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FIL001 - Italiano - Lección 3 - 22-1 Flipbook PDF

FIL001 - Italiano - Lección 3 - 22-1


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Filologia Romanza 1 FIL001 Lezione 3

Filología Románica 1 FIL001 Lección 3

Origine della lingua italiana: Dal latino ai volgari italiani Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476 d.C.), il latino continuò a essere la lingua parlata della stragrande maggioranza della popolazione italica e anche gli invasori germanici finirono con utilizzarla. Tuttavia, ben presto le differenze che già erano esistite tra il latino parlato, usato dal popolo, e quello classico, utilizzato nelle opere letterarie, filosofiche e scientifiche, andranno aumentando: mentre il latino scritto, nonostante i cambiamenti, rimaneva pressoché stabile, la lingua parlata si trasformò in un modo relativamente rapido e sostanziale.

A un certo punto, tra le due lingue si determinò un tale scarto che la gran massa della popolazione non fu in grado di comprendere il latino. Da allora, il latino restò in vita come lingua colta, ma la sua circolazione rimase limitata alla chiesa e alle università. Ben diverso fu il dinamismo con cui gli idiomi parlati in tutta la penisola si andarono modificando e strutturando, per assumere infine caratteristiche proprie. La base di questi idiomi rimase il latino, ma i ripetuti incontri e scontri con altri popoli lasciarono in essi tracce evidenti, soprattutto nel lessico.

Nell'Italia centro-settentrionale si registrò un forte flusso delle lingue germaniche, in conseguenza del dominio di Ostrogoti, Longobardi e Franchi (dal V secolo). Al Sud prevalse l'influenza del greco, poiché i Bizantini vi mantennero la loro dominazione fin oltre l'anno Mille. All'inizio del secondo millennio cominciò a farsi sempre più forte l'influsso dell'arabo, sia perchè questo popolo conquistò la Sicilia, strappandola ai Bizantini, sia perché la rinascita dei commerci tra Oriente e Occidente favorì scambi culturali e linguistici assai intensi.

Le influenze delle lingue straniere si esercitarono anche in seguito: la dominazione spagnola nei secoli XVI e XVII favorì l'introduzione di numerosi termini, soprattutto del linguaggio militare e cavalleresco; la diffusione delle idee illuministiche, prima e durante la Rivoluzione Francese (secolo XVII) portò dalla Francia vocaboli attinenti alla filosofia, alla politica, all'economia. Fu nella seconda metà del Novecento che si esercitò una crescente influenza dell'inglese.

L'unità linguistica in Italia non fu raggiunta in un breve lasso di tempo, ma fu un processo che si protrasse per tutto il corso della storia italiana. I volgari italiani che andarono formandosi nel nostro paese successivamente alla caduta dell'impero romano avevano due caratteristiche: erano notevolmente diversi da regione a regione ed erano soltanto parlati, in quanto per la scrittura si ricorreva ancora al latino classico.

Il processo che condusse alla formazione di una lingua nazionale, utilizzata sia per parlare sia per scrivere, proseguì per molti secoli, realizzandosi compiutamente solo in tempi recenti. Ricostruiamo in sintesi le tappe di questa evoluzione. -X secolo: vedono la luce i primi testi scritti in volgare, cioè aventi caratteristiche tali da rivelare ormai un distacco netto dal latino. -XIII secolo: Francesco d'Assisi scrive il più antico testo della letteratura italiana, “il Cantico delle Creature” intorno al 1224. Nel Duecento fiorisce anche la cosiddetta scuola poetica siciliana, intorno alla corte di Federico II di Svevia, re di Sicilia.

-XIV secolo: fiorisce in alcune regioni italiane una letteratura che raggiunge vette altissime ma solo grazie a tre autori di lingua fiorentina (Dante, Petrarca, Boccaccio). -XVII-XVIII secolo: la lingua italiana si apre a influenze straniere, spagnole e francesi ma soprattutto, la popolazione continua a comunicare oralmente per mezzo dei dialetti. -XIX secolo (prima metà): Manzoni, rendendosi conto che la lingua letteraria non è in grado di descrivere adeguatamente la realtà, cerca di trovare uno strumento espressivo che possa sia rappresentare i molteplici aspetti della vita umana sia essere compreso in tutta la penisola.

La soluzione che Manzoni suggerisce è il ricorso al fiorentino usato delle persone. -XIX secolo (seconda metà): all'indomani dell'unificazione, il paese è caratterizzato da un alto tasso di analfabetismo e la maggior parte degli abitanti conosce solo il dialetto. -I primi passi concreti verso l'unificazione linguistica avvengono grazie all'istituzione dell'obbligo scolastico, alla costituzione di un apparato burocratico statale che utilizza l'italiano costringendo il cittadino a fare altrettanto e, infine, al servizio militare obbligatorio, che sposta centinaia di migliaia di giovani da una regione all'altra, ponendoli a confronto con idiomi diversi.

Congresso di Vienna, 1815.

Contesto storico dell’Unità d’Italia L'Unità d'Italia ci fu dopo ben tre Guerre di Indipendenza. La prima scoppiò nel 1848, la seconda nel 1859 e la terza nel 1860 con la Spedizione dei mille capitanata da Giuseppe Garibaldi. Il 17 Marzo 1861 ci fu l'unità d'Italia, chiamata inizialmente il Regno d'Italia e con Vittorio Emanuele II come primo re (fino al 1878).

Attività: Video sui dialetti italiani - Enrico Brignano Lettura - San Francesco D'Assisi - Il Cantico delle Creature Il Volo - O' sole mio

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