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JRTIANCCO 1E NJETilO RASSEGNA MENSILE DI STUDI CINEMATOGRAFICI

CENTRO SPERIMENTALE Dl CINEMATOGRAFIA ED I Z I O N I

D EL L' A TE N E O • R O M A

ANNO XIX - NUMERO 12 - DICEMBRE 1958

Pastroné e la Duse :

un .film

• mai realizzato· '

a cura di FA USTO MONTESANTJ

Circa due anni fa dovetti recarmi a Torino, in occasione del Congresso internazionale della tecnica, e - in cerca di notizie sul cinema italiano muto - 'vennj a conoscenza di un episodio. DusePiero Fosco. Ebbi anche la fortuna di incontrare Giovànni Pastrone (in arte Piero Fo.sco), che andai poi piÌJ voite a trovare, facendomi raccontare. parte· dei suòi ricordi: ogni sera, tornato in albergo, prendevo qualche appunto, che non ho ancora avuto occasione di uti- , lizzare._ Giorni addietro ho nuovamente fatto una corsa a Torino, per invitare appunto'Pastrone a prendere parte al Cqngresso del C.S.C.: impossibilitato a venire personalmente, ha voluto tuttavia parteciparvi dettandomi alcune note. Ma l'argomento era troppo vasto e il tempo stringeva. A un certo punto Pastrone co.ncluse così: « Lei ricorda· le chiacchiere di due anni àddietro; Ebbene, nella cornice ora, abbozzatale, ponga una parte di quei suoi ricordi e i miei, e... s'arrangi». Io sono dunque un messaggero di parole che spero· di saper interpretare degna.mente. La mia esposizione è divisa in due parti . .Quella ché precede è in· prima persona : è Giovanni Pastrone che vi parla per bocca mia. La seconda è· una mia sintesi di quei ricordi. '

***

« V.oglio anzitutto ringraziare .Michele L!!calamita · -

dice Pastrone - che mi ha offerto l'occasione di recate un modesto contributo storico alla memoria di El~onora Duse, riferendo su un episodio che illumina il movente della sua fugace apparizione nel mondo del cinema, e la ragione per la quale il tentativo non ebbe quell'esito che la grande protagonista avrebbe meritato; Chiedo·venia se, per tratteggiare quel lontano momento e renderne ~e'nsibile l'atmosfera ambientale necessaria all'apprezzamento del fatto, debbo brevemente dirvi. anche poche 'cose di me e di qualcun altro. ««Mezzo secolo addietro - quasi nell'altra vita! - dopo al'

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terne vicende, mi provai a fabbricare fantasmi. Quasi u:n ventennio prima già avevo imparato in teoria che "la musica è un'arte bella che esprime coi suoni i diversi sentimenti dell'anima". Indi, sotto la bacchetta di_ illustri · maestri, giovanissimo avevo cooperato, all'inizio sia pure come ultim;i ruota del carro, alla realizzazione di concerti sinfonici classici e di molte opere liriche. Dello spettacolo, visto fin dal suò allestimento, avevo subìto il faseino vibrando, nel mio intimo, come una cassa armonica. Questo spiega perchè, dopo, mi fissai in capo che con il giocattolo scientifico generatore di luci e di ombre mobili, proiettate in una sala allora buia buia, dove il singolo spettatore si poteva isolare ancor meglio d~l pubblico, pur subendone l'influsso di massa, si potesse ottenere non solo una curiosità sorprendente, dive.rtente ed assai redditizia, ma creare una autentica nuova arte bella che esprimesse, con le immagini in movimento, i diversi sentimenti dell'anima.. « Dopo cinque anni di studi per impadronirmi di tutti i segreti della tastiera, e di lotta per abbattere tutti i paracarri, cioè gli osta- coli materiali ed umani, insomma i limiti gretti consacrati dall'uso .a soli scopi commerciali, nacque Cabiria: 1913-14. Essa se n'andò trionfalmente per il mondo, portatà per mano ·dal "Padre" illustre. Peda prima al Lirico di Milano (aprile 1914) dove era corsa la voce che sarebbe apparso l'Esule, le qanie lombarde mi fecero l'inaspettato onore di trarre dai loro scrigni le più ricche scintillan'1 gemme e di adornarne la loro -elegante femminilità, degnamente assecon~ data dai loro cavalieri. Un pubblico splendido e colto, come già po7 chi giorni prima a Torino, onorò così il battesimò della- nuova musa che, consacrata dal nome del Sacer4ote i~discutibile, entrò da regina nel sacro tempio dell'Arte per lo scalone d'onore. Tutti i critici teatrali dei quotidiani d'Italia, poi dell'estero, via via seguirono l'esempio di quello del « Corriere della Sera » e dei confrate1li milanesi che, spontaneamente, cioè senza èccitanti suppletivi, fecero la ero- · naca della serata indimenticabile e dell'evento artistico dal nome "Ca-biria di Gabriele d'Annunzio". _ _ _ « Tom Antongini, il fedelissimo amico e segretario di Gabriele d'Annunzio, ha pubblicato quést'anno un nuovo volume dal titolo: "Quarant'anni con d'Annunzio", edito da Mondadori. Egli vi pubblica tutta la mia prima lettera indirizzata al poeta il 6 giugno.J913 per ottepere udienza. Tra l'altro vi si legge: "Il cinematografo può già pretenderla ad arte, essendo in grado d'offrire delle speciali sensazioni estetiche e fors' anche delle intense commozioni". Richia1llQ .

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l' attenz~one sull'aggettivo "speciali" che voleva significare diverse da quelle di altre arti belle. _ «Che cos'era allora un'Òperà d'arte? Non addentriamoci nel ginepraio delle di$éussioni di estetica. A:ccontentiamoci di dire che l'opera d'ai:te è. quella dell'artista e che. ogni arte bella è legata ad una tecnica particolare. Per avvalorare l'affermazione aggiungiamo soltanto, con Giovanni Gentile, che "la tecnica, in quanto posseduta, si identifica col soggetto, cioè col sentimento, e quindi con l'arte; diventa carne della carne dell'artista, il suo stesso spirito nella sua !ondamentale immediata soggettività". Cabiria fu, tra l'altro, un µmseo di trucchi ,cioè di risorse tecniche in buona. parte originali come ad esempio la carrellata e,~di conseguenza, il fuoco variabile durante la presa. (Fin dal 1912 io avevo ideato, disegnato, e costruito le nuove mac~hine da presa ed il càrrello, brevettando questo ed altre risorse utilizzate in Cabiria). «In quanto all'Arte ed alle sue definizioni;· permettetemi di dirvi ancora ch'io, personalmente ed all'atto pratico, presto mi persuasi che il famoso sentire; che distingue dagli altri uomipi l'artista, non aveva alcun valore se questi, con dòtta perizia e freddo ca!.colo, non sapeva tradurlo in manifestazione sensibile atta ad accendere, nello spirito degli spettatori, lo stesso o quanto µieno l'analogo sentimento. « V arata Cabiria, mi riposai con un filmetto intitolato Il fuoco di "Pièro Fosco", dove un autentico gufo reale divoraya il cuore di un capretto sugli spalti in rovina di un turrito castello valdostano. Perchè un gufo? Perchè Piero Fosco? Ve lo dirò tra poco. Il' fuoco fu un piccolo film di 970 m., due soli attori: Lei e Lui, realizzato ·con quattro soldi. Un film di successo "qoveva essere di 1400. metri . e dare la'impression.e di essere costato molto" (!). Questi i due nuovi paracarri eretti dai commercianti interposti tra il produttore ed il buon pubblico. Eppure. Il fuoco ebbe enorme successo. . «Un mattino ~tavo ormai occupandomi in teatro di altri soggetti in lavorazione, quando l'amministratore mi gridò: "Telefo. no". Il teatro. eia diviso dagli uffici e dai reparti tecnici, ma collegato da un impianto telefonico interno. Due ed indipendenti erano le cabine allacciate alla rete. telefoniéa pubblica esterna; quella degli uffici aveva una derivazione in teatro. Di questa mi venne offerto il ricevitore, mentre l'amministratore dic~va all'ufficio' di passare la comunicazione. Così udii per un 1nomento una voce di donna dall'accento di chi è uso a comandare èhe, continuando lo scontro çon l'impiegato, gridava: ."Insomma, avete capito? Vogli~ parlare;

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con Piero Fosco, e 'se Piero F~s~o-,rion c;è,. ~hiamate~ il direttore generale". Qui' riusçii ad entrare in comunicazione e risposi: "Pronto. Soho io, signora, il direttore che lei cerca. Posso anche io sapere con chi parlo?". "Sono Eleonora Duse". La voce nel pronunziare il grande nome si velò d'imbarazzo, ed aggiunse: "Desidero assolutamente di parlarvi al, più presto., Ho urgente bisogno di un'informazione": · · · « "Sono a vostra disposizione", risposi. «Naturalmente mi .offrii d'andarla ad incontrare dove ciò le fosse comodo. Ora non poteva. Cavrei trovata all'H8tel1 d'Europe~ alle ore 15. Così convenimmo. «Il cinema nel 1910 aveva già saccheggiato tutto, perfino la Divina Commedia di ·Padre .Dante. Nel 1911 ben s'ette erano stati i romanzi e le operé teatrali di D'Annunzio ridotte in film. Per poca pecunia egli aveva ,ceduto tutte le sue opere letterarie edite. Perciò il contratto con l'Itala Film dovette avere per oggetto un romanzo originale ine,dito, cioè creato appositamente per il cinematografo. Il buon pubblico aveva già addizionato tali e tante delusioni con le forzatamente ·schematiche riduzioni· di opere letterarie, allestite per sfruttare nomi di autori. famosi, da disertare ormai i locali che le annunziavanò. Di conseguenza esse gi,à non erano più un buon affare commerciale. A D'Annunzio fu quindi facile sciogliere il suo impegno, nel· periodo in cui il nostro rimase rigorosamente segreto. «Tra le risorse che giovarçmp à Cabiria vi fu anche questa trovata:, da. me sussurrata al buon momento: un' vero artista, rivelatosi . tale in lavori letterari, teatrali o simili, può certo grandeggiare anche nella nuova arte, purchè senta, 'pensi e scriva cinematograficamente. Il successo fu· universale. Nessuno al mondo osò dubitare. Però· non tardarono le conseguenze negativ~. Da quel giorno nessun fantasma, penchè di elevato· valore intrinseco, potè più sperare la minima· considerazione da parte dei ·commercianti interposti tra produttore e pubblico, se si presentava come figlio di .ignoti. , « Poichè l'Itala Film ·non era disposta. a pagarsi un autore per · ogni film èli. classe,•inventai alcuni pseudolnini. Piero Fosco, adatto 'per il· gufo del fosco castello valdostano, ebbe la .maggior fortuna ed eliminò ,gli altri. Gufo reale in francese si dice grand due. Lei, chiusa in stretto incognito, ·parve alla: ·fine_ essere nientemeno che la granduchessa X, bionda beltà dall'allora tradizionale, ma autentica, anima slava. Poteva essere, ad esempio, la moglie dell'ambasçiatore dello Zar, quindi residentè a Roma. Anima d'artista, perciò ... sen-

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s1t:J.va, che, durante un estivo rientro in patria del consorte, si concedeva... uno svago, un diversivo, dilaniando, in queL castello all'uopo allestitp, il· cuore di un ragazzo meaiterraneo. Pittorucolo di belle speranze ch'elia lanciava sulle ali della Gloria, per poi abbaµdonarlo all'improvviso, volando verso il dovere. Insomma, un. soggetto quasi... turistico moderno. «Quando l'attrice· appariva nel film, avevà in capò un cappellino di piume, con i due ciuffetti del rap~ce notturno e due propaggini che accerchiavano gli occhi; il nasetto aquilino e la chiostra di denti 'vo~aci completavano il tipo. Indossava un mantello di velluto tutto stampato a penne. Lui? Era figlio dell'Etna,. olivastro, dai capelli lunghi inanellati. 9cchi da esaltato nell'intelligente maschera di fauno. Aveva avuto qualche successo in teatro quale. attor giovàne .. Non era nuovo nd cinema. Lo scritturai appositamentç per. darlo in pasto al gufo: Riconobbe l'attricetta. Si persuase di dover servire da sgabello per lo sperato lancio della diva, ma con un sorrisetto di scherno sottintese l'incredulità. Fu diligente per dovere, però senza slancio. Un mese dopo, alla proiezione. pianse di commozione. Rin/ casò cupo con il rimorso di non aver saputo approfittare in pieno dell'occasione rara offertagli dal caso. Erà· Lei che dominava. Così doveva essere. Vegliò tutta la notte e l'indomani mattina mi portò una sessantina di versi nei ·quali passabilmente daill!unzieggiava la trama del film. · · « Nella prima pagina dì un doppio foglietto pubblicitarfo si leggeva: "Itala Film, Torino"; e poi: ''Il fuoco di Piero Fosco", sopra ad un orn.ato simbolico usato nel film come controtitolo. Sotto . si leggeva: "Alla fiaba di Il fuoco di Piero Fosco è· ispirata la lirica di N.N. che qui riproduciamo con il consenso dell'autore. Néll'interno era stampato, con firma N.N., il componimento in versi. Seguiva qualche fotografia. Non era forse ben chiaro che Piero Fosco · · · ·• non era N.N. e vice~ersa? « Il successo del troppo breve film fu senZ:a precedenti. Leon Daudet nel suo battagliero quotidiano "L'action française" gli dedicò un articolo intitolato "Le danger du Cinéma". In sostanza diceva: "Autori di opere teatrali, accorrete al Vaudeville (teatro parigino) a vedere di che cÒsa è capace queila canaglia dello schermo. All'arrembaggio, gente .del palcoscenico, o sarete travolti". «Quel Piero Fosco intanto cominciò ad intrigare mezzo mondo. Chi sarà mai? Il caro amico Guido Gozzano ùn mattino venne da me corrucciato e mi disse: "Ti ·gilll'o che non sono stato io a pub-

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blicare ques~o" e mi mise sott'occhio il trafiletto di un quotidiano · in cui si lçggeva: "E' svelato il mistero di Piero Fosco. Sotto il cupo pseudonimo si nasconde \il gentile poeta ·Guido Gozzano". Risposi • ridendo: "Ne sono certissimo". Ma egli, serio, aggiunse: ''Che debbo fare?". Ed io: "Ti spiace? Allora smentisci". . . «L'attore siciliano ebbe parte in qualche altro film. Poi mi présentò un soggetto. Mi chiese il permesso di 'mettersi in scena. Rabberciai la ·sceneggiatura. Gli assegnai. un vecchio operatore con ordine segreto di assisterlo ed al caso di avvisarmi. Intervenni in qualche quadro. Ne risultò una pellicola commerciale. Allora 'tornò da me e mi domandò di quadruplicargli la paga. Aveva ricevuto un'offerta superiore. ·Lo .lasciai lioero. Poco dopo si sparse 'la voce che Eleonora Duse era a Torino per girare un film ». ,

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Fin qui .il racconto di Pastrone. Quel giorno ·alle 15 meno dieci egli era davanti all'H8tel d'Europe. Il vecchio albergò, che aveva ospitato principi e re, era in piazza Castello a destra, giungendo da. via . Roma. Il salotto rettangolare dove Pastrone pa:ssò ad attendere, era tutto in autentico barocco piemontese dorato. Diversi alti pannelli a specchi'era copriyano due mezze pareti contigue. Il regista stava ammirandone i particolari stilistici quando si aprì la porta ed entrò la Duse. Vestiva un elegante tailleur grigio arricchito da una cappa t di talpa argentata. Un richiamo di pelliccia era nel sobrio _cappellino dal quale penzolava. una rada veletta, un gran mazzo di viole era · ·portato a destra sul petto. · I due si guardarono un istante negli occhi, scambiando un· garbato· saluto e la Duse invitando Pastrone a sedere disse: « Dunque non è possibile parlare con Piero Fosco?». Pastrone spiegò che Piero Fosco era un signor pseudonimo,' un segreto della ditta. Che, come tale aveva il dovere d'essere molto. discreto e riservato. Tantd più che stava lavorando ad un nuovo importante film. Ella interloquì: · « Ma questo pseudorumo nasconde dunque Un uomo che lavora nella· vostra Casa ? ». «Appunto, donna Eleonora». «Dirò meglio·: vi lavora attualmente?.». «·Certo, attualmente ». Allora improvvisamerl.te precisò la domanda: · «Ditemi: Piero Fosco non è N.N.? »· e pronunziò nome e cognome dell'attore. siciliano.

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E ~astrone rispose: e< Oh I -~ssolutaménte no », 'in modo così spo-9-taneo che ella rie rimase scossa e senz'altro persuas~. D'altra parte la sua iniziativa telefqnica già dimostrava che nella sua mente era nato il dubbio. Disse solo : cc Ah I.. .. » accennando con un pi ed~ una battuta come per dispetto, e mordendosi il labbro inferiore. Si . ricompose ~ sorridendo amaro concluse: cc Questo è quanto volevo sapere. Scusatemi il disturbo che vi ho dato. Vi ringrazio». Il colloqui sembrava. finito'. Ma Pastrone 'nJppe il momento di silenzio: cc Signora, è tutto? ... ». La puse rispose : cc Voi avete fatto Cabiria». I cc Sl, Cabiria di Gabriele D'Annunzio». 1 cc Già. Ma scommetto che il vostro Piero Fosco ci ha messo lo zampino. Era già con voi?.. ». cc Oh!... certamente. E' molto tempo che è con me, ma... non si chiamava ancora così». · ; cc Ahi Ho capito tutto» 'ed abbozzò un s.orriso di furberia; ma si trattenne, tornò scura in· volto e continuò : cc Direte dunque a • Piero Fosco che,· grazie al suo comodo pseudonimo, io mi trovo qui truf-fa-ta ». Poi con semplicità narrò a Pastrone l'episodio che . . l'aveva portata Torino. Era a Firenze. Si •proiettava· Il fuoco- di Piero Fosco. Tutti ne parlavano. Per curiosità volle vedere il film. Anch'essa molte volte era stata sollecitata di prodursi nel cinematografo, come già avevano fatto quasi tutti i grandi attori, ma sempre aveva rifiutato. Finita· quella proiezione, .che final~ente l'aveva convinta, le era sfuggito il commento: cc Ecco uno che sa il fatto suo. Con Piero Fosco girerei anch'io Ùna pellicola». La frase venne riportata. Dopo qualche giorno le fu offerto il contratto per un film diretto da quell'~t­ tore che era il misterioso_ autore; Però questo non si poteva dire, pòichè quel suo• psell;donimo commercialm~nte non gli apparteneva. Concluse: cc Ora dite~: ho o non ho il dirit~o di dire che mi _hanno ·truffata? >>. E minacciosa aggiunse: cc Ma tra poco s'~ccorge­ ranno loro con chi ... ». Pastrone la interruppe dicendo: cc Truffata I non vi pare che la parola sia troppo grave? Truffata da chi? Non ·dalla casa produttrice poichè anch'essa, ne~ desiderio di accontentarvi e di ~i uscire ad .avervi, sarebbé vittimà di un'illusione: quella d'aver acciuffato Piero Fosco. Quindi essa è in buona fede verso di voi. Allora, truffata da N.N.? Riflettete. Non temete di cadère nel ridicolo? Diciamo· dunque che vi hanno buggerata e, per di più,

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malamente. Quindi è giusto che voi protestiate. Urlate, fate una scenata degna di voi ... >r. · « Ma sapete che siete un bel tomo? Dunque secondo voi dovrei limitarmi a... ». «A fischiare quel vanitoso, colpevole d'essere assolutamente cer: to di riuscire a farvi produrre un film eccezionale e di trarne per sè una fama mondiale ». «Sì, si. Pèrò siete un origina,Ie. Ditemi un po': e voi quanti altri ne avete buggerati riel cinema?». « Il cinematografo è un'illusione ottica, quindi è tutto un sostanziale inganno »'. _ « E Cabiria di Gabriele D'Annunzio? Ah, ah, ah! ... », e scoppiò in una fragorosa risata. «Di.te, .. donna Eleonora, guardiamoci dalle troppo intelligenti msmuaz1om ». « Sì, parliamo da persone serie ». « Ricordatevi : quel giovane attore passerà alla storia -quanto meno per avèr avuto l'abilità di decidervi al gran passo». . « Ma ora io come me -la caverò? ». «E' semplice: Eleonora dirigerà la Duse ». E il regista le tratteggiò le linee generali che, nella recitazione, guidavano la regìa di Piero Fosco: Come per sgranchirsi; ella s'alzò, si guardò in una specchiera della parete più corta d~I salotto, poi si girò e si recò àlla finestra. Vi si appoggiò, diede uno sguardo alla piazza, poi si rigirò' di scatto e chiese : « Credete' voi ch'io possa ancor essere qualcosa per lo schermo? ». «E chi potrebbe dubitarne?». Tornò lentamente,. a tappe, verso Pastrane, mentre egli aggiungeva: « Tutto sta che il soggetto si adatti a voi. Cosl ad esempio ... ». Si fermp un attimo, poi mormorò: « La Signora... » e lei pronta: « ... dalle ca_melie I Ah, ah I », mà trattenendo il riso completò beffarda: (( ... dalle viole I•». . «No», ribattè Pastrane. «La signora delle tempeste». Ora gli era vicina; ma, in controluce, eretta, ferma, con il braccio destro semi· proteso e la mano in avanti, come se, nel buio, avesse temuto · un ostacolo. Fissi i suoi grandi occhi negli occhi di .Pastrane, era già la protag9nista~ Egli la vedeva riflessa nella prima specchiera della parete lunga che gli ·era davanti. Si alzò e, da regista, ordinò: «Restate ferma così» ..L'occhio esperto già aveva nòtato che quella sottile lastra .settecentesca autentica, era lievemente aberrata, cioè nari piana, ma incurvata, cosicchè allungava l'immagine riflessa.

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Sempre parlando, la prese per il braccio e la. fece avanzare verso

11 punto esatto. Ella si vide nella specchiera cl;ie la rendeva lievemente longilinea_. Sorpresa, si controllò con una rapida occhiata verso l'altra .parete, ma tornò subito alla prima. Il viso era solo leggermente più ovale, ma il fianco tondeggiante veniva nortnalizzato, sotto la cappa che le scendeva da una spalla. _ Intanto, .cercando la trama egli abbozzava delle frasi : « ... Non è demente - dirà uno· che, incrociandola, risponderà a due altri che . la seguiranno. - E' soltanto assente .. Dev'essere stato un grande dolore ». E lei procedeva come un automa,, una sonnambula, gli occhi fissi davanti a sè, incurante; forse ignara di tutti quelli che .incrociava. Dove andava? Sulla spiaggia ,come .ogni giorno a quel~ l'ora, su di imo scoglio impervio che era ormai .detto della Signora delle tetnpeste. Nel paesetto di pescatori tutti la conoscevano e la rispettavano. Era capitata lì qualche· anno prima nell'unico alberghe,tto. Non si era più mossa. Era gentile e buona con tutti nelle ore mattutine, quando non usciva mai. Un giorno un forestiero la aveva riconos~iuta malgrado l'abito trascurato ed i capelli in disordine, con qualche ciocca incanutita. Non avev~ però osato avvici-_ ., ' narla. ,Ma aveva raccontato. Era una grande anima scampata da un naufragio. . · ' . · . · . . · «Sì, da un ,naufragio terribile - disse lei - dove tutto è an.. ,' dato perduto». Quando il mare è calmo essa si siede, appoggia il gomito sul ginocchio ed il mento sulla mano. Guarda 'la lieve, onda che _cor~e e resta lì per delle ore come una statua, oppure l'occhio fissa l'orizzonte. Ed il forestiero aggiunse ... «E qui noi vediamo l'antefatto». . Era ancor giovane e bella, il cuore gonfio di vita e di speranza. Aveva abbandonato il Vero attratta dai sogni di Bellezzà. Il sole era radioso, sicuro l'approdo nell'isola del Trionfo:· Lì sul ponte si· cantava, si amava, si rideva, si folleggiava. Ma d'improvviso l'orizzonte s'incupì. L'uragano si scatenò... Però quando infuria la tempesta sullo scoglio la S~gnora è eretta, balza da uno spuntone all'altro come un'anima in pena. La mano fa visiera e lei scruta 'il lontano orizzonte, ora in qua, ora in là. Sul veliero che beccheggia paurosamente, essa s'adopra per dare aiuto al nocchiero, ma un'ondata spazza il ponte e la abbatte; forse la travolge in mare ... ma essa s'aggrappa ad una ·corda. « Di grazia, sarò proprio io su quel ponte? ... »•

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FAUSTO ~ONTESANTI (~ CURA DI)

E Pastrone: «Oh sl, sul ponte, inv~stita dall'onda, ma in priin teatro». . · ' I due erano andati su e giù, indietro e avanti a quello speccpjo. Lei intercalava delle. frasi a quelle di lui, il suo petto ansimava. Si scontrò- con una poltrona e vi si abbandonò seduta sul bracciuolo.' Anche Pastrone si fermò. L'improvvisazione divenne. conversazione, discussione dalla quale la vicenda si delineò tutta, fino al risveglio dell'assente che, in una sequenza possente, nel pianto e nel dolore, ritrovava infine se stessa e la serenità... · E la Dt.Jse aggiungeva: «... che sarà tornata daL mare». « E la contro~gura la troverete? ». «L'abbiamo già; non _potrebbe essere migliore. Ma la grande parte sarà la vostra. La macchina vi ringiovanirà ». . Si guardò nello specchio: « E. lo specchio compiacente? Come farete? ». Pastrone la rassicurò svelandole qualche mistero della macchina da presa. Le parlò del carrello, della prima occasione di venire a tu per tu con ognuno e con tutti gli spettatori. Era raggiante. 1 «Donna Eleonora, dipende. solo da voi». . . •. Ricompose la cappa di pelliccia. Dalla finestra entrava la luce. viola del tramonto: « Ora dovrò .cavarmela... come potrò ». «Prendendo la direzione». . « Subito ·dopo partirò. Raduno compagnia. Voglio prepararmi per una tOurnée che mi rinnovi il sangue. Tornerò in primavera, durante un riposo prima del balzo... ». « ... verso la rinascita. Siamo d'accordo?». · «-Perfettamente d'accordo·». , Pastrone e la· Duse si congedarono su questa promessa. Stringendogli la mano un'ultima volta, la trattenne e con il miglior sor. riso conchiuse: «E tanti saluti à Piero Fosco, con molte sincere congratulazioni». Egli rispose: «Non ~ancherò di dirglido · ~ grazie per lui». Si lasciarono. ' Il film di Eleonora Duse fu proiettato pochissime sere, poi ritirato definitivamente. Quello improvvis'!-tole da Piero Fòsco fu invece perfetto come tutti quelli da lui progettati e... non potuti girare. . I ricordi di Pastrone si chiudono con queste parole : « La prima ' guerrà mondiale divampò anche sul nostro fronte. I tre mesi diven. nero tre anni e mezzo; L'Itala Film; da me costruita con tanta passione, mi sfuggì di mano,, ed io abbandona.i l'arte dei fantasmi in celluloide. Con questo rimpianto rendo;mch'io omaggio alla grande Scomparsa che qui· si onora». ' . mo

p~ano,

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