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questione di ingranaggi Flipbook PDF

questione di ingranaggi


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Questione di ingranaggi Roberta Angeletti- Isabella Christina Felline Ed.Uovonero

C'era una volta, due volte e anche tre un tizio odioso e malvisto, perché sin dal risveglio della mattina si ripeteva la stessa manfrina. Alquanto antipatico, musone e ostile, non gli riusciva di esser gentile: spintoni e sgambetti fatti apposta dispetti a tutti e senza sosta. Girava al largo chi lo incontrava, e senza guardarlo lo evitava.

«Bullone proprio non lo sopporto» diceva la gente tagliando corto. «È brusco, sgarbato, è troppo inquieto!» «È un caso difficile, non è un segreto!» E chi più ne ha, e chi più ne metta, giù parolacce e insulti a manetta.

A raddrizzarlo provarono tutti, dottori e insegnanti: tutti distrutti,

per non parlare dei genitori col cuore amaro, quanti dolori. Bullone aveva ciò che si chiama faccia da schiaffi che nessuno ti ama. Sentirsi scansato è alquanto dura ma lui non sembrava averne paura.

Anzi, ogni cosa gli capitasse lui la schiantava a risate grasse. «Io me ne frego di questa vita!» era la frase sua preferita. «Non me n'importa proprio un bel niente né di me stesso né della gente. Ormai si sa, se c'è aria di guai la colpa è mia e degli altri mai. Guardando i fatti e non le parole la verità è che nessuno mi vuole e allora faccio ciò che mi pare senza neanche dover domandare».

Irruppe Vite che stava lì apposta: «Sai che ti trovi una gran faccia tosta? In questo modo ti crederai forte ma tutti scappano sbattendo le porte.

Ormai sono stufa e sai che ti dico? Tu lo vorresti eccome un amico, un ‘amicizia, una compagnia ma tu ti avviti poi scappi via. Non è che la storia della filettatura nasconde invece un po' di paura? C’è un tipo di ruggine che vien dalla rabbia che prende il cuore e lo chiude in gabbia e il rischio peggiore, quello più grave

è che a volte si perde persino la chiave».

«Lasciami in pace» rispose Bullone ma poi nel silenzio gli venne un magone e il morbido duro come un pinolo fece:

«Non voglio restare da solo».

Vite era forte e aveva fiuto: ognuno di noi ha bisogno di aiuto e forse davvero quelli più scaltri sono più forti se uniti agli altri. «Dovresti osservare un po' meglio te stesso, lo so, non è cosa che si fa spesso, ma incontri una piccola parte di te che finché non la trovi non sai neanche che c'è.

Ti credi solo, ma hai preso un abbaglio, c'è anche Dado, qui dietro, o mi sbaglio? Poi ci sono io, che ti sto vicino certo non troppo, basta un pochino. Guardati meglio, ruota in avanti, tu non sei solo, noi siamo in tanti».

Dietro era Dado, il riservato, esagonale ma di testa quadrato, e capì subito che era il momento di entrare in gioco col suo movimento.

Bullone senza che se ne accorgesse si era trovato integrato in un asse. Bullone di ferro o di testa d'acciaio,

Vite l'aveva levato da un guaio.

Bullone ad alette con Vite bombata, non era poi male restarci avvitata. In fondo il nocciolo della questione era faccenda di regolazione:

e da smussata passò a smussante Vite elegante e autobloccante; e lui da fissato passò a fissaggio, soltanto così funzionò l'ingranaggio

E fu così che oltre la scorza Bullone trovò la sua vera forza, che troppo preso a cercare guai

prima non aveva notato mai.

Inchiodati stretti in dottrine e teorie (e a volte è questione di compagnie), sfidando destini o aspettando il caso ciò che ci serve ci è già sotto il naso: rotismi complessi e affascinanti

uno per uno son tutti rotanti, alcuni son forti e ben allineati, altri più fragili o poco oliati,

chi si protegge con certi imballaggi: ma son tutti imperfetti e perfetti ingranaggi e anche il più piccolo, il più nascosto è indispensabile al proprio posto.

E non c'è dubbio e neppure ragione: una Vite e un Dado fanno un Bullone.

VITE + DADO = BULLONE

C'era una volta, due volte e anche tre un tipo un po' strano e balzano, perché amava il brivido e la velocità e in un secondo arrivava qua e là. «Sono felice e sono contento

solo se corro più forte del vento! Sulla mia strada nessun trova scampo vado spedito più lesto di un lampo!» E a ben guardare sulla discesa vederlo bene era un'impresa.

Certo filava proprio veloce più di un treno, più della luce, tanto veloce che, piaccia o non piaccia, non si riusciva a vederne la faccia. «Non vorrai romperti l'osso del collo correndo veloce a scapicollo!».

Una vecchia amica di nome Frizione ben conosceva la situazione ed era talmente preoccupata

che lo immaginava in una scarpata

… e ben sfruttava qualunque occasione per fargli fosca la previsione:

Ma lui continuava, correva da matto,

«Continua così e in quattro e quattr'otto

Freno di nome ma non di fatto.

vedrai un giorno, vedrai che botto!».

Anzi, rideva pure contento mentre correva a cento o duecento:

Mi pare proprio un'esagerazione, Calmati, calmati, cara Frizione!

Vedi? Lo faccio da sempre, una vita e mai, dico mai, nessuna caduta ...»

«Lo sai cosa capita a chi è troppo sicuro? Che prima o poi va addosso a un muro!

E se finora ti è andata bene pensa a tua madre: a quante pene, a quanti pensieri, la poverina, deve affrontare da sera a mattina.

Prova a metterti dentro i suoi panni almeno una volta in tanti anni. Provaci almeno, ad avere giudizio prima di essere in un precipizio!»

«Tu

non capisci la situazione,

non è certo un caso che sei Frizione! Vedi, da quando son spericolato tutti mi amano, sono stimato.

Pensa se andassi a piedi o in bici: ma te lo immagini? Uno o due amici.

Invece non riesco neppure a contarli, posso soltanto immaginarli. Per non parlare delle ragazze: solo a vedermi diventano pazze,

una valanga di fidanzate senza averle neppure cercate ...» .

Tra discussioni che non mi ricordo una su mille trovavano accordo giacché discutevano sempre su tutto su ciò che è bello e su ciò che è brutto su ciò che è cattivo e su ciò che è buono, eppure da anni amici lo sono.

Ma a ben pensare, quell'andamento doveva per forza andare a rilento; ma che fatica tenerlo a freno

uno che corre come un treno, uno che dice: «Ma non capisco, perché devo usare il freno a disco?»

Uno che guarda sempre lontano quando gli parli di freno a mano;

uno che finge di stare male solo a citargli il freno a pedale, per non parlare di freno a tamburo ( che lo farebbe svenire, sicuro!).

E poi che dire, ironia della sorte, Freno, il suo nome lo

odiava a morte. Certo quel nome era quasi un tormento così lontano dal suo temperamento.

Ma questo Frizione ben lo sapeva e ridendoci sopra già le pareva

che prima o poi quell'amico tosto avrebbe messo la testa a posto.

Anche se in fondo, per esser sincero, non penso proprio che questo sia vero.

Comunque vada e comunque sia Freno ha trovato una propria armonia, un equilibrio, un compromesso anche se in fondo corre lo stesso.

Quanto a Frizione, da buon'amica ... certo le tocca una bella fatica Anche se sono passati tanti anni con qualche acciacco e alcuni malanni hanno capito che i buoni amici non sono sempre soltanto felici: un litigio, un contrasto, un'incomprensione, un po' di difetti e un'arrabbiatura con un contorno di frutta e verdura, un po' di delusione e un po' di tristizia sono ingredienti dell'amicizia.

E per quanto sia vicina la meta La vera ricetta rimane segreta.

Certo tra amici basta uno sguardo…

Scansatevi! È Freno che sfreccia al traguardo!