeschi, Rinaldi - p.: Rinascimento-film, Roma - di.: U.C.I. - v.c. : 17722 del 31 . l . 1923 - lg.o.: m. 1256.
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dalla critica: «Soggetto avventuroso-poliziesco-comico-sentimentale, che avrebbe potuto riuscire quanto mai divertente se svolto bene con brio. Invece, purtroppo, lo svolgimento è assai banale, manca di quello spirito, di quell'humour che, senza gran sforzo, avrebbe potuto avere. La recitazione anche scadente. Vi sono dei primi piani veramente brutti. La fotografia è buona». (C. Sircana in «La rivista cinematografica», Torino, l O dicembre 1923).
«Un assurdo miscuglio di scene inconcludenti che stanca infinitamente. Persino la recitazione della tipica danzatrice orientale Dourga, che delle volte riesce anche simpatica, è molto pesante, noiosa». (Re.Ma . in «La rivista cinematografica», Torino, 25 agosto 1924).
Blaise Cendrars ( 1887-1961 ), noto come poeta ed avventuroso viaggiatore, ha un suo singolare posto nella storia del cinema. Oltre ad un fondamentale saggio su Chaplin e pubblicazioni cinematografiche di vario argomento, lavorò con Abel Gance, fornendogli soggetti e sceneggiature, oltre ad assisterlo nella regia de La roue (La rosa sulla rotaia, 1922). Un suo viaggio in Africa, durante il quale realizzò vari cortometraggi, gli servì anche per girare alcune scene che poi inserì in questo film italiano molto poco noto, interpretato dalla giovane danzatrice Dourga, già apparsa in La danzatrice d 'Oriente e La gabbia dorata e che morì tragicamente poco tempo dopo.
Lo venere nero, di Bla ise Cendrars: Dourga
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Un ventaglio veneziano r.: Riccardo Stroppa-Quaglia - int.: Renée Maha, Armando Petruzzelli - p.: Italica-Lux, Milano - di. : non reperita - v.c.: 17789 del 31.1.1923 - p.v. romana: 18.8.1923 - lg.o.: m. 1197. «Favola» ambientata a Venezia.
dalla critica: «Una interessante serata cinematografica si ebbe la sera del 16 corrente ( 16 dicembre 1921 , n.d .A.) in un salone della costruendo nuova galleria di Corso Vittorio Emanuele (Milano) . La Lega Italiana per la tutela degli interessi nazionali, convinta dell'efficacia della propaganda costituita da films che, invece dei soliti interni ed esterni artificiosi o convenzionali, sfruttino al massimo grado possibile, le bellezze naturali ed artistiche del nostro bel paese, ha concesso il suo valido appoggio all'iniziativa dell'Italica Lux( ... ). Seguì la proiezione del film Il ventaglio veneziano, che ottenne lo schietto consenso di tutti i presenti. Il soggetto, tenue e leggero piacque ed interessò, come pure l'interpretazione, ben affiatata. Riuscitissima la messa in scena che diede modo di ammirare i più caratteristic i aspetti di Venezia ed i magnifici interni dei suoi più aristocratici palazzi, a cominciare dalla Villa Reale. Buona sempre la fotografia, ma a parer nostro, occorrerebbe che in questo genere di lavori, intesi a valorizzare sia in Italia che all'Estero le bellezze artistiche e naturali del nostro Paese, la fotografia fosse non solo buona e lodevole, ma ottima , aggiungendo ai pregi di una nitida chiarezza, anche quelli di una luminosità piena di vita e di una impeccabile inquadratura» . (Maxime in «La rivista cinematografica », Torino, 25 dicembre 1921 ).
«( .. . ) Film d'eccezione, dicevano i cartelloni ... e purtroppo hanno detto la verità, perché è veramente eccezionale per noi vedere una baggianata simile» . (Salvino Soler in «La rivista c inematografica », Torino, l O ottobre 1924).
Scopo della Italica-Lux era quello di valorizzare le bellezze d'Italia. Questo suo primo film , realizzato nell'estate del 1921, andò in censura, però, so/o nel 1923 ed ebbe una circolazione quasi clandestina, nonostante fosse stato premiato ad un Festival cinematografico torinese ( 1922?) e per il suo lancio fossero state stampate ed affisse per tutt'ltalia delle splendide affiches del cartellonista Marcello Dudovich.
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Un viaggio nell'impossibile r.: Luciano Dorio, Nunzio Malasomma - s.: Luciano Dorio, Nunzio Malasomma - f.: Antonio Cufaro - int.: Giovanni Raicevich (il miliardario americano), Elsa D'Auro (l'odalisca), Giuseppe Pierozzi (lo sceicco), Pauline Polaire, Renato Malavasi, Augusto Bandini, Raimondo van Riel, Franco Gennaro, Camillo De Rossi, Nino Savi - p.: Raicevich-film, Roma - di.: indipendente - v.c.: l 8613 del 31.8.1923 - p.v. romana: 13.6. 1924 - lg.o. : m. 2225.
Giovanni Raicevich in Un viaggio nell'impossibile
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Un ricco miliardario americano, sfidato da amici buontemponi, nel bel mezzo di una festa, accetta una singolare scommessa: intraprendere un viaggio di tre anni, senza un soldo in tasca e vestito del costume di antico romano, di cui era mascherato, e tornare ricco. Numerose saranno le peripezie che il protagonista dovrà affrontare e superare. Ritorna in tempo, però, per vincere la scommessa. E al suo fianco anche una bella odalisca che ha liberato da un harem e che si è innamorata dello stravagante ed avventuroso salvatore.
dalla critica: «Una strana scommessa dà luogo all'avventura . La scommessa pare ormai divenuta espediente comune per architettare su di essa una trama . Qui tutto si regge su presupposti non solo poco verosimili ma anche poco accettabili; pur vi sono costumi esotici ed elementi sensazionali che attraggono il pubblico . La recitazione che, in ispecie da parte del buon Raicevich, procede con molta spigliatezza, contribuisce a sostenere le parti del lavoro» . (G. Morano in «La rivista cinematografica », Torino, n. 1, l O gennaio 1925).
Ultimo film interpretato da Giovanni Raicevich, il quale, dopo il successo che avevano incontrato i suoi film prodotti da Lombardo, decise di mettersi in proprio e di diventare produttore. La Raicevich-film programmò tre film, di cui due, Il trionfo di Ercole e questo Viaggio nell'impossibile furono portati a termine, mentre il terzo rimase nel limbo delle intenzioni, dopo lo scarso risultato economico delle prime due imprese.
Vicenzella r.: Goffredo D'Andrea - s.: dalla omonima canzone di Vincenzo Fassone I musica) e Libero Bovio (versi) - f.: Rodolfo D'Angelo - int.: Elena Lunda IVicenzella), Goffredo D'Andrea (Giuseppe De Muro), Enrico Scatizzi (Gigante), Angelo Ferrari (Antinori), Dillo Lombardi, Nello Carotenuto - p.: lnd . Cinem. - di.: regionale - v.c. : n. 18013 del 31 .3 . 1923 - lg.o.: m. 1655. Vicenzella è una ragazza napoletana di cui si innamora il pittore De Muro che le fa un ritratto. Vivono insieme giorni felici, ma Vicenzella è volubile e male sopporta la povertà, perciò abbandona Giuseppe e diventa l'amica di Gerome, un maturo «viveur». Ma quando un giorno incontra Giuseppe che non ha mai cessato in fondo di amare, vorrebbe tornare con lui. L'uo· mo, anche se tormentato dalla passione, la scaccia. Vicenzella langue per il suo amore infelice ed è colpita dal vaiolo. Gerome, temendo il contagio, scompare. Dopo una lunga convalescenza, Vicenzella è guarita, ma sfigurata orrendamente nel volto. Di notte torna a casa di Giuseppe, al quale lascia una lettera d'addio e si imbarca su di una nave. Inutilmente Giuseppe cerca di raggiungerla con una barca.
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dalla critica: «Al Cinema Santa Lucia (di Napoli) la programmazione è stata mediocrissima : Vicenzelfa, dalla pièce omonima di Libero Bovio. Credo sia pietoso non parlarne; soltanto - a titolo di cronaca - vi darò i nomi del direttore e degli interpreti : Goffredo D'Andrea, prim' attore e direttore artistico; Elena Lunda, Angelo Ferrari, Enrico Scatizzi, interpreti». (G iulio Dorio in «La rivista c inematog ra fica », To rino, l O giugno 192 3) .
Nonostante /'indignazione del recensore napoletano, il film ebbe invece un vastissimo successo. Ad aprile del 7932, sonorizzato approssimativamente, e con il nuovo titolo di Torna! , il film venne riapprovato dalla censura e ripresentato sugli schermi.
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