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ENZO ARCHETTI

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e la gente va seguendo la propria ombra

www.facebook.com/dimensionecasa42 twitter > @dimensionecasa_

Contrada delle Bassiche, 59 - Brescia Tel. 030 295770

Progetto grafico Luca Archetti Counseling Mariarosa Bergamini Foto opere Enzo Archetti © Copyright 2012 - tutti i diritti riservati all’autore

in copertina: “In viaggio” - 56x78 - carta - 2011

E LA GENTE VA

2012

Le opere sono state realizzate con tecnica mista: acrilico, pigmenti per affresco, olio, gesso, quarzo, fusaggine, resine, e poi corde, fili di seta, garze, stoffe, tappeti....

Sommario



6 - Alba tramonto e poi ancora alba



46 - Trionfo del bianco



68 - Il volo



108 - Biografia mostre tematiche



112 - Appendice: “e la gente va” di Antonio Fuso



Alba tramonto e poi ancora alba

Il vento continuava a portare con sé foglie, fiori e con i fiori le sterpaglie, i suoni, i ricordi, i colori, le ombre, gli umori della gente. Tutto era in movimento, vibrava, ogni cosa sembrava volesse entrare in scena per essere dipinta attorno alla gente. E’ la grande scenografia del mondo. Tutti poi sostenevano di avere una parte importante, molto importante da interpretare: c’erano gli alberi che volevano arricchire i percorsi, il mare che avanzava sempre più azzurro, la collina che si stendeva come un limite, il cielo che ripeteva di dover essere sempre presente ed ovunque, le stesse foglie spinte dal vento si sentivano indispettite perché non riuscivano ad essere protagoniste… e poi intravedevi laggiù ventate di colore, d’oro, di luce che nell’avvicinarsi assumevano forme indistinte ma cariche di sentimenti. La ruggine, addirittura, si gongolava di gioia perché, non solo poteva fare da sfondo ad una figura leggera vestita di rosa, ma poteva diventare una barriera in primo piano per dare risalto all’oro e al verde che erano dietro di lei. I più soddisfatti erano senz’altro i brillantini, gli specchi, l’oro zecchino, l’argento fino perché avevano il potere di trasformare il reale in surreale, il grigio in luce.

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C’era chi spingeva e chi pretendeva di avere la precedenza come gli aquiloni, le gocce d’acqua, la notte, il flauto di Pan, l’aria, la polvere, le ragnatele e c’era anche chi sostava ormai da molto tempo e non riusciva assolutamente ad emergere, a farsi sentire e rispettare: veniva così allontanato nel silenzio e nell’abbandono dai colori decisi e dalle forme più libere. Ma sicuramente tutti gli esclusi, prima o poi, si faranno risentire, ribusseranno e dovranno essere accolti e accontentati. Sono visioni in campo lungo, ma anche volti, sguardi proiettati su percorsi. Sono grandi occhi che riflettono gli azzurri del cielo, sono passaggi, racconti, trasparenze, mete lontane e tanti sogni. Sogni che srotolano i loro fili in grado di ricucire anche gli imprevisti, appunti di viaggio lasciati incompiuti, valigie che non servono più, muri che limitano l’infinito che è sempre più in là. E così la gente continua il proprio viaggio dall’alba al tramonto, su strade, sentieri, nelle case, in riva al mare, nello spazio, in collina, nei pensieri e incontra pagine bianche che pretendono di essere descritte con segni e strati di colore. Enzo Archetti (da “Appunti di viaggio” - dicembre 2011)

In attesa del viaggio 26x28 - tavola - 2007 10

In attesa del viaggio 100x100 - tela - 2009 12

L’infinito del cielo negli occhi della donna

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In attesa del viaggio 80x100 - tela - 2012

In partenza 140x60 - tela - 2010 16

L’oro entra in scena con energia, prende il reale e lo trasforma

Imprevisti 150x120 - tela - 2009 18

Controluce 40x60 - compensato - 2009

Controluce 40x70 - tela - 2010 20

Sulla collina 120x100 - tela - 2008

In partenza 80x120 - tela - 2011 22

In viaggio 170 x 100 - tela - 2007 24

Imprevisti 50x50 - tela - 2009 26

In viaggio 120x150 - tela - 2010

Controluce 106x66 - tela - 2011 28

Il giorno 80x40 - trittico - tele - 2011 30

In viaggio 110x151 - lastra di ferro - 2008

In viaggio 80x100 - tela - 2010 32

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Riflessi d’infinito 150x100 - tela - 2012

Riflessi d’infinito 100x100 - tela - 2011 36

Appunti di viaggio 44x31 - carta - 2011

Imprevisti 80x120 - tela e lastra di ferro - 2010 38

Appunti di viaggio 37x28 - carta - 2011

Riflessi d’infinito 100x140 - tela - 2010 40

In viaggio 44,5x58 - tavola 2007 42

In viaggio 56x78 - carta - 2011 44

Spazio 120x150 - tela - 2009

In viaggio 56x78 - carta - 2011 46

Trionfo del bianco



Quella sera un bel gruppo di colori si radunò: erano troppe le cose da discutere. Non c’era la maggioranza legale, perché si sa i colori si moltiplicano all’infinito, però erano presenti i colori più tenaci, i più decisi, quelli di maggior personalità, e c’erano anche tutti i più furbi. Il Rosso di cadmio si è dimostrato subito il più irrequieto, il Giallo il più impulsivo, il Blu oltremare il più pacato e solenne, il Turchese spiava, l’Ocra balbettava, il Verde non trovava mai il coraggio di intervenire con adeguata energia; in mezzo a tutti si infiltrava la terra di Siena bruciata e naturale, il Grigio, molto grigio e il Rosa continuava a saltare. Il Bianco non parlava, zitto e in disparte ascoltava. Le personalità più spiccate volevano ad ogni novità avere il sopravvento. Il Rosso di cadmio chiaro si alleò subito con lo scuro, col medio, col Carminio e addirittura con l’Arancio per dettare legge ed essere sempre e dovunque il protagonista. - “Non puoi, testone, entrare nel quadro dell’infinito, non fa per te, lascia perdere!” - “E’ impossibile -ribattevano in coro tutti i rossi- ogni idea deve essere sostenuta dalla nostra forte personalità”. Il Bianco non si muoveva, rimaneva silenzioso e, se tentava di parlare, non gli lasciavano terminare la frase. Riusciva a volte a intrufolarsi nei discorsi, ma gli altri colori avevano il timbro di voce molto, ma molto più acuto e perentorio del suo. Il Blu decise di unirsi al Verde e vinse decisamene sul tema della collina. Si stabilì anche che il Giallo non sarebbe mai riuscito a stare nel dipinto da solo: è per sua natura troppo luminoso. Al Viola fu addirittura vietato, democraticamente, di intervenire e gli si concesse una sola pennellata per quadro e col pennellino doppiozero. L’Oro e l’Argento si imposero bene: controllavano i rossi, spegnevano i gialli e mandavano i riflessi senza alcun ritegno come uno 48

Il bianco decise di volare da solo - 116x32 - tavola - 2009

specchio al sole. Un po’ di confusione c’era, eh sì che ce n’era… e tanta! In questa assenza di una linea guida, di un tracciato, di una meta precisa, il Bianco si ritrovò carico della sua energia primordiale che era stata assopita per parecchio tempo e divenne in breve tempo il padrone della situazione. Si sentiva orgoglioso: in fin dei conti era pur sempre la somma di tutti i colori, rossi compresi, e non aveva alcuna difficoltà a sostenere i muri scalcinati, il silenzio, il vuoto, l’infinito, l’ordine. Guardò il Nero con aria benevola: -“Se vuoi –disse- puoi anche scrivermi sopra”. Il Nero a modo suo rise, dentro comunque era molto compiaciuto. Si ritrovarono nuovamente complici il Bianco e il Nero, ritornarono come ai vecchi tempi, ritornarono all’essenza, alla pulizia, ad interpretare il mondo soltanto in due. E così il Bianco si sentì veramente con la B maiuscola, anche perché poteva candidamente diventare Bianco calce, Bianco di titanio, di piombo, di platino, lucido-opaco-satinato, addirittura Bianco su Bianco. Si era trovato, senza quasi accorgersene, ad essere il vero leader di tutti i colori compresi gli assenti. Almeno per ora. (da “Appunti di viaggio” - maggio 2008)

Imprevisti 50x70 - tela - 2011 5

In viaggio 80x70 - tela - 2011

Tra il giorno e la sera trittico 230x80 - tele - 2011 52

Riflessi di cielo 100x50 - tela - 2012 54

L’urlo 45x40 - tavola - 2010 56

Imprevisti 100x120 - tela - 2011 58

Riflessi di cielo 100x120 - tela - 2011

In viaggio 100x100 - tela - 2010 60

- Non abbiamo camminato abbastanza oggi? Io sono stanca, dai torniamo a casa! Senza rallentare il passo, con lo sguardo lontano oltre l’ultima collina così il nonno rispose: - Sai che andare è muoversi insieme a miliardi di persone. Una bella compagnia!

Riflessi di cielo 180x50 - tela - 2011 62

Riflessi di cielo 30x80 - tela - 2011 64

In viaggio 80x100 - tela - 2009

Riflessi di cielo 70x150 - tela - 2011 66

Riflessi di cielo 80x100 - tela - 2011

Ogni segno può entrare nella trama di una storia, di un viaggio

Riflessi di cielo 120 x 120 - tela - 2011 68

Il volo Questo racconto forse non avrebbe mai voluto essere scritto (se ne stava così bene là dov’era!) se la gente, passeggiando in quel primo mattino sul lungolago, non si fosse fermata ad ammirare un cigno bellissimo sull’acqua azzurra suggerendo al tempo stesso lo spunto per questa trama. Quel cigno era Candido. Il nome gli era stato dato all’unanimità dal clan dei cigni perché era bianchissimo. Corteggiato, vivace, intraprendente, furbo, intelligente. Tutti i cigni avevano le ali grandi, molto grandi ma non le utilizzavano. Le ali erano state inventate per volare non per fare altro, ma, di questo, i cigni se ne erano ormai dimenticati. Candido invece era l’unico che riusciva ad alzarsi in volo senza difficoltà perché sfruttava le palme dei piedi aperte e il primo colpo d’ala a filo d’acqua per poi dirigere il becco arancio con tutto quel collo a 45 gradi in direzione del sole di giorno e della luna di notte. Una forma essenziale e perfetta disegnata in cielo da un grande maestro. Sul lago roteava, si permetteva acrobazie, curvava in paraboliche, planava come i gabbiani, faticava un po’ ma riusciva a risalire in verticale e, vanitoso com’era, sbirciava sul lungolago per osservare le persone che lo guardavano e sognavano. Il re del cielo, il più solenne. Tutti i cigni galleggiavano assenti, soltanto lui guardava in alto, volava e l’universo lo seguiva. Un vero spettacolo. Gli succedeva a volte di incontrare Jonatan il gabbiano, ma quello non gli rivolgeva mai una parola, mai un complimento, come se non fosse stato visto. La realtà di Jonatan era ben oltre lo specchio di lago riflesso in cielo! Ben oltre le nuvole e l’azzurro! Candido concludeva: -”Tante teste, tante zucche!”. A Jonatan non importava essere visto, si divertiva, volava volava volava . Al cigno invece non era proprio mai scattata l’idea di volare oltre, si 70

accontentava di stare lì e lì si pavoneggiava. Sembrava che questo equilibrio non potesse essere alterato. Anche nel cielo d’inverno Candido riusciva a volare, gli lacrimavano gli occhi per il freddo, si dava una bella scrollata di testa e tutto ritornava come prima. All’inizio della primavera però Candido cominciò a cambiare. Tuffava il suo lungo collo sott’acqua, pescava e mangiava, godeva nel mangiare di tutto: pesci alghe rifiuti biscotti, non guardava più in alto, non ne aveva il tempo, pensava soltanto a procurarsi il cibo e così ingrassava. Qualche volo basso, poco entusiasmo, posizionarsi a 45 gradi era una gran fatica. Là in alto, molto in alto, Jonatan leggerissimo giocava con l’infinito. Lo sguardo sempre oltre. Acrobazie in cielo non viste da terra. Candido tentò di rifare il volo secondo lo schema migliore delle palme dei piedi aperte e del primo colpo d’ala a filo d’acqua, si concentrò socchiudendo gli occhi ma si ritrovò subito in acqua accompagnato da solenni risate da parte di tutti i cigni, specie dei più anziani, che lo fecero sprofondare nel rosso della vergogna. La derisione fu tale che non volle mai più tentare il volo, preferiva esercitarsi in acrobazie di pulizia e igiene personale, starsene lì immobile, bighellonare e farsi ammirare, farsi continuamente ammirare. Ormai le grandi ali non servivano più, il rapporto peso-apertura alare si era rotto. Si sentiva bello nel turchese dell’acqua. Le acrobazie in volo un ricordo, non erano servite proprio a niente, incapace anche di decifrare perché le cose fossero andate proprio in quel modo. Era ritornato un cigno normale. Lassù, in alto, Jonatan continua la sua avventura e scrive in cielo messaggi che l’arte può decifrare. (da “Appunti di viaggio” – gennaio 2012)

Oltre 58x76 - carta - 2010 72

Il volo 42x42 - tela su lastra - 2009

Tra il giorno e la notte 80x120 - tela - 2009 74

In viaggio 60x80 - tela - 2010

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Verso sera 100x100 - tela - 2011

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Verso sera 100x100 - tela - 2010

Sotto la luna 150x100 - tela - 2010 80

Cielo stellato 120x80 - tela - 2008 82

Verso sera 28x28 - tavola - 2011

Imprevisti 120x100 - tela - 2009 84

Luce 100x100 - tela - 2006 86

Verso sera 100x100 - tela - 2011 88

Mondo argentato 100x100 - tela - 2008

Riflessi di cielo 40x70 - tela - 2010 90

Verso sera 50x57 - tavola - 2011

Ventata d’oro 60x70 - tela - 2010 92

Ventata d’oro 50x50 - tavola - 2011

Ventata di luce 120x80 - tela - 2010 94

Riflessi d’infinito 120x100 - tela - 2010 96

Riflessi d’infinito 120x100 - tela - 2010

Oltre 168x55 - tavola - 2011 98

A questo punto della composizione del libro, parve veramente di sentire il SILENZIO bisbigliare, o meglio il silenzio esclamò con voce pacata ma decisa: - Grazie, mi sento abbastanza soddisfatto perché in molte opere sono riuscito a sostenere una parte significativa e determinante; in altre, vi dirò, un po’ meno, ma… lasciamo perdere! D’altronde non sarebbe giusto ed io non potrei essere sempre il protagonista assoluto, anche se “con un po’ più di silenzio qualcosa si potrebbe capire”. Silenzio assoluto… sembrava avesse terminato, poi diede un’occhiata alle pagine successive e riprese: - Spero di ben concludere nelle ultime 3 opere che seguiranno in cui la luminosità si potrebbe fondere bene con la mia essenza.

Luminosità 80x120 - tela - 2008 100

Luminosità 100x80 - tela - 2009 102

In attesa del viaggio 100 x 100 - tela - 2009

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Luminosità 130x100 - tela - 2010

Luminosità 200x100 - tela - 2010 106

Biografia Enzo Archetti è nato a Monticelli Brusati (Brescia) nel 1946. Ha iniziato ad interessarsi all’arte durante gli anni delle superiori. Poi si è iscritto a Lettere, si è laureato nel 1974 e, senza interrompere l’università, ha frequentato per due anni all’Accademia Carrara di Bergamo i corsi di disegno e di acquaforte mentre, per quanto riguarda la pittura, ha sperimentato in seguito da solo le varie tecniche, dall’olio all’acrilico all’affresco al collage all’unione di più tecniche riuscendo a mantenere una personalità pittorica ben riconoscibile. Archetti ha sempre visto la pittura come un linguaggio, un modo per raccontare se stesso e gli altri. All’inizio il suo rapporto è stato con il reale, poi si è confrontato con il passato, con la musica, ha descritto frammenti, riflessi d’infinito e il viaggio. Sostiene di essere un pittore dipendente dalla pittura: ormai è lei che dirige, che detta le sue leggi. Risiede a Brescia.

Mostre Dopo la prima esposizione a Brescia nel 1973, sono seguite numerose mostre personali in Italia e all’estero. Particolare successo ha ottenuto in Giappone a Tokio nel 1991 presentato dalla Galleria Forni di Bologna, nel 2004 al Modern Art Museum di Kuwait City e nel 2011 in Cina, Galleria East Gallery di Pechino, mostra organizzata da Artequadri di Camposampiero. Mostre personali più significative: Amsterdam: “AAF Art Fair”, 2010 Beirut: Accademie Libanaise, 2004 Bergamo: Galleria Gelmini, 2003 Borgo San Giacomo: Palazzo Ferrari, 2000 Brescia: Galleria La Loggetta, 1973 AAB museo laboratorio d’arti visive, 1983,1984 Pieve di Urago Mella, 1995,1998,2002 Libreria Tarantola, 2007 Brindisi: Galleria Il segno contemporaneo, 1992, 2001,2002 Camposampiero: Galleria Artequadri, dal 2002 al 2012 Chiari: Galleria L’Incontro, 1987 Crema: La Galleria, 2003 Kuwait City: Modern Art Museum, 2004 Milano: Galleria Velasquez, 1982 Galleria Sugarte, 1991 Galleria D’Ascola, 1990 Milazzo: Palazzo D’Amico, 2009 Modena: Centro Studi “L.A. Muratori”, 1984 Monticelli Brusati: Sala Civica, 1991 Tenuta “La Montina”, 2010 Osnago: Galleria Concetti d’Arte, 2003 Parigi: Carrousel du Louvre, “Art Shopping”, 2010 Pechino: East Gallery, 2011 Pescara: Galleria Arteitalia, 2009 108



Rimini: Hotel Gradisca, 1999 Sogliano Cavour: Galleria Esprit, 2004 Tokio: Galleria Forni, 1991 Verona: Galleria La Meridiana, 1989,1993,1995,1999 Vicenza: “Vicenza Arte”, 1995

Con le gallerie con cui collabora ha partecipato a Fiere nazionali e internazionali: Arte Fiera di Bologna (8 volte), Fiera di Bari (5 volte), Fiera di Padova, di Montichiari, di Vicenza, di Verona, Miart di Milano (3 volte), Macef di Milano (13 volte), Fiere di Seibu e Mitsukoshi di Tokio; Expo-riproduzioni d’arte di NewYork, Sidney, Los Angeles, Londra, Parigi, Francoforte. Nel 2004 il Modern Art Museum di Kuwait City ha acquistato una sua opera; nel 2005 ha realizzato un dipinto “La vita che scorre” di circa 50mq. in un locale pubblico di Brescia; nello stesso anno il Museo Arte e Spiritualità di Brescia ha inserito l’opera “Cielo cosmico” nella sua collezione. Nel 2007 ha realizzato “La grande parete”, un’opera di metri 7,20 x 7,30 di altezza, nel “Centro delle Idee” di Pandino (Cremona).

Tematiche I primi temi affrontati da Archetti riguardavano l’analisi del paesaggio come spazio e come Eden: era una ricerca di mondi possibili. Alla fine degli anni settanta la tematica si è arricchita con figure femminili: la donna, spesse volte la moglie, appare come emblema di poesia, di gioia di vivere e di inquietudine e diventerà il tema conduttore di tutta la produzione artistica. Negli anni Ottanta inizia il confronto con il passato: Archetti vi entra con consapevolezza per scoprire il presente, rilegge la storia dell’arte per attualizzarla. Agli inizi degli anni Novanta l’indagine archettiana sviluppa il tema del tempo che sovrasta l’uomo: l’artista costruisce le sue immagini su muri che raccontano storie antiche per poi distruggerle e ricreare successivamente l’ordine. Nell’opera di Archetti vi è un alternarsi e fondersi di informale e figurativo, di sentimento e di ragione. I quadri tendono a volte a completarsi in sequenze: è l’idea che si espande per cui ogni dipinto, oltre ad una propria vita autonoma, diventa anche parte dell’insieme. Archetti riscopre le forme arcaiche dello scrivere, le pagine di diario, lo stupore che deriva dalle nicchie e da aperture cernierate, i libri densi di antichi richiami e di forme misteriose. Alla fine del millennio, per certi versi carico di aspetti oscuri, Archetti si è ispirato all’essenza della conoscenza del mondo e del senso della vita di due personaggi grandissimi: Federico Fellini e Piero della Francesca. Personaggi tra loro molto lontani nel tempo, ma vicini nel gioco sottile degli sguardi che rimandano ad altri mondi possibili.. Nel 2000 si verifica in Archetti un’esplosione di colore: il tema è Verso l’età dell’oro, che tende a riassumere l’inimmaginabile e paradisiaco che ognuno di noi vorrebbe si realizzasse. E’ un periodo di estrema libertà nel tratto, nell’mpasto del colore, negli spessori, nelle forme. Siamo oltre il reale, in cui le figure non si confrontano più con il passato, ma con il mondo attuale e con se stesse. Segue poi il tema “Sinfonie”. Archetti, nell’introduzione al catalogo del 2002, scrive: “…sinfonie sono colori che si rincorrono, che si accavallano, sono nuvole bianche, sono donne che si staccano dall’oro. Sinfonie sono storie da raccontare. Sono foglie che cadono, sono leggere sfere blu, sono i colori del cielo, ma anche della terra e del mare e del fondo del mare”. Dal 2005 al 2007 ha arricchito il contenuto delle sue opere raccontando brani d’Infinito esposti nel volume “Frammenti d’infinito”. Sono opere che rincorrono spazi, luci, vuoti, silenzi, sogni. Nel 2008 il tema dell’infinito si fonde in Riflessi d’Infinito: atmosfere cariche di splendori. E’ uno scambio di energie tra i soggetti (figure o elementi) e il mondo che li circonda. Sono riflessi che rimbalzano e sembrano giungere da molto lontano. I riflessi d’infinito portano anche le ventate d’oro: colate materiche d’oro scagliate dall’alto cariche di positività e di ottimismo e racchiudono una chiara contestazione a quelle forme d’arte che forzano su dinamiche negative. Dal 2010 affronta il tema del Viaggio raccontato in questo libro.

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Appendice Da: Data: 12 febbraio 2012 12.42.40 GMT+01.00 A: “’Enzo Archetti’” Cc: Oggetto: e la gente va

Enzo caro, il tema che hai scelto per la tua ultima raccolta, il viaggio, e il mirabile svolgimento che ne offri, mi hanno vivamente emozionato. Per due ragioni: la prima perché quel tema m’intriga così tanto che è presente in tutte le mie regie; la seconda perché gli appunti programmatici che hai raccolto sotto il titolo E LA GENTE VA, sono, curiosamente, un vero e proprio “ soggetto “ teatrale che racconta la gente in viaggio, vista con gli occhi sgranati dei colori, i quali sanno che, senza di essi, non vi sarebbe rappresentazione ... Seguendo la tue piste, del tutto spontaneamente, mi è nato il desiderio di entrare anch’io in quel soggetto, lasciandomi irretire dalle tue parole dai tuoi colori, dalle tue trame. Ho atteso un po’ nel silenzio e ad occhi chiusi, perché quelle parole, quei volti, quei colori gemmassero, ri-cantando in  me  il tuo inno alla umana bellezza. Il risultato è questo piccolissimo racconto teatrale, di cui non sono altro che l’amanuense. Te lo invio, sperando di pareggiare, almeno in parte, il conto delle emozioni. Ti abbraccio. Antonio

E la gente va

Il vento spingeva davanti a sé foglie, fiori, sterpaglia e polvere; e nel vortice, intrecciati, i suoni, i colori, le ombre e gli umori della gente. Da quando s’era sparsa la voce che l’Artista stava allestendo una rappresentazione che si intitolava E LA GENTE VA, alludendo chiaramente al tema del viaggio, tutto era in movimento, tutto vibrava, ogni cosa premeva per entrare in scena e trovare spazio nella grande scenografia del mondo che stava disegnando e nella quale la gente avrebbe recitato la sua parte. Con la complicità del vento, questi aspiranti personaggi si erano tutti accalcati davanti all’uscio del suo studio, nonostante l’avviso appeso alla porta dicesse: Sospese da oggi le udienze a tutti i personaggi, minerali, vegetali, animali, uomini e donne d’ogni età, d’ogni ceto d’ogni professione che hanno fatto domanda e presentato titoli per essere ammessi nella commedia in allestimento. Non voleva tuttavia rinunciare al privilegio di essere l’unico spettatore che, al riparo della porta sbarrata, evitando aspre discussioni con i più petulanti tra gli autoconvocati, dal buco della serratura, potesse godersi la commedia delle attese che si svolgeva davanti ai suoi soli occhi. Tutti i personaggi ammassati dal vento in coloratissimo disordine, sostenevano di avere un ruolo importante da interpretare: gli alberi volevano arricchire i percorsi, il mare avanzava sempre più azzurro, la collina si stendeva come un limite, il cielo poi reclamava la sua indispensabile e diffusa presenza, le stesse foglie manifestavano il loro dispetto perché non riuscivano ad emergere. Dal fondo, sospinte da ventate di colore, d’oro, di luce meridiana vedeva avvicinarsi figure indistinte ma vibranti e cariche di sentimenti:-Viaggio con le rondini stamane...- Dove andrà? – Dove andrò? Non so, viaggio. Viaggio per fuggire altro viaggio..(*)- diceva il pallido avvocato in panama e bastone, nel medesimo giorno degli addii. Forse è proprio così: il vero viaggiatore è soltanto chi parte per partire/ col cuore lieve simile a un pallone / chi non si separa mai dal suo destino / e senza sapere perché dice sempre . Vedeva la ruggine gongolare di gioia perché poteva fare da sfondo a una figura leggera

vestita di rosa che, con una mano sospesa nel saluto diceva: - Un altro stormo s’alza, ecco s’avvia-...sono partite e non le salutò!...- Lei devo salutare, quelle no: quelle terranno la mia stessa via / in un palmeto della Berberia / tra pochi giorni le ritroverò!Ubbidiente, la ruggine si disponeva a barriera, per dare risalto all’oro e al verde di isolette perdute nell’Atlantico selvaggio. Che destino singolare! Senza meta fissa! Un vocio sempre più acceso che minacciava di diventare tumulto, gli annunciava la pretesa di precedenza assoluta del gruppo dei rossi e dei gialli che esibivano le loro infinite tonalità magnificando il viaggio come esperienza e conoscenza di sé nel mondo. Il più agitato gli sembrava un rosso irlandese con gli occhi lucidi e il naso affilato:- Fissa questa manciata di bellezza su questa tavolozza, non si sa mai potrebbe essere finale. Oppure lasciala e velluta i globi dei tuoi occhi... arrossisci di vergogna, rizza la luna tua e soltanto tua, su, su fino alla stella della sera; ragazze sorprese mentre si spogliano, bravo, nasconditi, chìnati sul nero firmamento e poi, svieni, sfreccia, rovescia, rallenta, striscia, cerca, bravo, non ti fermare, non ti fermare!I colori intensi e le forme più libere, avevano relegato nel silenzio e nell’abbandono i colori che da troppo tempo sostavano senza speranza di farsi sentire o farsi rispettare. Tra di essi, appoggiato allo stipite della porta che dalla stretta scala conduce al magazzino dove custodisce le sue opere , vedeva quasi distintamente un vecchio zimarro eteronimo lusitano che parlava a uno specchio comparso d’improvviso, quasi per magia, in una concentrazione di brillantini, di oro zecchino, di argento fino, che avevano trasformato il grigio in luce e il reale in surreale:- Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. Passo di stazione in stazione nel treno del mio corpo o del mio destino, In viaggio 55x51 - compensato - 2011 affacciato sulla vita che è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. In me sono tutte le strade; ogni distanza o direzione o fine mi appartiene, sono io-. L’aveva riconosciuto, chissà come si faceva chiamare ora: Ricardo Reis o Bernardo Soares? O forse e semplicemente Eraclito l’oscuro che scrisse:- i confini dell’anima vai e non li trovi anche a percorrere tutte le strade: così profondo è il discorso che essa comporta! Che strani viaggiatori! Dall’osservatorio indiscreto, tratteneva il respiro per non rivelare la sua presenza, ma rivolgeva loro preghiere mute perché continuassero a raccontargli le loro storie che intuiva nei loro occhi profondi come mari. Su, che avete visto? Aprite gli scrigni ricchi di memorie, mostratemi i mirabili gioielli fatti d’etere e di stelle.. Quasi rispondendo alla sua silenziosa richiesta, tutti gli esclusi, un turbinio di colori, di suoni, di voci provenienti dalle retrovie, salivano velocemente le scale e si proiettavano contro la sua porta chiusa tentando di abbatterla. Un fiume in piena contenente visioni in campo lungo, volti, sguardi proiettati su percorsi, paesaggi racconti, trasparenze, mete lontane e sogni, tanti sogni. 112

Qualcuno drammatico:- Un vento maligno scagliava / il mio sconforto senza speranza / contro le aguzze torri dell’unica signora / non una né due volte bensì / in un solo annegamento di sole...Qualche altro, elegiaco: – Ho traversato il mare,/ ho visto molte terre, ho amato una fanciulla altera e bianca / ho visto un sobborgo interminato / dove si compie una inesausta fuga di tramonti...Sogni... che srotolavano i loro gomitoli di filo d’oro, per ricucire anche l’imprevisto che dal suo terzo piano sull’infinito, si stendeva verso una finestra che dava sul limitare delle stelle; appunti di viaggio lasciati incompiuti che raccontavano la distanza da paesi ignoti o ipotetici o semplicemente impossibili; valigie che non servivano più, muri come mappe che raccontavano un oltre che è sempre...più in là. Il vespero trascolorava entrando nella sera, quando decideva di aprire la porta perché i personaggi sopravvissuti all’agone, potessero trovare nello studio, asilo per la notte. Strano, le scale erano deserte, nessuna presenza e nessuna traccia di un qualche passaggio; sulla porta, però, in luogo dell’avviso portato via dal vento, gli pareva di vedere come un riflesso della fatica dei viandanti. Non gli restava altro da fare che consegnarsi alla notte intonando il mantra del mago viaggiatore dedicato a tutti coloro che incessantemente vanno... - Mondo, mondo, mondo.../ Che farei senza questo mondo / senza faccia né domande / dove essere non dura che un attimo / che farei senza questo silenzio / dove i bisbigli muoiono / senza questo cielo ...che farei.../ Farei come ieri , come oggi / guardando dal mio oblò se non sono solo / in uno spazio burattino / senza voce tra le voci / rinchiuse con me -. Antonio Fuso * per la composizione di questa didascalia teatrale lunga, ho usato anche parole e immagini di autori arcinoti. Se si stenta a riconoscerle nel testo, è perché esse vivono una seconda vita grazie ad una diversa collocazione, una mia nuova versione o disciolte in una parafrasi. Comunque pago il mio debito di riconoscenza a Enzo e poi a Eraclito, Senofonte, Baudelaire, Gozzano, Pirandello, Pessoa, Borges, Beckett...

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